Il Conte di Saint-Germain: l’alchimista della perpetua giovinezza

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Il Conte di Saint-Germain: l’alchimista della perpetua giovinezza BEST5.IT 2016-12-11 10:00:21
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Chi era il Conte di Saint-Germain (? – Eckernförde, Germania, 27 febbraio 1784), questo misterioso personaggio avvolto da un alone di mistero che faceva parlare di sé tutta l’Europa?

Colui che sosteneva di aver conosciuto Gesù Cristo e di essersi trovato al suo fianco alle nozze di Cana, quando cambiò l’acqua in vino?

Per la maggior parte delle persone si tratta di un celebre alchimista, un uomo che, grazie alle sue conoscenze era riuscito a trovare il modo di fabbricare l’oro e soprattutto di sconfiggere l’invecchiamento, tanto da aver vissuto, secondo alcuni, per oltre duemila anni.

Secondo queste stesse persone il conte non sarebbe morto nel 1784, ma si sarebbe limitato a inscenare la sua scomparsa per poter cambiare nome e ricominciare a vagare per il mondo diffondendo i suoi segreti.

C’è chi sostiene che già nel 1790 aveva cominciato una nuova vita, con un nuovo nome negli Stati Uniti.

Per tutto l’Ottocento e il Novecento si trovano molteplici aneddoti di persone che si dicono certe di essere entrati in contatto, o perlomeno di aver visto, il redivivo conte di Saint-Germain, ovviamente giovane e prestante come sempre. 

Per altri il conte non sarebbe altro che un esponente della mitica setta degli Illuminati. Ma scopriamo un po' meglio questo straordinario e misterioso personaggio.

P.S. Chi è interessato all'argomento, consigliamo la lettura del libro "I personaggi più misteriosi della storia" di Gian Luca Margheriti.

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1. Un mistero insondabile

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Fin dalla sua comparsa sulle scene internazionali, il mistero dell’identità del conte affascina e attrae.

Anzitutto va precisato che, a differenza dell’errore fatto da molti storici, il conte di Saint-Germain del mistero non va confuso con il conte Claude Louis de Saint-Germain, ministro della Guerra e luogotenente generale delle armate francesi, morto nel 1778.  Un uomo che, con il nostro personaggio, ebbe in comune il nome, il titolo e nient’altro. 

Per quanto riguarda il “nostro” conte di Saint Germain, nel corso dei secoli sono circolate decine di ipotesi riguardo alle sue origini; per la maggior parte si tratta di idee completamente campate in aria.

C’è chi, basandosi sul gran naso che il conte mostra in alcuni ritratti e la sua smodata passione per l’oro, lo immagina ebreo, figlio di un medico di Strasburgo. Altri invece lo credono originario della Boemia oppure figlio di un mercante di tessuti di Mosca.

Per altri ancora le origini del conte sarebbero italiane: si tratterebbe del figlio di una principessa e sarebbe nato a San Germano (un comune del Vercellese) oppure sarebbe nativo di Vercelli e figlio naturale del marchese di Rivarolo. 

Il langravio Carlo, principe di Assia, uno degli ultimi amici di Saint-Germain, nella sua autobiografia, Mémoires de mon temps, rivela che poco prima di morire il conte gli aveva rivelato la verità sulla sua identità.

Secondo queste rivelazione Saint-Germain era il figlio del principe Ràgòzki della Transilvania. Anche l’ambasciatore di Federico II a Dresda, il conte di Alvenslebn, che aveva conosciuto Saint-Germain, sostenne che questi si era presentato come “principe Ràgòzki”.

Quello che pare lecito è considerarlo una persona di nobili natali. Sembra infatti accertato che re Luigi XV trovasse insopportabile che le persone che avevano avuto modo di conoscere il conte di Saint-Germain negli appartamenti di madame de Pompadour ne parlassero con disprezzo e scherno.

Lui stesso ne parlava come di una persona dai nobili natali. Se Luigi XV era tanto sicuro di una verità del genere dobbiamo ritenerla un punto fermo nella ricerca della vera identità di questo personaggio.

2. Il chimico senza età

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Tra le cose che si ricordano di lui ci fu indubbiamente la sua straordinaria passione per la musica (era considerato genio musicale, un talentuoso violinista ed anche un capace compositore).

