Bradipo, l’animale più lento della terra

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Bradipo, l’animale più lento della terra BEST5.IT 2016-12-04 16:22:59
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Vive su un albero e quando si muove… percorre 250 metri in un’ora! È il lentissimo bradipo.

Apparentemente il bradipo è pigro e indolente, e il suo nome deriva dal greco βραδύς, lento, e πούς, piede, quindi “piede lento”.

In realtà, Madre Natura lo ha creato così per farlo adattare al suo habitat, la foresta pluviale dell’America Centrale e Meridionale, dall’Honduras fino al Brasile.

La sua vita, qui, scorre pacifica: sta appeso tutto il giorno agli alberi con i potenti unghioni e la sua espressione tranquilla e bonaria stampata sul muso. 

Scopriamolo insieme.

Nome comune: BRADIPO VARIEGATO
Nome scientifico: Bradypus variegatus
Famiglia: Bradipodidi (Bradypodidae)
Ordine: Sdentati (Edentata)
Classe: Mammiferi (Mammalia)

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1. Parenti “strani”, antenati giganti e un “riposino” di... 19 ore

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I bradipi sono imparentati con formichieri e armadilli.

Fanno tutti parte del superordine degli Sdentati perché hanno una dentatura ridotta o assente, come nel caso dei formichieri.

I bradipi hanno più cose in comune con questi ultimi, con cui condividono anche l’areale, e insieme costituiscono l’ordine dei Pelosi, mentre gli armadilli, con la loro caratteristica struttura snodata, fanno gruppo a sé (Cingolati).

Anche i formichieri, come i cugini bradipi, sono muniti di potenti artigli, usati soprattutto per distruggere i formicai e raggiungerne le inquiline.

Un tempo, fino a circa 10 mila anni fa, esisteva un genere di bradipi giganti, i megateri, che raggiungevano i 6 m di lunghezza e le 3-4 tonnellate di peso.

Il genere comprendeva diverse specie, tutte terricole, caratterizzate da una folta pelliccia e una robusta coda, che serviva da appoggio quando si sedevano per mangiare le foglie.

Data la mole, il megaterio non aveva nemici naturali e, comunque, usava i lunghi artigli per difendersi.

A rendere così lenti questi animali sono il loro metabolismo molto singolare, più lento della maggior parte dei mammiferi, e la dieta esclusivamente vegetariana, con un basso contenuto di grassi e proteine, che fornisce poca energia.

Perciò i bradipi hanno uno stile di vita “al risparmio”: dormono anche 19 ore al giorno e, pur avendo un territorio di circa 7 ettari ciascuno, passano anche anni sullo stesso albero, spostandosi su quello successivo, senza scendere a terra, solo quando esauriscono il cibo.

I bradipi si trovano spesso sulle piante del genere Cecropia, con foglie particolarmente proteiche (molto comuni in Brasile), ma non disdegnano altre grandi piante della foresta.

2. Un tipo solitario e digestione lunga un mese

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I bradipi afferrano foglie, germogli, boccioli, fiori e ramoscelli con i loro artigli e li strappano con le labbra callose.

Poi li trettengono a lungo in bocca, masticandoli con i pochi denti (non a caso fanno parte dell’ordine degli Sdentati) a crescita continua, costantemente consumati dall’incessante triturare.

Quando il cibo passa allo stomaco, che è diviso in due parti, viene lentamente scomposto dall’azione di alcuni batteri e la digestione può durare anche un mese: infatti, il “bolo” presente nell’apparato digerente rappresenta una parte considerevole del peso totale dell’animale.

Non bevono mai, ma leccano la rugiada dalle foglie o ricavano acqua dalla frutta che consumano. Inoltre ottengono un piccolo apporto d’energia ingerendo, mentre si puliscono il pelo, parte delle alghe e degli insetti (acari, zecche, coleotteri e falene) che crescono e vivono nella folta e ispida pelliccia.

I bradipi hanno una temperatura corporea bassa, intorno ai 30 °C, e non riescono a mantenerla costante: pertanto possono vivere solo in climi caldi e ogni mattina, con la dovuta calma, si arrampicano sulle cime più alte degli alberi, negli strati superiori della foresta, per captare più sole (e calore).

I bradipi sono animali timidi e solitari; incontrano i loro simili solo quando scendono dagli alberi a defecare. Pur essendo territoriali, non si curano molto di eventuali intrusioni, un evento comunque raro.

I cuccioli seguono le preferenze alimentari della madre e si “affezionano”ai propri alberi proprio per evitare la competizione tra più individui nella stessa zona. Durante le escursioni a terra, i maschi hanno l’occasione di incontrare le femmine e saggiare la loro eventuale disponibilità ad accoppiarsi.

La femmina, da sola, partorisce appesa tra gli alberi il suo unico piccolo dopo circa 6 mesi di gestazione e si occupa amorevolmente di lui finché non è in grado di alimentarsi da solo (a 6-9 mesi di età). A questo punto la mamma cede al figlio parte del suo territorio e si sposta sugli alberi vicini.

3. Toilette condivise e due o tre unghioni?

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Il rapporto dei bradipi con le falene (della specie Cryptoses choloepi) e con le alghe verdi (soprattutto Trichophilus welckeri) è un mutualismo simbiotico.

Gli organismi in gioco ottengono un beneficio dallo stare insieme. Tutto comincia dalla“toilette”.

Una volta alla settimana, infatti, i bradipi scendono a terra, non senza fatica (consumano l’8% della loro energia), e soprattutto mettendosi in pericolo, per recarsi in un luogo ben preciso dove tutti gli individui della zona espletano i loro bisogni, una sorta di bagno comune.

