Diarrea: cause, sintomi e rimedi

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Diarrea: cause, sintomi e rimedi BEST5.IT 2017-11-23 07:14:30
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Merda, merda, merda! Urlano tutti insieme gli attori di teatro prima dello spettacolo: è un rito propiziatorio che viene da lontano, dall’epoca elisabettiana.

Infatti, le feci invocate erano quelle dei cavalli, che trainavano le carrozze con gli spettatori: più ce n’era, più successo aveva lo spettacolo. Insomma, porta fortuna…

Possiamo consolarci così, quando la diarrea si palesa nella nostra vita. Anche se è una seccatura, in genere è un disturbo che si risolve da solo in qualche giorno e non causa problemi seri.

Questo nei Paesi occidentali, perché bisogna anche dire che è una delle cinque principali cause di morte nei Paesi più poveri.

La maggior parte dei casi di diarrea acuta (dura meno di 14 giorni) è di origine infettiva ed è causata da virus (tra cui: norovirus, rotavirus, adenovirus, astrovirus) oppure da batteri (tra cui: salmonella, Campylobacter, shigella, Escherichia Coli, Clostridium difficile), o talvolta da protozoi (tra cui: Cryptosporidium, giardia lambia, cyclospora, entamoeba histolytica).

Mentre i casi di diarrea persistente (dura più di 14 giorni) o cronica (dura più di 30 giorni) sono in genere dovuti a cause non di tipo infettivo.

La diarrea acuta è uno dei sintomi della gastroenterite acuta (comunemente chiamata “influenza intestinale”) ed è causata da un virus che colpisce stomaco e intestino e, in genere, si risolve da sola nel giro di qualche giorno.

Dietro forme di diarrea severa (quando ci sono 4 o più scariche al giorno per più di 3 giorni), invece, ci sono in genere i batteri. Anche una diarrea acuta può, quindi, essere severa. Ed è di questa che parliamo oggi nei nostri cinque punti che seguono.

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1. Con la diarrea si perdono acqua e sali minerali, quindi bisogna reidratarsi

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Acqua e sali minerali (calcio, sodio, potassio...) sono fondamentali per il funzionamento dell'organismo. In caso di diarrea, quindi, la prima cosa da fare è bere molto e spesso per evitare la disidratazione.

Quindi, evitiamo i cibi contenenti molti grassi e dedichiamoci a brodi, zuppe, succhi di frutta e cibi salati come crackers o grissini.

Per favorire il ripristino della funzionalità intestinale sono ottimi gli amidi bolliti (patate, riso...) con aggiunta di sale, ma anche le banane e le verdure bollite.

Da evitare i latticini e cibi che contengono latte. Mentre non è provato il beneficio degli yogurt, né dei probiotici. Negli adulti sani sono sufficienti queste accortezze nella dieta.

Ma il medico può decidere di prescrivere soluzioni reidratanti orali (Dicodral, Enterodral, Idravita...) quando la diarrea colpisce i bambini o gli anziani che soffrono di altre malattie o bevono poco e rischiano la disidratazione.

Cosa dire al medico per aiutarlo a fare la diagnosi giusta? In particolare al medico interessano la frequenza delle scariche, le caratteristiche delle feci e la durata dei sintomi.

Quindi, facciamo mente locale su quando è insorta la diarrea, come si presentano le feci (più o meno acquose, con o senza sangue), quante sono le scariche al giorno e da quanti giorni vanno avanti, quali cibi abbiamo mangiato prima di avere diarrea e dopo quanto tempo è apparsa la prima scarica.

Infine, se c'è febbre e dolore addominale. Da segnalare al medico, che potrebbe essere causa di diarrea se si è mangiato uovo crudo, pesce o carne cruda.

2. L’antibiotico non serve quasi mai per curare la diarrea

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Nella maggior parte dei casi i responsabili della diarrea sono virus.

Qualche volta è causata da batteri, ma molto più di rado (uno dei più comuni è la salmonella).

Quindi, per una diarrea in genere non servono antibiotici e, se il medico li prescrive, sappiate che si tratta quasi sempre di una terapia “empirica”, fatta cioè senza sapere qual è l’agente responsabile dell’infezione.

Infatti, non ci sono test rapidi per scoprire quale batterio ha causato la diarrea e i tempi per effettuare una coltura antibiotica sono lunghi. Anche se la diarrea è causata da un batterio, nella maggior parte dei casi il problema si risolve da solo nel giro di qualche giorno.

Il medico dovrebbe porsi il problema della resistenza agli antibiotici: se si usano quando non servono, si selezionano ceppi batterici resistenti all’antibiotico che, nel tempo, non funziona più contro quei batteri.

L’antibiotico è indicato solo in caso di diarrea severa (4 o più scariche al giorno per più di 3 giorni), febbre e sangue nelle feci e pazienti con tumori o malattie del sistema immunitario.

