Ciliegino e datterino: 2 piante bellissime e facili da coltivare

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Ciliegino e datterino: 2 piante bellissime e facili da coltivare BEST5.IT 2016-12-06 16:57:05
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Di pomodori ce n’è per tutti i gusti e per i più svariati impieghi di cucina: da mensa, da salsa, per pelati o da essiccare.

Oltre che a frutto rosso, se ne trovano anche a frutto giallo, violaceo o quasi nero.

Tra quelli da mensa (cioè da consumare crudi, ma soprattutto freschissimi), oltre ai tradizionali tipi Cuore di bue, insalataro (tondo-ovale e allungato), Marmande, ecc., vi sono il ciliegino e il datterino.

Chiaramente, il nome di questi due tipi dipende dalla caratteristica forma a ciliegia nei primi e a dattero nei secondi.

Entrambi sono caratterizzati da frutti dolci e succosi, di peso compreso tra i 15 e i 40 grammi, che possono riuscire benissimo anche nel piccolo orto familiare.

Tuttavia, molti piccoli orticoltori non riescono a ottenere risultati soddisfacenti da questi due tipi di pomodoro perché li coltivano come gli altri tipi da mensa, mentre il ciliegino e il datterino hanno bisogno di cure un po’ differenti.

Per questo motivo vanno coltivati in un’aiola a parte, separata dalle altre varietà, perché concimazione, irrigazione e allevamento delle piante sono differenti rispetto agli altri tipi di pomodoro.

Se non avete un orto, sappiate che questi due tipi di pomodoro si prestano egregiamente anche alla coltivazione in vaso (di almeno 25 cm di diametro).

Scegliete in questo caso varietà determinate, in modo che sia più gestibile l’esuberanza vegetativa che li contraddistingue.

Oggi parleremo di questi 2 tipi (straordinari) di pomodoro, il ciliegino (conosciuto anche come «cherry») e il datterino (conosciuto anche come «oliva») ed in particolare vi illustreremo le varietà tra cui scegliere e come attuare la coltivazione.

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1. Clima, terreno e varietà da coltivare

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Sia il ciliegino che il datterino hanno le stesse esigenze di clima delle altre varietà di pomodoro: per iniziare la coltivazione i valori minimi della temperatura non devono scendere sotto i 10-12 °C, mentre quelli più idonei per la vegetazione sono pari a 21-23 °C (media mensile).

Entrambi i tipi si adattano a vari tipi di terreno, compresi quelli sassosi; in ogni caso va sempre assicurato un rapido sgrondo dell’acqua dalle aiuole.

Per quanto riguarda la reazione del terreno, fra i più indicati sono i suoli quasi neutri o poco acidi (pH da 6 a 6,8), ma possono riuscire anche in suoli più acidi (pH fino a 5,5) o poco alcalini (pH pari a 7,2).

Quindi, per quanto riguarda la reazione, la maggior parte dei terreni italiani è adatta alla coltivazione di questi pomodori.

Sia per il ciliegino (conosciuto anche come «cherry») che per il datterino (conosciuto anche come «oliva») vi sono varietà sia indeterminate che determinate.

Le varietà indeterminate crescono di continuo in altezza, mentre le varietà determinate bloccano la crescita in altezza dopo che hanno prodotto un determinato numero di infiorescenze.

Ciliegino: tra le varietà indeterminate di ciliegino quella più diffusa è Ciliegia (o Cherry o Cerise). Varietà ibride interessanti da coltivare a livello amatoriale sono poi Chipano, Ciliegia F1, Gardenberry (a forma di fragola), Gold star (a forma leggermente ovale e di colore giallo oro) e Pepe. Tra le varietà determinate citiamo invece Nano ciliegia, Pallini e Lilliput.

Datterino: tra le varietà indeterminate di datterino consigliamo Datter, mentre tra quelle determinate dà invece buoni risultati Pepolino.

2. Preparazione del terreno

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Il terreno va vangato sino a una profondità di circa 25-30 cm nei terreni pesanti, meglio tra l’autunno e l’inverno che precedono l’attuazione della coltura.

Qualora il suolo non sia particolarmente fertile, durante la vangatura va effettuata la concimazione di fondo interrando 4-6 kg di letame oppure 3-5 kg di compost ben maturi per metro quadrato.

Se invece l’appezzamento è coltivato e concimato da tempo, le quantità vanno ridotte a 4 kg di letame e a 3 kg di compost.

In mancanza di letame o compost deve essere impiegato letame essiccato-concentrato (reperibile in sacchi presso gli empori agrari), non superando mediamente i 250 grammi di prodotto per metro quadrato.

Prima della messa a dimora delle piantine si procede alla concimazione minerale interrando, tramite un’erpicatura superficiale, 60-80 grammi di perfosfato minerale-19 e 40-50 grammi di solfato di potassio-50 per metro quadrato.

Solo nel caso in cui le piantine fatichino a vegetare nelle prime 2-3 settimane dalla messa a dimora, va somministrato in media una sola volta 15 grammi di nitrato di calcio-15 per metro quadrato.

