Cervicale, mal di schiena, reumatismi e osteoporosi: la lettura psicosomatica

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Cervicale, mal di schiena, reumatismi e osteoporosi: la lettura psicosomatica BEST5.IT 2018-08-17 03:04:10
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Quante volte abbiamo affrontato un disturbo osteoarticolare senza davvero interrogarci su una delle possibili cause nascoste?

La mente influisce tantissimo per quanto riguarda il logorio dello scheletro, e anche nella comparsa di infiammazioni.

La difficoltà è individuare il fattore mentale scatenante, perché spesso i sintomi compaiono molto prima dell’atteggiamento emotivo che li origina.

Oggi analizzeremo i modi d’essere che espongono la sfera osteoarticolare a artrosi, artriti e ad altre patologie “quotidiane”, individueremo le soluzioni che ci aiutano a proteggerci e le mosse vincenti per intervenire in base ai sintomi delle affezioni e al nostro stile di vita.

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1. Le ossa

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Anima: tra le accezioni con cui usiamo questo termine ce n’è una concreta ma non per questo simbolicamente muta.

Con essa si intende il sostegno rigido interno, fatto spesso di metallo, che conferisce forma, robustezza e mobilità a un oggetto che di suo non ne avrebbe.

Ecco, l’anima del nostro corpo sono le ossa, la struttura più sottovalutata e meno conosciuta, quella che a torto si ritiene immune dalle somatizzazioni, perché l’osso è simile alla pietra, all’organismo inanimato.

Invece non è così, ossa e muscoli, strettamente connessi, rappresentano l’essenza, la struttura portante del corpo, come i muri e le fondamenta lo sono di una casa.

Il nostro aspetto, tutto ciò che attraverso la postura esprimiamo, ogni gesto, ogni cosa che riusciamo a portare a termine e a costruire, il segno che lasciamo nel mondo, è possibile solo grazie al sistema osteoarticolare, che non ha solo una funzione meccanica e strumentale ma una dimensione psicologica fondante, essenziale.

Le ossa sono ciò che di più vicino esiste al carattere.

  • RITROVARE UNA PRIMA ELASTICITÀ EVITANDO IL TROPPO “CONTROLLO“
    Volontà, difesa, determinazione, comunicazione, espressione di se stessi, autonomia, creatività, non possono prescindere dalla possibilità di agire, muoverci.
    Ossa e muscoli sono il tramite della nostra volontà, ciò che la concretizza, rappresentano non solo la volontà cosciente, gli obiettivi che ci poniamo, ma anche la volontà inconscia che ci dirige e ci condiziona in ogni istante.
    Quando ossa e muscoli manifestano disagio, o sviluppano una patologia, bisogna andare oltre le spiegazioni superficiali, meccaniche e guardare nel profondo, “all’osso” come si suole dire e chiedersi: sono solido, sono elastico?
    Riesco ad armonizzare o ad alternare fluidamente lavoro e riposo, regole e libertà, controllo e cedevolezza, dovere e piacere, stasi e movimento?
    Ossa e muscoli sono professionisti in questo, quando si bloccano, diventano fragili, si irrigidiscono e perdono di elasticità vuol dire che nella nostra vita dominano l’attrito, le posizioni di forza, i bracci di ferro.
    Un meccanismo ben oliato si è inceppato, perché qualcosa di estraneo lo ostacola.
    A questo punto l’atteggiamento giusto è non intestardirsi nella ricerca dei fattori scatenanti, ma cercare di ritrovare una flessibilità nella vita quotidiana che ci impediamo a favore di una volontà di controllo eccessiva.
    Lasciar andare, cedere, viverci per ciò che ci accade senza dover intervenire ogni volta. Così anche lo scheletro ritroverà una prima elasticità.
  • L’ALTRO “SGUARDO”
    La spinta ad agire si scontra con le inibizioni: così vai in attrito
    Tutti i nodi vengono al pettine e più sono profondi e più è facile che a soffrire siano ossa e muscoli.
    Le ossa incarnano la parte più responsabile e adulta del corpo, sostengono pesi, ci fanno andare avanti, stare in piedi, ci consentono di agire e difenderci.
    I muscoli coniugano invece una coppia di opposti universale che deve essere in armonia perché possiamo avanzare ossia evolvere e maturare: passività e attività, stasi e movimento, relax e tensione.
    Sono forze opposte che devono necessariamente intendersi altrimenti subentra il blocco. Esattamente quel che succede nella patologia.
    Muscoli contratti cronicamente indicano un’attitudine alla tensione e una difesa da minacce soprattutto interne.
    Ossa fragili, articolazioni infiammate, dolenti, sono l’espressione somatica, lampante, di un blocco interiore dovuto all’attrito tra spinte ad agire e freni inibitori, desideri e paure, libertà e costrizioni.
    Il malessere espresso da muscoli, ossa e articolazioni riguarda sempre il nostro carattere o meglio la nostra impossibilità di esprimerlo.

