American Staffordshire-Terrier: un cane dal coraggio proverbiale

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American Staffordshire-Terrier: un cane dal coraggio proverbiale BEST5.IT 2016-12-08 08:57:11
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L'American Staffordshire Terrier, detto anche Amstaff o Am Staf per brevità, è un cane meraviglioso se in buone mani:  ben costruito, muscoloso e nello stesso tempo agile ed elegante, molto attento a ciò che lo circonda, dotato di potenza eccezionale in rapporto alla taglia. Sicuramente non è una scelta adatta ai novizi o a chi non sappia guadagnarsi il suo rispetto. 

Nonostante la sua reputazione di combattente spietato, l'American Staffordshire Terrier può diventare un beniamino della casa e un grande amico dei bambini, con cui si mostra gentile e paziente, oltre che affettuso.

E' un compagno per la vita che, a differenza di molte altre razze, ha bisogno di un amico che lo sappia guidare e che abbia molto tempo da dedicargli, perché non ama stare troppo in solitudine. E' utile, sin da piccolo, farlo stare insieme ad altri cuccioli ed altre persone, così da grande non darà problemi.

FCI Standard N° 286 / 01.12.1997
AMERICAN STAFFORDSHIRE TERRIER
ORIGINE: U.S.A.
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 03.09.1996
CLASSIFICAZIONE F.C.I.: Gruppo 3 Terrier
Sezione 3 Terrier di tipo bull (gamba lunga)
Senza prova di lavoro

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1. Origine e storia

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Come indica il suo nome, l'American Staffordshire Terrier non è che la versione americana dello Staffordshire-Terrier-Bull-Terrier, dal quale si distingue a prima vista soprattutto per la taglia più grande (45/48 cm rispetto ai 35/40 dell'affine britannico) e per le sue mascelle più sviluppate.

Non è possibile separare la storia dello Staffordshire Terrier da quella dei combattimenti tra i cani e dei combattimenti fra cani e tori. Questi ultimi furono per molto tempo popolarissimi, soprattutto in Inghilterra, ma il loro successo cominciò a diminuire all'inizio del XIX secolo. Nel 1835 tali combattimenti furono definitivamente vietati, anche se questo non impedì ad alcuni individui privi di scrupoli di continuare a organizzare clandestinamente. Le scommesse degli appassionati si volsero allora ai combattimenti fra cani.

Fu verso quest'epoca che cominciò la pratica sistematica di incroci capaci di produrre razze adatte al combattimento nella fossa, conosciute in inglese con il termine pit. Giudicati troppo lenti e troppo pesanti con i loro 30/50 kg per affrontare efficacemente i loro  simili, i Bulldogs, antichi campioni di combattimento contro i tori (bull in inglese), furono incrociati con differenti varietà di Terrier al fine di ottenere dei soggetti più slanciati e più veloci. E' difficile determinare con precisione quali furono le razze impiegate per questi esperimenti, poiché in quel periodo gli allevatori avevano l'abitudine di chiamare "terrier" ogni cane da caccia di origine indeterminata.

Ma l'English White Terrier (una razza scomparsa all'inizio del XX secolo), il Black and Tan della regione del Manchester e il Fox-Terrier figurano tra gli antenati probabili della razza, che fu chiamata successivamente Bull and Terrier, poi Bull-Terrier e, infine, Staffordshire-Terrier, poiché era particolarmente apprezzata dai fabbri e dai mercanti di ferramenta di questa contea, situata nell'Inghilterra centrale.

Nel 1860 un allevatore di Birmingham, James Hinks, incrociò di nuovo lo Staffordshire-Bull-Terrier con l'English White Terrier, poi con il Pointer e il Dalmata. Si ottenne così una razza di cani bianchi, battezzata White Bull-Terrier, che è all'origine degli attuali Bull-Terrier. In seguito questa razza fu incrociata con uno Staffordshire-Bull-Terrier per creare una diversa varietà di colore.

