Cristoforo Colombo: un’altra storia sulla scoperta del Nuovo Mondo

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Cristoforo Colombo: un’altra storia sulla scoperta del Nuovo Mondo BEST5.IT 2018-11-19 01:19:19
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Il lungo viaggio che nel 1492 ha portato Cristoforo Colombo da Palos, nella penisola iberica, fino in America, non sarebbe stato frutto del caso.

Il celebre navigatore genovese, partito per raggiungere le coste delle Indie su incarico dei reali di Spagna, non sarebbe finito nel Nuovo Mondo per una serie di circostanze fortuite ma, al contrario, avrebbe seguito una rotta ben precisa verso le Americhe, percorsa già qualche anno prima.

È solo un’ipotesi frutto di una fertile immaginazione? Non è detto: alcune mappe dell’epoca, rianalizzate con particolare attenzione, ci fanno pensare che la storia della scoperta del Nuovo Mondo possa essere molto diversa da quella che conosciamo oggi.

“Sette città d’oro massiccio, fondate dai sette vescovi del Portogallo,in fuga dagli invasori arabi. Una sirena di cui si ode il canto, ma che nessuno può vedere. Un’isola mobile per l’irlandese San Valandrano”.

Nel 1400 erano queste le credenze dei marinai riguardo all’esistenza di isole ai margini dell’oceano Atlantico. Forse Cristoforo Colombo sapeva di più? Scopriamolo insieme.

 

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LEGGI  5 storici scatti fotografici

1. Impresa che sembra possibile con tre caravelle e quella strana iscrizione

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  • Impresa che sembra possibile
    Palos, agosto del 1492. Cristoforo Colombo salpa, su incarico dei sovrani Ferdinando II d’Aragona e Isabella I di Castiglia, con l’obiettivo di raggiungere le terre descritte da Marco Polo, viaggiatore veneziano che era arrivato fino in Cina lungo la mitica via della seta.
    Erano stati proprio i suoi racconti, riportati nel Milione, a ispirare il navigatore genovese.
    Cristoforo Colombo era certo di raggiungere in breve tempo l’Asia. Il 12 ottobre dello stesso anno, però, dopo due mesi di navigazione, scopre un nuovo continente, l’America.
    Ma era realmente il primo viaggio che faceva? Davvero andava verso l’ignoto o già conosceva la rotta? È a questo punto che la storia incrocia la leggenda. Palos de la Frontera.
    È questo l’attuale nome del paesino che vide partire, il 3 agosto del 1492, Cristoforo Colombo verso le Indie, a bordo della Santa María. Assieme a lui, erano presenti Vicente Yáñez Pinzón, sulla Niña, e Martín Alonso Pinzón, a bordo della Pinta.
    Oggi Palos conta poco più di ottomila abitanti che vivono principalmente grazie alla pesca dei crostacei, alla lavorazione della ceramica e alla coltura delle fragole, le famose “fréson de Palos”.

 

  • In viaggio con tre caravelle
    Per entrare nelle pieghe di questa appassionante vicenda bisogna fare un passo indietro.
    Navigatore già all’età di 14 anni, Cristoforo Colombo, per il suo viaggio si basa, probabilmente, sulle carte geografiche del suocero, sui racconti dei marinai e sui relitti trovati a largo delle isole Azzorre.
    È convinto che a ovest ci sia terra e che questa non possa essere altro che l’Asia. Nel 1486 presenta ai reali di Spagna il suo progetto. Dopo alcune titubanze iniziali, la spedizione viene autorizzata.
    Parte da Palos con un equipaggio complessivo di 120 uomini. Dopo uno scalo nell’arcipelago delle Canarie per rifornimenti, le sue caravelle navigano a lungo senza scorgere terra.
    Il 7 ottobre il navigatore genovese decide di cambiare rotta, virando verso sud-ovest dopo aver visto alcuni uccelli dirigersi in quella direzione. Finalmente, alle due del 12 ottobre, dalla Pinta, una delle tre caravelle, qualcuno avvista la terraferma.
    All’alba Cristoforo Colombo sbarca su un’isola che chiama San Salvador, ma non trova le ricchezze delle Indie, quelle che sperava di trovare. L’accordo siglato con i reali di Spagna prevede comunque per lui il titolo di ammiraglio, la carica di viceré e di governatore delle terre scoperte.
    Questa è la storia che conosciamo. Ma è andata davvero così?

