Esopo e le sue favole

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Esopo e le sue favole BEST5.IT 2016-12-06 17:57:09
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Ai primordi della letteratura greca in prosa, troviamo la figura di Esopo, il deforme schiavo frigio, dotato di acume d’intelligenza e di grande saggezza, che è tramandato come Fautore delle notissime favole che tanta fortuna hanno avuto nei secoli.

Le notizie sulla vita di Esopo si confondono con la leggenda già nei tempi antichi, ma la maggior parte degli studiosi crede dunque che Esopo non sia un nome inventato, ma un personaggio realmente vissuto, come ci testimonia Erodoto, «il padre della storia», nel cap. 134 del Libro II della sua monumentale opera storica.

Afferma dunque lo storico greco di Alicarnasso, che visse nel VI secolo, al tempo del faraone Amasi, un narratore di favole, di nome Esopo, che era schiavo di Iadmone di Samo, e che ebbe per compagna di schiavitù la famosa cortigiana Rodope, divenuta più tardi amante di Carasso, fratello della poetessa Saffo. Nel passo citato Erodoto parla succintamente anche della morte di Esopo a Delfi.

Da altra fonte, precisamente dai frammenti dell’aristotelica «Costituzione di Samo», sappiamo che Esopo era divenuto famoso in tale città per le sue favole e che fu affrancato da Iadmone. Il resto delle vicende della vita di Esopo
fa parte di un insieme di notizie leggendarie e fantastiche.

In Grecia la favola fu antichissima, anteriore a Esopo, in quanto ne troviamo esempi in poeti vissuti nell’VIII secolo a.C. Se Esopo non fu l’inventore assoluto della favola, è certo però che egli la fece assurgere al rango di genere letterario, soprattutto con i suoi notevolissimi apporti originali, ma anche con la sistemazione di un preesistente materiale narrativo.

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A Esopo dunque, considerato il padre di tale genere letterario, è attribuita una raccolta di oltre 400 favole, che, essendo scritta nella cosiddetta koiné, la lingua comune a fondo attico parlata dalle popolazioni ellenizzate dopo le conquiste di Alessandro Magno, non è di certo quella originaria.

Si ritiene peraltro che Esopo non abbia neppure scritto, ma affidato alla trasmissione orale le sue favole; da ciò l’impossibilità di conoscere direttamente gli archetipi delle favole esopiche e il loro valore letterario.

Dalla tradizione successiva si ricava, comunque, che le favole di Esopo, nelle quali agivano prevalentemente gli animali, ma talora anche gli uomini e, in misura minore, le divinità e le piante, avevano come caratteristiche la brevità, l’arguzia e l’utilità morale; la lingua era semplice, lo stile umile.

Oggi vi riportiamo alcune di queste bellissime e preziose (ma anche antichissime) favole, che ci riportano alle radici greche della nostra Europa, che hanno come protagonisti 5 animali: la volpe, i leoni, i gracchi, i cani e le volpi.
Buona lettura!

1. Cinque favole sulle aquile

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1) L’aquila e la volpe

Un’aquila e una volpe, avendo stretto amiciza tra loro, decisero di abitare l’una vicino all’altra, ritenendo la convivenza un rafforzamento del legame amichevole. Allora l’aquila, salita su un albero molto alto, vi fece il suo nido; avvicinatasi a sua volta a un cespuglio sotto l’albero, la volpe vi partorì i suoi cuccioli.
Ma un giorno che essa era uscita in cerca di cibo, l’aquila, non avendo a disposizione di che nutrirsi, volata giù nel cespuglio e traendone via i piccoli, li divorò dividendoli coi suoi aquilotti.
Ritornata la volpe e intuito l’accaduto, non tanto si addolorò per la morte dei cuccioli, quanto per non poter ripagare l’aquila con la stessa moneta: essendo infatti animale di terra, essa non poteva inseguire un volatile.
Perciò, stando lontano, scagliava maledizioni contro la sua nemica, unica consolazione questa per chi è debole e senza potere. Ma accadde entro breve tempo che l’aquila subì la punizione del suo crimine contro l’amicizia: infatti, mentre in campagna della gente stava sacrificando una capra, l’aquila, piombata giù a volo, portò via dall’altare delle viscere ardenti; recatele nel nido, un forte vento le investì e da qualche sottile fuscello secco suscitò una vivida fiammata. Perciò, bruciacchiati, gli aquilotti caddero giù a terra (non erano infatti ancora in grado di volare). E la volpe, subito accorsa, li divorò tutti, sotto gli occhi dell’aquila.
La favola insegna che quelli che tradiscono l’amicizia, anche se riescono a sfuggire alla vendetta delle vittime, per l’impotenza di queste, non possono in ogni caso sfuggire alla punizione del cielo.