Qui, tra la terra e gli escrementi, le falene che vivono nel pelo di questi mammiferi depositano le loro uova: al sicuro e al caldo le larve si sviluppano e crescono finché non sono in grado di tornare all’origine, cioè di volare tra gli alberi alla ricerca di bradipi da“colonizzare”.

All’interno della pelliccia le falene liberano azoto inorganico, elemento fondamentale per la crescita delle alghe verdi.

E a loro volta le alghe portano vantaggi al bradipo: essendo infatti ricche di grassi e facilmente digeribili, costituiscono un ottimo integratore nella dieta dell’animale, mentre il loro colore verde contribuisce a renderlo più mimetico nella foresta.

Questa abitudine di recarsi al bagno pubblico non è, però, tipica di tutte le specie di bradipi.

I bradipi didattili (Choloepus didactylus e C. hoffmanni), infatti, che sono notturni, più agili e più grandi di circa il 25% (4-9 kg controi 2-4 kg dei tridattili) e, come dice il nome, con due soli unghioni per ciascuna zampa anteriore, restano sugli alberi anche per i loro bisogni, facendoli cadere dall’alto.

Per contro, però, i ricercatori hanno visto che la quantità di falene nel pelo e di alghe nello stomaco è nettamente inferiore. I didattili ottengono l’apporto extra di energia integrando il menù vegetariano con qualche insetto e piccoli roditori.

Didattili e tridattili condividono lo stesso territorio e sono minacciati dai medesimi pericoli, sebbene uno dei quattro tridattili, il bradipo dal cappuccio (Bradypus torquatus), sia considerato una delle 100 specie più a rischio di estinzione.

Anche il bradipo pigmeo (B. pygmaeus), scoperto solo nel 2001 sull’isola panamense di Escudo de Veragua, è raro, ma a causa del suo piccolo areale di distribuzione; le altre due specie, B. tridactylus (tridattilo) e B. variegatus (variegato) sono più comuni.

4. Una vita appesi

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Tutti i bradipi sono perfettamente adattati alla vita arboricola e grazie alle lunghe braccia e soprattutto ai forti artigli hanno una presa solida che consente loro di trascorrere tutta la loro vita“per aria”, appesi col dorso rivolto verso terra.

Stanno così per la maggior parte del tempo, tanto che il loro pelo è diretto dalla pancia verso la schiena, cosicché quando piove l’acqua scorre via.

Inoltre, per avere una maggiore libertà di movimento della testa, i bradipi tridattili sono dotati di una o due vertebre cervicali in più rispetto alle 7 dei mammiferi (giraffa compresa).

Secondo gli scienziati, questa caratteristica è una sorta di mutazione evolutiva che ha portato alcune vertebre toraciche a entrare a far parte del collo senza avere, come accade per altri animali, effetti dannosi.

Ma se sugli alberi sono agili, a terra questi animali sono goffi e lentissimi: si trascinano al suolo a una velocità di circa 67 mm al secondo, cioè meno di 250 metri all’ora e, anche a causa di vista e udito scarsi, diventano facili prede. In acqua, invece, nuotano agilmente.

La vita tipicamente solitaria del bradipo rende gli incontri fra esemplari molto scarsi. Nonostante il periodo fertile duri tutto l'anno la riproduzione avviene solitamente fra i mesi di marzo e aprile.

L'accoppiamento ha luogo a terra e, successivamente, i maschi non svolgono alcun ruolo nella crescita dei piccoli. A sei mesi circa dalla nascita, la madre lascia l'albero al piccolo, il quale eredita la sua parte di territorio che, se maschio, non abbandonerà più per il resto della vita.

La maturità sessuale sopraggiunge fra il terzo e il quarto anno di età.

5. I nemici

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I predatori naturali del bradipo sono animali in grado di raggiungerlo sugli alberi oppure capaci di sorprenderlo nelle passeggiate a terra.

Tra questi c’è l’aquila arpia (nella foto), il più grande rapace delle Americhe, in grado di sollevare prede pari a 5 volte il suo peso.

Anche i grandi serpenti come l’anaconda rappresentano una minaccia, oppure felini come il giaguaro e l’ocelot, contro i quali al bradipo non resta che tentare di difendersi con gli unghioni.

Grazie alla sua andatura lenta e alle alghe presenti nel suo pelo, la miglior arma di difesa del bradipo resta, comunque, la mimetizzazione anche se, quando la minaccia è l’uomo, serve a ben poco.

La vita del bradipo è strettamente legata alla sopravvivenza della foresta pluviale: per questo la deforestazione e i cambiamenti climatici restano le principali minacce.

Quando nella foresta arrivano camion, ruspe e motoseghe gli altri animali scappano, il bradipo no: lui rimane lì abbracciato al suo albero, intimorito ma incapace di spostarsi.

E se per caso uno di loro finisce a terra il rischio è che venga investito o schiacciato da veicoli.

Anche se il tasso di deforestazione è progressivamente diminuito a partire dal 2004, la superficie forestale continua a ridursi drasticamente: la distruzione della foresta pluviale brasiliana, principale areale del bradipo, rappresenta da sola circa il 14% di quella mondiale.

Le cause principali sono l’utilizzo del territorio per gli allevamenti di bestiame, la richiesta di legname pregiato e la realizzazione di nuove coltivazioni.

Lo scorso anno, comunque, la ex presidente brasiliana Dilma Rousseff ha dichiarato di aver ridotto la deforestazione in Amazzonia dell’82% e di volersi impegnare, nei prossimi 15 anni, a combattere la deforestazione illegale e a rimboschire le aree degradate.



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