Argilla: curarsi con la terra

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Argilla: curarsi con la terra BEST5.IT 2016-12-02 19:20:41
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L’argilla è un minerale, ma sarebbe più esatto dire che è un complesso di sistemi minerali tra loro armonicamente coesistenti.

L’elemento chimico più importante nell’argilla è il silicato di alluminio che però non si presenta mai allo stato puro, ma accompagnato da una serie di minerali (calcio, ferro, magnesio ecc.). Tali impurità hanno rilevante effetto nella colorazione delle argille che sono: bianche, rosse o bruno-rossicce e verdastre. Quelle verdi sono generalmente usate a scopi medicamentosi, mentre per gli impieghi a uso cosmetico si dà la preferenza alle argille bianche.

Rilevante è il fatto che tutte le argille, ovunque scavate, contengono in pratica la quasi totalità di minerali e tra essi, fatto molto importante, i sette metalli pesanti: argento, ferro, mercurio, oro, piombo, rame e stagno. La loro quantità è così piccola da essere ritenuta “omeopatica”, e costituisce un insieme di oligoelementi dal punto di vista terapeutico molto interessante, anche se da un punto di vista strettamente chimico questi metalli sono delle impurità.

L’argilloterapia è un antico rimedio che si basa, appunto, sull’uso dell’argilla. Il potere curativo di questo prodotto naturale è conosciuto dall’antichità in tutte le culture e aree geografiche del mondo. Nei vari popoli è stata usata, oltre che per scopi terapeutici, anche per conservare diverse pietanze alimentari.

Ma vediamo un po' meglio questo straordinario ed efficace rimedio naturale, in grado di risolvere ancora oggi moltissimi disturbi, come faceva esattamente migliaia di anni fa.

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1. Un po' di storia

La composizione dell’argilla-300x180

Ci sono testimonianze assai remote sull’uso dell’argilla. Tutti i popoli dell’antichità ne conoscevano le grandi proprietà e l’utilizzavano come rimedio interno ed esterno. I medici ritenevano l’argilla medicamento sovrano, così importante che il naturalista romano Plinio il Vecchio le dedicò un intero capitolo nella sua Naturalis Historia.

Galeno, il celebre anatomista greco, non mancò nei suoi scritti di elogiarne le molte proprietà. Mentre l’arabo Avicenna (Ibn Sinā, alias Abū ʿAlī al-Ḥusayn ibn ʿAbd Allāh ibn Sīnā o Pur-Sina) ne raccomandava l’uso per contrastare quasi ogni male.

Altro grande estimatore dell’argilla fu il greco Dioscoride che nel sottolinearne la straordinaria forza curativa ne propone un elenco: la lemnia (la polvere d'argilla scavata dall'isola greca di Lemno), l’eretria, la selinusia, la semia e altre. Di ognuna descrive le proprietà antinfiammatorie, disintossicanti, emostatiche, astringenti e cicatrizzanti. Inoltre, visto che anche nell’antichità la bellezza era tenuta in gran conto, illustra come utilizzare queste terre per rendere liscia e luminosa la carnagione del viso e la pelle del corpo. Ma Dioscoride non si ferma qui: nell’accennare alle fasi di depurazione dell’argilla raccomanda di lasciarla seccare al sole, anticipando così un procedimento moderno.

È soltanto nel XIX secolo che l’argilla riacquista una collocazione di rilievo fra le terapie naturali. Il noto reverendo Sebastian Kneipp (1821- 1897), già promotore dell’idroterapia, scriveva: “L’approfondimento delle mie esperienze mi ha consentito di ampliare le conoscenze delle reazioni dell’argilla e ho scoperto che per molti disturbi non vi è medicina che agisca con altrettanta efficacia e facilità dell’argilla”.

