Donne e maternità, testimoni della fede in Dio

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Donne e maternità, testimoni della fede in Dio BEST5.IT 2017-11-20 02:02:35
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Da sempre la maternità è sinonimo di sacrificio, rinuncia, altruismo, ma ci sono donne nella storia che sono diventate addirittura sante sacrificando la loro vita per i figli: curandoli, riportandoli sulla retta via o anche solo operando per consolidare la loro fede.

Alcune di queste madri hanno vissuto nel II secolo d.C. durante le persecuzioni dei cristiani e sono state martirizzate.

Altre nel Medioevo hanno sfidato le etichette aristocratiche europee in nome della fede e dell’amore per i propri nati.

Altre ancora sono eroine dei nostri giorni, che hanno preferito perdere la loro vita pur di salvare quella delle creature che si portavano in grembo.

Ecco alcune storie di donne che nella maternità hanno testimoniato la fede in Dio!

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1. Santa Monica

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Santa Monica: la sua missione è fare di suo figlio un santo.

Santa Monica nasce in una pia famiglia dell’Africa settentrionale romana, a Tagaste, antica città della Numidia, nel 331.

Sposa un uomo benestante dal carattere irascibile, al quale offre vicinanza e appoggio costanti, riuscendo a farlo avvicinare a Dio in punto di morte.

Rimasta vedova, non vuole sposarsi in seconde nozze, ma si consacra alla vita religiosa e all’educazione di suo figlio Agostino (Agostino d’Ippona 354-430).

Questi, di carattere piuttosto intemperante, le dà parecchio filo da torcere: non solo non è credente, ma sostiene l’eresia manichea, una religione dualista basata sul contrasto tra bene e male, tenebre e luce.

Quando Monica lo apprende, si dispera profondamente e si appella a Dio, temendo per l’anima del figlio. Si rivolge allora a un vescovo, al quale chiede di tentare di convertirlo. Il vescovo però si rifiuta, preferendo che il ragazzo arrivi da solo alla verità.

È allora che Agostino decide di lasciare Cartagine per recarsi prima a Roma e poi a Milano, dove inizia la sua carriera da oratore. Qui conosce Sant’Ambrogio, grazie alla cui influenza si converte alla religione cattolica e qui lo raggiunge Monica, entusiasta, per assistere al suo battesimo il giorno di Pasqua del 387.

Qualche tempo dopo, passeggiando a Ostia, Monica dice a suo figlio che si ritiene soddisfatta nel vederlo finalmente un cristiano convinto e che si sente pronta a rendere la sua anima a Dio. La sua missione di madre è compiuta.

Cinque giorni più tardi è assalita da una febbre alta ed entra in agonia. Dichiara che non le importa dove sarebbe stata seppellita perché di certo Dio avrebbe saputo dove cercarla per farla resuscitare alla fine dei giorni.

Tuttavia si raccomanda ad Agostino di ricordarla ogni volta che celebra la liturgia ecclesiastica. Si spegne a 56 anni pochi giorni più tardi, il 27 agosto del 387.

2. Santa Perpetua e Santa Felicita

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  • Santa Perpetua: trucidata da un toro, è poi decapitata.
    Protettrice delle donne gravide e delle madri, viene festeggiata il 7 marzo, data del suo martirio. È una madre e un’eroina cristiana, perseguitata sotto l’impero di Settimio Severo (193-211). Di nobili origini, nasce a Cartagine alla fine del II secolo d.C.
    Si sposa molto giovane e ha un bambino, ma nel 203, all’età di 22 anni, viene arrestata dal proconsole Minucio Firminiano perché professa la fede cristiana.
    Viene rinchiusa in un carcere angusto dopo aver ricevuto il battesimo; suo padre la implora di abiurare per essere liberata, ma è tale la gioia di donare la sua vita a Dio, che Perpetua sceglie invece di sottoporsi ad atroci torture e alla morte per decapitazione.
    Il martirio, che rappresenta per lei il completamento della professione di fede, avviene nell’anfiteatro appena fuori Tunisi. Perpetua si presenta nell’arena con il suo piccolo tra le braccia davanti a un pubblico gremito che inneggia al massacro.
    Può solo affidare il bimbo a una donna amorevole e viene data in pasto a un toro che strazia il suo corpo a cornate. Il pubblico, mosso a compassione, chiede di porre fine alle sue sofferenze e di decapitarla con una spada, fuori dall’arena.
  • Santa Felicita partorisce prima per sottoporsi al martirio.
    A Santa Perpetua è legata Santa Felicita, che con lei viene arrestata e condotta nell’anfiteatro per essere massacrata. Anche lei muore il 7 marzo 203 e viene proclamata martire sotto l’imperatore Settimio Severo.
    Felicita è una giovanissima sposa, ma di origini più umili, a quanto pare la figlia dei servi della famiglia di Perpetua. La differenza tra le due donne sta nel fatto che Perpetua ha già un bambino quando viene arrestata, mentre Felicita è all’ottavo mese di gravidanza.
    Siccome la legge romana impedisce di condannare le donne gravide prima del parto, Felicita invoca Dio affinché le faccia dare alla luce suo figlio al più presto. Le sue preghiere sono esaudite.
    La futura santa partorisce in prigione con un mese di anticipo e la sua bambina viene data in adozione a un’affidabile donna cristiana. Felicita è poi condotta nel luogo della tortura, accanto a Perpetua e ad altri compagni convertiti al cristianesimo, felice di subire la stessa loro sorte.
    Gettata a terra da un toro inferocito, dopo colpi brutali, viene portata fuori dall’arena e finita con un colpo di spada. Sant’Agostino citerà lei e Perpetua come esempio della vittoria del cristianesimo in terra africana.