Nella coltura in atto (in copertura):

  • occorre limitare il più possibile le concimazioni azotate, adeguandole alla vigoria vegetativa delle piante. Somministrate perciò 7-8 grammi di nitrato di calcio-15 per metro quadrato per quattro volte, alla distanza di 7-10 giorni, a iniziare dall’ingrossamento dei primi frutti. Tali apporti sono da continuare per altre 2-3 volte sempre alla distanza di 7-10 giorni tra loro, ma solo nel caso la vegetazione sia poco rigogliosa.
  • attendete almeno 3-5 anni prima di coltivare ciliegini e datterini nella stessa aiuola, soprattutto per evitare la formazione di malattie e parassiti che possono colpire questa coltura. Fate trascorrere un uguale numero di anni anche dopo aver coltivato ortaggi della stessa famiglia botanica del pomodoro, le Solanacee, e cioè melanzana, peperone e patata.

3. Messa a dimora e pacciamatura

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La messa a dimora delle piantine, in Pianura Padana, si esegue mediamente da fine aprile alla prima decade di maggio; nelle regioni meridionali si può invece anticipare anche più di un mese, a seconda del clima della zona.

Nel caso vogliate procedere alla semina per produrre piantine con pane di terra, dovete eseguire questa operazione entro la metà di aprile, ponendo preferibilmente i contenitori alveolati tra una doppia finestra.

Anche nel caso di ciliegino e datterino si raccomanda di pacciamare le aiole con teli di materiale plastico scuro (meglio se degradabili nel terreno) o con paglia.

In genere, dato che le varietà indeterminate possono svilupparsi notevolmente in altezza (possono raggiungere e superare anche i 2,5 metri) ed essere allevate a 2-3 fusti per pianta, è opportuno mettere a dimora 2 piante per metro quadrato (cioè occorre rispettare una distanza di circa 100 cm tra le file e di circa 50 cm sulla fila).

Nel caso di varietà determinate si possono invece mettere a dimora 3 piante per metro quadrato (cioè occorre rispettare una distanza di circa 80 cm tra le file e di circa 40 cm sulla fila).

Nel caso non si ricorra alla pacciamatura, occorre provvedere al controllo dello sviluppo delle piante infestanti a mezzo di leggere zappature o erpicature superficiali, specialmente nelle prime fasi di crescita delle piante.

4. Allevamento delle piante

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L’esperienza dei coltivatori professionisti, visto l’elevato vigore vegetativo di questi due tipi di pomodoro e la piccola pezzatura delle bacche, suggerisce di allevare le piante tenendo 2-3 fusti, in rapporto alla fertilità del terreno.

In questo modo si crea un equilibrio tra vegetazione e produzione, che risulta quantitativamente maggiore e migliore dal punto di vista qualitativo.

Per ottenere piante con 2-3 fusti si esegue la cimatura, cioè si elimina con delicatezza il fusto principale quando le piantine presentano 5-7 foglie vere.

Alla base delle foglie (ascella) si sviluppano dei germogli che formeranno i futuri fusti, che vanno subito sostenuti con piccoli tutori per evitare che si rompano.

Una volta cresciuti in modo sufficiente occorre sostituire i piccoli tutori con sostegni più alti (almeno 2,5 metri) e più robusti.

Mettendo a dimora piantine ben sviluppate a fine aprile, i fusti possono, come detto, raggiungere e superare, a pieno sviluppo, i 2,5 metri di altezza anche in Pianura Padana.

I 2 o 3 fusti devono essere legati ai sostegni a mano a mano che crescono, avendo cura di togliere a ogni singolo fusto i germogli che si sviluppano alla base delle foglie (femminelle), come avviene per le altre varietà da mensa.

Si consiglia di sostenere con tutori anche il fusto delle varietà determinate, predisponendo sostegni alti fuori terra 1-1,2 metri; in questo caso non si esegue alcun lavoro di potatura e di sfemminellatura, in quanto la pianta assume naturalmente una forma a cespuglio.

Il ciliegino e il datterino presentano, in media, buona resistenza alle malattie; è possibile pertanto ottenere buone produzioni senza eseguire alcun intervento antiparassitario.

5. Raccolta

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Si procede alla raccolta quando i frutti sono ben maturi.

Spesso, attratti dalla curiosità, dall’aspetto esteriore o dal desiderio di utilizzarli, si raccolgono i pomodorini quando sono appena rossi.

Invece, per assaporare a pieno la qualità dei frutti questi due tipi di pomodoro, bisogna lasciare le bacche più a lungo sulle piante.

Un metodo pratico per raccogliere pomodorini di qualità consiste nel lasciare maturare completamente quelli del primo e del secondo palco.

Quando quelli del terzo palco sono quasi del tutto rossi, si inizia la raccolta del primo palco; poi, alla maturazione del quarto palco si effettua la raccolta delle bacche del secondo e così via seguendo il procedere della maturazione dei diversi palchi.

Si può raccogliere l’intero palco tagliandolo con le forbici, oppure le singole bacche una a una.

Una volta raccolti, i pomodorini risultano piuttosto resistenti nel tempo e, se privi di screpolature e spaccature, non marciscono facilmente.

In Pianura Padana si inizia a raccogliere mediamente da metà luglio a circa metà ottobre. 

A fine ciclo, quando si tolgono le piante dalle aiuole, i frutti immaturi si possono raccogliere e disporre in un solo strato all’interno di una cassetta.

Tenuti in un locale luminoso, dove la temperatura non scenda sotto i 10-12 °C, matureranno gradualmente, fornendo un prodotto ancora gradevole per qualche settimana.



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