Da quel momento furono numerosi gli studiosi che o mettendo in pratica gli insegnamenti di Kneipp o procedendo in modo del tutto autonomo, posero l’accento sulla grande utilità delle terapie con l’argilla. A Leipzig (Lipsia), Louis Kuhne (1835-1901) applicava l’argilloterapia ai malati che si facevano ricoverare nel suo istituto, con risultati eccellenti. In Italia un altro religioso, padre Garofalo, usava pasticche d’argilla per guarire i suoi parrocchiani. 

Cosa che fecero anche i medici russi, consigliando allo zar Nicola I di lasciare che i soldati, impegnati nella guerra di Crimea e decimati dal colera e dalla dissenteria, mangiassero l’argilla bianca (Bolus alba). Adolf Just, un libraio tedesco divenuto poi un celebre guaritore, impressionato dai risultati ottenuti dal professor Strumpf (un medico tedesco il quale non esitò a prescrivere l’argilla come rimedio per i malati colpiti dal colera asiatico), aprì una casa di cura dove utilizzava la tecnica dell’argilloterapia per curare un’infinita serie di malanni, usandolo in forma di compresse, impacchi, bagni, impiastri.

Egli utilizzava una terra estratta dalle vicine montagne della Luvos, che è ancora oggi molto nota e diffusa in Germania.

2. Le proprietà dell’argilla

Le proprietà dell’argilla-300x180

Le numerosissime proprietà dell’argilla non derivano solamente dalle sue caratteristiche chimiche. Altri fattori infatti, quali il tipo di preparazione, la capacità di scambio ionico nei processi osmotici, la sua essiccazione al sole, la sua granulometria e la ventilazione intervengono in modo significativo ad aumentarne i meccanismi d’azione che, per altro, non sono stati ancora del tutto chiariti.

L’argilla è:

  • ANTISETTICA 
    Si tratta di un antisettico naturale che a differenza di quelli chimici non colpisce ciecamente distruggendo sia il sano che il malsano ma agisce unicamente dove occorre, risparmiando quegli elementi rigeneratori che consentono una pronta guarigione.
  • ANTITOSSICA 
    In grado di contrastare preparati e sostanze tossiche per l’organismo.
  • ASSORBENTE 
    Tale capacità è ampiamente sfruttata dall’industria, che l’utilizza per eliminare odori e sapori poco gradevoli da oli medicinali o da sostanze alimentari, come ad esempio la margarina, o anche per la grande capacità decolorante, e quindi filtrante, dell’argilla. Ma a parte gli usi industriali, viene convenientemente utilizzata nella pratica quotidiana per assorbire e filtrare tutto ciò che è nocivo: fluidi, cattivi odori, gas, pus, sostanze tossiche e velenose. Questo meccanismo è dovuto alla costituzione micro-molecolare dell’argilla.
  • BATTERICIDA 
    L’argilla curativa è sterile, cioè totalmente esente da germi microbici. Inoltre essa presenta una radioattività con concentrazioni variabili da 0,3 a 1,25 unità Mache: sufficiente cioè per contrastare i batteri, per esercitare azione stimolante, ma sicuramente priva di pericolosità per l’uomo e per gli animali.
  • CICATRIZZANTE 
    Grazie al potere assorbente e battericida che abbiamo appena illustrato, l’argilla è naturalmente ottima per curare ferite e piaghe.
  • ENERGIZZANTE 
    Ha grandi capacità toniche e riequilibratrici nei confronti della cellula; capacità che si possono far risalire all’elevatissimo apporto di oligoelementi che l’uomo riceve attraverso questo medicamento.

3. Scambio ionico e i diversi tipi di argilla

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Nella maggioranza dei casi si impiega l’argilla diluita. Applicandola sul corpo, o anche ingerendola, si attiva un meccanismo di osmosi: liquidi cellulari, frequentemente impregnati di tossine idrosolubili, vengono attratti dalla soluzione argillosa, più concentrata, che li assorbe e che nel medesimo tempo cede in notevole quantità i suoi ioni minerali.