2) L'aquila e lo scarabeo

Un’aquila correva dietro una lepre; questa, trovandosi nell’assoluta mancanza di chi la soccorresse, visto uno scarabeo, unica possibilità che il caso le offriva, lo supplicava. E quello, facendole coraggio, come vide avvicinarsi
l’aquila, la pregava di non portargli via la lepre sua protetta. Ma l’aquila, disprezzando la piccolezza dello scarabeo, dilaniò la lepre sotto i suoi occhi.
Da allora l’insetto, serbandole rancore, non cessava di spiare i nidi dell’aquila e, quando quella vi deponeva le uova, esso levandosi a volo le faceva ruzzolare giù e le rompeva, fino a che l’aquila, costretta a sloggiare da ogni parte, fece ricorso a Zeus (essa infatti è l’uccello sacro di Zeus) e lo pregò di assegnarle un posto sicuro per allevarvi i suoi piccoli.
Avendole concesso Zeus di deporre le uova nel suo grembo, lo scarabeo, visto ciò, fece una palla di sterco, si alzò a volo e, quando fu alto sul grembo di Zeus, ve la lasciò cadere. E Zeus, volendo scuotersi via lo sterco, come si alzò fece cadere inavvertitamente le uova. Dicono che da allora, nella stagione in cui compaiono gli scarabei, le aquile non covano.
La favola insegna a non disprezzare nessuno, nella considerazione che non v’è alcuno così impotente che, oltraggiato, una volta o l’altra non possa vendicarsi.

3) L ’aquila, il gracchio e il pastore

Un’aquila, volata giù da un’alta rupe, rapì un agnello; un gracchio, vista la scena e spinto dall’invidia, volle imitare l’aquila e, calatosi con grande strepito, piombò su un montone. Senonché gli si impigliarono gli artigli nei bioccoli di lana e, non potendo risollevarsi a volo, non faceva che sbattere le ali, finché il pastore, avendo capito l’accaduto, accorse ad acchiapparlo e, spuntategli le ali, quando venne la sera, lo portò ai suoi figli. Siccome questi gli chiedevano che razza d’uccello fosse, rispose: «Per quanto ne so io, è proprio un gracchio, ma, per come pretende lui, un’aquila». Così a competere con chi è potente, oltre a non conseguire alcun utile, si ottiene anche la derisione delle proprie disgrazie.

4) L’aquila dalle ali tarpate e la volpe

Una volta un’aquila fu catturata da un uomo. Questi, avendole tarpato le ali, la lasciò andare, perché vivesse nel cortile di casa in mezzo alle galline. Ma quella era avvilita e non mangiava nulla per il dolore, simile a un re in catene. Ma in seguito, avendola comprata un altro, le svelse le penne mozze e, massaggiando con la mirra le estremità delle ali, gliele fece ricrescere. Allora l’aquila, ripreso il volo, artigliò con le unghie una lepre e gliela portò in dono.
Ma una volpe, che aveva visto ciò, le disse: «Non a costui devi portare un dono, perché è buono per sua natura; propiziati piuttosto il primo padrone affinché, se mai di nuovo dovesse catturarti, non ti tarpi le ali».
La favola dimostra che bisogna, sì, ricompensare generosamente i benefattori, ma anche tenere prudentemente a bada i malvagi.

5) L’aquila colpita da una freccia

Un’aquila stava appollaiata sull’alto di una rupe, scrutando per cacciare lepri. Ma un uomo, avventatale contro una freccia, la colpì e la punta le entrò nella carne: la cocca con le penne le stava davanti agli occhi. Ed essa a tale vista esclamò: «Davvero per me è un secondo dolore dover morire per le mie stesse penne!».
La favola dimostra che il pungolo del dolore è più lancinante quando si debba soccombere per le proprie stesse armi.

