Barzoi (Levriero russo): un cane elegantissimo, dal portamento regale

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Barzoi (Levriero russo): un cane elegantissimo, dal portamento regale BEST5.IT 2016-12-08 00:10:04
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Un cane elegante, dignitoso, educato e mite, il Borzoi (Levriero russo) è una creatura affettuosa e calma. Basta osservare lo sviluppo fisico e psicologico di questo cane, guardarlo quando si trova in presenza di esseri umani o di suoi simili, per comprendere che appartiene di diritto all'aristocrazia canina.

Il Borzoi è un buon cane da compagnia, adatto alla vita in famiglia, in quanto si affeziona molto ai suoi membri, per la sua indole tranquilla e per l'assenza di aggressività, a dispetto del suo passato da "cacciatore di lupi". Si adatta bene anche alla vita in appartamento purché possa fare del moto quotidianamente, all'aria aperta. Per questo il Borzoi è adatto alle persone di tutte le età purché attive, abbastanza dinamiche da portarlo fuori.

FCI Standard N° 193 / 02.04.2001
LEVRIERO RUSSO (Borzoi)
ORIGINE: Russia
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 13.03.2001
UTILIZZAZIONE: Cane per la caccia a vista, la corsa e il coursing.
CLASSIFICAZIONE F.C.I. : Gruppo 10 Levrieri
Sezione 1 Levrieri a pelo lungo o frangiati
Senza prova di lavoro

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1. Origine

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Il Barzoi è tra quei Levrieri dei quali è difficile determinare con precisione le origini. Varie ipotesi circolano a proposito della selezione di questo cane potente e dal portamento aristocratico. La storia del Barzoi è comunque strettamente legata a quella della Russia. Nel Medioevo, gli abitanti di questo paese utilizzavano, per la caccia, un Levriero a pelo lungo e dalle orecchie pendenti, risultato di un probabile incrocio fra il Saluki, o Levriero persiano, e un cane da pastore autoctono. Questa razza ha verosimilmente avuto un'ulteriore evoluzione nel XVIII secolo, grazie a un apporto di sangue Greyhound. Tale è in ogni caso la tesi di Pietro Renai Della Rena, esposta nella sua opera "I levrieri". 

Secondo un'altra ipotesi, certamente anch'essa ammissibile, il Barzoi sarebbe stato selezionato nel XVI secolo: nel 1552, Ivan il Terribile conquistò Kazan, capitale dell'attuale Kazakistan, e deportò un certo numero di notabili tartari nelle regioni di Kostroma e Yaroslavl, sul Volga; là gli esiliati avrebbero incrociato i loro Levrieri d'Asia, in generale degli Sloughi, con il Laika, una razza di cani a pelo lungo, una varietà della quale era utilizzata per la caccia. Altri incroci avvennero in seguito, dato che ogni allevatore sceglieva e utilizzava la linea di sangue che riteneva migliore per ottenere il soggetto voluto: se si considera l'estensione della Russia, si può affermare che l'omogeneità della razza ottenuta già alla fine del XVIII secolo ha dello straordinario.

E' impossibile dimenticare che il Barzoi era in origine un temibile cacciatore; ma, come tutti i Levrieri deve sottomettersi a delle regole che costituiscono quella che è chiamata "caccia celtica". Gli scrittori di Arriano, console romano verso l'anno 150 d.C., sono ancora oggi una delle fonti di informazione più preziose in materia: questo alto funzionario romano ha, in effetti, consacrato una decina di capitoli ai Levrieri e a come i Celti cacciassero in loro compagnia. 

Sembra che questo popolo abbia introdotto in effetti il divertimento in materia di caccia; concezione completamente nuova perché, fino a quel momento, la caccia non aveva che una funzione di utilità. Secondo Arriano, i Celti a cavallo, battevano il terreno tenendo ognuno i propri Levrieri al guinzaglio e liberandoli quando una lepre veniva stanata; a partire da quel momento i cacciatori seguivano i Levrieri al galoppo per incoraggiarli: il vincitore era colui che catturava la lepre.