In sostanza, per esemplificare, l’argilla si comporta come una potente carta assorbente che toglie quanto di negativo, intossicante, insalubre si trova sotto di lei, mentre contemporaneamente cede sostanze minerali, elementi rivitalizzanti ed energetici. Applicando l’argilla sul corpo o ingerendola si attiva un meccanismo di osmosi: i liquidi cellulari, fortemente impregnati di tossine idrosolubili, vengono infatti attratti dalla soluzione argillosa più concentrata, che li assorbe cedendo in cambio e in notevole quantità i suoi minerali.

Risulta di rilevante importanza la capacità di scambio ionico di una determinata argilla curativa. Tanto più essa sarà elevata, tanto più risulterà alto il potere medicamentoso dell’argilla. Si tratta di un elemento determinante, e quindi sulle confezioni di argilla che si trovano in commercio esso dovrebbe sempre essere indicato con la sigla CSC (oppure CSI) seguita da un numero e da mE/lit, che rappresenta la speciale unità di misura adottata: il numero dovrà almeno essere pari, se non superiore, a 30-40, altrimenti ci troveremmo in presenza di un’argilla con scarsa attività.

È importante anzitutto scegliere il tipo di argilla più adeguata all’uso che s’intende farne, verificando anche che non vi siano problemi di incompatibilità personale. Può accadere infatti che l’attività di una determinata argilla sia talvolta eccessiva per una persona particolarmente sensibile, provocando magari reazioni sgradevoli o crisi di stanchezza che vanno evitate. Se si verificasse tale evenienza basterà provare altri tipi di terra curativa, prima rimanendo nelle argille verdi (più terapeutiche) e poi, eventualmente, passando a quelle bianche.

L’argilla viene utilizzata fondamentalmente in due modi: per uso esterno e per uso interno. Sulle confezioni, se si tratta di argille commercializzate da ditte serie, vengono riportati i dati delle analisi relative alle loro caratteristiche fisiche e chimiche, e pertanto sarà semplicissimo controllare la validità del prodotto. Si trovano con grande facilità argille confezionate secondo una differente granulometria: a grana grossa, fine, ventilata o finissima:

  • MACINATA GROSSA, usata soprattutto per impacchi e cataplasmi di grandi proporzioni o per bagni, pediluvi e maniluvi argillosi;
  • MACINATA FINE: ha l’aspetto di una terra normalmente sciolta e trova impiego per impacchi e cataplasmi di normali proporzioni, per bendaggi e bagni argillosi, per lavaggi, irrigazioni, per maschere e applicazioni cosmetiche.
  • ARGILLA VENTILATA: così si chiama quella terra che è stata trattata in uno speciale cilindro impiegando un potente getto d’aria che separa i più piccoli granuli d’argilla dalla sua polvere. Questa polvere, che ha la consistenza di una cipria, è appunto l’argilla ventilata. Essa trova impiego per usi interni, per fare frizioni o polverizzazioni, o per confezionare pillole e compresse, dentifrici, saponi ecc. 

4. L'uso esterno dell'argilla

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Per l’uso dell’argilla come medicamento esterno si utilizzano principalmente i metodi qui di seguito elencati:

CATAPLASMI : consistono nello stendere direttamente sulla pelle o sopra una garza leggera (se viene trattata una zona coperta a pelosità), l’argilla preparata come spiegato in precedenza. Ovviamente userete una spatola di legno per applicare l’impasto, per uno spessore di 1 o 2 cm, sulla zona corrispondente all’organo malato, avendo l’avvertenza di coprire una superficie più ampia di 2 o 3 cm rispetto a quella interessata. Una volta stesa l’argilla fasciatevi con un telo leggero di fibra naturale e di colore bianco e fissatelo con bendaggi o cerotti, in modo che rimanga fermo. Avvolgete poi tutto con un panno di lana o di flanella per mantenere calda e protetta la parte. La durata di un cataplasma varia da mezzora ad alcune ore a seconda della patologia che viene trattata.