 

2. La cervicale

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Ne soffrono giovani e meno giovani, donne e uomini, di condizioni sociali e professione diverse.

Il dolore e il corteo di sintomi spesso sfumati e non riconosciuti, sono dovuti a una contrattura cronica dei muscoli del tratto cervicale della colonna vertebrale che determina alla lunga infiammazione e usura delle cartilagini.

I muscoli rispondono a stimoli subliminali, registrano segnali di sicurezza e pericolo obbedendo a uno schema riflesso innato.

Basta osservare un neonato per rendersi conto di come, pur senza la mediazione del pensiero, qualunque stimolo negativo (fame, freddo, paura, dolore) irrigidisca i muscoli mentre qualsiasi stimolo positivo (cibo, calore, carezze, parole) li distende. Contrazione è uguale a tensione, rilassatezza ad appagamento.

Ecco perché i muscoli sono i primi a scattare: quando è il tratto cervicale a essere cronicamente contratto vuol dire che viviamo nell’insicurezza, nel timore, nella sfiducia, ma anche sotto sforzo per mantenerci vigili, attenti, concentrati per evitare di vagare con la mente.

Quando il nostro approccio con la realtà è di chiusura difensiva il collo “si corazza” rendendoci rigidi, impacciati, simili ad automi.

  • UNA FLUIDITÀ’ A CUI RINUNCIAMO
    Il collo dolente e bloccato, l’infiammazione cronica o l’artrosi sono il risultato di una postura innaturale di tensione, di uno stato di allerta, di attacco e di difesa perenne.
    Un controllo che sfianca. Perché è proprio il collo a soffrire?
    Basta analizzarne le funzioni per cogliere i veri punti dolenti. Il collo dà mobilità alla testa, ci consente di “guardarci intorno”, di “tenere la testa sulle spalle”, di “andare a testa alta”.
    Un collo mobile indica ricettività, sicurezza in se stessi e fiducia nell’ambiente, attenzione mobile, pensiero fluido e dinamico.
    Un collo rigido ci costringe a una visione simile a quella che avremmo con i paraocchi o se fossimo legati a una catena.
    La posizione di chi non ha scelta, costretto all’immobilità, asservito a obiettivi e compiti imposti.
  • CAPOGIRI E TESTA VUOTA SONO I SEGNALI INCONFUTABILI
    Perdiamo di vista noi stessi perché non riusciamo a cambiare sguardo.
    L’attacco di cervicalgia è spesso accompagnato da una sensazione di sbandamento, di mancanza di equilibrio, da svagatezza ossia difficoltà a concentrarsi su pensieri e compiti.
    Quando i sintomi dominanti sono questi, è segno che siamo stati troppo rigidi, ligi, inibiti e adesso abbiamo bisogno di guardare in altre direzioni, anche a costo di sbandare.
    La testa vuota fa piazza pulita dei pensieri parassiti che succhiano energie, creatività, ispirazione, ascolto interiore.
    Il passo vincente è riuscire a smetterla di cercare a tutti i costi un obiettivo, un ruolo, un posto nel mondo che fa felici prima gli altri di noi stessi: scalare una marcia, spesso, significa ritrovarsi e rigenerare interiorità e cervicale.
  • PERCHE’ TI ESPONI AL DISTURBO
    Metti da parte un’apertura al mondo che sa “nutrirti” .
    La sindrome cervicale si manifesta anche con sintomi apparentemente estranei.
    Mani che si addormentano, formicolio al viso, ronzio all’orecchio, debolezza agli arti superiori, spossatezza, disturbi della vista, derivano dalla compressione dei nervi.
    Le parestesie (sensazioni strane e formicolio) indicano una sensibilità ferita, “compressa”, schiacciata dalla corazza difensiva (i muscoli rigidi). In particolare il formicolio e il torpore alle mani ben descrivono il sacrificio e la mutilazione del potere creativo: tu non devi agire, non devi creare, non devi sentire.

 

3. Il mal di schiena

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Sigmund Freud chiamava disagio della civiltà quell’insieme di limitazioni degli istinti, anche di quelli salutari, necessario per adeguarsi a un sistema culturale, per potere convivere con gli altri, venire accettati.

Questo adeguamento ha un prezzo che spesso paga il corpo e in particolare la colonna vertebrale.

Il mal di schiena, che nella maggior parte dei casi deriva dalla contrazione anomala di muscoli dei diversi tratti della colonna, in particolare lombosacrale e dorsale, altro non è che l’espressione di questa forma di contenimento, di controllo, di costrizione a norme e regole che alla fine diviene una corazza caratteriale, come la definiva lo psicanalista Alexander Lowen, perché diventa così radicata dentro di noi da forgiare anche il carattere ed è a sua volta condizionata da paure, ferite, traumi che abbiamo subito nell’infanzia.