Osservando questa caccia sportiva, Arriano immagina le migliorie che si sarebbero potute apportare per renderla ancora più interessante, e non tarda a suggerire che, essendo la corsa dei Levrieri in se stessa appassionante, si sarebbe potuto rinunciare a sacrificare la lepre. Molto più tardi, Arriano ispirò il duca di Norfolk, quando questi intraprese, nel XVI secolo, l'opera di regolamentazione della caccia celtica, quella che oggi viene chiamata nei paesi anglosassoni "coursing".

2. Storia

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In ogni caso, già nel 1650, nella sua opera "Trattato della caccia in Russia", Pietro Mikhailovich Gubinin, distingueva 7 razze di cani usati normalmente nelle sue contrade, e fra queste un Levriero: egli dava di quest'ultimo una descrizione sufficientemente precisa per dissipare ogni ombra di dubbio: era un Barzoi. Questo Levriero utilizzato soprattutto per cacciare il lupo, secondo un'usanza verosimilmente mongola: dei segugi stanavano la preda e l'obbligavano a fuggire verso terreni aperti dove erano appostate delle mute di Barzoi. Grazie alla grande taglia, questi dominavano il lupo, afferrandolo per le orecchie e immobilizzandolo in attesa dei cavalieri. Uno dei cacciatori saltava allora a terra e cercava di far scivolare nelle bocca della bestia un bastone munito di cordicelle per fargli una museruola e così prenderlo vivo, secondo l'uso dell'epoca. 

In "Guerra e pace", Tolstoi, che praticò questo tipo di caccia verso la metà del XIX secolo, descrisse fedelmente questa prassi: leggendolo, si capisce come la caccia a inseguimento del lupo fosse riservata ai nobili o comunque a soggetti con notevoli disponibilità economiche; bisognava, in effetti, disporre di grandi spazi e di un numero notevole di Barzoi per ripartirli in diverse mute da collocare nei possibili punti di passaggio del lupo. Una volta cacciato il lupo, i Barzoi non lo dimenticavano più. Von Stephanitz, eminente allevatore tedesco e, soprattutto "padre" del Pastore Tedesco moderno, racconta che, in occasione di una esposizione canina a Strasburgo, dei Barzoi che avevano cacciato il lupo in Russia "si agitarono come pazzi" in presenza di alcuni esemplari di Pastore Tedesco, provando così che sentivano in questi ultimi l'odore del lupo o, in ogni caso, un apporto di sangue di questo predatore.

Nella Russia zarista esistevano canili dalle dimensioni impressionanti, il più grande dei quali era incontestabilmente quello del granduca Nicola Nicolaievich: contava, in effetti, 2 mute di Fox-Hound di 50 capi ciascuna, così come 50 Greyhound e 150 Barzoi. Il territorio sul quale questi nobili cacciavano era talmente vasto che dei treni speciali trasportavano sul luogo della battuta i cacciatori, i domestici, i cani e i cavalli. Contrariamente a ciò che si crede, i Barzoi degli zar, la cui bellezza era rinomata, non avevano tutti il mantello dello stesso colore né il medesimo tipo di pelo. Durante i secoli, diverse varietà di Barzoi sono convissute in Russia, tutte discendenti, ognuna con le proprie caratteristiche, da uno stesso ceppo, o comunque con origini comuni, da ricercare nello Sloughi, non certo lo Sloughi come lo conosciamo oggi, ma lo Sloughi preso in senso lato cone "Levriero d'Asia".

Si distinguevano così il Levriero a pelo duro, in cui la natura del pelo era dovuta sia ai rigori del clima, sia a un incrocio con il lupo; il Levriero a pelo lanoso, senza dubbio nato da un incrocio con un cane da pastore; il Levriero a pelo piatto e quello a pelo ondulato: è precisamente quest'ultima varietà che fu utilizzata per selezionare il Barzoi moderno. Per lunghi secoli, il Barzoi è rimasto confinato nel territorio russo. Alcuni rari esemplari lasciavano, a volte, il paese, generalmente a seguito dei loro nobili padroni, per essere ospitati presso l'aristocrazia del tempo: così, nel XI secolo, Enrico I, re di Francia, sposò la figlia di Jaroslav il Saggio, duca di Kiev, che donò per le nozze 3 cuccioli di Levriero, uno nero, uno grigio e uno fulvo. In tempi più recenti la regina Vittoria si vide offrire una coppia di Barzoi, ma il fatto non suscitò in lei che uno scarso interesse.

