Il fegato: come rigenerarlo per acquistare energia vitale

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Il fegato: come rigenerarlo per acquistare energia vitale BEST5.IT 2017-09-22 17:00:35
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Un terzo dei disturbi intestinali e delle emicranie deriva da un fegato stanco.

Molti dei problemi digestivi e della pelle scaturiscono da una dimensione epatica sovraccarica.

Anche il 19% delle stanchezze mentali proviene da questo organo filtro che viene stressato dalla vita di tutti i giorni.

Sono i risultati di una ricerca condotta all’Università di Auckland, in Australia, in cui un gruppo di studiosi ha cercato di “mappare” i legami che il fegato ha con disturbi apparentemente insospettabili con organi anche “periferici” come il cervello.

Il fegato è certamente l’organo che svolge tra le più complesse, e in parte misteriose, funzioni del corpo umano.

Strategicamente localizzato a livello della parte alta dell’addome destro, il fegato ha come compito fondamentale quello di drenare il sangue di provenienza intestinale, catturare le sostanze nutritive in esso contenute derivanti dalla dieta, metabolizzarle e distribuirle agli altri organi.

È, insomma, il “laboratorio chimico” del nostro organismo. Ma il suo lavoro non si ferma qua: questa ghiandola svolge anche una funzione metabolica e si occupa di produrre la bile. Il fegato infatti elabora gran parte degli zuccheri e dei grassi introdotti con l’alimentazione, oltre a produrre le vitamine B, K, A ed E.

Per quanto riguarda la bile invece, questa soluzione acquosa è generata direttamente dalle cellule epatiche, e serve ad assorbire i grassi a livello intestinale e costituisce il principale veicolo di numerose sostanze tossiche e di gran parte dei medicinali che assumiamo.

Ma senza dubbio la caratteristica più straordinaria del fegato è la sua capacità rigenerativa, dato che quest’organo, un po’ come succede per la coda delle lucertole, è in grado di ricrescere e riformarsi.

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Le funzioni che meglio rappresentano l’idea dell’importanza vitale del fegato sono senza dubbio quella legate all’elaborazione di sostanze che possono risultare tossiche.

Il fegato infatti metabolizza l’alcol e i veleni ingeriti anche accidentalmente con gli alimenti trasformandoli in composti meno dannosi per l’organismo e rimuove dal sangue sostanze quali per esempio l’ammoniaca (che deriva dal metabolismo delle proteine ma è tossica soprattutto per il cervello) e la bilirubina, un pigmento di colore giallastro proveniente dalla degradazione dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi.

Queste e altre sostanze nocive vengono eliminate anche attraverso le cellule di Kupffer: sono così chiamati i macrofagi del fegato che rimuovono soprattutto le cellule del sangue danneggiate o invecchiate, e che hanno un ruolo di “sentinelle” stimolando il sistema immunitario ad agire in presenza di pericoli per l’organismo.

Il fegato è al centro di un circuito fondamentale per la nostra psiche: è in questo organo che vengono filtrate le energie più preziose per poi essere assorbite da tutta la dimensione psicofisica.

È una dinamica che lo rende esposto a moltissime “correnti” emotive e a possibili “intossicazioni” che vengono dall’esterno: stati d’animo negativi, relazioni sbagliate, pesi mentali su cui rimuginiamo, rabbia inespressa… ognuno di questi “fattori” rischia di far ammalare la sfera epatica silenziosamente giorno dopo giorno.

Ecco perché l’atteggiamento mentale è il primo fattore che protegge il nostro organo filtro permettendogli una rigenerazione completa, instaurando un circolo virtuoso: più il fegato sarà in forza e più godremo di una vitalità sorprendente

Oggi indagheremo sui fattori che espongono il fegato a rischi invisibili, sugli effetti che questa condizione ha sull’intero organismo e scopriremo dei consigli molto utili per comprendere a fondo le abitudini che “inquinano” il nostro organo-filtro, da mettere in pratica, migliorandoci la vita da subito.

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1. Il fegato: la nostra vera centrale energetica e il custode dei segreti del nostro benessere