Il mal di schiena, disturbo trasversale per età e sesso, è sintomo di un disagio profondo, di una disarmonia nel modo di vivere gli impegni, le limitazioni, i doveri, le responsabilità. è il “mal dell’adulto” che si costringe in nome dell’adattamento a richieste e aspettative che lo piegano, lo deformano, lo costringono a posizioni innaturali.

Il tratto della colonna che soffre è significativo, perché a ciascuno di essi si associano dinamiche differenti.

  • UN “LUOGO” DEL PIACERE CHE RINNEGHIAMO A NOI STESSI
    Basta un gesto maldestro, anche normale, per ritrovarsi piegati in due tratti da un dolore “a barra” che colpisce il tratto lombare, bloccandolo e impedendo qualunque movimento.
    Il riposo a quel punto non è neppure una scelta ma un obbligo privo peraltro di piacere.
    L’attacco acuto di lombalgia spesso è l’unico modo per frenare una sequenza di gesti vuoti di significato, da catena di montaggio, che ormai hanno perso di significato, piacere e soprattutto potere generativo.
    I muscoli bloccati sono i lombi, luogo del piacere e della generatività in senso lato e simboleggiano la dolorosa sterilità del nostro agire, senza godimento né frutto. Come se ci censurassimo continuamente.
  • DORSALGIA: SI ESPONE CHI SI FA SEMPRE CARICO DI TUTTO
    Sentirsi sempre responsabili.
    E’ tutto sulle mie spalle, me lo sento sul groppone... mi pesa tanto... sono tutti modi di dire che ben si attagliano alle dinamiche che sottostanno al dolore che colpisce il tratto centrale e superiore della colonna vertebrale, un tratto su cui si scaricano i pesi, reali e simbolici.
    Un dolore concentrato su questo tratto parla della difficoltà a sostenere impegni presi che non ci soddisfano né ci motivano più, carichi di responsabilità squilibrati o assunti al posto di altri.
    Il dolore dorsale è tipico delle persone che non si tirano mai indietro e che tendono a essere il punto di riferimento, la colonna su cui si regge la famiglia: sono quelli che non riescono mai a delegare e che si preoccupano sempre degli altri e per gli altri.
  • LOMBOSCIATALGIA: LE CAUSE
    E’ un dolore bruciante che parte dai lombi e si estende lungo tutto il tratto posteriore della gamba, dovuto all’infiammazione del nervo sciatico.
    È una patologia infiammatoria che costringe al riposo e all’immobilità. Da un punto di vista simbolico, l’infiammazione del nervo sciatico rappresenta un freno al procedere.
    Qualcosa ci blocca punendo e frenando al contempo desideri di fuga, di autonomia, e smaschera un cedimento, un crollo dovuto a sforzi prolungati o a un modo di procedere a strappi, facendosi “violenza”.

 

4. I reumatismi

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Si dice reumatismi e intendiamo parecchie patologie molto diverse tra loro che però hanno qualcosa in comune.

Sono malattie infiammatorie croniche che colpiscono l’apparato osteoarticolare, generando dolore, limitazione al movimento, gonfiore, deformazione.

Artrite e artrosi non sono solo patologie degenerative legate all’età avanzata bensì una somatizzazione facilitata da aspetti caratteriali ma ancor di più da uno stile di vita e da un atteggiamento generale caratterizzati da durezza, autocontrollo, inibizione dell’aggressività e dell’impulsività in generale, sacrificio di spinte autentiche.

Inclinazioni, doti naturali, tratti di personalità; tanto più il sacrificio di sé è profondo e riguarda aspetti portanti tanto più sarà grave, invalidante e precoce la patologia infiammatoria.