Alcuni esemplari furono inviati negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo. Da essi originò il ceppo che si differenziò a poco a poco dagli esemplari originali; nel 1898 un certo Bennet poté presentare i loro discendenti come i primi rappresentanti di una nuova razza che, ancora mal fissata, doveva a sua volta essere chiamata Pit-Dog, Half and Half, American Pit-Bull-Terrier, Pit-Bull-Terrier, Yankee Terrier e American Staffordshire-Terrier.

Come si può vedere, la storia del nostro eroe, come quella di tutti i suoi affini, è particolarmente complessa e del resto ha alimentato per lungo tempo dispute appassionate tra gli esperti. I soli elementi indiscutibili di cui disponiamo, in definitiva, sono 2 date: 1935 (anno del riconoscimento ufficiale dell'American Staffordshire-Terrier da parte del Kennel Club di Londra) e 1936 (anno in cui fu adottato lo standard dell'American Staffordshire-Terrier da parte dell'American Kennel Club).

Fu caso o destino? Il primo American Staffordshire-Terrier ufficialmente registrato nel Libro Origini faceva già notizia per i media americani, ma per la sua dolcezza e la sua calma: si chiamava Pete e "recitava" in Our Gang, un film di successo degli anni Trenta, oggi dimenticato.

2. Comportamento

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Forte, resistente, muscolo, coraggioso, intelligente, tenace, testardo e combattivo....: l'American Staffordshire-Terrier è per natura un cane da guardia e da difesa. Sarebbe, tuttavia, spiacevole snaturarlo, renderlo, al termine di un addestramento privo di criterio, un animale aggressivo le cui impressionanti mascelle potrebbero  procurare terribili ferite sia a un altro animale, persino più grosso di lui, sia a un innocente visitatore che avesse trascurato di farsi annunciare...

Ben educato, un American Staffordshire-Terrier sa rimanere entro i limiti del suo ruolo. E, se veglia gelosamente sui suoi padroni, può anche mostrarsi un buon compagno per tutta la famiglia e, particolarmente, per i bambini. E' però poco raccomandabile lasciarlo solo con i più piccoli, perché, in ragione del suo peso, rischia di far loro del male, se si lascia andare a vivaci dimostrazioni d'affetto.

Sono sempre più le famiglie che con grande soddisfazione hanno un Amstaff come compagno. Con loro può condividere attimi di grande dolcezza e trasformarsi in un compagno di giochi ideale, ma ha bisogno di un proprietario dinamico e consapevole della sua forza, in grado di gestirlo.

L'American Staffordshire-Terrier ha bisogno di impegnarsi fisicamente, per esempio nella caccia, attività nella quale si mostra particolarmente rapido e resistente. È consigliato tenere il proprio esemplare al guinzaglio quando lo si porta fuori perchè si rischiano qualche rissa. Ma si abitua anche molto bene alla vita in appartamento, a condizione tuttavia che gli si faccia fare regolarmente dell'esercizio.

A causa del suo carattere e delle sue origini, l'American Staffordshire-Terrier è un cane che occorre dominare fin dalla più tenera età e con il quale non conviene essere indulgenti durante il periodo dell'addestramento, se si vogliono evitare guai seri in seguito.

Quando si è al corrente del fatto che questo cane una volta addentata la preda non la lascia più, si comprende tutta l'importanza di un addestramento efficace. Una volta che la sua educazione sarà conclusa, si potrà vivere in compagnia di un American Staffordshire-Terrier con la sicurezza di non essere mai traditi. Questa razza, di solito, sa sempre chi ha di fronte: ha una spiccata sensibilità che gli permette di discernere le situazioni di pericolo e distinguere chi ha cattive intenzioni da chi invece è animato da buoni propositi.

3. Una razza sul banco degli accusati

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L'American Staffordshire-Terrier ha spesso fatto notizia nei giornali americani nel corso di questi ultimi anni, ma gli estimatori di questo cane avrebbero volentieri fatto a meno di tale improvvisa notorietà. In effetti, lo si accusa di ogni misfatto, soprattutto di aver causato la morte di molte persone.