Ma i suoi interessi letterari non erano limitati alla musica; molti attribuiscono a lui un  opera, La Très Sainte Trinosophie, un testo di alchimia cabalistica.

Esiste una lettera scritta di suo pugno, dove c’è scritto che il conte, in Germania, aveva una proprietà in cui un gruppo di persone da lui stipendiate si occupavano di procedimenti riguardanti la tintura. Procedimenti elaborati dal conte stesso grazie alle sue straordinarie conoscenze chimiche.

Il conte desiderava trasferire la sua attività in Francia purché il sovrano gli trovasse una dimora nella quale potersi stabilire e poter far ricominciare i suoi dipendenti a lavorare. Il sovrano, Luigi XV (nella foto), nella persona del marchese di Marigny, gli offrì una parte del castello di Chambord dove compiere senza problemi i suoi lavori ed esperimenti. 

Sistemato il suo laboratorio il conte si trasferì a Parigi dove fu introdotto tra i più alti esponenti dell’aristocrazia e in particolare al salotto della favorita del re, madame de Pompadour.  

Luigi XV era un appassionato di chimica e sembra avesse chiesto a Saint-Germain di aiutarlo ad attrezzare un laboratorio in una dipendenza nei pressi di Versailles dove potersi divertire assieme facendo esperimenti di alchimia. Proprio dal salotto di madame de Pompadour cominciarono a diffondersi le prime dicerie riguardo a questo strano personaggio.

Si diceva in tutta Parigi che avesse l’aspetto di un uomo di mezza età, ma che in realtà aveva sulle spalle diversi millenni di vita. Il conte alimentava le dicerie raccontando dei personaggi famosi che, nel corso dei secoli, aveva avuto la fortuna di incontrare.

Le sue suggestioni erano così forti che presto cominciarono a comparire svariate persone, degne della massima fede, che sostenevano di averlo già incontrato in passato (madame de Gergy giurava di aver già conosciuto il conte a Venezia cinquant’anni prima e lui aveva lo stesso identico aspetto di adesso).

Il musicista Jean-Philippe Rameau disse di averlo già conosciuto in Italia nel 1701. Presto Saint-Germain si distinse anche per altre capacità, quasi tutte legate alla chimica e all’alchimia. Una delle più importanti fu quella di riuscire a far scomparire le macchie dai diamanti. Fu proprio il re il primo a venirne a conoscenza.

Per testare le sue capacità gli fece consegnare un grosso diamante con un vistoso difetto al suo interno. Senza la macchia il suo valore, ora di seimila lire torinesi, sarebbe stato di diecimila lire. Il conte si fece consegnare il diamante con la promessa di riportarlo dopo un mese. Allo scadere del periodo previsto Saint-Germain riportò al sovrano il suo diamante che non presentava più alcun difetto. 

Il re fece controllare la pietra per verificare che fosse la stessa e che non fosse stata in alcun modo modificata. Alla fine dovette ammettere che il conte dimostrava di possedere straordinari poteri. Fu in quell’occasione che Saint-Germain ammise di essere capace anche di ingrandire le pietre più piccole. 

Con il passare dei mesi si diffuse sempre più insistente la voce che le conoscenze chimiche del conte, le stesse che gli permettevano di fabbricare tinture di qualità sopraffina nel laboratorio che il re gli aveva fatto allestire nel castello di Chambord, gli consentivano anche di fabbricare l’oro partendo da altre sostanze.

Molti si sbilanciarono fino ad affermare che era capace anche di creare delle splendide pietre preziose partendo da materiali meno nobili. E che i risultati che otteneva fossero talmente belli e perfetti da oscurare in bellezze le pietre naturali.

3. In missione per il re

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L’amicizia tra il conte, il sovrano e madame de Pompadour (nella foto) schiusero a Saint-Germain le porte di qualunque nobile famiglia parigina.

Trascorreva le cene presso le famiglie più in vista del regno, anche se curiosamente rifiutava quasi sempre di mangiare o di bere in pubblico, alimentando ulteriormente la sua già misteriosa fama. Casanova, che ebbe la fortuna di conoscerlo una sera a casa di madame d’Urfé, racconta che proprio per il fatto che lui era l’unico che non mangiava aveva la bocca libera per parlare ininterrottamente.