3. Più diffuso non vuol dire più efficace e la diarrea del viaggiatore

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  • Più diffuso non vuol dire più efficace
    L’Enterogermina è tra i farmaci da banco più venduti in Italia: contiene un probiotico (spore di Bacillus clausii, in diverse concentrazioni: 2 miliardi, 4 miliardi, 6 miliardi per unità) e, come si legge nel foglio illustrativo e come sostiene la pubblicità, è indicato nella prevenzione e nel trattamento della diarrea.
    Gli studi clinici pubblicati sull’utilità del Bacillus clausii nella prevenzione e nel trattamento della diarrea sono però pochi e hanno coinvolto pochi pazienti.
    Ce ne sono di più, invece, per il Lactobacillus rhamnosus ceppo GG: questo è il probiotico per il quale si trovano più dati nella letteratura scientifica.
    In particolare, sull’efficacia nella prevenzione e nella cura della diarrea nei bambini.
  • La diarrea del viaggiatore
    La diarrea è il più comune problema di salute che si può avere durante un viaggio nei paesi caldi e/o dove le condizioni igieniche sono critiche.
    Dura in genere due o tre giorni ed è accompagnata da dolore addominale, urgenza di andare in bagno e spesso nausea, febbre e crampi. In genere, la causa del problema è l’ingestione di cibo o di bevande contaminate da batteri come l’Escherichia Coli o, meno spesso, parassiti come la Giardia Lambia o l’Entoameba Histolytica.
    Quando si tratta di Escherichia Coli in genere la diarrea è molto liquida e non dura più di cinque giorni. La Giardia Lambia causa flatulenza e una diarrea particolarmente maleodorante.
    A volte comunque un po’ di diarrea può risultare anche dal semplice cambiamento delle abitudini alimentari.
    Per ridurre il rischio: lavarsi spesso le mani con acqua e sapone; non bere acqua del rubinetto, ma sempre in bottiglia e, quando non c’è, bollire l’acqua o sterilizzarla con cloro o altri disinfettanti ad hoc (occhio ai cubetti di ghiaccio che possono essere fatti con acqua contaminata); evitare i cibi crudi.

4. I farmaci curano solo i sintomi

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I farmaci antidiarroici acquistabili senza ricetta medica possono curare soltanto i sintomi, ma non le cause del problema.

Quindi, la loro utilità è limitata. Sono a base di loperamide, un principio attivo che argina la motilità dell’intestino e le secrezioni gastro-intestinali.

La loperamide è controindicata nei bambini di età inferiore ai 12 anni, durante la gravidanza e l’allattamento.

Contenuta sia in farmaci di automedicazione sia in quelli da prescrizione, può essere usata per bloccare le scariche in pazienti con diarrea acuta che non hanno febbre, né presentano sangue nelle feci.

Di sicuro sono farmaci utili quando ci si trova in situazioni in cui non si può correre al bagno di frequente come, per esempio in un viaggio di lavoro o a un appuntamento improrogabile. In generale, è consigliabile passare dal medico, parlare del problema e sarà lui a prescrivere l’assunzione di loperamide.

La dose di loperamide indicata per fermare l’attacco di diarrea acuta nell’adulto è pari a 2 capsule (4 mg), seguite da una capsula (2 mg) dopo ciascuna evacuazione successiva di feci non formate (molli). Il farmaco non dev’essere usato per più di 2 giorni.

I prezzi sono molto variabili anche se il principio attivo è lo stesso. Attenzione: con la ricetta medica si può acquistare il farmaco a minor costo, optando per la loperamide generica, che può costare fino a 5 volte meno del farmaco da banco.

5. Probiotici

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  • Da confermare
    Ripopolano la flora batterica? Secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, i probiotici sono prodotti contenenti microorganismi vivi e vitali, in grado di contribuire all’equilibrio della flora intestinale.
    Sono soprattutto batteri (Lactobacillus, Bifidobacterium...), a volte lieviti (Saccharomyces), spesso consigliati e prescritti in caso di problemi intestinali: dalla gastroenterite acuta alla diarrea conseguente all’uso di antibiotici (per prevenirla, o per curarla).
    In Italia ci sono numerosi integratori alimentari contenenti fermenti lattici, ma ci sono anche i farmaci. Questi ultimi possono essere utili in alcuni casi, ma la loro efficacia non è pienamente dimostrata.
    L’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare nel 2009 ha bocciato i claim salutistici (tipo: “favorisce l’equilibrio della flora intestinale”) di probiotici contenenti diversi ceppi batterici (Lactobacillus plantarum, Bifidobacterium B12 animalis lactis e altri) perché non è provato che siano in grado di diminuire la presenza di batteri potenzialmente dannosi dell’intestino, né mantenere l’equilibrio intestinale, né agire sul sistema immunitario.
    Stranamente, il Ministero della Salute italiano ritiene invece nelle sue linee guida di poter considerare utile l’attività dei probiotici nell’intestino, a prescindere dall’effetto provato sulla diminuzione dei batteri dannosi.
  • Aiutano nella prevenzione della diarrea?
    Ci sono studi clinici che mostrano come i probiotici possano essere efficaci nel prevenire la diarrea causata da antibiotici nei bambini.
    Così come altri studi, anche se modesti, proverebbero che sono in grado di prevenire la diarrea causata dal Clostridium difficile, nei bambini e negli adulti.
  • Riducono la durata della diarrea di un giorno
    Alcuni studi dimostrano che i probiotici possono aiutare a ridurre la durata della diarrea conseguente alla gastroenterite, in particolare nei bambini, ma l’accorciano solo di un giorno.
  • Sono necessari più studi clinici
    Bisogna fare ulteriori ricerche per confermarne gli effetti benefici. Finora, ogni studio ha preso in considerazione una condizione diversa (diarrea causata da antibiotici, da Clostridium difficile, da gastroenterite...).
    Ogni studio ha testato probiotici diversi, in dosi diverse, con durate di cura diverse, quindi le conclusioni di questi studi non possono essere estese.



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