5 miti greci sulla creazione del mondo

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5 miti greci sulla creazione del mondo BEST5.IT 2016-12-02 19:37:53
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Il mito è bisogno di spiegare la realtà, di superare e risolvere una contraddizione della natura (come nasca il primo uomo, per esempio), il mito è spiegazione di un rito, di un atto formale che corrisponde a esigenze della tribù (l 'invocazione della pioggia), il mito è struttura delle credenze di un gruppo, di un etnos (la condanna dell 'incesto) ecc. ecc.

Ma, come dice la parola, il mito è innanzitutto un racconto: c'è una storia da presentare, che ha lati terribili, ma anche spesso risvolti patetici ο sorridenti, ci sono dei personaggi in azione, una trama che si snoda.

Il corpus delle leggende degli antichi Greci, resta tutt'oggi una piattaforma che ha offerto solido sostegno a gran parte della letteratura occidentale. Ovidio e Shakespeare ne hanno ripreso con successo i personaggi e le trame. Hanno ispirato capolavori come "La nascita di Venere" del Botticelli e l’Ulysses di Joyce. Sono stati protagonisti persino di fumetti e cartoni animati.

Attraverso i millenni, i miti greci continuano a parlarci. Ci parlano d’amore, di violenza, di coraggio, di amicizia, di tradimento. In una parola, della nostra umanità. Il successo immortale dei racconti mitologici sta proprio in questo: nella loro capacità di incarnare valori, stili di vita e aspirazioni in cui tutti ci riconosciamo o crediamo di riconoscere qualcuno. Moderne divinità.

Gli dèi greci erano fatti a immagine dell’uomo e vittime delle stesse passioni e delle stesse debolezze. Innamorati, capricciosi, impazienti e litigiosi proprio come i protagonisti di una moderna sit-com. Per questo le loro storie ci appaiono tanto attuali.

Oggi vi raccontiamo 5 miti greci molto interessanti e divertenti sulla creazione del mondo, non dimenticando mai ciò che scrisse l’antropologo americano Joseph Campbell, e cioè che "i miti e i loro personaggi si ripetono nel tempo perché siamo noi a volerli ricreare, come un necessario sogno da affiancare alla dura realtà".

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Per gli appassionati della mitologia greca e per ulteriori e più dettagliati approfondimenti,  vi consigliamo la lettura del libro "I miti greci" di Robert Graves. Buona lettura.

 

1. Il mito pelasgico della creazione

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In generale, con il termine "pelasgico", in senso lato, ci si riferisce a tutti gli abitanti autoctoni delle terre intorno all'Egeo e alla loro cultura prima dell'avvento del linguaggio greco.

Fu utilizzato da alcuni antichi scrittori greci in riferimento a popolazioni proto-elleniche che hanno preceduto le popolazioni elleniche in Grecia.

All'inizio Eurinome, Dea di Tutte le Cose, emerse nuda dal Caos e non trovò nulla di solido per posarvi i piedi: divise allora il mare dal cielo e intrecciò sola una danza sulle onde.

Sempre danzando si diresse verso sud e il vento che turbinava alle sue spalle le parve qualcosa di nuovo e di distinto; pensò dunque di iniziare con lui l'opera della creazione. Si voltò all'improvviso, afferrò codesto Vento del Nord e lo soffregò tra le mani: ed ecco apparire il gran serpente Ofione.

Eurinome danzava per scaldarsi, danzava con ritmo sempre più selvaggio finché Ofione, acceso di desiderio, avvolse nelle sue spire le membra della dea e a lei si accoppiò. Ora il Vento del Nord, detto anche Borea, è un vento fecondatore; spesso infatti le cavalle, accarezzate dal suo soffio, concepiscono puledri senza l'aiuto di uno stallone. E così anche Eurinome rimase incinta.

Subito essa, volando sul mare, prese la forma di una colomba e, a tempo debito, depose l'Uovo Universale. Per ordine della dea, Ofione si arrotolò sette volte attorno all'uovo, finché questo si schiuse e ne uscirono tutte le cose esistenti, figlie di Eurinome: il sole, la luna, i pianeti, le stelle, la terra con i suoi monti, con i suoi fiumi, con i suoi alberi e con le erbe e le creature viventi.

