5 assassini sadici del mondo animale

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5 assassini sadici del mondo animale BEST5.IT 2016-12-11 13:47:52
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La Natura è tanto bella quanto crudele, ed esistono tantissimi predatori (ed altrettante prede) di diverse forme e dimensioni.

Tutti predatori svolgono un ruolo molto importante in Natura, in quanto, oltre all’arricchimento della diversità biologica, contribuiscono alla regolazione naturale delle loro prede, conservandone in tal modo il patrimonio genetico.

A differenza dei cacciatori uomini, che scelgono le loro prede in base alla bellezza degli sfortunati esemplari, per poterli esibire dopo come trofei di caccia, i predatori animali effettuano una selezione naturale delle diverse specie, in quanto scelgono le prede più deboli, malate o vecchie, consentendo pertanto la riproduzione dei soggetti più sani e più forti.

Ogni predatore adotta la sua tecnica particolare per catturare ed uccidere la sua preda. Alcune di esse sono molto raffinate e veloci, altre sono fortive e basate sull'agguato, e altre ancora molto crudeli e diaboliche.

Oggi parleremo proprio di queste ultime. Vedremo 5 interessanti predatori, i quali impiegano dei metodi di caccia che possono sembrare molto brutali, tanto feroci e persino sadici.

Vediamo quali sono.

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1. Platelminta Dideneo (Dicrocoelium dendricitum)

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Il Platelminta Dideneo o, come anche viene volgarmente chiamato, il parassita delle formiche, è un minuscolo verme appartenente alla classe dei Trematodi. Passa la sua vita da adulto, generalmente nel fegato di una pecora  (ma anche di una mucca o di una capra), dove produce tantissime uova trasportate all’esterno attraverso le feci.

Le uova del parassita, finite a terra insieme allo sterco del mammifero, vengono ingerite da un gasteropode (una lumaca) e in essa si schiudono raggiungendo lo stadio larvale. Queste larve (chiamate metacercarie) vengono poi espulse dalla lumaca attraverso la bava, e ogni larva resta intrappolata in una delle minuscole sferette di muco che compongono la bava stessa.

Queste sferette saranno successivamente ingerite da una formica (il secondo ospite intermedio), che così si infetta. La larva si incisterà nel capo della formica e riuscirà a prendere controllo e modificare il comportamento dell’insetto. L'affascinante capacità di controllare la mente dell'ospite sembra uscire dal copione di un film di fantascienza.

Le formiche infette, sotto l’influsso del parassita, durante la notte, lasciano il formicaio e si arrampicano sulle cime dei fili d'erba in attesa di un ruminante intento a brucare l'erba fresca della sera. Il segreto consiste nel farsi mangiare accidentalmente da pecore e altri erbivori, all'interno dei quali il parassita potrà continuare il suo ciclo di vita. A questo punto le larve metacercarie tornano nel loro ospite definitivo, nel quale diventano adulte e depongono le uova. E il ciclo ricomincia…

La formica manifesta queste "tendenze suicide" soltanto la sera, mentre di giorno riprende le sue normali funzioni insieme alle compagne di formicaio, ignara del dramma che si sta consumando nel suo corpo.

Le larve parassite metacercarie restano attive nella formica per quasi 2 mesi.

2. Vespa parassita

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Le vespe parassite sono così feroci e crudeli che Charles Darwin diceva "Non posso convincermi che un Dio benevolo e onnipotente avrebbe creato seguendo un disegno le Ichneumonidae (un tipo di vespa parassita) con l’intenzione specifica che trovassero il nutrimento nei corpi vivi dei bruchi..."

Questo spietato cacciatore viene accomunato con uno dei mostri fantascientifici più popolari al mondo, cioè Alien. Infatti, come quest'ultimo, anche molte vespe parassita inseminano un ospite con un uovo che una volta cresciuto lo divorano.

Le vespe usano una varietà di organismi ospiti, come i ragni, i bruchi, o le larve di altri insetti. La preda viene punta e paralizzata (ma non uccisa) dalla vespa, la quale depone le sue uova all'interno della povera vittima. Dopo la schiusa delle uova, le larve delle "aguzzine" la mangiano lentamente dall'intero, portandola ad una morte lenta e dolorosa.