Il successo del Barzoi nella Russia zarista cominciò a declinare verso la metà del XIX secolo. All'affrancamento dei servi della gleba da parte dello zar Alessandro II, nel 1861, seguì la vendita di vaste proprietà; i signori si disinteressarono così della caccia e il numero delle mute diminuì drasticamente. Una sommossa contadina, nel 1871, avrebbe ridotto ulteriormente gli esemplari superstiti. E' senza dubbio per questa ragione che fu fondata nel 1873 la Società imperiale per la diffusione della vera caccia a inseguimento con il Barzoi e fu proprio in quell'occasione che fu elaborato uno standard che dava al Barzoi la denominazione ufficiale di "Levriero a pelo lungo di Russia".

A poco a poco il Barzoi è così riapparso nella sua terra d'origine e i primi esemplari furono introdotti nell'Europa occidentale solo alla fine del XIX secolo. Attualmente, in Russia, i Barzoi non cacciano più il lupo; si lancia, invece, all'inseguimento della volpe e del "russak", una lepre di grossa taglia. Il Barzoi classico lo troviamo soprattutto nel nord della Russia, mentre nel centro del paese si trova una varietà che è affine, più resistente, vera specialista nella caccia agli animali da pelliccia. 

3. Comportamento

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Basta osservare lo sviluppo fisico e psicologico di questo cane, guardarlo quando si trova in presenza di esseri umani o di suoi simili, per comprendere che appartiene di diritto all'aristocrazia canina. Gli si rimprovera, a volte, un portamento un po' sdegnoso, ma questo esterna, in effetti, un sentimento di ritegno di fronte a degli estranei, condotta del resto frequente nei Levrieri. Hanno scritto di lui: "Il Barzoi è molto intelligente; distaccato con gli estranei, riserva il suo affetto e il suo attaccamento al padrone, con il quale si comporta in modo a lui proprio: lo blandisce strofinandogli la testa sulle ginocchia o appoggiandogli il muso delicatamente sul collo, oppure spinge con il naso la mano o il braccio per far capire che vuole una carezza. E' un Levriero pulito e silenzioso, è molto fiero e prende degli atteggiamenti da gran signore che gli si addicono".

Chi dice aristocrazia dice in genere anche comfort, e il Barzoi non sfugge alla regola: ama la comoda tranquillità di una poltrona nella quale può passare delle lunghe ore con gli occhi semichiusi a non far niente. E'quest'immagine che troppo spesso ha di lui chi lo conosce male e lo taccia di essere fannullone; ma basta offrire al Barzoi uno spazio sufficientemente ampio per constatare che questo cane, alto circa 80 cm e con un peso che oscilla fra i 35 e i 45 kg, possiede un'energia sorprendente. Con i bambini il Barzoi si mostra relativamente paziente: non approfitta della sua statura, anzi fa attenzione a non urtarli o farli inciampare. Peraltro, non apprezza di essere trattato in malo modo e, anche se mostra raramente i denti, sa benissimo impressionare a chi gli sta intorno spalancando la bocca, cosa che di solito è più che sufficiente per dissuadere i potenziali nemici.  

Bisogna riconoscere che c'è una considerevole differenza di comportamento tra il Barzoi di una volta e i rappresentanti attuali della razza. Capace di atterrare un lupo, l'antico Barzoi non aveva niente del cane da salotto, e conveniva non fidarsi troppo in sua presenza. Da quando è diventato un animale da compagnia, questo cane ha guadagnato in dolcezza quello che ha perduto in fierezza; ma rischia di perdere l'energia di cui aveva bisogno per la caccia: in Europa come in America dove è vietata la caccia con i Levrieri, bisogna allora far svolgere al Barzoi un'attività simile a quella che esplicava in origine. Le corse dei Levrieri, permettono in particolare agli appassionati, di risolvere questo problema.