La sua fama è oggi tale che al confronto il Dobermann fa la figura del cane da passeggio. "Falso e ingiusto", replicano i difensori della razza. I media tendono a chiamare American Staffordshire-Terrier o Bull-Terrier o Bull-Pit-Terrier... qualsiasi cane grosso e aggressivo, persino se ha rapporti molto lontani con lo standard accettato dall'American Kennel Club.

D'altra parte, se questi animali sono pericolosi, l'errore è dei loro proprietari, che nel migliore dei casi non sanno addestrarli o che, nel peggiore, incoraggiano la loro aggressività per farne dei cani da combattimento o da attacco. Infine, ci sono circa 50 milioni di cani negli Stati Uniti e questi incidenti rimangono fortunatamente delle eccezioni.

Scoop montati da giornalisti privi di notizie sensazionali o prefigurazioni di un problema  sociale legato al moltiplicarsi degli animali da compagnia? E' difficile dare una risposta. La sola cosa certa, in definitiva, è che abbiamo i cani che meritiamo e che dietro l'animale c'è sempre l'uomo, il quale è, per incoscienza o aggressività morbosa, in gran parte responsabile di questi drammi. 

Occorrerà creare un nuovo casellario giudiziario o sollecitare una teorizzazione di porto d'armi per poter possedere un cane negli USA? Il problema si è posto da quando (negli ultimi decenni e sempre più spesso) molti malviventi e trafficanti di droga americani hanno avuto l'idea di servirsi  dell'American Staffordshire-Terrier - e dei suoi affini - nella lotta contro i rappresentanti della legge o contro le bande rivali. L'animale, la cui aggressività viene esacerbata da uno speciale regime alimentare e addestrativo, può essere impiegato in molte maniere.

Come arma offensiva lanciata contro un avversario o un portavalori. Come arma difensiva per persuadere un poliziotto a non intervenire nel luogo di un flagrante delitto. Come.... cassaforte: la partita di droga destinata alla vendita giornaliera è nascosta nel suo collare a punte, che 2 file di zanne impressionanti proteggono da perquisizioni indiscrete.

4. Cani e combattimenti

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Molto diffusi in Gran Bretagna, dove erano assai apprezzati dalle classi popolari, i combattimenti dai cani hanno conosciuto un certo successo anche nel continente, soprattutto nel XIX secolo.

Per esempio a Parigi queste competizioni così particolari, erano generalmente organizzate nei cortili delle osterie. SI incontravano 2 animali sottoposti a uno speciale addestramento, spesso molto crudele, mirato a sviluppare l'aggressività, la forza e la resistenza. Molti di questi cani sono diventati famosi.

Un giorno, un certo Loubet, assai conosciuto a Montmartre, combatte con King, il bull di Lord Seymour: la prova doveva determinare quale dei 2 cani si tenesse più a lungo sospeso con le fauci a un'ala del mulino della collina di Montmartre. King lasciò la presa allo scadere dei 42 minuti, mentre Loubet continuava a reggersi.

Quando fermarono il mulino, mezz'ora più tardi, si accorsero che era morto. Le sue zanne si erano profondamente conficcate nel legno e non si teneva all'ala che per l'ultima contrazione delle sue potenti mascelle.

Al giorno d'oggi i combattimenti dei cani sono vietati nella maggior parte dei paesi. Nonostante ciò se ne organizzano ancora, ma clandestinamente, soprattutto negli Stati Uniti, dove sfortunatamente attirano un gran numero di spettatori e di scommettitori. I cani impiegati nei combattimenti appartengono a tutte le razze, con una predominanza di American Staffordshire-Terrier, di Bulldog e di Meticci, naturalmente predisposti alla lotta.

Il combattimento termina in genere con la morte di uno dei protagonisti, ucciso dall'avversario o finito dal suo padrone. La preparazione fisica e psichica delle bestie è affidata a degli "addestratori" che applicano dei metodi in cui l'odio vince sul senso del ridicolo. Qualunque sia il metodo, lo scopo è unico: fare del cane un assassino che viva a lungo per ammortizzare l'investimento iniziale.