 

  • Quella strana iscrizione
    Un uomo centrale nella nostra indagine per fare luce sul viaggio di Cristoforo Colombo è Giovan Battista Cybo, anche lui genovese, salito al soglio pontificio nel 1484 con il nome di Innocenzo VIII.
    Sono anni tormentati per la chiesa di Roma. Nel 1453 i turchi, dopo aver espugnato Costantinopoli, avanzano nei Balcani e minacciano direttamente l’Europa.
    Sbarcati in Italia nel 1480, occupano, seppur temporaneamente, la pugliese Otranto. Il loro sovrano Maometto II aveva giurato che in soli due anni sarebbe arrivato a Roma.
    Quando Innocenzo VIII diventa papa, la minaccia turca è ancora ben presente.
    Il pontefice muore il 25 luglio del 1492, poco prima della partenza di Cristoforo Colombo per il suo viaggio. Ed è proprio qui che qualcosa non torna.
    Se il papa è morto prima della scoperta dell’America da parte del navigatore genovese, come mai sulla lapide della sua tomba si legge la frase: “Nel suo tempo la gloria della scoperta di un nuovo mondo”?
    Nella foto sotto, Palos de la Frontera (dal latino palus che significa palude o laguna).

 

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2. Molti anni prima e parere autorevole

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  • Molti anni prima
    C’è addirittura chi retrodata la scoperta di Cristoforo Colombo di ben sette anni.
    All’ammiraglio turco Piri Reis, capitano navale ottomano vissuto tra il 1400 e il 1500, si deve una delle più controverse e misteriose carte geografiche di tutti i tempi.
    Reis parla di un viaggio compiuto da un genovese di nome Colon che era in possesso di un libro antecedente all’epoca di Alessandro Magno.
    Reis data nel 1485 il viaggio verso quelle che lui chiama Antill. In questo caso, la dicitura sulla lapide di Innocenzo VIII sarebbe spiegabile. Ma c’è un altro documento che sembra avvalorare questa ipotesi.
    Il contratto stipulato da Colombo con i reali di Spagna, che recita: “Le vostre Altezze danno e concedono in dono a Cristoforo Colombo come compenso di quello che ha scoperto... nel viaggio che adesso, con l’aiuto di Dio, deve compiere”.
    Seguendo la traduzione letterale, ovvero “quello che Colombo ha scoperto e il viaggio che adesso deve fare”, si evince che il navigatore genovese avrebbe già fatto una spedizione prima del 1492.
    Tenere segreta la scoperta forse sarebbe convenuto sia alla Chiesa che alla Spagna.

 

  • Parere autorevole
    C’è un altro punto da analizzare: nel 1492 Colombo naviga nell’oceano con una sicurezza sospetta per uno che non conosce quelle acque.
    Solo in seguito all’insofferenza mostrata dall’equipaggio, fa rotta ovest-sud ovest e, guarda caso, dopo soli tre giorni approda sulla terraferma.
    L’equipaggio è rassicurato. Ma se il navigatore genovese non avesse cambiato rotta, cosa sarebbe successo? Sarebbe arrivato dritto in Florida.
    Per lui sarebbe stato un bel colpo. Il dubbio che sorge è che a bordo delle caravelle ci fosse qualcuno al servizio dei reali di Spagna incaricato di controllare la rotta, che avrebbe costretto Colombo a cambiare i suoi piani di navigazione.
    La Spagna aveva interesse a controllare le gesta del navigatore genovese: l’approdo in Florida sarebbe costato troppo sia come compensi pattuiti, che alle casse dello Stato.
    Una cosa era diventare il governatore di un’isola, ben altra vantare diritti su un intero continente. Tutti sapevano e nessuno parlava?
    Così rispose a questa domanda lo scrittore Graham Hancock: “A mio avviso non è solo un’ipotesi che Colombo possa aver saputo qualcosa sull’esistenza delle Americhe prima del 1492. Sono certo che sapeva della loro esistenza. Quando si mise in viaggio, aveva con sé una mappa che indicava la presenza di un continente gigantesco dall’altra parte dell’Atlantico. Fece costantemente riferimento a questa mappa durante il viaggio”.
    Nella foto sotto, la mappa realizzata dall’ammiraglio turco Piri Reis, nel 1513, riporta anche l’Antartide, continente ufficialmente scoperto solo nel 1818.

