Avere successo al lavoro: trucchi e strategie per arrivare in vetta

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Avere successo al lavoro: trucchi e strategie per arrivare in vetta BEST5.IT 2020-08-14 05:47:19
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C’è chi è in cerca dell’impiego soddisfacente, chi lo ha già trovato e chi, per necessità, deve accettare certe condizioni pur di lavorare.

In quest’ultimo caso si parla di overskilling, vale a dire lo svolgimento di un lavoro per il quale non è richiesto il titolo di studio ottenuto, come i laureati in filosofia che fanno gli operatori call center.

È un fenomeno molto diffuso tra i laureati in discipline umanistiche e in quelle scientifiche ad alta specializzazione come geologi e biologi. Meno toccati medici, chimici e ingegneri.

“Fai un lavoro che ti piace e non dovrai mai lavorare”, affermava Confucio. Come fare, quindi, per tenersi stretto il lavoro e renderlo un’attività non alienante ma, al contrario, piacevole e soprattutto stimolante?

Avete un contratto a termine? Siete ancora in prova? Siete insoddisfatti della mansione che state svolgendo? Psicologi ed esperti di ricerca del lavoro spiegano i trucchi per avere successo e convincere il capo a puntare su di voi!

 

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1. Collabora e condividi

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Trascorriamo quasi un terzo della nostra vita lavorando, ed è comprensibile che il lavoro rivesta per ognuno di noi una grande importanza.

Tuttavia, la maggior parte delle persone si sente insoddisfatta del proprio lavoro e lo accetta solo per necessità.

Sono pochi coloro che accolgono felicemente il lunedì mattina e, anche tra quelli che hanno un lavoro ben retribuito e potenzialmente realizzante, molti non riescono a ricavarne una reale soddisfazione, a causa delle numerose fonti di stress, del clima di eccessiva incertezza e competizione, nonché della cattiva atmosfera socio-relazionale in cui si trovano a operare.

Rendere il lavoro piacevole e soddisfacente si può. È importante mantenere sempre un atteggiamento basato sulla collaborazione e sulla condivisione degli obiettivi da raggiungere e dare valore alla comunicazione, ascoltare gli altri, chiedere pareri e avere riscontri rispetto al proprio operato.

La mancanza di una di queste caratteristiche può causare il temuto stress lavorativo che colpisce una persona su tre. Quando una persona arriva ad affermare che quanto le viene richiesto dall’ambiente circostante è superiore alle sue capacità e risorse, quella persona prova uno stato di stress.

I fattori che inducono lo stress possono essere di natura sia biologica (cambiamento del fuso orario, rumori, sbalzi climatici) sia psicologica (difficoltà nelle relazioni, malattia di parenti o amici).

Lo stress non è una condizione necessariamente patologica e negativa, ma una reazione in primo luogo adattativa, in quanto finalizzata a ristabilire o a mantenere l’equilibrio psicofisico. Un grado ottimale di stress può anche essere positivo perché rende più pronti all’apprendimento e alla risoluzione delle difficoltà.

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Curiosità: le aziende preferite
Se poteste scegliere un’azienda dove fare carriera, quale sarebbe? Secondo i dati raccolti da Monster, il portale che propone offerte di lavoro e raccoglie candidature, la maggior parte risponderebbe Ferrero, l’industria dolciaria italiana più celebre nel mondo. Al secondo posto Google e a seguire Coca-Cola, Ferrari e Barilla. Sono questi i posti di lavoro più ricercati dagli italiani.
I meno ambiti sono i cosiddetti “posti in piedi”, cioè quelli che sono fisicamente più impegnativi e non costringono a stare seduti alla scrivania: panettieri, falegnami e installatori di infissi. Per ciascuna di queste categorie la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro calcola che ci siano almeno mille impieghi disponibili.

2. La strategia da attuare e come si produce di più

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Quando è necessario pensare di allentare la tensione lavorativa? Quando lo stato di tensione si protrae per lungo tempo, mantenendo l’organismo in una continua attivazione fisiologica e psicologica fino ad arrivare a uno stato di esaurimento.

Le conseguenze sono mal di testa, ansia, palpitazioni, gastrite, ulcera. In più, un evento sarà tanto più stressante quanto più si ha la percezione di sentirsi inadeguati e incapaci di fronteggiarlo.

Che cosa fare dunque per fronteggiare al meglio lo stress del lavoro? Mettere in atto le cosiddette strategie di coping, cioè quell’insieme di comportamenti che adottiamo per non soccombere a una determinata situazione, in particolare quelle stressanti.

