5 parti del corpo indicate con nomi di italiani

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5 parti del corpo indicate con nomi di italiani BEST5.IT 2016-12-02 19:53:07
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Indubbiamente, il corpo esprime un'oggettività di comune percezione, organizzata secondo regole unanimemente riconosciute. Le parole attinenti al corpo umano hanno un peso ed una rilevanza molto importante nella lingua di tutti i giorni, in quanto occupano un posto di spicco in una varietà di ambiti specialistici (e non solo), come nel linguaggio della medicina, nell'ambito sportivo, nella cura della persona, e in tanti altri contesti.

Gran parte dei suddetti nomi che individuano parti del corpo proviene dal greco e dal latino. Oggi ci occuperemo di 5 parti del corpo che devono il loro nome (usato a livello internazionale), non a un termine latino o greco, ma semplicemente al nome del loro scopritore italiano, un modo per far conoscere questi nostri celebri connazionali ed onorare la loro memoria.

Scopriamoli insieme.

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1. La tromba di Eustachi

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La tromba di Eustachi è un lungo condotto che unisce la cassa del timpano (nell'orecchio medio) alla retrocavità delle fosse nasali nella gola (un canale cioè che collega l'orecchio medio alla faringe), e serve a equilibrare la pressione nell'orecchio. Deve il suo nome all'anatomista Bartolommeo Eustachi (1513 - 1574 circa), nato a San Severino delle Marche, anche se non è stato il paese natale bensì Urbino e Roma, le città importanti per la sua formazione culturale e per la sua attività scientifica e professionale.

Nel dicembre 1539, infatti, lasciò il suo paese d’origine e si trasferì ad Urbino, per ricoprire il ruolo che era stato prima del padre Mariano e poi del fratello Fabrizio, scomparso allora prematuramente, quello cioè di medico della famiglia ducale dei Della Rovere. Nel 1549 si trasferì a Roma al seguito di Giulio della Rovere, che era stato nominato cardinale appena adolescente e sarà il suo medico personale per tutta la vita del cardinale. A Roma Eustachio raggiunse la sua maturità scientifica e professionale. Entrò a far parte del Collegio dei medici, divenne un clinico ricercato da pazienti molto famosi, e diventerà medico personale di eminenti ecclesiastici, tra i quali 2 futuri santi, Carlo Borromeo e Filippo Neri.

Una forma di artrite cronica lo costringerà ad allontanarsi dall’insegnamento (fu professore di medicina alla Sapienza). Bartolommeo Eustachi viene considerato uno dei padri dell'anatomia, titolo conquistato dopo anni di impegno e di ricerche anatomiche, attraverso dissezioni di cadaveri che gli erano forniti dagli ospedali del Santo Spirito e della Consolazione. Fece alcune importantissime scoperte, tra cui le ghiandole surrenali, la valvola della vena cava inferiore, il muscolo del martello e la tuba uditiva (ricordata tutt'oggi come la Tromba di Eustachio) e fu il primo ad individuare le valvole coronarie.

Eustachio pubblicò in vita due sole opere: un libretto intitolato De multitudine, sulla composizione del sangue (Venezia, Giunta, 1566); e gli Opuscula anatomica (Venezia, Vincenzo Luchino, 1563 - 64), una raccolta delle sue ricerche anatomiche. In particolare, nell’epistola al lettore, premessa agli Opuscula anatomica, Eustachio si è impegnato a pubblicare quanto prima 46 tavole anatomiche, le quali resteranno un mistero per quasi 2 secoli e ricercate da molti anatomisti del Seicento. Tali pregevoli "Tabulae anatomicae", incise nel 1552, saranno trovate soltanto nel 1712 dal grande medico e archiatra pontificio Giovanni Maria Lancisi (1654-1720) e pubblicate due anni dopo, nel 1714.

E' stato ipotizzato che la sua scoperta dell'esistenza di un collegamento fra orecchio medio e faringe, fu oggetto di interesse di William Shakespeare, a cui avrebbe suggerito il metodo con cui Claudio, il fratello di Amleto, uccide suo padre. Il padre di Amleto, infatti, fu assassinato dal fratello Claudio per mezzo del veleno fattogli cadere nell'orecchio nel sonno.

2. L'organo del Corti

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Organo dell'apparato uditivo, sito nell'orecchio medio, il vero organo neuro-sensoriale uditivo, responsabile della trasformazione dello stimolo meccanico in stimolo nervoso. in parole semplici, l'organo del Corti non fa altro che amplificare le oscillazioni della membrana basilare che formano l'onda viaggiante e trasmetterle al nervo acustico. Costituisce l’organo fondamentale dell'apparato uditivo in cui si trovano i recettori acustici.