Eurinome e Ofione si stabilirono sul Monte Olimpo, ma ben presto Ofione irritò la dea perché si vantava di essere il creatore dell'Universo. Eurinome allora lo colpì alla bocca con un calcio, gli spezzò tutti i denti e lo relegò nelle buie caverne sotterranee.

La dea poi creò le sette 7 planetarie e mise a capo di ciascuna di esse un Titano e una Titanessa: Tia e Iperione al Sole; Febe e Atlante alla Luna; Dione e Crio al pianeta Marte; Meti e Ceo al pianeta Mercurio; Temi ed Eurimedonte al pianeta Giove; Teti e Oceano a Venere; Rea e Crono al pianeta Saturno.

Il primo uomo fu Pelasgo, capostipite dei Pelasgi; egli emerse dal suolo d'Arcadia, subito seguito da altri uomini ai quali Pelasgo insegnò come fabbricare capanne e come nutrirsi di ghiande e cucire tuniche di pelle di porco, simili a quelle che ancora indossa la gente del contado nell'Eubea e nella Focide.

2. Il mito omerico e orfico della creazione

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Certuni dicono che tutti gli dei e tutte le creature viventi nacquero dal fiume Oceano che scorre attorno al mondo, e che Teti fu la madre di tutti i suoi figli.

Gli Orfici dicono invece che la Notte dalle ali nere, una dea che si impone persino al rispetto di Zeus, fu amata dal Vento e depose un uovo d'argento nel grembo della oscurità; e che Eros, chiamato anche Fanete, nacque da quell'uovo e mise in moto l'Universo.

Eros fu un ermafrodito dalle ali d'oro, e poiché aveva quattro teste di volta in volta ruggiva come un leone, muggiva come un toro, sibilava come un serpente o belava come un ariete. La Notte, che chiamò Eros col nome di Ericepeo e di Fetonte Protogeno, visse con lui in una grotta e assunse il triplice aspetto di Notte, Ordine e Giustizia.

Dinanzi a quella grotta sedeva l'inesorabile madre Rea che battendo le mani su un bronzeo tamburo costringeva gli uomini a prestare attenzione agli oracoli della dea. Fanete creò la terra, il cielo, il sole e la luna; ma la triplice dea imperò sull'Universo, finché il suo scettro passò nelle mani di Urano.

II mito omerico è una versione leggermente modificata del mito pelasgico della creazione  poiché Teti regnava sul mare come Eurinome, e Oceano avvolgeva l'Universo a somiglianza del serpente Ofione.

II mito orfico ci presenta, invece, un'altra versione dello stesso mito pelasgico, in cui si avverte però l'influenza della più tarda dottrina mistica dell'amore (Eros) e delle teorie sorte a proposito dei rapporti tra i sessi. L'uovo argenteo della Notte simboleggia la luna, poiché l'argento era il metallo lunare. Come Ericepeo («colui che si nutre d'erica»), il dio-amore Fanete («rivelatore») è una ronzante ape celeste, nata dalla Grande Dea.

L'alveare, infatti, fu preso a modello della repubblica ideale e convalidò il mito dell'Età dell'Oro, quando il miele stillava dagli alberi. Il bronzeo tamburo di Rea echeggiava per impedire alle api di sciamare disordinatamente e per tenere lontani gli spiriti maligni; con lo stesso scopo, nelle cerimonie misteriche, si facevano roteare i rombi. Con l'avvento del patriarcato, lo scettro della Notte passò nelle mani di Urano.

3. Due miti filosofici della creazione

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Taluni dicono che prima vi furono le Tenebre e dalle Tenebre emerse il Caos. Da un'unione tra le Tenebre e il Caos nacquero la Notte, l'Emera, Erebo e l'Aria.

