Comportamenti innati: quello che l’istinto ci dice di fare

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Comportamenti innati: quello che l’istinto ci dice di fare BEST5.IT 2016-12-04 16:11:58
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Vi siete mai chiesti perché quando due occhi ci fissano ci spingono ad essere più diligenti e generosi?

Oppure quando ci troviamo in un ambiente chiuso e ristretto come un ascensore assieme a uno sconosciuto tendiamo a mostrare comportamenti caratteristici di una situazione di stress, come guardare in modo ossessivo l’orologio, grattarsi la testa?

E ancora, perché le femmine sono più pettegole e i maschi più maneschi?

Per il semplice motivo secondo il quale molti dei nostri comportamenti sono il frutto di milioni di anni di evoluzione.

Tuo figlio si ribella? Niente paura…È colpa delle scimmie!

Oggi vi faremo conoscere i casi più comuni di questi comportamenti innati ed istintivi, frutto di milioni di anni di evoluzione. Scopriamoli insieme.

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1. Gli adolescenti rispondono male ai genitori e l'imbarazzo degli ambienti chiusi

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  • Gli adolescenti rispondono male ai genitori
    Ribattere ai propri genitori è un comportamento tipico degli adolescenti.
    Molti esperti sostengono che «sfidare i genitori è adattativo per gli adolescenti, cioè rappresenta un vantaggio, un modo per misurarsi nell’ambiente sociale, perché in questo modo lottano per la propria indipendenza. È proprio durante l’adolescenza che emerge la vera sfida alla posizione predominante nel rapporto genitore-figlio».
    Nell’uomo come in molti altri primati tutte le relazioni sociali, incluse anche quelle tra genitori e figli, sarebbero controllate da rapporti di dominanza e subordinazione come accade nelle scimmie, l’animale più prossimo a noi.
    La lotta per la dominanza durante l’adolescenza, però, può avere esiti diversi. Alcuni genitori fanno concessioni ai figli e diventano meno autoritari, ma mantengono la posizione dominante sui figli per il resto della vita.
    I figli a volte riescono a ribaltare il rapporto di dominanza e iniziano a dettare legge sui genitori che accettano il ruolo di subalterni. In altri casi, nessuna controparte vuole cedere, la dominanza non viene stabilita e genitori e figli si scontrano per il resto della loro vita o semplicemente smettono di parlarsi.
  • In ascensore fissiamo il pavimento o guardiamo l’orologio
    Quando ci troviamo in un ambiente chiuso e ristretto come un ascensore assieme a uno sconosciuto tendiamo a mostrare comportamenti caratteristici di una situazione di stress, come guardare in modo ossessivo l’orologio, grattarsi la testa.
    Ciò dipende da un retaggio evolutivo per cui esiste un rapporto diretto tra stretta vicinanza a un estraneo e rischio di essere aggrediti.
    Lo stare in un ambiente limitato con uno sconosciuto è percepito dalla nostra mente come una situazione di potenziale pericolo.
    Per cercare di proteggerci dal rischio di un’eventuale aggressione, tendiamo a fissare nel vuoto o il pavimento per evitare di incrociare lo sguardo dello sconosciuto.

2. Davanti a un cucciolo proviamo tenerezza e l'importanza di camminare in modo eretto per aver successo

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  • Davanti a un cucciolo proviamo tenerezza
    Se la vista di un cucciolo ci fa venire voglia di accudirlo e coccolarlo non è perché siamo stati influenzati dall’educazione o da stereotipi sociali.
    Questo istinto è comune a tutti gli uomini ed è stimolato dalla visione dei tratti infantili tipici dei piccoli, siano essi bambini o animali. In pratica, viso rotondo, fronte alta, occhi grandi e naso e bocca piccoli rendono tanto i bebè quanto i gattini più teneri e bisognosi di cure.
    Recentemente alcuni ricercatori dell’Università inglese di Lincoln hanno osservato che tale comportamento di protezione evocato dai tratti infantili dei cuccioli è presente nei bambini già a partire dai tre anni.
    Una scoperta che dimostra come la preferenza per questi tratti emerga molto presto durante lo sviluppo della nostra specie.
  • Camminiamo in modo eretto per avere successo
    L’uomo avrebbe acquisito l’andatura bipede per avere più forza nei combattimenti e quindi maggiori possibilità di conquistare le femmine.
    Ne è convinto il biologo americano David R. Carrier dell’University of Utah, autore di una ricerca pubblicata nel 2011 sulla rivista PlosOne.
    In pratica, stare ritti su due gambe avrebbe avvantaggiato i nostri progenitori nelle dispute sociali poiché in questa posizione si possono assestare colpi più potenti. Carrier, infatti, ha verificato con una speciale apparecchiatura che un pugno sferrato stando in posizione eretta è nettamente più potente di uno dato a gattoni, addirittura di oltre il 40-50 per cento.
    Ciò spiegherebbe come mai anche le scimmie quando lottano si alzano in piedi.
    Secondo il ricercatore americano, la selezione sessuale avrebbe quindi favorito l’evoluzione del bipedismo nella nostra specie: «All’inizio dell’evoluzione umana, la capacità di stendere un avversario potrebbe avere conferito ai maschi più alti una maggiore competitività nella lotta per l’accoppiamento».
    Diversi studi, in effetti, hanno osservato che le donne sono maggiormente attratte dagli uomini più alti.