Esistono tre tipologie di coping: quella centrata sul problema, quella centrata sull’emozione e quella di evitamento. La prima consiste nel cercare soluzioni in modo diretto, per esempio pianificare i carichi di lavoro e distribuirli nel corso della settimana.

La seconda è caratterizzata dalla ricerca del sostegno di parenti e amici che possano offrire alternative allo stress, per esempio organizzando spazi per lo svago. Per mettere in pratica l’ultima, invece, si ignora completamente l’evento stressante negandone l’esistenza, distraendosi in altre attività.

Una ricerca condotta negli anni Trenta presso i Western Electric’s Works di Chicago ha testato l’effetto che alcune modifiche delle condizioni di lavoro avevano sulla produttività degli operai: riduzione dell’orario di lavoro, maggiori pause, incentivi economici e sociali.

Risultato: i lavoratori producevano molto di più, anche quando le condizioni vantaggiose venivano tolte. I lavoratori affermavano di sentirsi riconosciuti come individui e non più come ingranaggi di una macchina.

Nei lavoratori ma anche nei quadri e nei manager, un ambiente di lavoro caratterizzato da un clima interpersonale freddo, scarsamente collaborativo o peggio ancora conflittuale, può produrre calo motivazionale e malessere, che in alcuni soggetti possono sfociare in vere e proprie patologie psichiche o anche psicosomatiche.

Non solo stress, quindi, ma anche demotivazione, assenteismo, ridotta disponibilità a collaborare, perdita di tempo lavorativo e conflitti interni. Un disagio che si trasforma in tossicità e contagia tutta l’organizzazione.

Pensare che le emozioni e le relazioni ostacolino la produttività è sempre stata una convinzione nell’ambito lavorativo. In realtà le più recenti scoperte in neuropsicologia e neurobiologia dimostrano l’esatto contrario e rivalutano ampiamente il ruolo della componente emozionale e, di conseguenza, relazionale.

 

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3. Cinque mosse per ogni tipo di lavoro

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Per lavorare meglio è importante seguire qualche consiglio pratico.

Non siate semplici esecutori: prendete l’iniziativa, siate risolutori di problemi e collaborate sempre con il gruppo, anche se siete il capo.

1. Siate prime discover, ovvero siate coloro che sono in grado di combinare le propria capacità di visione/progettazione con il coinvolgimento di altri, che così collaborano al raggiungimento del vostro successo personale.
Un esempio? Bill Gates (nella foto sopra) e Steve Jobs sono prime discover: grazie anche al gruppo con cui lavoravano, hanno fatto la propria fortuna e costruito quella dei propri collaboratori.

2. Aggiornatevi sempre, ampliate le abilità.
È importante soprattutto in una realtà lavorativa dove il posto fisso è sempre più raro da trovare. In più, frequentate corsi di formazione, partecipate a convegni e seminari e raccogliete i biglietti da visita dei partecipanti: potranno tornare utili per ampliare e tenere viva la vostra rete di contatti.

3. Assumetevi il rischio decisionale.
Fino a qualche anno fa il lavoro dipendente era ritenuto stabile, privo di rischio e normalmente di tipo esclusivamente esecutivo. Adesso le capacità richieste sono di auto-organizzazione e autonomia.
È importante dimostrare competenza anche nella gestione dei problemi.
Secondo Jeff Haden, esperto del mondo del lavoro che dà consigli su come essere un buon dipendente, la regola vincente è “non fare arrivare i problemi operativi sulla scrivania del capo”.

4. Ammettete le difficoltà.
Nessun lavoratore è capace di fare tutto, sostiene Haden, l’importante è riuscire ad ammettere di non essere in grado di svolgere un determinato compito. Mai utilizzare l’espressione: “non sono capace”, molto meglio dire “ho delle difficoltà, può farmi vedere come funziona?”. Così farete vedere la vostra volontà di imparare.

5. Studiate le strategie di marketing, comunicazione e vendita.
Un esempio? Approfondite la programmazione neurolinguistica, ovvero l’insieme delle strategie per diventare convincenti e capaci di mettersi nei panni degli altri. Oppure la guerrilla marketing: creazione di una forma di pubblicità a basso costo come messaggi subliminali, bufale, leggende metropolitane.

 

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4. Sette trucchi per convincere un cliente ad acquistare quello che gli offrite

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Grazie ad alcuni trucchetti, si può ottenere successo al lavoro, convincendo il cliente. Come? Applicando i cosiddetti effetti persuasivi.