Ma il suo modo di raccontare era così accattivante che era un piacere per chiunque ascoltare i suoi racconti su epoche ormai passate. Nonostante i divertimenti mondani e le cene di gala, il conte comunque non dimenticava il suo vero compito in terra francese che era quello di far lavorare al meglio la fabbrica di colori che aveva installato nel castello di Chambord.

Attività che però non esitò ad abbandonare quando il sovrano gli chiese di aiutarlo in questioni diplomatiche. Il re chiese al conte di Saint-Germain di utilizzare gli stretti rapporti che aveva con Yorke, ambasciatore inglese all’Aja, per spingere il suo governo a riprendere le trattative di pace con la Francia che si erano da tempo arenate. 

Ovviamente in Inghilterra il suo arrivo non era ben visto. Si temeva che volesse riprendere contatti diplomatici per continuare la sua missione di pace. Fu così che non appena mise piede a Londra fu immediatamente intercettato da un messaggero di Stato che lo pregò di rendersi disponibile per essere interrogato.

Dopo un lungo ed estenuante colloquio si stabilì che il governo inglese non aveva nulla da temere dal conte e si decise di lasciarlo andare. Però gli si chiese con tutta la gentilezza possibile di abbandonare il Paese per non creare ulteriore imbarazzo alla nazione, visti i suoi rapporti con la Francia. 

Con l’aiuto dell’ambasciatore del re di Prussia a Londra, il conte, con nuovi documenti diplomatici, fu mandato in Olanda sotto il falso nome di conte Cea. Lì doveva restare in attesa di nuovi ordini per poter riprendere la missione diplomatica che gli era stata affidata da re Luigi.

Il conte attese per lunghi mesi, tanto che cominciò a organizzarsi per stabilirsi in Olanda in maniera più definitiva. Acquistò alcuni vasti possedimenti rurali e allestì un grande laboratorio chimico in cui trascorreva buona parte del suo tempo alla ricerca di nuove soluzioni per la tintura dei tessuti e delle porcellane. 

A partire dal 1762, falliti tutti i suoi compiti diplomatici, il conte riprese a viaggiare per tutta Europa e ovunque andasse veniva ricevuto con il massimo onore e riguardo.

4. De Surmont

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A partire dal 1763, il conte decise di continuare a girare l’Europa sotto un nuovo nome: monsieur de Surmont.

Con il nuovo nome trascorse lungo tempo a Bruxelles, ospite di De Cobenzl, ministro plenipotenziario dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. In questi mesi diede prova di tutte le sue doti artistiche dimostrandosi agli occhi di De Cobenzl come un fine conversatore e grande esperto di musica e di arte.

Ma stupì anche il ministro mostrandogli le sue capacità alchemiche, trasformando un volgare pezzo di ferro in un lingotto d’oro. Fu così che, convinti dalle capacità chimiche del conte, il governo austriaco decise di realizzare un grande laboratorio a Tournai dove De Surmont avrebbe potuto arricchire il Paese lavorando ai suoi sistemi di concia del cuoio e di tintura del legno. 

Dopo Tournai il conte si recò a Liegi e da lì arrivò in Italia. Rimase nel nostro Paese molto a lungo, anche se esistono pochi documenti a testimoniare i suoi spostamenti. Si sa che trascorse un lungo periodo a Venezia, dove si occupò di esperimenti tesi a modificare la struttura del lino per renderlo migliore della seta più pregiata.

Dopo Venezia fu la volta di Milano dove forse, ancora una volta, si occupò di tinture. Sappiamo anche che fu arrestato in Piemonte per colpa di una cambiale scaduta. Il conte però saldò immediatamente il suo debito e fu rilasciato con le più rispettose scuse. Rimase in Italia dal 1764 al 1773 circa.

Poi lasciò il Paese e per tre anni le sue tracce scomparvero completamente. Il conte ricomparve nel 1776 a Lipsia sotto il nome di Welldone. Sappiamo che qui viveva in maniera piuttosto modesta, tanto che molti sostennero che avesse perduto la sua passata ricchezza. Finché il principe Federico Augusto di Braunschweig (nella foto) non lo convinse a trasferirsi a Berlino per essere suo ospite.