L'organo del Corti è la parte sensoriale (vale a dire quella che analizza le onde sonore) della coclea (l'organo dell'udito vero e proprio). Il suono, infatti, si propaga in un mezzo per onde di compressione e rarefazione. L'uomo capta tali suoni attraverso l'orecchio esterno e li trasmette alla coclea, ove tali segnali vengono trasformati in segnali elettrici che, tramite le vie acustiche, raggiungono la corteccia cerebrale uditiva ove vengono percepiti, e quindi interpretati tali segnali.

Il suo scopritore Alfonso Corti (1822 - 1876), fu un nobiluomo italiano, primogenito di Gaspare marchese di Santo Stefano Belbo e di Beatrice dei marchesi Malaspina di Carbonaro, discendente da una famiglia illustre, che già nel Medioevo risiedeva a Pavia e che, cosa piuttosto inabituale per la vecchia aristocrazia lombarda, annoverava medici e scienziati tra i suoi membri.. Studiò medicina e anatomia a Pavia e a Vienna, fu poi a Parigi e Würzburg; fu medico personale del papa Clemente VII e un ottimo anatomista. Dal 1850 si dedicò allo studio dell’organo uditivo nei Mammiferi.

Laureatosi con una tesi sul sistema cardiovascolare dei rettili, pubblicò le sue ricerche sull'orecchio interno nel 1851, anno in cui, ereditati dal padre il titolo nobiliare e vasti possedimenti. Il suo abbandono della ricerca scientifica è dovuto, soprattutto,  ad una malattia cronica e progressiva, l'"artrite deformante" che ostacolava seriamente il suo lavoro micrografico. e, che, poco a poco, gli avrebbe tolto la capacità di eseguire movimenti delicati con le mani, per immobilizzarlo, poi, su una poltrona. Gli ultimi venti anni della sua vita li trascorse occupandosi di viticoltura e dell'educazione dei due figli. Morì il 2 ottobre 1876 a Corvino San Quirico presso Casteggio (Pavia).

3. Le tube di Falloppio

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Il paio di tube (chiamate anche "salpingi") che nel sistema riproduttivo femminile conducono l'ovulo dall'ovaio all'utero. Sono due sottili strutture connesse, da un lato, alla cavità dell'utero e, dall'altro, libere nella pelvi (la parte bassa dell'addome) che collegano le ovaie alla cavità uterina. Hanno una lunghezza che varia dai 12 ai 18 centimetri e uno spessore di circa 3 millimetri. All’estremità di ciascuna tuba c’è l’ovaio. Il loro compito non è soltanto quello di facilitare il passaggio dell’ovulo rilasciato dall’ovaio verso l’utero, ma anche e soprattutto, durante la fecondazione, quello di  ricevere l’ovocita e lo spermatozoo affinché avvenga il concepimento.

Quest'organo deve il nome all'anatomista Gabriele Falloppio (1523 - 1562). Falloppio era uno degli anatomisti e dei medici più importanti del sedicesimo secolo. Nacque a Modena e morì a Padova ed era discendente da una famiglia  nobile ma molto povera. Riuscì a studiare medicina a Ferrara, per diventare nel 1548, professore di anatomia alla medesima università. E' stato professore di anatomia anche all'università di Pisa e  di Padova. Il lavoro del Falloppio si è occupato pricipalmente dell'anatomia della testa.

Studiò gli organi riproduttivi in entrambi i sessi e descrisse, appunto, la tuba di Falloppio, che porta il suo nome. Ha aggiunto molto a ciò che si conosceva prima circa l'orecchio interno ed ha descritto dettagliatamente il timpano ed i relativi rapporti con l’anello osseo in cui è situato. Fu sempre Falloppio a coniare il termine "vagina" e ad inventare una sorta di "guaina contraccettiva", da lui sperimentata su più di 1.000 pazienti, in quello che fu, forse, il primo esperimento medico sull'efficacia dei preservativi. Nell'epoca in cui visse fu considerato come un'autorità nel campo delle malattie sessuali.

Morì a soli 40 anni fu sepolto nel Chiostro del generale della Basilica di Sant'Antonio da Padova.