2. Cinque favole sui leoni

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1) Il leone vecchio e la volpe

Un leone che era diventato vecchio e incapace di procurarsi il cibo con la forza, capì che doveva farlo con l’astuzia. Or dunque, ritiratosi in una caverna e stando lì sdraiato, fingeva di essere malato. E così, afferrando gli animali che gli venivano vicino a fargli visita, se li mangiava.
Dopo che in tal modo erano stati uccisi molti animali, venne la volpe, che aveva capito il suo stratagemma, e, stando a distanza dalla caverna, gli chiese come si sentisse. Le rispose che stava male, poi le domandò perché non entrasse nella caverna; e la volpe gli rispose: «Ma certo che io sarei entrata, se non avessi visto le orme di molti animali che entrano, nessuna invece di uno che venga fuori».
Così gli uomini giudiziosi si sottraggono ai pericoli, prevedendoli in base a degli indizi.

2) Il leone e il cinghiale

In tempo d’estate, quando il caldo fa venire in gola l’arsura, un leone e un cinghiale vennero a bere a una piccola sorgente. Essi cominciarono a litigare su chi di loro due dovesse bere per primo; da tale contrasto passarono a una lotta mortale.
A un tratto, essendosi voltati per riprendere lena, videro degli avvoltoi che aspettavano per divorare quello di loro che fosse caduto. Allora essi misero fine al loro scontro dicendo: «È meglio che noi diventiamo amici piuttosto che cibo per corvi e avvoltoi!».
La favola insegna che è bene mettere fine alle penose contese e alle rivalità, poiché esse arrecano sempre un esito pernicioso alle parti in causa.

3) Il leone e la lepre

Un leone che si trovò davanti una lepre addormentata, era lì lì per divorarla; ma proprio allora, vedendo passare per di là un cervo, lasciata la lepre, si mise a inseguire quello. La lepre, dunque, svegliata dal rumore, fuggì via. E il leone, dopo aver inseguito a lungo il cervo, poiché non riuscì a raggiungerlo, ritornò alla lepre, ma come constatò che anche quella era fuggita, disse: «Eh sì, questo mi merito, perché non mi sono contentato del cibo che già avevo in mano e ho preferito inseguire la speranza di una preda più grande».
Così alcuni uomini, non contentandosi di guadagni giusti, ma inseguendo speranze di più grossi profitti, perdono senza avvedersene anche quello di cui sono già in possesso.

4) Il leone, il lupo e la volpe

Un leone, divenuto vecchio, giaceva ammalato in una caverna. E, tranne la volpe, vennero a visitare il loro re tutti gli animali. Allora il lupo, cogliendo l’occasione opportuna, si mise ad accusare la volpe davanti al leone, perché essa non teneva in alcuna stima il sovrano di tutti loro e per tale ragione si era astenuta finanche dal venire a visitarlo.
Ma proprio allora arrivò anche la volpe e potè sentire le ultime parole dette dal lupo. Il leone dunque le lanciò contro un ruggito. Ma la volpe, dopo averlo pregato di concederle un momento per giustificarsi, disse: «E chi, fra tutti questi che sono qui convenuti, ti ha recato un aiuto tanto grande quanto è quello che ti porto io, che sono andata in giro dappertutto, per domandare ai medici un rimedio che ti giovasse e che io sono riuscita a trovare?».
Subito allora il leone la esortò a dirgli quale fosse la cura per guarirsi; e la volpe dichiarò: «Se tu, scuoiato un lupo vivo, ne indosserai la pelliccia ancora calda». E, appena il lupo giacque ucciso, la volpe ridendo così disse: «Non bisogna spingere il padrone all’ostilità, ma alla benevolenza».
La favola insegna che coloro che tramano insidie contro gli altri, se le vedono ritorcere contro se stessi.

5) Il leone e il topo

Mentre un leone dormiva, un topolino gli corse su per il corpo. Ed esso, destatosi e afferratolo, era lì lì per mangiarselo. Ma avendolo il topo pregato di lasciarlo andare e dicendo che gli avrebbe dimostrato la propria riconoscenza, il leone ridendo lo lasciò libero.
Ora avvenne, dopo non molto tempo, che esso dovè la propria salvezza alla gratitudine del topolino. Dopo che, catturato dai cacciatori, il leone era stato infatti legato a un albero con una corda, il topo sentendo i suoi gemiti subito accorse e prese a rosicchiare intorno intorno la corda, poi, liberatolo, gli disse: «Veramente, qualche tempo fa, tu ti ridesti di me, poiché non credevi che avresti ricevuto da me il contraccambio; ma apprendi bene adesso che anche i topi nutrono riconoscenza».
La favola insegna che, data la mutevolezza delle circostanze, i più potenti possono trovarsi ad aver bisogno dei più deboli.

