Elisabetta d’Austria (Sissi): l’imperatrice ossessionata dalla bellezza

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Elisabetta d’Austria (Sissi): l’imperatrice ossessionata dalla bellezza BEST5.IT 2018-11-12 22:43:17
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“Un gabbiano di Nessundove io sono, nessun lido considero mia patria, nessun luogo, nessun posto a sé mi lega; è di onda in onda invece che io volo”.

Così scriveva nel suo Diario poetico l’imperatrice Elisabetta d’Austria, più nota al mondo come Sissi.

Bellissima e inquieta, amata e tormentata, Elisabetta era costantemente in fuga dalla rigida corte di Vienna, che opprimeva il suo desiderio di vivere lontana da qualsiasi costrizione o imposizione.

Sissi, infatti, non si rassegnò mai al ruolo impostole di imperatrice, moglie e madre, ma continuò a ricercare una dimensione che esprimesse la sua individualità più profonda senza riuscirvi.

Il suo grande dramma consistette principalmente nell’impossibilità di potersi realizzare secondo la sua natura, portandola a convivere con una profonda solitudine interiore.

Elisabetta d’Austria era ossessionata dalla bellezza. Diete, palestra, magrezza estrema e cure maniacali per lei non erano mai abbastanza…

 

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1. Come un pesce fuor d'acqua

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I viaggi, la palestra all’interno della Hofburg di Vienna, la rigidissima dieta per avere un vitino di vespa, il suo amore per i classici greci e tante altre piccole manie venivano derise dalla corte viennese.

Così Sissi, sentendosi sempre più disprezzata, tese a isolarsi sempre di più.

La nuora Stefania, nel suo libro Come non fui imperatrice, descrisse la suocera con queste parole:
“L’imperatrice Elisabetta aborriva l’etichetta e fuggiva volentieri nella solitudine, lontano dalle usanze della corte imperiale.
[...] Odiava il martirio di quella schiavitù, come essa usava definire i doveri della sua posizione.
[...] Ella riteneva che ognuno avesse diritto alla propria libertà”.

Non riuscì a trovare il conforto che desiderava neppure all’interno della vita matrimoniale: suo marito l’imperatore Francesco Giuseppe era molto preso dagli impegni di Stato e aveva una mentalità troppo diversa per comprendere le problematiche della moglie.

Elisabetta si ritrovò così in disparte in una corte fredda e ostile, lontana dagli affetti familiari della sua infanzia. La privacy a cui tanto aspirava venne meno e il suo compito, oltre a dare al mondo l’erede maschio, fu quello di entrare il prima possibile nel suo ruolo di imperatrice.

Soltanto con il passare degli anni Sissi prese consapevolezza della sua avvenenza e dell’effetto che suscitava nel marito e negli ammiratori: questo la rese più sicura di sé, e perciò per tutta la vita cercò di mantenere la sua bellezza il più a lungo possibile.

Il grande ritrattista di teste coronate Franz Xaver Winterhalter immortalò la sua grazia sulla tela, rendendola celebre: il candore della pelle, lo sguardo dolce che sembra posarsi sullo spettatore, il capo adorno di stelle di diamanti e il vaporoso abito bianco che l’avvolge, simile a una nuvola leggera, raffigurano l’imperatrice aerea e soave come una fata delle fiabe.

Ma dietro quest’immagine c’erano immani sacrifici. La natura nervosa di Sissi, unita alla paura di invecchiare e di perdere la sua figura snella, portarono l’imperatrice a seguire diete sempre più rigide fino ad arrivare a bere, come riporta sua nipote Maria Luisa Larisch-Wallersee, “un’orribile mistura di cinque o sei chiare d’uovo con sale”.

Durante i suoi spostamenti questo regime alimentare rimaneva invariato fin nei minimi particolari. Dal momento che Sissi non voleva rinunciare al latte fresco neanche nel corso di lunghi spostamenti sui vascelli, la sua capra e le sue mucche preferite venivano imbarcate anch’esse.

Il caso poi voleva che queste povere bestie soffrissero ogni tanto il mal di mare, e che perciò non fossero in grado di esaudire costantemente i capricci dell’imperatrice.

 

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2. Il peso della chioma

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Consapevole dell’effetto suscitato dal suo aspetto sottile e slanciato, Elisabetta cercò di sottolineare ancora di più la sua figura e, temendo che i vestiti non fossero abbastanza aderenti e tendessero a formare pieghe sgradite, pretese che le fossero cuciti direttamente addosso.