 

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3. Carte misteriose

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In questo intrigo, ciò che davvero sembra accertato è l’esistenza di alcune carte geografiche, mappe e carte nautiche sulle quali si possono trovare terre emerse prima della scoperta dell’America e linee di costa scoperte ufficialmente molti secoli più tardi.

La più famosa carta geografica inspiegabile è la già citata mappa dell’ammiraglio Piri Reis.

Realizzata a Costantinopoli nel 1513, tra le altre cose, mette in risalto la costa settentrionale dell’Antartide, un continente ufficialmente scoperto solo nel 1818.

Un enigma colossale è rappresentato dalla costa della Terra della regina Maud che, nella carta, è riportata sgombra dai ghiacci. Secondo i geologi la data ultima in cui sarebbe stato possibile rilevare quest’area dell’Antartide in condizioni di disgelo è il 4000 avanti Cristo.

Nel 1513 era sotto una calotta di ghiaccio spessa un chilometro e mezzo. Secondo lo stesso Piri Reis, d’altra parte, le sue non sono mappe originali. Derivano da fonti più antiche. Ma ci sono altre carte inspiegabili.

Oronzio Fineo, nel 1531, ha disegnato un mappamondo con un’Antartide riportata in maniera fedelissima. Studi del Mit di Boston hanno confermato che la mappa si avvicina molto alle carte realizzate con metodi in uso solo dal 1958.

Philippe Buache, cartografo francese del XVIII secolo, ha disegnato l’Antartide libera dai ghiacci, rivelando particolari di cui neanche noi avevamo conoscenza piena fino al 1958.

“Intorno al XIII secolo – spiega Hancock – accadde una cosa straordinaria. Improvvisamente fece la sua comparsa in Europa un nuovo tipo di mappe, i cosiddetti portolani. Mappe sorprendentemente precise.
Molto accurate, per quanto riguarda la latitudine e, fatto strano, estremamente precise anche per la longitudine. Stabilire la longitudine è un calcolo molto difficile da fare.
La nostra civiltà è arrivata a risolvere il problema solo verso la fine del XVIII secolo. A questo punto si impone una domanda: da dove venivano queste mappe?
L’ipotesi migliore è che provenissero dalla scomparsa biblioteca di Alessandria d’Egitto e che da lì fossero state, successivamente, trasferite in Turchia, dove i crociati ne sarebbero venuti in possesso in circostanze misteriose”.

Alcuni sostengono si tratti di antiche mappe realizzate da una civiltà scomparsa molti anni fa. Una civiltà che avrebbe conosciuto bene il nostro pianeta. Altri, invece, parlano di pure coincidenze.

Nella foto sotto, il mappamondo disegnato da Oronzio Fineo, nel 1531, con un’Antartide riportata in maniera fedelissima.

 

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4. La mappa dei Besta

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A Teglio, in provincia di Sondrio, la famiglia Besta detiene in dal 1576 un oggetto particolare.

Una rarissima carta geografica affrescata (in Italia ne esistono solo quattro), nella quale ci sono spunti decisamente interessanti: sulla parte inferiore si intravede l’Antartide quando ancora questa parte del globo non era stata scoperta. Un’Antartide verde, senza ghiaccio.