Il conte rimase a Berlino fino al 1778, quando prese dimora nel borgo di Altona, sulle rive del fiume Elba. La zona era ai tempi sotto il controllo del langravio Carlo, principe d’Assia. Non appena questi ebbe occasione di conoscere il conte di Saint-Germain ne rimase immediatamente folgorato, in particolare per le idee che il conte aveva per migliorare la condizione dell’umanità.

Le conoscenze del conte erano di tale portata che il principe decise di divenire un suo discepolo. Il principe d’Assia, nel 1781, costruì per il conte una fabbrica di colori in cui lui stesso si recava per apprendere i procedimenti segreti di Saint-Germain. All’inizio del 1783 Saint-Germain appariva sempre più malato e deperito, tanto che lui stesso continuava a ripetere che la morte si stava avvicinando. 

Negli ultimi mesi il conte raccontò al principe d’Assia i segreti di cui la sua vita era sempre stata ammantata. Sembra che tra le altre cose avesse rivelato al principe di essere stato «il più vecchio dei massoni».

Saint-Germain morì a Eckernförde nel febbraio del 1784 per l’aggravarsi di un attacco di paralisi. A inizio marzo vennero celebrate le esequie e il corpo del conte fu inumato nella cripta della chiesa di Saint Nicolas. Il conte di Saint-Germain si portò i segreti sulla sua identità nella tomba.

5. L’emissario del demonio

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Non appena la tomba del conte di Saint-Germain fu sigillata cominciò a diffondersi una ridda di leggende che non smisero di ingigantirsi fino ai giorni nostri.

Ancora oggi esistono persone che sono in attesa che il conte, in realtà mai realmente morto, faccia loro visita per conferire misteriose iniziazioni o poteri arcani di ogni genere.

Il fondatore della Chiesa gnostica Jules Doinel così scrisse del conte: "Abbiamo forti ragioni per credere che il conte di Saint-Germain fosse uno dei più potenti demoni emissari di Satana. Egli appariva e scompariva con la stessa facilità. Si rendeva invisibile, e venne visto contemporaneamente in luoghi differenti. Nonostante tutte le ricerche, nessuno è mai riuscito a sapere né la sua età, né da dove provenisse o dove fosse morto. È stato visto perfino in Egitto durante la spedizione del generale Bonaparte, e le pallottole non potevano nulla contro di lui". 

Ma chi fu veramente il conte di Saint-Germain? 

Per la maggior parte delle persone si tratta di un celebre alchimista, un uomo che, grazie alle sue conoscenze era riuscito a trovare il modo di fabbricare l’oro e soprattutto di sconfiggere l’invecchiamento, tanto da aver vissuto, secondo alcuni, per oltre duemila anni.

Secondo queste stesse persone il conte non sarebbe morto nel 1784, ma si sarebbe limitato a inscenare la sua scomparsa per poter cambiare nome e ricominciare a vagare per il mondo diffondendo i suoi segreti.

C’è chi sostiene che già nel 1790 aveva cominciato una nuova vita, con un nuovo nome negli Stati Uniti. Per tutto l’Ottocento e il Novecento si trovano molteplici aneddoti di persone che si dicono certe di essere entrati in contatto, o perlomeno di aver visto, il redivivo conte di Saint-Germain, ovviamente giovane e prestante come sempre. 

Per altri il conte non sarebbe altro che un esponente della mitica setta degli Illuminati. Ma spesso il conte era associato alla magia vera e propria. Si racconta ad esempio che possedesse uno specchio magico tramite il quale era in grado di vedere il futuro.

La leggenda narra che tramite il suo specchio mostrò a Luigi XV di Francia la sorte del suo delfino. Immaginiamoci l’orrore che il sovrano provò nel vedere il momento della decapitazione di suo figlio durante la Rivoluzione francese. Tra i tanti ruoli attribuite al conte ci fu anche quella di massone.

A partire dal suo stesso pseudonimo che potrebbe significare anche “Compagno della Santa Fratellanza” e pertanto potrebbe riferirsi ai Rosa Croce.

Non è un caso che chi lo ha conosciuto bene come Etteilla, un mago che sostiene di essere stato un suo discepolo, al momento della morte del conte indica che era vecchio di «sessantacinque lustri» che corrispondono a 325 anni.

Tornando indietro di questi anni si arriva al 1459. Questo non deve stupire se ricordiamo che prima di morire affermò di essere stato uno dei più antichi massoni.



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