Questo fascino morboso del pubblico per i giochi di sangue e di morte non data da oggi ed è noto il successo che ebbe la giostra dei gladiatori. Molto meno noto è il fatto che dei cani partecipavano ai loro combattimenti.

Essi si mostravano avversari così temibili che i Romani avevano persino creato delle mute di Molossi al seguito delle loro legioni. Con l'elmo, corazzati, muntiti di puntigli di ferro, questi "cani da guerra" furono, ci dicono i cronisti, incredibili devastatori tra le schiere dei nemici dell'Impero.

5. Lo standard dell'American Staffordshire-Terrier

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FCI Standard N° 286 / 01.12.1997

ASPETTO GENERALE
Lo Staffordshire Terrier dovrebbe dare l’impressione di grande forza per la sua taglia; un cane ben costruito, muscoloso ma agile e di belle linee, molto attento. Dovrebbe essere robusto, non alto sugli arti, né troppo snello. Il suo coraggio è proverbiale.

TESTA: di lunghezza media, alta da ogni lato
REGIONE DEL CRANIO
Cranio largo 
Stop marcato
REGIONE DEL MUSO
Tartufo: assolutamente nero
Muso: di media lunghezza, rotondo nella parte superiore, ricade bruscamente sotto gli occhi. 
Labbra: ben tese e regolari; si adattano alla mandibola
Denti: mascelle ben definite. Mascella inferiore forte e potente. Incisivi superiori a stretto contatto con la parte anteriore degli incisivi inferiori. 
Guance: muscoli delle guance molto pronunciati
Occhi: scuri, rotondi, situati bassi e molto ben distanziati. Nessun segno di depigmentazione alle palpebre. (palpebre rosa)
Orecchi: inseriti alti. Tagliati o integri. Gli orecchi integri sono da preferirsi. Gli orecchi integri dovrebbero essere corti e portati a rosa, o semi eretti Da penalizzare gli orecchi del tutto pendenti.

COLLO: pesante, leggermente arcuato. Si restringe dalle spalle al dietro del cranio. Senza giogaia. Di media lunghezza.

CORPO
Linea superiore dorso piuttosto corto. Scende leggermente dal garrese alla groppa, che presenta una blanda discesa fino all’attaccatura della coda. Rene leggermente risalente Torace profondo e largo Costole ben cerchiate; ravvicinate, che si estendono bene all’indietro 

CODA: corta in rapporto alla taglia, inserita bassa, va assottigliandosi in una punta fine; non arrotolata o portata sopra il dorso. Non tagliata

ARTI
ANTERIORI: diritti, con ossa larghe
Spalle forti e muscolose, con scapole ampie e oblique
Metacarpi diritti
POSTERIORI: ben muscolosi
Garretti discesi, non deviati in fuori né in dentro

PIEDI: di media dimensione, ben inarcati e compatti

ANDATURA: elastica ma senza rollìo o ambio.

MANTELLO
PELO: corto, fitto, duro al tatto e lucente
COLORE: tutti i colori sono ammessi: monocolore, pluricolore, pezzato; ma non sono da incoraggiare: il bianco che supera l’80%, il nero- focato o il color fegato

TAGLIA: l’altezza dovrebbe essere proporzionata al peso
Altezza: da preferire per i Maschi 46 – 48 cm, Femmine 43 – 46 cm
Peso: maschi 13-17 kg; femmine 11-15 kg

DIFETTI Qualsiasi deviazione dai punti di cui sopra dovrebbe essere considerata difetto, e la severità con cui va considerato questo difetto deve essere in proporzione alla sua gravità. 

  • Tartufo scolorito 
  • Prognatismo, enognatismo 
  • Occhi chiari 
  • Palpebre rosa
  • Coda troppo lunga o portata male.

 

N.B. I maschi devono avere due testicoli apparentemente normali completamente discesi nello scroto.



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