Claudio Piani, ricercatore e collaboratore dell’Istituto di Geografia umana dell’università degli studi di Milano, ha dimostrato la sovrapponibilità esatta tra la carta di Palazzo Besta e quella della Weltkarte, mappa realizzata nel 1545 del geografo tedesco Caspar Vopell.

In basso si notano chiaramente terre all’epoca non ancora scoperte. Come mai ci sono?
“Bisogna partire dalla matrice che Caspar Vopell ha usato a sua volta, quella del cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che nel 1507 ha disegnato un mappamondo così preciso e così futuristico che, sicuramente è basato su rilevamenti e indicazioni precolombiane, visto che gli elementi geografici presenti sulla carta del 1507 sono così anticipatori rispetto alle spedizioni dell’epoca che permettono di sostenere che sia avvenuto qualcosa tra il 1470 e il 1492”.

Colombo muore nel 1506. Un anno dopo Martin Waldseemüller rende onore ad Amerigo Vespucci, battezzando il nuovo continente con il nome di America. Sempre nel 1507, Waldseemüller realizza un mappamondo che rompe con il passato.

Il nuovo continente, scoperto da Colombo solo 15 anni prima, è già delineato in modo straordinario. L’America centrale è perfettamente disegnata, anche sul versante dell’oceano Pacifico esplorato solo nel 1513.

A occidente si nota una catena montuosa che ricorda la cordigliera delle Ande, scoperta solo nel 1523. Infine, l’intero continente americano è collocato in prospettiva esatta rispetto alla curvatura che il mappamondo assume, rappresentando in piano la superficie curva del globo.

Ma è possibile che l’America sia stata scoperta decine di anni prima rispetto alla data ufficiale da una lotta partita dall’Europa e che avrebbe attraversato l’Atlantico? I misteri non finiscono qui.

Secondo alcuni il mappamondo di Waldseemüller e altre carte, come quella di Caspar Vopell, avrebbero intorno una cornice particolare, sempre la stessa: un vero e proprio codice. La curiosa sagoma del mappamondo di Besta ricalca quella del Waldseemüller.

Colpisce la somiglianza della cornice della carta tedesca con quella del mantello della Madonna della misericordia, dipinta dal Ghirlandaio, per la famiglia Vespucci, nel 1472.

Sovrapponendo e comparando le due opere, è sorprendente scoprire come l’apertura del mantello della Vergine coincida, in modo quasi perfetto, con il profilo della carta geografica. Inginocchiato alla destra della Vergine.

Inoltre, è raffigurato un giovinetto identificato come Amerigo Vespucci, omaggiato anche dal Waldseemüller che lo ha ritratto in alto nella carta. Forse nella Firenze dei Medici del 1472 si stava progettando la scoperta e il battesimo del Nuovo Mondo?

Nella foto sotto, il mappamondo affrescato sulla volta di palazzo Besta a Teglio, in provincia di Sondrio.

 

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5. I racconti del Milione, strani doni e la vera tomba

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  • I racconti del Milione
    Altri indizi sulla reale data della scoperta del Nuovo Mondo, vengono da Marco Polo (foto a sinistra). Il milione, all’epoca, era un testo molto conosciuto.
    Considerando con un occhio attento la parte riguardante il cosiddetto “Cipango”, ufficialmente il Giappone, non possono non sorgere dubbi.
    Descritto come il paese dai tetti e dalle statue d’oro, nonché delle pietre preziose, il Giappone dei tempi di Marco Polo, era sì un paese con una civiltà raffinata, ma dove oro e pietre preziose di certo non abbondavano.
    Marco Polo li descrive come luoghi così distanti che ci vuole un anno per raggiungerli. Si parte d’inverno e si torna d’estate perché ci sono venti di due specie.
    Tutto questo non ha niente a che fare con il Giappone, ma si adatta benissimo a un viaggio nel continente americano.
    Si tratta solo di semplici esagerazioni, probabilmente ascoltate da Marco Polo durante la sua permanenza alla corte del Gran Kan?