  • Da un'unione tra la Notte ed Erebo nacquero il Fato, la Vecchiaia, la Morte, l'Assassinio, la Continenza, il Sonno, i Sogni, la Discordia, la Miseria, l'Ira, la Nemesi, la Gioia, l'Amicizia, la Pietà, le Tre Moire e le Tre Esperidi
  • Da un'unione tra l'Aria e il Giorno nacquero la Madre Terra, il Cielo e il Mare. Da un'unione tra l'Aria e la Madre Terra nacquero il Terrore, la Destrezza, la Collera, la Lite, il Giuramento, la Vendetta, l'Intemperanza, l'Alterco, il Trattato, l'Oblio, la Paura, il Valore, la Battaglia; e anche Oceano, Metide e gli altri Titani, Tartaro e le tre Erinni o Furie. 
  • Da un'unione tra la Terra e il Tartaro nacquero i Giganti. 
  • Da un'unione tra il Mare e i suoi Fiumi nacquero le Nereidi.

 

Non esistevano però uomini mortali; finché Prometeo, figlio di Giapeto e di Climene, con il consenso della dea Atena, non li formò a immagine e somiglianza degli dei impastando la creta con l'acqua del Panopeo, fiume della Focide; e Atena soffiò in essi la vita.

Altri dicono che il Dio di Tutte le Cose (chiunque egli fosse, poiché taluni lo chiamano Natura), apparso improvvisamente nel Caos, separò la terra dal cielo, le acque dalla terra e la parte superiore dell'aria dall'inferiore. Dopo aver separato l'uno dall'altro anche gli elementi, li dispose nell'ordine che ancor oggi si osserva.

Divise la terra in zone, alcune molto calde, altre molto fredde, altre temperate; la modellò in pianure e montagne, la rivestì di erba e di alberi. Sopra di essa pose il firmamento scintillante di stelle e assegnò la loro direzione ai quattro venti.

Popolò inoltre le acque con pesci, la terra con animali, il cielo con il sole, la luna e i cinque pianeti. Infine creò l'uomo che, unico tra tutti gli animali, alza la faccia verso il cielo e osserva il sole, la luna e le stelle; a meno che non sia vero che Prometeo, figlio di Giapeto, abbia modellato il corpo dell'uomo con acqua e creta e che certi vaganti elementi divini, sopravvissuti alla Prima Creazione, gli abbiano infuso l'anima.

4. Il mito olimpico della creazione

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All'inizio di tutte le cose, la Madre Terra emerse dal Caos e generò nel sonno suo figlio Urano. Dall'alto delle montagne Urano guardò la dea con occhio amoroso e versò piogge feconde nelle sue pieghe segrete, ed essa generò erba, alberi e fiori, unitamente alle belve e agli uccelli. Quelle stesse piogge fecero poi scorrere i fiumi e colmarono d'acqua i bacini, e così si formarono laghi e mari.

I primi figli della dea con aspetto quasi umano furono i giganti dalle cento braccia: Briareo, Gige e Cotto. Poi apparvero i tre feroci Ciclopi monocoli, costruttori di mura e fabbri ferrai, che si stabilirono prima in Tracia e poi in Creta e in Licia; Ulisse incontrò i loro figli in Sicilia. I loro nomi furono Brente, Sterope e Arge e le loro ombre vagano nelle caverne del vulcano Etna da quando Apollo li uccise per vendicare la morte di Asclepio.

I Libici, tuttavia, sostengono che Garamante nacque prima dei giganti dalle cento braccia e che, quando balzò fuori dalla pianura, offrì alla Madre Terra un sacrificio di ghiande dolci.

I Ciclopi, pare, furono i membri di un'associazione di fabbri durante la civiltà elladica primitiva. Ciclope significa «dall'occhio rotondo» e probabilmente essi avevano tatuati sulla fronte dei cerchi concentrici in onore del sole, fonte del fuoco che alimentava le loro fornaci. I Traci infatti continuarono a tatuarsi fino all'epoca classica.

I cerchi concentrici facevano parte del mistero dell'arte del fabbro: per forgiare tazze, elmi o maschere rituali, il fabbro si regolava su tali cerchi, tracciati col compasso attorno al centro di una lastra piatta. I Ciclopi vengono descritti come monocoli anche perché i fabbri ferrai spesso si coprono un occhio con una benda per ripararlo dalle scintille.