4. I corpuscoli di Ruffini

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Terminazioni nervose sensoriali (organi di dimensioni microscopiche costituiti da terminazioni di cellule nervose) che reagiscono al calore. Devono il loro nome ad Angelo Ruffini (1864 - 1929), che tingendo con del cloruro d'oro dei vetrini da microscopio di campioni anatomici, rivelò questi microscopici corpuscoli sensoriali.  

Fanno parte del gruppo dei recettori sensoriali epidermici sensibili al caldo (termorecettori). Essi sono recettori ad adattamento lento, ossia continuano a trasmettere informazioni per tutto il tempo in cui sono stimolati (da temperature comprese tra i 20 °C e i 45 °C, con il massimo di sensibilità tra i 37 °C e i 40 °C). Tuttavia, siccome sarebbero anche dotati di una sensibilità alla pressione e al dolore, sono classificati fra i meccanorecettori. Più precisamente questi meccanorecettori si trovano all'interfaccia tra le papille dermiche ed il sottocute. Una curiosità degna di nota che riguarda i corpuscoli di Ruffini è che, sebbene essi non siano quasi per niente stimolati a 45 °C, tornano ad attivarsi fortemente tra i 46 °C e i 50 °C.

Ruffini iniziò la sua carriera come medico condotto e la terminò da illustre cattedratico dell'Ateneo di Bologna. Le sue principali ricerche riguardarono il campo dell'embriologia degli uccelli e degli anfibi. Ruffini nacque a Preture, piccola frazione montana di Arquata del Tronto, il 17 luglio del 1864 e studiò medicina all'Università di Bologna, ove si era immatricolato nel 1884. In tutti gli argomenti che egli ha affrontato, ha lasciato, indubbiamente, una larga impronta innovatrice, tale da renderlo subitamente noto in tutto il mondo scientifico.

Sono, tutt'oggi, celebri gli studi, da lui effettuati quando era giovanissimo, sul sistema nervoso periferico, come anche la scoperta di nuove espansioni, e tra queste, i corpuscoli che da lui prendono il nome. Fece anche vaste indagini comparative su vasto materiale embrionale e, nel campo della anatomia macroscopica, studiò i muscoli del pavimento della cavità boccale effettuando anche diverse ricerche sull'orecchio medio e sull'apofisi mastoide. 

5. Le cellule di Sertoli

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Sono cellule dei testicoli che servono a nutrire le cellule spermatiche e sono coinvolte nel processo di spermatogenesi. Il testicolo ha 2 principali funzioni rappresentate, rispettivamente, dalla produzione di androgeni e di 
spermatozoi. Per tali funzioni sono responsabili i due distinti compartimenti di cui esso è costituito e cioè il compartimento delle cellule interstiziali, o cellule di Leydig, e il compartimento dei tubuli seminiferi contenente le cellule germinali e le cellule di Sertoli.  Le cellule di Sertoli, in particolare sostengono e proteggono le cellule germinali in via di differenziazione e svolgono un ruolo metabolico fornendo lipidi, glicogeno e lattato alle cellule germinali che sono incapaci di utilizzare direttamente il glucosio. Inoltre, intervengono nella regolazione endocrino-funzionale delle varie fasi della spermatogenesi mediante la produzione di molecole altamente specializzate 

La loro principale funzione è quella di guidare le cellule germinali attraverso i passaggi della spermatogenesi. Sono inoltre responsabili del mantenimento di un certo numero di spermatogoni assicurando il mantenimento di un numero fisso. Devono il loro nome all'istologo e fisiologo Enrico Sertoli (6 giugno 1842 - 28 gennaio 1910), che le scoprì nel 1865, quando ancora era specializzando in fisiologia a Vienna. Enrico Sertoli nacque a Sondrio e studiò medicina presso l'Università di Pavia, dove uno dei suoi maestri era il celebre fisiologo Eusebio Oehl (1827-1903).

Ha proseguito gli studi di fisiologia a Vienna sotto gli insegnamenti di Ernst Wilhelm von Brücke (1819-1892), e in Tübingen con Felix Hoppe-Seyler (1825-1895). Dal 1870 fino al 1907, Sertoli era un professore di anatomia e fisiologia presso la  Regia Scuola di Veterinaria a Milano, e dopo il 1907, ha lavorato come professore di fisiologia. A Milano ha fondato il laboratorio di fisiologia sperimentale. L'anno seguente la famosa scoperta Sertoli ha combattuto alla guerra contro l'Austria, e per il resto della vita fu docente di Anatomia e fisiologia all'università di Milano.



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