Dal momento che era costretta a cambiarsi d’abito di frequente, questo procedimento poteva ripetersi più volte nel corso della stessa giornata, e la semplice allacciatura del busto poteva durare anche un’ora.

Più avanti negli anni, per mantenere i fianchi snelli, dormiva stretta in panni bagnati. E faceva immersioni nell’olio d’oliva per conservare la pelle morbida. Oltre al corpo magro, Sissi aveva una vera e propria ossessione per i suoi capelli.

Dotata, in effetti, di una lunghissima chioma fluente e resistente, una rarità per l’epoca, trascorreva molte ore in compagnia della sua parrucchiera, Fanny Angerer, per curarla e acconciarla in modo magistrale.

Il lavaggio veniva effettuato ogni tre settimane e durava una giornata intera, mentre la cura quotidiana esigeva tre ore. Nella sua biografia sull’imperatrice, la storica tedesca Brigitte Hamann scrive:
«Quella massa di capelli era così pesante da far venire talvolta il mal di testa ad Elisabetta. In questi casi restava seduta al mattino per ore nel suo appartamento, con i capelli trattenuti in alto da nastri. Così risultava diminuito il peso dei capelli e la testa dolente riceveva un po’ d’aria».

Per mantenersi sempre in forma, l’imperatrice aveva fatto installare alcune piccole palestre nei palazzi in cui alloggiava. Ce n’era una persino nel complesso dell’Hofburg, il palazzo imperiale viennese.

Vi erano attrezzi di tutti i tipi, tra i quali una coppia di anelli. Il lettore di greco dell’imperatrice, Costantin Christomanos, trascrisse questa deliziosa scena:
“Sono arrivato proprio mentre si sollevava reggendosi agli anelli. Indossava un abito di seta nera con un lungo strascico orlato di magnifiche piume di struzzo. Non l’avevo mai vista in un abbigliamento così sfarzoso. Appesa agli anelli, faceva un’impressione fantastica: come una creatura per metà serpente e per metà uccello”.

E poi annotava ammirato:
“Finito l’esercizio Sissi esclamò: ‘Se le arciduchesse sapessero [...] che ho fatto ginnastica con questo vestito, rimarrebbero di stucco, ma l’ho fatto solo en passant. Di solito sbrigo questa faccenda la mattina presto o la sera. Conosco gli obblighi del mio rango’”.

 

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3. A piede e a cavallo e diario in versi

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  • A piede e a cavallo
    Il suo sport preferito era sicuramente l’equitazione. Amava cavalcare ed era un’amazzone provetta.
    Ebbe diversi istruttori famosi per l’epoca e alcuni appartenenti ai circhi più noti. Sissi era profondamente affascinata dall’attività circense e dalle varie acrobazie.
    In diverse occasioni prese parte alla caccia alla volpe in Inghilterra, divertendosi e rimanendo costantemente al centro dell’attenzione.
    E quando l’età la costrinse a scendere da cavallo, iniziò a percorrere lunghe distanze a piedi per mantenersi in linea.
    In realtà queste passeggiate divennero vere e proprie prove di forza che potevano durare anche sette, otto ore consecutive.
    Le dame che accompagnavano Sissi non resistevano così a lungo e spesso, assai doloranti, erano costrette a seguirla sedute su un carretto. Quando l’età impediva loro di sostenere un tale ritmo, venivano sostituite con dame più giovani e più resistenti.
    Questa passione si acuì così tanto che Elisabetta eliminò gran parte delle sedie e poltrone presenti nei suoi appartamenti, preferendo rimanere in piedi e camminare anche all’interno delle stesse stanze.

 

  • Diario in versi
    Un’altra grande passione di Elisabetta fu la poesia. Ispirandosi al suo poeta preferito Heinrich Heine che definiva “maestro”, scrisse un Diario poetico in cui raccolse i suoi pensieri.
    Come poetessa si sentì finalmente libera di poter esprimere se stessa e in quelle pagine confidò i suoi sentimenti più intimi.
    Alcuni versi della poesia Alle anime del futuro, scritta a Bad Ischl nel 1887, tracciano il ritratto emotivo dell’imperatrice intorno ai cinquant’anni d’età che, ormai disillusa, abbandona ogni speranza di essere compresa.
    Leggendoli ci si riesce a fare un’idea precisa della sua solitudine e della sua vita familiare:
    “Solitaria vago in questo mondo, alla gioia, alla vita da tempo ho voltato le spalle; con nessuno condivido la mia vita, mai vi fu alcuno che mi abbia capito.
    [...]Sono circondata dai parenti, ma soltanto al corpo e al sangue sono vicini; dieci volte è sprangata la mia interiorità e ben chiuso è ogni accesso”.