 

  • Strani doni
    Ci sono, poi, altri aspetti che vanno esaminati e che arricchiscono di altri misteri il viaggio di Colombo nel 1492. Ad esempio, i regali che aveva preparato per i sovrani delle Indie.
    Secondo quanto ci ha tramandato la storia, i doni che Colombo imbarca per il Gran Kan sono un carico di coroncine di vetro, perline, specchietti, lame affilate e, invece di una missiva di pace, il titolo di governatore.
    Il navigatore genovese, inoltre, non sarebbe rimasto per nulla sorpreso, trovandosi di fronte uomini molto diversi da quelli che popolano l’Asia.
    Anzi, appena sbarcato, nel ringraziare Dio per avergli fatto da guida nel viaggio, dice, tra l’altro: “... Che il tuo sacro nome possa essere conosciuto e diffuso in questa metà finora nascosta del Tuo impero”.
    Come faceva a saperlo? Semplici perline di vetro per il Gran Kan e il titolo di viceré sono particolari che si addicono a un viaggio di conquista piuttosto che a una missione diplomatica.
    Difficile non pensare che Colombo sapesse bene cosa avrebbe trovato e dove sarebbe sbarcato. Anche perché non sarebbe stato il primo ad attraversare l’oceano Atlantico.

 

  • La vera tomba
    Cristoforo Colombo è morto a Valladolid il 20 maggio del 1506, molto probabilmente a causa di un attacco di cuore.
    Nel 1537 le sue spoglie sono state trasportate a Hispaniola, nella cattedrale di Santo Domingo dove sono rimaste fino al 1795.
    Gli spagnoli, tuttavia, hanno spostato i resti a L’Avana e, nel 1898 in seguito alla vittoria degli Usa nella guerra ispano-americana, di nuovo a Siviglia.
    Nel 1877, durante alcuni lavori di restauro della cattedrale di Santo Domingo, è stata scoperta una cassa contenente frammenti di osso su cui c’era una scritta che attribuiva i resti a Cristobal Colón.
    Nella foto sotto, la tomba del navigatore genovese nella cattedrale spagnola a Siviglia.

 

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Note

  • I Cavalieri del tempio
    Il mistero di quei mari si intreccia anche con le vicende dei Templari.
    La Rochelle è il porto dal quale, intorno al 1307, per sfuggire alle persecuzioni di Filippo il Bello, è partita la lotta dei cavalieri per poi scomparire nel nulla.
    Stranamente è un porto scomodo per le crociate in Terra Santa, ma perfetto per le rotte verso l’America.
    Quando Colombo è arrivato nel Nuovo Mondo con le caravelle, le cui vele riportavano la croce templare, gli abitanti di quei luoghi si sono mostrati stranamente amichevoli.
    Forse conoscevano già quel simbolo? Realtà, leggenda e mito, insomma, si intrecciano ancora una volta. Gli interessi in ballo, d’altra parte, erano veramente grandi.
    Secondo alcuni, sarebbero bastati per giustificare un tentativo di modificare o adattare la storia che è arrivata fino a noi.

 

  • Libro delle profezie
    Cristoforo Colombo ha scritto un’opera propagandistica, il cosiddetto Libro delle profezie, un volume in cui tesseva le lodi dei sovrani di Spagna, in particolare di Isabella di Castiglia.
    L’ha fatto con un fine preciso: lodare i re che, secondo lui, avrebbero avuto un ruolo molto importante nella storia della cristianità.
    Colombo ha ribadito come in tutti i suoi viaggi abbia agito in accordo con i due sovrani.
    Ha scritto anche il testo per collocare le sue scoperte all’interno di una sequenza di eventi che, secondo il navigatore genovese, sarebbero stati cruciali per la salvezza dell’umanità: la scoperta della nuova via verso l’Oriente era il primo passo verso la liberazione di Gerusalemme e della Terra Santa dai musulmani.
    Nonostante ciò, pare che il manoscritto sia rimasto nella biblioteca della famiglia Colombo e non sia mai stato inviato ai sovrani ispanici. Colombo, probabilmente, l’ha portato con sé nel quarto e ultimo viaggio.

 

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