In seguito ci si scordò della vera identità dei Ciclopi e i mitografi, lavorando di fantasia, dissero che le loro ombre vagavano nelle caverne dell'Etna, per spiegare così il fenomeno del fuoco e del fumo che uscivano dal suo cratere. Tra la Tracia, Creta e la Licia esisteva uno stretto rapporto culturale; probabilmente i Ciclopi abitavano in tutte e tre le regioni. 

5. Le cinque età dell'uomo

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Taluni negano che gli uomini siano stati creati da Prometeo, oppure che siano nati dai denti di un drago. Dicono invece che la Terra li generò spontaneamente, come i suoi frutti migliori, specialmente sul suolo dell'Attica, e che Alalcomeneo fu il primo uomo che visse nei pressi del lago Copaide in Beozia, prima ancora che vi fosse la Luna. Egli fu il consigliere di Zeus quando il dio venne a contesa con Era, e il tutore di Atena giovanotta.

  • Codesti uomini costituirono la stirpe appartenente alla cosiddetta «età dell'oro» e furono sudditi di Crono. Vivevano senza pena e senza fatica, nutrendosi di ghiande, di frutta selvatica e del miele che stillava dalle piante, e bevendo il latte delle pecore e delle capre. Fra svaghi e danze, in serena allegria, non invecchiavano mai, e la morte per loro non era più temibile del sonno. Ora si sono estinti, ma i loro spiriti sopravvivono come geni tutelari di rustici eremi, come datori di buona fortuna e come difensori della giustizia.
  • Poi vi fu la stirpe dell'«età dell'argento», anch'essa creata dagli dei. Gli uomini erano in tutto soggetti alle madri e non osavano disobbedire i loro ordini. Litigiosi e ignoranti, non sacrificavano mai agli dei ma, almeno, non combattevano gli uni contro gli altri. Zeus li distrusse tutti.
  • Poi vi fu la stirpe dell'«età del bronzo», i cui uomini caddero dai frassini come frutti maturi eportavano armi di bronzo. Mangiavano carne e parie e godevano nel fare la guerra, poiché erano insolenti e spietati. La Morte Nera si impadronì di loro.
  • La quarta stirpe appartenne pure all'«età del bronzo», ma fu più nobile e generosa, perché generata dagli dei in madri mortali. Essi si batterono valorosamente all'assedio di Tebe, nella spedizione degli Argonauti e nella guerra contro Troia. Divennero eroi e ora vagano nei Campi Elisi.
  • La quinta stirpe è l'attuale stirpe dell'«età del ferro», e i suoi uomini sono indegni discendenti della quarta: crudeli, ingiusti, infidi, libidinosi, empi e traditori.

 

II mito dell'età dell'oro si ricollega probabilmente all'organizzazione sociale di certe tribù devote alla Dea-Ape, ma all'epoca di Esiodo ci si era ormai scordati dei riti crudeli che accompagnavano il culto di tale dea e i mitografi idealisticamente supposero che gli uomini un tempo vivessero in pace e in armonia, come le api. 

Nel mito dell'età dell'argento si ricordano le usanze matriarcali che sopravvissero poi anche in epoca classica presso i Pitti, i Mesineci del Mar Nero e talune tribù delle Baleari, della Galizia e del Golfo delle Sirti, presso le quali il sesso maschile era disprezzato, benché si fosse già introdotta la pratica dell'agricoltura e le guerre fossero rare. L'argento è il metallo della Dea Luna. 

La terza stirpe fu quella degli antichi invasori elleni: gli allevatori di bestiame dell'età del bronzo che adottarono il culto del frassino, proprio della dea e di suo figlio Posidone

La quarta stirpe fu quella dei re guerrieri dell'età micenea

La quinta fu quella dei Dori del dodicesimo secolo a.C. che usavano armi di bronzo e distrussero la civiltà micenea. Per questa stirpe non si intravede nessuna possibilità di salvezza.

Alalcomeneo è un personaggio fittizio, e il suo nome è la forma maschile di Alalcomeneide, un appellativo di Atena, protettrice della Beozia. La sua figura fu utile al dogma patriarcale secondo cui nessuna donna, sia pure dea, poteva diventare sapiente senza l'aiuto dell'uomo, e la Dea Luna e la Luna stessa erano state create da Zeus.



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