3. Due occhi che ci fissano ci spingono a essere più diligenti e generosi

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La percezione di due occhi che ci guardano ci rende più onesti e generosi. Lo hanno rilevato alcuni esperimenti.

Sembra incredibile, ma la percezione di essere osservati attiva nella nostra mente risposte cerebrali automatiche che influenzano inconsciamente le decisioni che prendiamo.

Così quando la foto di un paio di occhi era affissa davanti a una scatola in cui mettere i soldi per il caffè preso alla macchinetta, le persone erano tre volte più oneste di quando al posto degli occhi vi erano appese immagini di fiori, secondo le ricerche d Melissa Bateson e Daniel Nettle dell’Università di Newcastle.

Oppure durante un gioco di società basato sulla generosità, la propensione a donare era maggiore del 55 per cento se il giocatore percepiva la sensazione di essere osservato (Kevin Haley e Daniel Fessler dell’Università di California-Los Angeles).

Questo perché la comunicazione dell’uomo è basata moltissimo sulla vista, ed è stato dimostrato che i neonati preferiscono guardare l’immagine disegnata di un volto, anche se formato solo da occhi, più di ogni altra immagine.

La vista degli occhi attiva in modo automatico alcune cellule del cervello connesse ad altre aree cerebrali collegate alle capacità decisionali, come l’essere onesto.

4. Le donne amano mettersi il rossetto e la mania di usare le faccine che ridono o piangono

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  • Le donne amano mettersi il rossetto
    La passione sfrenata per rossetti e ombretti è frutto dell’evoluzione.
    L’antropologo Desmond Morris nel suo libro La scimmia nuda spiega come dietro all’abitudine delle donne di dipingersi di rosso le labbra per esaltarne il colore ci sia in realtà un lungo processo evolutivo.
    Nel passato della nostra specie c’è stato un momento in cui i maschi hanno mostrato un maggiore eccitamento sessuale alla vista del rosso delle labbra dei genitali femminili. Iniziando a muoversi in posizione eretta, per le nostre antenate vi era la necessità di riportare frontalmente tale richiamo.
    Nella nostra specie, dice Morris, «i seni sporgenti e rotondi sono una copia delle natiche carnose e le labbra disegnate intorno alla bocca, copie delle labbra rosse dei genitali». E non è un caso se «durante un’intensa stimolazione sessuale sia le labbra della bocca sia quelle dei genitali diventano più scure».
    Ecco come mai in un recente studio condotto da un’équipe guidata da Richard Russell del Gettysburg College in Pennsylvania, è stato osservato che il rosso delle labbra tende a diminuire con l’età e che l’utilizzo del rossetto (e del trucco per esaltare i contrasti di colore) faccia davvero percepire le donne non solo più attraenti, ma persino più giovani.
  • La mania di usare le faccine che ridono o piangono
    La dilagante mania di arricchire le mail e i messaggini telefonici con le emoticon, faccine che sorridono, ammiccano o sbuffano, non è semplicemente una moda, bensì il risultato di milioni di anni di evoluzione.
    Prima ancora che il linguaggio si sviluppasse i rapporti sociali dei nostri antenati primati erano mantenuti attraverso il vedere, il toccare, il sentire.
    In particolare, il contatto visivo attraverso l’interpretazione delle espressioni facciali è divenuto per la nostra specie un importante indicatore per capire se un altro individuo è amichevole o ostile, dominante o subordinato, sessualmente attratto oppure no.
    Anche davanti a un computer sentiamo riemergere il nostro passato evolutivo e ricorriamo alle emoticon per esprimere il nostro umore.

5. Le femmine sono più pettegole e i maschi più maneschi

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I maschi fanno a botte e le femmine sparlano delle compagne.

Si tratta di due modi diversi di dirimere le rivalità all’interno della classe o nelle compagnie di ragazzi.

Gli scienziati hanno cercato di capire come mai gli adolescenti maschi siano più inclini all’aggressione fisica e facciano a calci e pugni, mentre le ragazzine abbiano una maggiore propensione all’aggressione sociale, spettegolando ed emarginando le rivali.

Per la psicologa Anne Campbell gran parte di queste differenze di genere nell’aggressività può essere compresa in termini di “teoria dell’investimento parentale”.

In sostanza, secondo Campbell, le femmine tendono ad aggredire con le parole invece che con i pugni per evitare di rimanere ferite: questo atteggiamento eviterebbe il costo evolutivamente più elevato di danneggiare il corpo della donna fertile e quindi il successo riproduttivo.

Anche gli antropologi Nicole Hess ed Edwart Hagen hanno cercato di capire se l’aggressione sociale sia innata nelle femmine.

Il loro studio, pubblicato su Evolution and Human Behavior, ha rilevato che la stragrande maggioranza delle ragazze preferisce vendicarsi attaccando la reputazione di un rivale, pur sapendo che il pettegolezzo non è un comportamento corretto.



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