Se in Europa e in America il Barzoi non è più utilizzato come cane da caccia, si può, invece, affidargli la guardia di una proprietà privata: guardiano eccellente, questo cane può mostrarsi molto pericoloso nei confronti di qualsiasi estraneo che tenti di penetrarvi. Per questa ragione è consigliabile essere prudenti con questo animale fino a quando non si è stati presentati dal suo padrone. Ma, da questo punto di vista, il Barzoi non fa che comportarsi da Levriero: una saggia mistura di fierezza e diffidenza. 

4. Il primo Levriero

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Il Barzoi, come tutti i Levrieri, suscita generalmente curiosità: da dove viene questo cane così particolare? Bisogna ammettere che i Levrieri costituiscono ancora un enigma per i cinologi. Se si sa tutto sugli antenati delle razze più recenti, le più antiche conservano ancora  il loro segreto. E' il caso del Tesen, il Levriero d'Egitto, e dello Sloughi, il Levriero d'Asia, la cui linea di sangue ha condizionato l'esistenza della maggior parte delle razze di Levrieri riconosciute dalla Federazione Cinologica Internazionale.

Non conosceremo, dunque, realmente le razze attuali finché non sarà chiarito il mistero dell'origine dello Sloughi e del Tesem. Nel 1934, quando fu definito lo standard, il cinologo P. Hachet-Souplet ricordava che lo Sloughi presentava ancora nel XX secolo la tipologia originaria. Tenendo conto del fatto che il lupo è uno degli antenati dello Sloughi, Hachet-Souplet riteneva che l'affinarsi delle forme primitive era dovuto alle variazioni climatiche che, avendo come conseguenza la diminuzione del numero delle prede, imponevano al carnivoro un percorso di caccia più difficoltoso e quindi un dimagrimento generale e un allungamento degli arti.

Da parte sua un veterinario, il dottor Dechambre, difende l'ipotesi dell'origine selvaggia del Levriero: egli faceva notare, nel 1971, che l'estrema variabilità dei Canidi, ben anteriore all'addomesticamento, ha dato luogo a ceppi selvatici di cui i cani "paria" sono i discendenti diretti; e i Levrieri sarebbero nati da questi cani "paria". Questi ultimi, ignorati dai cinofili, esistono da tempi immemorabili: molto numerosi nei secoli passati in Asia, in Africa orientale e su tutte le coste mediterranee, si possono trovare al giorno d'oggi solo intorno ad alcuni agglomerati urbani del Terzo Mondo. Questi cani, dal mantello spesso giallastro, vivevano in assoluta libertà, ma sempre vicino a insediamenti umani; sono stati a lungo tollerati perché, in molte regioni, annunciavano con i loro ululati l'arrivo di intrusi e, la notte, nutrendosi con gli scarti e le immondizie, svolgevano il ruolo di spazzini.

Dechambre, ritiene in particolare, che gli Egiziani abbiano trovato il Tesem, il loro levriero allo stato selvaggio, sotto forma di un paria adattato alle condizioni di vita delle regioni desertiche. Quando allo Sloughi, Dechambre riconosce che fu addomesticato ben prima del Tesem, ma il luogo di questo primo addomesticamento è ancora totalmente sconosciuto (restando inteso che il nome "Sloughi" designa qui il Levriero d'Asia in senso lato, e non specificamente la razza attuale diffusa in Africa del Nord e che, comunque, discende da questo direttamente).

In ogni caso, sono certamente nate nella steppa la maggior parte delle razze di Levrieri derivate dallo Sloughi, intendendo qui con il termine di steppa una regione morfologicamente dal rilievo poco accentuato, dai climi diversi e piuttosto aperta, tanto da permettere l'inseguimento a vista delle prede veloci. Durante i millenni i popoli delle steppe hanno conservato nei loro Levrieri il tipo originario dello Sloughi. Poi, per diverse ragioni, questi cani sono stati introdotti in habitat geografici differenti, e gli allevatori hanno selezionato razze che si confacevano maggiormente a queste nuove condizioni di vita. 