3. Cinque favole sui gracchi

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1) Il gracchio e gli uccelli

Zeus, volendo assegnare un re agli uccelli, fissò loro il giorno in cui tutti si sarebbero dovuti presentare, affinché egli incoronasse come loro sovrano il più bello in assoluto.
Allora gli uccelli, convenuti presso un fiume, attendevano lì a ripulirsi per bene. Ma il gracchio, consapevole di essere svantaggiato per la sua bruttezza, si allontanò e, dopo aver raccolto le penne cadute degli altri uccelli, se le mise intorno incollandole. Avvenne dunque a seguito di ciò che egli diventasse il più bello fra tutti.
Arrivò intanto il giorno stabilito, e tutti gli uccelli si presentarono davanti a Zeus. Il gracchio s’avvicinò anche lui con la sua livrea multicolore. Ma quando Zeus era in procinto di eleggerlo re degli uccelli, questi, mossi da indignazione, gli tolsero ognuno le proprie penne. Così avvenne che esso, spogliato di quei colori, apparve di nuovo come il gracchio che era.
Allo stesso modo gli uomini che sono abituati a contrarre debiti, fin quando dura il denaro altrui appaiono essere persone importanti, ma quando lo hanno restituito si ritrovano a essere quelli che erano prima.

2) Il gracchio e le colombe

Un gracchio, poiché aveva visto in un colombaio delle colombe ben pasciute, tintosi di bianco, andò presso di loro, per fruire dello stesso tenore di vita. E fino a che restò zitto, quelle credendo che esso fosse una colomba lo ammisero tra loro; ma un giorno che il gracchio inavvertitamente non trattenne la voce, esse, dal momento che non la conoscevano, lo cacciarono via.
Esso dunque, avendo perso il sostentamento di lì, fece ritorno presso i gracchi, ma questi a loro volta, non riconoscendolo così u*ito di bianco, lo esclusero dal mangiare con loro. Così il gracchio, per avere desiderato di nutrirsi a due mangiatoie, non ne ebbe disponibile neppure una.
Perciò dunque bisogna che anche noi ci contentiamo di ciò che abbiamo, riflettendo che l’avidità, oltre a non arrecarci alcun giovamento, spesso ci fa perdere anche quello che possediamo.

3) Il gracchio e i corvi
Un gracchio che superava per grossezza gli altri suoi consimili, disprezzando gli uccelli della sua stessa specie, se ne andò presso i corvi e chiese di poter vivere insieme con loro. Ma quelli, restando dubbiosi del suo aspetto e della sua voce, lo cacciarono via a suon di botte. Ed esso, respinto da loro, fece ritorno tra i gracchi. Questi però, sdegnati per la sua superbia, non lo accettarono. Così accadde che venne escluso dagli uni e dagli altri di poter vivere in società con loro.
Così anche quegli uomini che, prediligendo città estere, abbandonano la loro patria, non godono buona fama in quelle località perché sono stranieri, e sono tenuti in disdegno dai propri concittadini perché questi si sentono da
loro rifiutati.

4) Il gracchio fuggito

Un tale che aveva catturato un gracchio, gli legò a una zampa uno spago di lino e lo diede al proprio bambino. L’uccello, non adattandosi a vivere con gli uomini, come riuscì a cogliere un momento di libertà, fuggì via per fare ritorno al suo nido. Ma impigliatosi lo spago nei rami, non potendo rivolare, quand’era in punto di morire disse tra sé e sé: «Ma sono davvero sventurato, io che, per non sopportare la schiavitù degli uomini, senza volerlo mi sono privato da me stesso della vita».
Questa favola bene potrebbe riferirsi a quegli uomini che, per sottrarsi a pericoli mediocri, non s’awedono di cadere in guai peggiori.

5) Il gracchio e la volpe

Un gracchio che era affamato si posò su un fico; ma vedendo che i frutti erano ancora acerbi, si mise ad aspettare che i fichi diventassero maturi. E una volpe che l’aveva visto lì per tanto tempo, avendone saputo da lui il motivo, gli disse: «Ma tu, mio caro, stai sbagliando di grosso, se confidi nella speranza; questa può sì pascerti di illusioni, ma non certamente di cibo».
La favola è per l’uomo bramoso.