1. Effetto suggestione.
Se qualcuno vi dicesse di non pensare a un elefante giallo sarebbe difficile obbedire. È la potenza delle parole che possono ricreare immagini nella nostra testa.
La tecnica serve a evocare immagini con le parole e, per questo, cercare di utilizzarle al meglio. Per esempio, usare “contributo per i servizi dello Stato” suona meglio di “tassa”.

2. Effetto specchio.
Detto anche effetto camaleonte, cerca di imitare i movimenti e il linguaggio del corpo dell’altra persona. Si crea, così, un senso di empatia cioè di capacità di mettersi nei panni degli altri. Quindi, prestare attenzione in particolare a mani e testa.

3. Effetto scarsità.
Qualcosa ci sembra più attraente se percepiamo che ne esiste una quantità limitata. Proponete al vostro cliente un’offerta, sottolineando che è limitata. Sarà più propenso ad accettare.

4. Effetto reciprocità.
Se qualcuno fa qualcosa per noi, automaticamente scatta il bisogno di ricambiare. Dovete convincere un cliente? Portategli un dono, un gadget od offrite un caffè: secondo le ricerche, sorseggiare una bevanda calda aumenta le percentuali di accettare una proposta.

5. Effetto coerenza.
Stringete la mano al vostro interlocutore prima che l’affare sia chiuso. Il gesto simula la conclusione positiva dell’accordo e lancia un segnale: si dà per scontato che l’affare si sia chiuso in modo positivo e la suggestione cattura la mente dell’interlocutore, convincendolo che sia proprio così.

6. Effetto gregge.
E' un bisogno inconscio di essere accettati e di appartenere a un gruppo. Provate a dire al vostro cliente che il prodotto che gli offrite è il più acquistato dal pubblico.

7. Effetto autorità.
L’apparenza è tutto. Piccoli dettagli, come l’abbiglia- mento, possono aiutare a convincere le persone. Pensate alle pubblicità di dentifrici: il fatto che ci sia un uomo vestito con il camice bianco ci dà subito l’impressione di autorevolezza.

 

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5. Le parole giuste per ottenere di più e i lavori più brutti (... e quelli più belli)

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- Le parole giuste per ottenere di più
Per ottenere successo sul lavoro è importante tenere conto dell’importanza della comunicazione.
Secondo gli esperti, il successo può dipendere dalla parola giusta detta al momento giusto e come ne facciamo uso può far cambiare idea al nostro interlocutore.
Prima di tutto è necessario cercare di capire chi abbiamo davanti: è un cliente a cui piace parlare? Poniamogli domande aperte che lo incoraggino a dialogare e ci permettano di capire di più le sue esigenze.
A tutti fa piacere che le proprie idee vengano prese in considerazione. Per questo è fondamentale chiedere spesso il parere del cliente e che cosa pensa di una certa situazione.
Esistono anche parole magnetiche e quindi positive e parole nocive. Tra le prime: sì, veloce, semplice, adesso, innovativo, offerta, vantaggio, migliore. Tra le seconde, quelle cioè che creano inconsciamente una sensazione di disagio e malessere: no, impossibile, però, disturbo, mai, bisogna.
In ultimo, ecco gli errori da evitare:
• non ascoltare
• interrompere l’interlocutore 
• usare nomignoli
• parlare troppo velocemente (l’ideale è usare tra le 125 e le 150 parole al minuto)
• usare frasi come “so che cosa pensa” o “se devo essere onesto” 
• distogliere lo sguardo e toccarsi il viso
• essere monotonici, cioè non modulare la voce.
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- I lavori più brutti...e quelli più belli
I più brutti:
Pensate che il vostro lavoro sia alienante, degradante e insoddisfacente? Date un’occhiata a questi prima di lamentarvi: sono solo alcuni dei Cento lavori orrendi (Einaudi) raccolti da Dan Kieran, esperto di occupazioni terribili.
• Manipolatore di maiali (colui che stimola l’animale affinché eiaculi)
• Pulitrice di sigmoidoscopio (strumento per esplorare le cavità anali)
• Sterminatore di roditori
• Allevatore di larve (foto)
• Controllore di piselli marci in fabbrica.
I più belli:
Secondo la ricerca del sito Oddee.com ecco i lavori più belli.
• Collaudatore di letti
• Collaudatore di parchi acquatici
• Guardiano di un’isola
• Collaudatore di videogiochi
• Tester di dolci e caramelle.

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