5. Lo standard del Barzoi

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ASPETTO GENERALE
Cane dall’aspetto aristocratico, di grande taglia, di costituzione sottile e nello stesso tempo robusta, di struttura molto leggermente allungata. Le femmine sono generalmente più lunghe dei maschi. Struttura ossea forte ma non massiccia. Le ossa sono piuttosto piatte. Muscoli sottili, ben sviluppati, specialmente sulle cosce, ma non sporgenti in modo evidente. L’armonia delle forme e il movimento sono di primaria importanza.

PROPORZIONI IMPORTANTI:

  • nei maschi l’altezza al garrese è uguale o appena superiore a quella dalla sommità della groppa al suolo 
  • nelle femmine queste due altezze sono uguali 
  • l’altezza al garrese deve essere leggermente inferiore alla lunghezza del corpo
  • l’altezza del torace è uguale alla metà circa dell’altezza al garrese
  • la lunghezza del muso, dallo stop alla punta del tartufo, è uguale o leggermente superiore a quella del cranio, dall’occipite allo stop.

COMPORTAMENTO- CARATTERE
Normalmente il Borzoi ha un carattere quieto ed equilibrato. Alla vista della selvaggina si eccita all’improvviso. Ha una vista acuta, capace di vedere molto lontano. Ha reazioni impetuose.

TESTA 
Secca, lunga, stretta, aristocratica. Viste di profilo le linee del cranio e del muso formano una lunga linea leggermente convessa dato che la linea della cresta sagittale è diritta o leggermente obliqua verso la protuberanza occipitale ben marcata. La testa è così elegante e scarna che le vene principali si intravedono attraverso la pelle 
REGIONE DEL CRANIO
Cranio visto da sopra, stretto, allungato in forma ovale. Visto di profilo, quasi piatto. Stop pochissimo marcato
REGIONE DEL MUSO
Tartufo largo, mobile, considerevolmente sporgente rispetto alla mascella inferiore. 
Muso lungo, ben pieno in tutta la sua lunghezza, arcuato presso il tartufo. La lunghezza del muso, dallo stop alla punta del tartufo è uguale o leggermente superiore a quella del cranio, dall’occipite allo stop.
Labbra fini e secche, ben aderenti alla mascella. Le rime palpebrali, le labbra e il tartufo sono neri qualunque sia il colore del mantello.
Mascelle/Denti denti bianchi, forti . Chiusura a forbice o a tenaglia
Occhi grandi, espressivi, nocciola scuro o bruno scuro; un po’ a fior di testa, a mandorla, posizionati obliquamente, ma non alla cinese.
Orecchi piccoli, morbidi, mobili, attaccati al di sopra della linea dell’occhio e all’indietro, quasi verso la nuca, le estremità degli orecchi situate l’una vicino all’altra o dirette verso il basso lungo il collo al quale aderiscono strettamente. Quando il cane è in attenzione gli orecchi sono portati più alti e sui lati o verso l’avanti – talvolta uno o tutti e due gli orecchi sono drizzati come gli orecchi del cavallo.

COLLO lungo, secco, appiattito lateralmente, muscoloso, leggermente arcuato, portato abbastanza basso.

CORPO
Garrese non marcato 
Dorso largo, muscoloso, elastico, forma con il rene e la groppa un arco che è più pronunciato nei maschi. Il punto più alto dell’arco sta nella regione della 1ª o 2ª vertebra lombare 
Rene lungo, prominente, muscoloso, moderatamente largo. 
Groppa lunga, larga, leggermente inclinata. La larghezza della groppa, misurata tra le due punte iliache, non deve essere meno di 8 cm. 
Torace di sezione ovale, non stretto né però più largo della groppa, profondo, ben sviluppato in lunghezza, spazioso, scende almeno fino ai gomiti. Poiché la regione delle scapole è più piatta, il torace diventa gradualmente più ampio verso le false costole, che sono corte; visto di profilo, discendendo cambia. Le costole sono lunghe, leggermente prominenti. Il petto è leggermente sporgente rispetto all’articolazione scapolo-omerale. 
Ventre ben rilevato. La linea inferiore risale bruscamente verso il ventre

CODA 
A forma di falce o sciabola, attaccata bassa, sottile, lunga. Passata fra gli arti posteriori deve raggiungere la punta del bacino (cresta iliaca); è fornita di abbondante pennacchio. Quando il cane è in riposo, cade verso il basso; in
azione è rialzata, ma senza oltrepassare il livello del dorso.