4. Cinque favole sui cani

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1) Il cane da caccia e gli altri cani

Un cane che era ben nutrito e addestrato a lottare contro le fiere, un giorno, vistene molte che gli stavano contro disposte in linea, spezzò il collare che aveva intorno al collo e si diede alla fuga per le vie della zona. Gli altri cani, vedendolo ben pasciuto come un toro, gli dissero: «Perché fuggi?». E quello rispose: «Perché è vero che vivo nell’abbondanza ed ho ogni soddisfazione per il mio corpo; ma sono sempre a un passo dalla morte, dovendo lottare contro gli orsi e i leoni».
E dicevano tra loro i cani: «Vita buona è la nostra, anche se povera, giacché non dobbiamo lottare né con leoni né con orsi».
La favola insegna che l’uomo deve evitare i pericoli, non già attirarseli a causa del godimento e della vanagloria.

2) Il cane, il gallo e la volpe

Un cane e un gallo che avevano stretto amicizia facevano un viaggio. Avendoli sorpresi il buio della sera, il gallo volò a dormire su un albero, il cane invece si giacque alla base dell’albero, che presentava una cavità.
Quando, secondo la sua consuetudine, il gallo cantò mentr’era ancora notte, una volpe udendolo accorse alla volta di esso e, stando sotto l’albero, lo pregò di scendere da lei, perché desiderava abbracciare un animale che aveva una voce così bella.
Il gallo le rispose che essa svegliasse prima il portinaio che dormiva dentro la base dell’albero affinché, aperta da quello la porta, lui potesse scendere; la volpe allora provò a parlare in tal senso al cane, ma questo, balzato su all’improwiso, la fece a brani.
La favola dimostra che le persone sagge, quando i loro nemici tentano di assalirli, li mettono nel sacco indirizzandoli verso chi è più forte di loro.

3) Il cane che dormiva e il lupo

Un cane dormiva davanti a una fattoria. Sopraggiunto un lupo e stando per fare di esso il suo pasto, il cane prese a pregarlo di non ucciderlo subito. «Ora invero – disse – sono gracile e smunto; ma se aspetti un po’, i miei padroni stanno per celebrare le nozze, e io allora sarò molto più grasso per aver mangiato molto, così sarò per te un pasto più gustoso.»
Il lupo dunque, lasciatosi convincere, se ne andò; ritornato dopo pochi giorni, trovò il cane che dormiva in alto sulla casa e, fermatosi, lo chiamava a sé da sotto, ricordandogli l’accordo stabilito. E il cane a lui: «O lupo, se da oggi in poi tu mi dovessi veder dormire davanti alla fattoria, non stare più ad aspettare le nozze».
La favola dimostra che gli uomini giudiziosi, quando si salvano dopo aver corso un certo pericolo, si guardano da questo per tutta la vita.

4) La cagna che portava un pezzo di carne

Una cagna stava attraversando un fiume reggendo in bocca un pezzo di carne; e siccome allora vide riflessa sull’acqua la propria immagine, credette che fosse un’altra cagna che portava un pezzo di carne più grosso. Perciò,
lasciato andare il proprio, essa si lanciò con l’intenzione di arraffare quello dell’altra.
Accadde invece che restò priva sia dell’uno sia dell’altro, di questo per non averlo preso, di quello perché era stato trascinato via dalla corrente del fiume.
La favola è adatta per l’uomo avido.

5) L’uomo e il cane

Un uomo preparava un pranzo per convitare un suo caro amico. Il suo cane allora invitò un altro cane dicendogli: «Vieni qui dentro, amico, a pranzare con me». Il cane invitato arrivò tutto contento e si fermò ad ammirare il grande banchetto, dicendo in cuor suo: «Caspita, che gran fortuna inaspettata or ora mi è apparsa! Davvero che mangerò e mi rimpinzerò a crepapelle, così da non dover affatto aver fame domani». 
Mentre andava dicendo tra sé queste parole e scodinzolava tutto fiducioso nel suo amico, il cuoco, come lo vide agitare tutt’intorno la coda di qua e di là, afferratolo per le zampe, lo scaraventò subito fuori dalla finestra.
Quindi il cane prese la via del ritorno allontanandosi con alti guaiti. Uno dei cani con i quali s’incontrava per strada gli domandò: «Come hai pranzato, amico?». E quello rispondendogli disse: «Ubriacato dal molto bere oltre misura, non ricordo nemmeno più la via per dove sono uscito da lì». 
Questa favola dimostra che non bisogna fidarsi di quelli che promettono di farci del bene a spese di altri.