IMPACCHI : utilizzate il solito impasto diluendolo con acqua, immergetevi una pezzuola o un tampone di cotone in modo che si impregni d’argilla. Fatelo gocciolare un poco e quindi ponetelo sulla parte da trattare. Coprite con un telo e poi con un panno di lana o di flanella.

• FASCIATURE E BENDAGGI: si immergono nel preparato opportunamente diluito, bende o fasce a trama larga la cui misura sarà proporzionata alla parte da trattare. Si procede poi fasciando la zona interessata. Tale metodo viene di norma impiegato per coprire zone estese o per scopi estetici.

• BAGNOLI: procedete come per eseguire normali bagnoli, cioè imbibendo una pezzuola in acqua e aceto (o altra sostanza aromatizzante) dove avrete sciolto anche un po’ di argilla in polvere. Ponete poi sulla parte dolente la pezzuola ripiegata due o tre volte e lasciate agire. Questo metodo è utilizzato per dare sollievo in casi di emicrania o forte febbre.

• POLVERIZZAZIONE: in questo caso si usa polvere d’argilla ventilata, spargendola sulla parte come si trattasse di talco. Indicatissima per i neonati, la polvere è eccellente per trattare piaghe, ferite, eczemi, arrossamenti ecc., sui quali esercita un’azione fortemente disinfettante e antibatterica, favorendo nel contempo la ricostruzione dei tessuti lesi. Non esitate a ricorrere a questo rimedio, poiché l’argilla è esente da germi microbici.

• BAGNI ARGILLOSI: si tratta di argilla sciolta nell’acqua e nella quale ci si immerge completamente o parzialmente (pediluvi, maniluvi, semicupi). Utilizzando questo metodo sarà opportuno non usare la consueta vasca da bagno poiché, scaricandosi, l’argilla potrebbe intasare le tubature: è consigliabile dunque ricorrere a una tinozza, un mastello o altro. Questo tipo di trattamento viene utilizzato per reumatismi, artriti, affezioni ossee e alcune forme di paralisi. Ricordarsi che i bagni argillosi stancano, quindi la loro durata non dovrà superare i 15-20 minuti e non andranno fatti giornalmente. Con l’aggiunta di sale marino non raffinato, questi bagni hanno un potere tonico notevole e sono utili come rimedio agli squilibri ghiandolari. Sarà sufficiente un bagno settimanale della durata di 15-20 minuti.

• UNGUENTI: è possibile, aggiungendovi oli essenziali, sostanze aromatiche ecc., utilizzare l’argilla per preparare degli unguenti da usarsi sia a scopo medicamentoso che estetico. Si impiega argilla a granulometria ventilata, finissima; verde a fini curativi, bianca per usi cosmetici.

• MASCHERE D’ARGILLA: le maschere d’argilla servono essenzialmente a scopi cosmetici. Nella loro preparazione in pratica si procede come per la preparazione degli unguenti. Anche in questo caso è abitudine arricchire l’argilla con oli aromatici, succhi di frutta o verdura e altro.

• FRIZIONI: si eseguono in taluni casi particolari con olio da massaggio nel quale si sarà stemperata un po’ d’argilla ventilata. Si può anche usare olio extravergine di oliva o altro supporto adatto.

5. L'uso interno dell'argilla

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È sconsigliato assumere argilla per via orale se si ha tendenza all’occlusione intestinale, se c’è il pericolo dello strozzamento di un’ernia e se si è preso dell’olio di paraffina nei quindici giorni precedenti la cura. Riportiamo di seguito i modi in cui si assume solitamente l’argilla.