3. Santa Brigida

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Santa Brigida ha 8 figli. Una diventa santa.

Santa Brigida nasce a Finsta, nella regione di Upland, il nucleo originario del regno di Svezia, nel 1303.

I suoi genitori sono due ricchi proprietari terrieri, Birger Petersson, senatore e governatore di Upland, e Ingeborg Bengtsdotter.

Della sua infanzia si sa poco; si racconta che la madre si salva miracolosamente mentre la partorisce e che ogni qual volta si accinge a batterla con le verghe per castigarla, esse si bruciano all’istante.

I genitori di Brigida hanno in comune una profonda fede religiosa, si confessano tutti i venerdì, praticano l’elemosina e partecipano ai pellegrinaggi, mentre il fratello Israel si dichiara figlio della Vergine. La religiosità è duqnue un tratto comune della famiglia.

La zia, Ingrid de Skänninge, moglie del governatore di Östergötland, è la fondatrice del primo convento di domenicani in Svezia. È lei a prendersi cura di Brigida, quando la madre muore prematuramente.

A 14 anni, come si usa all’epoca, le viene trovato un marito: il nobile Ulf Gudmarsson, senatore e governatore della regione di Närke.

I due novelli sposi prendono casa ad Ulvasa, in Östergötland, e nei loro quasi trent’anni di matrimonio hanno ben otto figli: Marta, Carlo, Birger, Caterina (che diventerà santa) Benedetto, Gudmar, Ingeborg e Cecilia.

Brigida aiuta il marito nel suo ruolo politico, assistendolo anche nello studio delle leggi e guidandolo a governare con rettitudine. Insieme fondano un piccolo ospedale dove i poveri vengono assistiti e diventano terziari francescani.

Di lei sono apprezzate anche le doti pedagogiche, tanto che viene richiesto il suo servizio alla corte di Stoccolma. Nello stesso tempo segue l’educazione scolastica e religiosa dei figli, affiancando gli istitutori.

Brigida scrive di avere vissuto una straordinaria esperienza mistica, ricca di rivelazioni ricevute da Gesù, dalla Vergine Maria e da alcuni santi, che poi sono raccolte in 8 volumi.

Queste rivelazioni riguardano avvenimenti storici e personaggi illustri come principi e pontefici. Contengono anche dure ammonizioni morali al popolo cristiano. Dopo la morte del marito Brigida si trasferisce a Roma.

Qui muore il 23 luglio 1373, assistita dalla figlia Caterina alla quale ha affidato l’Ordine del Santissimo Salvatore. Viene proclamata santa da papa Bonifacio IX nel 1391.

4. Elisabeth Ann Seton

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Elisabeth Ann Seton: 5 figli, 1 fondazione per vedove, molti ospedali per i poveri.

Questa santa dell’era moderna è la prima americana canonizzata. Nasce il 28 agosto 1774 a New York dalla facoltosa famiglia Bayley e rimane prematuramente orfana di madre.

Ben presto il padre si risposa e finisce per occuparsi ben poco di lei, che, a 19 anni, convola a nozze con un uomo d’affari di origini scozzesi, William Magee Seton, di fede episcopaliana. I due hanno inizialmente una vita rosea, allietata dalla nascita di cinque figli.

Ma la buona sorte non dura a lungo, perché il padre di William muore e il patrimonio di famiglia va perduto: lo stesso William si ammala di tubercolosi, il che genera nuove e impreviste spese per la famiglia.

Elizabeth Ann prende allora le redini dell’amministrazione dei pochi beni rimasti e cerca di curare al meglio suo marito. Nonostante il soggiorno climatico in Italia, William muore abbandonando lei e i figli al loro destino.

La giovane vedova decide allora di prolungare il suo soggiorno in Italia dove si converte al cattolicesimo e riceve il battesimo. Ritornata negli Stati Uniti, fa la Prima Comunione e viene cresimata. Fonda un istituto religioso con lo scopo di aiutare donne in difficoltà rimaste vedove con bambini al seguito.

A questa prima fondazione ne seguono altre: Elizabeth apre numerosi ospedali, si dedica ai bambini poveri e inaugura nel 1809 la congregazione delle suore della carità di San Giuseppe. Muore nel 1821. Viene proclamata santa da Paolo VI nel 1975.

5. Gianna Beretta Molla

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Gianna Beretta Molla: non si fa curare il tumore per salvare la vita che ha in grembo.

Uno degli esempi eclatanti nostrani di “madri coraggio” è stata Gianna Beretta (1922-1962), pediatra di Monza, definita la santa del matrimonio e della quotidianità.

Il 24 settembre 1955 Gianna, che ha ricevuto dai genitori una rigorosa formazione cattolica, sposa Piero Molla animata dal fervente desiderio di compiere la volontà di Dio attraverso il sacramento del matrimonio.

Dall’unione nascono Pierluigi, Maria Zita e Laura. È però con la quarta gravidanza che Gianna scopre di avere un tumore che costituisce un pericolo per la sua vita e per quella del bambino.

Solo l’aborto potrebbe salvarla, tuttavia lei decide di portare avanti la gravidanza. Si fa asportare il fibroma, ma non si sottopone alle cure oncologiche per non arrecare danno al feto.

Il 20 aprile 1962 Gianna viene fatta partorire con taglio cesareo. Nasce una bambina in buona salute alla quale è imposto il nome di Gianna Emanuela. Lei viene invece colpita da peritonite.

Il peggioramento delle sue condizioni è rapido: portata a casa, alle 8 del mattino del 28 aprile 1962 muore. Papa Giovanni Paolo II la canonizza il 16 maggio 2004, alla presenza di marito, figli e nipoti.



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