ARTI 
ANTERIORI secchi e muscolosi, visti di fronte perfettamente diritti e paralleli. L’altezza degli arti anteriori dal gomito al suolo è uguale o leggermente superiore alla metà dell’altezza al garrese.
Spalle: Scapole lunghe e oblique
Braccio: moderatamente obliquo; la sua lunghezza è appena superiore alla lunghezza della scapola. Angolo dell’articolazione scapolo-omerale ben marcato
Gomiti: Paralleli al piano mediano del corpo.
Avambraccio: secco, lungo, di sezione ovale; visto dal davanti, stretto; visto di profilo largo 
Metacarpo leggermente obliquo rispetto al terreno.
POSTERIORI visti da dietro: diritti , paralleli, posizionati leggermente più distanziati degli anteriori. Quando il cane è in stazione, la linea verticale che scende dalla tuberosità ischiatica (punta della natica), deve passare davanti al centro del garretto e dei metatarsi
Coscia: molto muscolosa, lunga, obliqua
Gambe: lunghe, muscolose, oblique. Le articolazioni femoro-tibiale e tibio-tarsica ben sviluppate, larghe e secche; gli angoli devono essere ben marcati.
Metatarso non lungo, posizionato quasi verticalmente
Tutte le articolazioni devono essere ben angolate.

PIEDI asciutti, stretti, d’un ovale allungato (piede di lepre). Dita ben serrate, arcuate; unghie lunghe e forti che toccano il suolo

ANDATURA 
Quando non caccia, l’andatura tipica del Borzoi è il trotto allungato, senza apparente sforzo, molto elastico e con elevazione; quando caccia, il galoppo nell’inseguimento è estremamente veloce, con balzi di grande lunghezza.

PELLE morbida ed elastica.

MANTELLO
PELO 

Serico, soffice e morbido, ondulato o che forma corti riccioli. Sulla testa, gli orecchi e gli arti, il pelo è satinato (serico ma più pesante), corto, ben adagiato. Sul corpo, il pelo è abbastanza lungo e ondulato; sulla regione della scapola e della groppa forma dei riccioli più fini ; sulle costole e le cosce il pelo è più corto; il pelo che forma le frange, le culottes e il pennacchio della coda è più lungo
COLORE tutte le combinazioni di i colori, tranne qualsiasi combinazione che comporti il blu, il marrone (cioccolato) e tutti i derivati di questi colori. Tutti i colori sopra citati possono essere uniformi o pezzati. Le frange, le culottes, il pennacchio della coda sono considerevolmente più chiari del colore di fondo. Per i colori carbonati la maschera nera è tipica

TAGLIA
Altezza desiderabile al garrese. Maschi 75 – 85 cm
Femmine: 68 – 78 cm
Nei maschi, l’altezza al garrese è uguale o appena superiore all’altezza alla groppa. 
Nelle femmine, questa altezze sono uguali.
I soggetti che superano la taglia massima sono ammessi a condizione che la morfologia tipica sia salvaguardata.

DIFETTI: qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerata come difetto e la severità con cui verrà penalizzato deve essere proporzionata alla sua gravità.
Aspetto generale:

  • Costruzione leggera o massiccia
  • Aspetto raccolto o alto sugli arti
  • Ossatura leggera
  • Muscolatura insufficientemente sviluppata

Testa 

  • Stop brusco
  • Profilo nettamente cuneiforme della testa, dovuto all’altezza esagerata del cranio 
  • Fronte larga
  • Arcate zigomatiche sviluppate
  • Muso corto. Canna nasale troppo stretta 
  • Arcate sopraccigliari salienti

Denti 

  • piccoli, consumati in modo anomalo - Mancanza di un PM2 (la mancanza di PM1 o di M3 non è presa in considerazione)

Occhi 

  • Piccoli, rotondi, nocciola chiaro – Occhi alla cinese (apertura palpebrale troppo stretta) 
  • Terza palpebra troppo sviluppata