 

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4. Ventaglio e vesti nere e Sissi al ballo in maschera

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  • Ventaglio e vesti nere
    Gli ultimi anni furono molto tristi.
    Dopo il suicidio del figlio Rodolfo, una morte avvenuta in circostanze ancora mai del tutto chiarite, Elisabetta perse qualsiasi interesse per la vita.
    Vestita sempre di nero, prese a viaggiare su e giù per l’Europa senza mai trovare requie.
    La bellezza ormai svanita fu celata da un ventaglio nero pronto ad aprirsi all’improvviso, per coprire quel volto ormai stanco e sofferente.
    La morte inaspettata, per mano di un anarchico italiano Luigi Lucheni, la liberò da un male di vivere precursore di tante storie simili della nostra epoca.

 

  • Sissi al ballo in maschera
    Nel febbraio del 1874, la sera del martedì grasso, si tenne un gran ballo in maschera nella sede del Musikverein di Vienna.
    Friedrich Pacher von Theinburg, un funzionario del governo di 26 anni, decise di parteciparvi.
    E conversò per tutta la sera con una dama misteriosa, che era l’imperatrice Elisabetta d’Austria, vestita di un domino di broccato giallo che non faceva intravedere né viso né capelli.
    La donna disse solo di chiamarsi Gabriella. Friedrich capì subito di trovarsi al cospetto di una gran dama, ma ebbe un’illuminazione solo quando Gabriella gli chiese quali fossero i suoi sentimenti verso l’imperatrice d’Austria.
    Al momento di congedarsi il ragazzo tentò di alzare almeno un poco la maschera della donna, ma senza successo. Qualche tempo dopo ricevette una lettera da Monaco che ricordava il loro incontro al ballo, e due missive da Londra.
    Undici anni dopo, ormai sposato e con prole, Pacher ebbe un’altra lettera del domino giallo, che gli chiedeva di inviare una fotografia. L’uomo rispose descrivendo la sua famiglia ma non allegò nulla. E a ulteriori insistenze si spazientì.
    Gabriella/Elisabetta sparì per altri due anni finché non arrivò un’ultima lettera anonima, dal Brasile, che iniziava così:
    “La canzone del domino giallo/
    tanto, tanto tempo fa
    /
    ricordi ancora la notte nella sala luminosa?
    /
    È passato tanto, 
    tanto tempo, /
    quando due anime si sono incontrate”.

 

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5. Le tappe della sua vita

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  • 1837: Elisabetta Eugenia Amalia di Wittelsbach, duchessa di Baviera, nasce a Monaco il 24 dicembre, quarta figlia del duca Massimiliano Giuseppe e di Ludovica di Wittelsbach.
  • 1854: Il 24 aprile va sposa all’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, 24 anni e 52 milioni di sudditi.
  • 1855: Nasce la figlia Sofia, che morirà piccolissima durante un viaggio ufficiale della coppia imperiale in Ungheria.
  • 1856: Nasce Gisella.
  • 1858: Elisabetta partorisce Rodolfo, l’erede al trono.
  • 1859: Scoppia la Seconda guerra d’indipendenza e iniziano anni difficili per l’Impero austriaco, che perde la Lombardia ma conserva il Veneto. La salute di Sissi peggiora e la tubercolosi la spinge a Madera e Corfù per curare i polmoni e la depressione.
  • 1866: La Prussia minaccia l’Austria e riesce a estrometterla dalla Confederazione tedesca, facendole perdere i territori del Nord e alcuni ducati tedeschi. Sissi, che aveva cercato l’alleanza con il cugino Ludwig di Baviera, è costretta a lasciare Vienna e a rifugiarsi a Budapest con i figli.
  • 1867: È incoronata regina di Ungheria.
  • 1868: A Budapest nasce l’ultima figlia, Maria Valeria.
  • 1889: Il figlio Rodolfo si suicida con l’amante, la baronessa Maria Vetsera.
  • 1898: Mentre passeggia lungo il lago di Ginevra in attesa di prendere un battello, Sissi è aggredita a stilettate da un anarchico italiano, Luigi Lucheni. Le sue vesti sono così strette che il sangue non esce e l’imperatrice riprende a camminare; ma muore 20 minuti dopo per un’emorragia interna. È sepolta a Vienna, nella cripta della chiesa dei Cappuccini, accanto al marito e al figlio.

 

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