• BEVENDOLA: in un bicchiere riempito per 3/4 di acqua fredda (la più pura possibile) versate 1 cucchiaino raso di argilla ventilata, fate sciogliere bene mescolando a lungo (usate solo cucchiai di legno), coprite con una garza e lasciate riposare. Questa pozione dovrà essere preparata alla sera e bevuta al mattino a digiuno. Taluni però preferiscono assumerla in ore diverse: la cosa non è determinante, unica condizione è che la si beva almeno un’ora prima dei pasti.
A seconda dei casi la quantità di argilla da usarsi può anche essere aumentata sino ad arrivare a 4 cucchiaini (da dividere in due assunzioni giornaliere): non superate tale dose, poiché si potrebbe instaurare una certa stitichezza. Se tale fenomeno dovesse comunque intervenire, diminuite la quantità di argilla sciolta nell’acqua. Se la stipsi non dovesse cessare, sarà opportuno ricorrere a qualche tisana lassativa. La pozione d’argilla va bevuta lentamente, a piccoli sorsi; ogni giorno e possibilmente senza variare l’abituale ora di assunzione. Si tratta di una vera e propria cura da seguire secondo ritmi regolari e che, al termine, dovrà cessare gradualmente, distanziandone l’assunzione e diminuendo la quantità d’argilla utilizzata di volta in volta.
L’argilla purifica e rende bevibile anche l’acqua non potabile. Questa proprietà è utilizzata anche dalla moderna tecnologia di filtrazione delle acque, che ricorre a membrane a base di argilla. Il sapore dell’argilla non è sgradevole, anzi: dovrebbe ricordare, anche se alla lontana, quello del latte, tanto che viene chiamata “latte d’argilla”. Per le prime volte bevete solo il sovranatante, cioè la parte che si presenta come “acqua sporca”, e non il fondo. In determinati casi, e solamente dopo che vi sarete gradualmente abituati ad assumere la pozione, potrete bere l’intero contenuto del bicchiere. Se poi qualcuno non riuscisse proprio a berla, potrà mediarne il sapore con un poco di miele, di succo di limone o della polvere di liquerizia, oppure diluirla in una tisana di menta fredda.

• PILLOLE E BASTONCINI: già in tempi antichissimi si faceva essiccare l’argilla più pura in pillole o bastoncini. È un metodo attualmente in uso solo in alcuni Paesi (India, America del Sud, Cina), comunque può essere adottato da coloro che preferiscono succhiare l’argilla piuttosto che berla. Ovviamente può essere assunta direttamente anche la polvere ventilata d’argilla, a patto che non si abbiano in bocca protesi e piombature di denti che potrebbero essere danneggiate o provocare qualche reazione chimica.

• COMPRESSE: si possono trovare in commercio delle compresse di argilla, normalmente addizionate con qualche olio essenziale per migliorarne il sapore.



Note

Alcune accortezze:

Regola fondamentale è che l’argilla, una volta utilizzata, venga sempre gettata via. Infatti nell’uso si impregna di impurità ed esaurisce del tutto la sua potenzialità curativa. Non solo dunque è inutile il suo riutilizzo, ma anche sicuramente nocivo.

Quando si inizia un trattamento a base d’argilla bisogna tener presente che ogni interruzione della cura, anche se provvisoria e limitata nel tempo, può risultare nociva. La grande attività esplicata dall’argilla mette in moto tali e tanti fenomeni che in pratica nel nostro fisico avviene una sorta di reazione a catena.

Se questa viene bruscamente spezzata nei suoi ritmi d’azione, può talvolta portare degli scompensi. Ricordate perciò di iniziare le applicazioni solamente se siete certi di portarle regolarmente avanti sino a guarigione raggiunta.

Dovendo affrontare grossi problemi, che quindi presuppongono un massiccio uso dell’argilla, sarebbe opportuno far precedere il trattamento dall’assunzione di tisane lassative, evitando cibi ricchi di grassi e di proteine animali, dando la preferenza a frutta fresca e ingerendo argilla per via orale. Dopo alcuni giorni di tale preparazione iniziate la cura gradualmente.

Visto he più alto è lo spessore dell’argilla impiegata in cataplasmi e impacchi, maggiore è la sua intensità d’azione, iniziate facendo applicazioni poco estese e di piccolo spessore per poi aumentare progressivamente sia la superficie che l’altezza se non si verificano fenomeni d’intolleranza o disturbi. 

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