  • LA FLESSIBILITÀ’ CHE FA LA FORZA
    Senza le articolazioni le nostre ossa sarebbero immobili, l’articolazione unisce e dà mobilità a due segmenti ossei per loro natura inerti.
    Le articolazioni hanno una funzione di mediazione, di agevolazione che mette in relazione componenti opposte o complementari.
    Morbidezza, lubrificazione, flessibilità sono le caratteristiche dell’articolazione che è una struttura cuscinetto, che impedisce l’attrito.
    La cartilagine che la riveste ha la funzione di attutire e assorbire i colpi, di favorire lo scivolamento. La parola chiave delle articolazioni è fluidità, cedevolezza.
    E’ questo che viene a mancare nella nostra vita quando le articolazioni si ammalano: una gioia di vivere che comincia anche dagli imprevisti e da un’improvvisazione che ci viene a trovare ogni giorno. Godersi il cambiamento è curarsi.
  • ARTRITE E ARTROSI: I DUE QUADRI PSICOSOMATICI
    ARTROSI: ogni piccolo movimento è una sofferenza. A intaccare le cartilagini è il braccio di ferro tra spinte opposte: la lentezza contemplativa e la velocità del fare, il sentire e il pensare, dovere e spontaneità, dipendenza e autonomia.
    Chi soffre di artrosi è come diviso in due e non riesce a trovare una mediazione se non nella imposizione di norme, sacrifici, rinunce. Alla base c’è la paura che perso il controllo si sgretolino regole e abitudini che ci contengono.
    ARTRITE: “a tutti i costi devo riuscirci”, noi la chiamiamo determinazione, in realtà questa forza serve a vincere spesso più resistenze interne che ostacoli esterni.
    L’aspetto distintivo dell’artrite è l’infiammazione delle articolazioni, cronica, distruttiva, paralizzante, promossa dal sistema immunitario che le attacca come fossero pericolose.
    Un estremo inconscio tentativo di manomettere quella cedevolezza che ci permetterebbe di essere più liberi.
  • IL SINTOMO DEL GONFIORE
    E’ la nostra protesta contro le costrizioni che ci circondano.
    I noduli o gonfiori in corrispondenza delle articolazioni, che sono uno dei sintomi dei reumatismi esprimono in forma simbolica la stasi energetica da cui derivano: sono i nodi che ci tengono legati a un passato che non tramonta e che impedisce di muoversi liberamente, di seguire la propria strada.
    Gli anticorpi che attaccano le articolazioni esprimono la frustrazione, la ribellione passiva che macera dall’interno, senza trovare vie di sfogo.
    L’energia inutilizzata si accumula proprio dove dovrebbe tradursi in azione.

 

5. L’osteoporosi

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Da un punto di vista simbolico le ossa sono la prova più evidente della nostra crescita, basti pensare che per stabilire l’età reale di un individuo, soprattutto giovane, è sufficiente una radiografia del polso.

La crescita delle ossa è parallela alla crescita mentale durante l’infanzia, allo stesso modo il deterioramento della massa ossea è parallelo all’involuzione e all’impoverimento del cervello.

Quando smettiamo di crescere, imparare, mutare, comincia l’invecchiamento precoce, che si somatizza nel nell’osteoporosi, nella facilità alla frattura, e nell’inconsistenza, nella fragilità.

Pensiamo a metafore come avere una spina dorsale, camminare sulle proprie gambe, andare a testa alta, avere polso, sinonimi di dominio, autonomia, auto-affermazione.

Dietro molte malattie degenerative delle ossa c’è un ristagno, una perdita di identità, di carattere, che si risolvono in una rarefazione dei ciò che di più simile all’essenza irriducibile c’è nel nostro corpo: le ossa.

  • QUANDO ACCADE IN GIOVANI ETA’ E IN MENOPAUSA: L’ANALISI
    Nella terza età la perdita di massa ossea è normale, non lo è invece in giovane età.
    Quando accade precocemente (intorno ai 40 anni) vuol dire che qualcosa di altrettanto forte si sta disgregando nella persona insieme alle ossa: la struttura portante, ossia il carattere, l’individualità.
    Non a caso l’osteoporosi colpisce le donne in menopausa , fase di ristrutturazione profonda delle basi su cui si fondano la sicurezza, il carattere, l’identità.
    Tutte le situazioni che minano la stabilità dell’Io, il senso di dignità, di valore personale, attaccano l’osso, proprio a significare la perdita di quella forza che ci tiene in piedi, ci fa agire, ci fa lasciare la nostra impronta.
  • QUELLE FRATTURE RICORRENTI
    Un crac a gambe e braccia che appare troppo “facile”
    I più esposti sono coloro che hanno una fragilità ossea, ma non solo.
    Ci sono persone che sembrano essere particolarmente soggette agli incidenti che procurano fatture anche se non praticano sport né conducono una vita frenetica.
    La frattura è un evento traumatico che blocca un agire insensato che nel profondo rifiutiamo, è l’unico modo a volte per vivere una passività che viene evitata, per bloccare un’iperattività senza scopo.
    La frattura è anche un blocco, un tentativo estremo di frenare un impulso alla fuga, al cambiamento, all’azione.
  • L’ALTRA CAUSA “INVISIBILE”
    Situazioni di stress a cui tocca adattarsi senza poterle modificare, come mobbing, rapporti di dipendenza, insoddisfazione mascherata da entusiasmo e buona volontà attentano ai tendini.
    Quando a essere colpiti sono gli arti superiori siamo di fronte a un eccessivo senso del dovere, legato al bisogno di dimostrare il proprio valore e di essere accettati: mi do così tanto da fare, dovrete per forza riconoscere che valgo!
    La tendinite alle cosce, invece, blocca un agire caotico mosso più dall’ansia che da progetti veri, imponendo il sentire, per quanto doloroso, sul fare.

 




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