Orecchi 

  • Piazzati bassi, non attaccati all’indietro

Collo 

  • corto, portato alto

Corpo 

  • Dorso: stretto, con un’ incavatura nella regione dell’11ª vertebra.  Troppo arcuato
  • Rene: corto, diritto, stretto
  • Groppa:stretta, corta, a leggio
  • Petto: stretto, piatto, non profondo; la linea dello sterno molto più  alta del livello dei gomiti
  • Ventre: solo leggermente retratto

Coda 

  • attaccata alta o troppo bassa, portata alta; estremità della coda a forma d’anello, ricadente di lato, frange poco sviluppate; coda corta

Arti Anteriori

  • angolo scapolo-omerale troppo aperto
  • gomiti in fuori o in dentro
  • avambraccio leggermente torto
  • metacarpi troppo corti, troppo obliqui o troppo diritti
  • piedi leggermente vaccini o cagnoli

Arti Posteriori 

  • troppo angolati o con angolazioni troppo diritte
  • Garretti troppo chiusi o troppo aperti
  • piedi posteriori cagnoli

Piedi 

  • tendenza ad essere un po’ troppo larghi, leggermente rotondi, carnosi (grossi) o piatti; dita divaricate

Pelle 

  • insufficientemente morbida

Pelo 

  • opaco, arruffato; frange, culottes, pennacchio della coda poco sviluppati; pelo diritto; riccioli fini su tutto il corpo.

Colore 

  • moschettature della stessa tonalità del colore di base.

DIFETTI GRAVI
Aspetto generale:

  • Costituzione molle, costituzione grossolana
  • Tronco corto
  • Ossatura pesante, grossolana 
  • Ossa rotonde

 Testa

  • Tessuti molli. 
  • Muso tronco
  • Denti: mancanza di un PM3, di un PM4 (mascella inferiore), di un M1 (mascella superiore), di un M2.
  • Occhi: infossati, gialli
  • Orecchi: spessi, grossolani, con le estremità arrotondate

Collo 

  • Con giogaia o pelle lassa a livello della gola, collo a sezione rotonda

Corpo

  • Dorso: insellato, dorso troppo diritto nei maschi
  • Groppa: molto stretta, molto corta, eccessivamente a leggio
  • Torace: incavato nella sua parte anteriore, a botte
  • Ventre: pendulo.
  • Coda grossolana , in azione ricadente verso il basso

Anteriori

  • Importante deviazione dai punti descritti; arrembatura
  • Avambraccio: di sezione rotonda

Posteriori 

  • Deviazioni importanti dai punti descritti

Piedi:

  • Larghi, rotondi, “da gatto”, piatti; dita divaricate

Pelle 

  • Rilasciata 

Mantello

  • Pelo: rigido, ruvido
  • Colore: punteggiature di tonalità diversa di quella del colore di base

DIFETTI ELIMINATORI
Comportamento – carattere

  • Aggressività verso la gente

Denti:

  • Enognatismo o prognatismo
  • Mascelle incrociate
  • Mancanza di un incisivo, un canino, un PM4 (mascella superiore) o un M1 (mascella inferiore), mancanza di più di 4 denti ( di quattro denti qualsiasi)
  • Posizione difettose di uno o ambedue canini della mascella inferiore che, quando la bocca è chiusa, possono danneggiare le gengive superiori o il palato.

Occhi:  

  • Occhi gazzuoli

Coda:

  • Coda a cavatappi, coda rotta (vertebre saldate), tagliata, anche parzialmente
  • Presenza di speroni

Colore:

  • Marrone (cioccolato), Blu

 N.B. I maschi devono avere due testicoli apparentemente normali, completamente discesi nello scroto.



Note

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  • Alberta Sutera

    Articolo stupendo! Ho due Borzoi (maschio e femmina), per vedere lo standard mi è stato molto utile!!!
    Posso affermare che in linea di massima i miei esemplari sono molto ben riusciti :) specialmente il maschio :D!!!

    • Grazie Alberta per il tuo commento! Sono veramente sei cani fantastici. 😉

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