Ci sono diverse specie famose di vespe parassite come ad esempio la Dinocampus coccinellae, la quale, dopo aver depositato un uovo nell'addome delle povere coccinelle, durante il suo sviluppo larvale le trasforma in guardiane  del proprio bozzolo.

Oppure la terribile Vespa pepsis, lunga tra i 5 e i 7cm, la quale usa come ospite le tarantole. La vespa punge il ragno iniettandogli una tossina che lo paralizza ma non lo uccide. Successivamente gli inietta le sue uova e lo trasporta nel nido. Per crescere, le larve si nutriranno della carne del ragno, divorandolo volutamente in punti non letali (grasso, muscoli), assicurandosi carne fresca per più di un mese.

3. Drago di Komodo

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Questi giganteschi varani sono dei rettili appartenenti alla famiglia dei Varanidi e sono la più grossa specie di lucertola vivente sulla terra. Prendono il loro nome dall'isola vulcanica di Komodo, appartenente al gruppo delle Piccole isole della Sonda, in Indonesia. 

Gli esemplari di questo rettile arrivano a misurare fino a 3.5 metri di lunghezza ed i 70 kg di peso. Questi draghi hanno un olfatto molto sviluppato e sono in grado di percepire l’odore dei resti di un animale a 5 km di distanza.

Ma la particolarità che li contraddistingue dagli altri sauri, sta proprio nella loro saliva (tossica), la quale contiene oltre 50 varietà di batteri e solitamente, l'animale vittima dei suoi denti seghettati come gli squali, muore per avvelenamento, dopo un dolore prolungato e una lunga agonia.

Gli scienziati hanno scoperto di recente che il suo veleno contiene neurotossine, simili a quello dei serpenti velenosi, ed è capace di provocare spasmi dolorosi, iniettando nel sangue anche sostanze fluidificanti, che impediscono la coagulazione delle ferite della preda dissanguandola.

4. Mantide Religiosa

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La Mantide Religiosa un noto insetto predatore di cavallette e di altri invertebrati, diffuso nei prati di molti paesi europei. Il nome "Mantis" in greco significa "profeta, indovino". Tiene le zampe anteriori sollevate e piegate come fossero mani in preghiera, da cui il nome “mantide religiosa”.

Le femmine possono arrivare fino a 7.5 cm di lunghezza e hanno la singolare abitudine di cibarsi dei maschi dopo gli accoppiamenti. Tra le vittime catturate da questi insetti, oltre ad altri insetti, ci sono anche piccoli vertebrati come lucertole, ranocchi, e giovani uccelli ma anche animali della loro stessa specie.

La parte sadica che caratterizza le mantidi è che non si preoccupano di uccidere le loro prede prima di mangiarle: non appena viene catturata la vittima viene consumata ancora in vita.

In molte culture la mantide viene vista come un assassino spietato e brutale. Secondo l'astronomo e fisico greco Aristarco questa mangiamariti era portatrice di sfortuna, e incorrere nel suo sguardo equivaleva ad andare incontro a un periodo sfortunato. 

Gli antichi credevano che la sua presenza preannunciasse la carestia e si dice che nell'antica Roma le si attribuisse anche il potere di influire negativamente sulla salute degli esseri umani. 

In Africa sono oggetto di credenze religiose e magiche da parte degli indigeni.

5. Lampreda di mare

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La lampreda di mare è un pesce di taglia grande. La sua lunghezza massima arriva normalmente a circa 90 cm; eccezionalmente può essere raggiunta la lunghezza di 120 cm e il peso di oltre 2 kg. E' un animale predatore parassita di altri pesci.

Ma l’elemento più singolare di questo pesce è il suo apparato boccale privo di mascelle, con apertura a ventosa provvista di acuminati denti cornei. Grazie a questo poderoso apparato boccale composto da decine di robusti denti cornei, si attacca al corpo di pesci ossei di taglia media e grande ma anche di altri vertebrati, come i delfini e gli squali, ai quali con movimenti alterni della lingua armata di denti, ne erode la pelle penetrando più a fondo, succhiandone sangue e tessuti, fino a provocarne la morte.

Molto avida e attiva specialmente di notte, la lampreda è in continuo movimento in vicinanza delle coste o anche a una certa profondità dove abbondano i pesci.

Ma la cosa che maggiormente fa rabbrividire è, quando si pensa alle povere vittime, le quali, non avendo i mezzi per combattere e divincolarsi, devono per forza attendere pazientemente la loro morte.



Note

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