5. Cinque favole sulle volpi

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1) La volpe e il caprone

Una volpe, caduta in un pozzo, fu costretta dalla circostanza a restarvi. Frattanto un caprone, spinto dalla sete, arrivò presso lo stesso pozzo; vista giù la volpe, le chiese se l’acqua era buona: e quella, contenta dell’occasione, si profuse a elogiare l’acqua, affermando che era ottima, quindi lo esortò a calarsi giù.
Disceso quello incautamente a causa dell’arsura, dopo che ebbe spento la sete, considerava insieme con la volpe come risalire. Allora la volpe tagliò corto e disse: «Conosco un modo utile, se davvero tu vuoi la salvezza d’entrambi. Compiàciti dunque di appoggiare al muro i piedi anteriori e di rizzare alte le corna, e io, una volta salita su, trarrò fuori pure te».
Avendo subito accettato il caprone tale consiglio, la volpe arrampicatasi su per le gambe, il dorso e le corna di esso, si trovò all’imboccatura del pozzo e, uscitane fuori, se ne stava andando. Ma poiché il caprone le rinfacciava di violare i patti, la volpe volgendosi indietro gli disse: «Amico bello, se tu avessi tanti pensieri quanti peli hai nella tua barba, non saresti disceso nel pozzo, prima di avere considerato come risalire».
Così anche gli uomini assennati devono considerare prima il possibile esito delle imprese ideate e poi porre mano ad esse.

2) La volpe e la scimmia

Una volpe e una scimmia che camminavano per la medesima via erano in contesa sulla loro nobiltà. E mentre enumeravano sia l’una sia l’altra i loro numerosi titoli, giunte in un certo luogo, ecco che volgendo là lo sguardo la scimmia emise un gemito. E alla volpe che gliene chiedeva la causa, la scimmia indicando delle tombe disse: «Come non devo piangere vedendo le stele funebri dei miei padri e dei loro schiavi e servitori?». E a lei rivolta, replicò la volpe: «Ma sì, dici pure tutte le menzogne che vuoi! infatti nessuno di questi potrà alzarsi per smentirti».
Così anche gli uomini bugiardi allora le sparano grosse, quando non è presente chi possa sbugiardarli.

3) La volpe e la pantera

Una volpe e una pantera contendevano su chi di loro fosse più bella. E siccome la pantera vantava decisamente la pelle adorna del suo corpo, la volpe prendendo la parola disse: «Oh, ma quanto di te sono più bella io, dal momento che non nel corpo ma nella mente sono adorna!».
La favola dimostra che il pregio dell’intelletto è superiore alla bellezza fisica.

4) La volpe e il cane

Una volpe che si era infiltrata in un gregge di pecore, dopo aver preso un agnello lattante, faceva finta di vezzeggiarlo. Il cane le domandò perché facesse ciò. Rispose: «Lo accarezzo e gioco con lui». E il cane le disse: «Beh, ora se non lo lasci stare, ti farò le carezze che sanno fare i cani».
La favola è adatta per l’uomo privo di scrupoli e ladro scriteriato.

5) La volpe e il taglialegna

Una volpe che stava sfuggendo a dei cacciatori, come scorse un taglialegna, lo supplicò di nasconderla. E quello la esortò a entrare nella sua capanna per nascondervisi.
Dopo un po’, sopraggiunti i cacciatori e domandando essi al taglialegna se avesse visto passare una volpe per di là, questi con la voce diceva di non averla vista, però con cenni della mano indicava dove si trovava nascosta. 
Quelli tuttavia non badarono ai cenni della mano e prestarono fede alle parole che egli aveva dette; e la volpe, poiché vide che si erano allontanati, uscita dalla capanna, fece per andarsene senza dire una parola. Ma il taglialegna la redarguì, lei che, salvata da lui, non gli aveva detto una parola di ringraziamento; e la volpe disse: «Ma certo che ti sarei stata riconoscente, se però i gesti della tua mano fossero stati corrispondenti alle parole».
Questa favola potrebbe essere applicata a quegli uomini che, mentre espongono con parole chiare onesti pensieri, nella realtà poi agiscono male.



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