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  • Come tutti i lavoratori infaticabili il fegato opera silenziosamente, scrupoloso e cosciente, tenendo sotto controllo una quantità di aspetti sorprendente.
    Il suo funzionamento passa inosservato tranne quando qualcosa non va.
    È allora che ci rendiamo conto di quanto quest’organo sia vitale.
    Del resto basta osservare i sintomi delle patologie epatiche per renderci conto di quanto garantisca la salute di tutto il corpo e sostenga il tono energetico, la moneta corrente che ci consente di spenderci e di agire.
    Il fegato è un amministratore, un economo, un padre che si adopera per la salute e la giusta ripartizione delle risorse tra i suoi figli ma anche un depuratore che filtra il sangue venoso carico di scorie.
    Secondo solo al cervello, il fegato è onnisciente, forse è anche per questa ragione che gli antichi lo utilizzavano per una tecnica divinatoria: la epatomanzia.
    Osservando il fegato di un animale sacrificato, gli indovini erano in grado di prevedere l’esito di una battaglia o di un’impresa, quale sorte attendeva un popolo.
    Il fegato, dunque, incarna forze che trascendono l’individuo e lo collegano all’energia che circola nell’universo che questa ghiandola filtra insieme al sangue.
    Per questo è qualcosa di più di un viscere, è un complesso laboratorio alchemico dove avvengono processi che, a tutt’oggi, non sappiamo riprodurre in un laboratorio biochimico! La grande forza della sfera epatica è una silenziosa attività che commuta materia in energie, attivando circoli virtuosi preziosissimi per la psiche e per il corpo.
  • Il fegato conosce il corpo, le sue esigenze, i carichi, la storia, ne conosce i limiti e ne realizza le potenzialità.
    Il fegato ci fornisce i mezzi per operare attivamente nella realtà, come una piccola fabbrica accumula materia prima e costruisce secondo le necessità e gli ordinativi quel che serve garantendo una produzione inarrestabile... di vita.
    Non sorprende che poi sia capace di rigenerarsi all’incirca ogni sei mesi, facendo tutto da solo.
    E non sorprende che le sofferenze del fegato siano sempre un segnale di una crisi profonda, esistenziale, che investe il nostro modo di essere nel mondo e col mondo.
  • Il fegato ha una natura duplice. E' un organo sanguigno, come il cuore, ma più viscerale, meno spirituale.
    Da un punto di vista simbolico, il fegato è un sole che illumina e scalda l’intero corpo, coscienza compresa, un organo che ha bisogno di fuoco, passione, ma contemporaneamente è radicato nella terra, nella materia, e quindi nella concretezza dell'azione.
    Anche la dimensione acquatica femminile è presente nello scorrere e nell’eterno rigenerarsi del sangue-energia.
    Possiamo dire che nel fegato è contenuta la forza primordiale degli elementi e delle pulsioni inconsce, dalla cui distillazione e raffinazione si giunge all’essenza, ossia alla consapevolezza e alla realizzazione di sé.
    Dalle emozioni, dai bisogni più elementari e istintivi, alla coscienza, alla luce, all’illuminazione. È questo il percorso simbolico che avviene grazie al fegato: dal piombo all’oro.
  • Nella nostra tradizione culturale, e non solo nella nostra, il fegato è associato al coraggio, che etimologicamente vuol dire “agire col cuore”.
    Il coraggio del fegato è la sua capacità di produrre energia e di metterla al servizio di obiettivi vitali, scelti più in alto da cuore e testa. I sentimenti, infatti, altro non sono che istinti filtrati e addomesticati dalla ragione.
    Il fegato mette a disposizione con generosità l’energia che viene richiesta.
    Come un pozzo magico, fa da mediatore tra la terra e il cielo, ossia tra l’intestino che gli fornisce l’energia grezza tratta dagli alimenti e il cuore a cui il fegato invia un sangue-energia alleggerito dalle scorie, più sottile e per così dire spirituale.
    Le patologie del fegato insorgono quando questa trasformazione si ferma.
    Ossia, quando non si riesce più a concretizzare le spinte istintive in azioni, scelte ed esperienze, perché ci ostacolano troppi divieti, paure, promesse fatte a se stessi o agli altri, limiti, legami che ci bloccano, il fegato si arrende, e l’intero organismo lo segue.
    Da questo punto di vista i soggetti più esposti a patologie epatiche sono coloro che pur avendo una forte personalità e idee chiare si pongono dei limiti che fanno implodere o disperdere la potenzialità trattenuta.
    Il fegato non si pone limiti che non siano davvero insuperabili, basti pensare che continua a funzionare anche quando la parte sana è solo il 15%! La sua spinta è quella di osare, di creare mezzi e condizioni perché i bisogni possano essere appagati.
    Non mira alla mera sopravvivenza ma alla crescita, all’evoluzione, alla costruzione di noi stessi.
    Quando vengono a mancare i progetti o vengono censurati, il fegato si comporta come una fabbrica cui vengono posti i sigilli. Le risorse ci sono ma si accumulano inutilizzate, i macchinari si deteriorano.
  • Il fegato è l’organo della primavera che vuole il buonumore
    Nell'antica medicina cinese il fegato è legato al colore verde e alla primavera, la stagione in cui la natura rinasce e la linfa riprende a circolare.
    Tradotto in termini psichici primavera vuol dire giovinezza, vitalità espansiva, interessi e vita sociale attiva, idee in movimento, progetti e relazioni dinamici.
    Quanto più siamo mentalmente ed emotivamente "in fermento”, tanto più il fegato si manterrà sano.
    Tutte le condizioni di ristagno e di ritiro energetico, invece come l’apatia, il pessimismo, la sfiducia, il rancore muto, determinano un analogo ristagno a livello epatico.
    Si attiva così un circolo vizioso: l’umore nero deprime il fegato che a sua volta abbatte il tono dell’umore...

2. La bile e cosa bisogna fare per tornare a stare bene

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  • Concediti il giusto spazio per l’istinto: quando diamo sfogo a ciò che proviamo è come se ricaricassimo fegato e mente nel modo più completo.
    Rodersi o mangiarsi il fegato, sputare fiele, ingoiare bocconi amari...
    Sono tutti modi di dire che associano il fegato alla rabbia o meglio al potere corrosivo del rancore. Per gli antichi la bile secreta dal fegato era come altri fluidi una regolatrice dell'umore e del temperamento.
    Non è un caso che da "cohlè", ossia bile, derivino collera e colera, due forze potenzialmente distruttive. Quando la rabbia non viene metabolizzata, bruciata, sfogata attraverso i legittimi canali
    della reazione istintiva diventa un fattore patogeno che modifica l'umore e l'equilibrio del corpo. Tutte le patologie epatiche che colpiscono anche la cistifellea risentano fortemente dell'aggressività.
    La bile scinde i grassi, li rende digeribili, uccide i batteri, ci fa assorbire le vitamine, è un fluido che il fegato produce in abbondanza e che immagazzina in una vescicola, la cistifellea, che lo rilascia all'occorrenza.
    Simbolicamente la bile rappresenta un’energia che interviene attivamente per elaborare, semplificare, la metabolizzazione di sostanze che altrimenti rimarrebbero indigeribili.
    Il paragone con l’aggressività è facile: arrabbiarsi per giuste cause è un modo per sciogliere nodi, metabolizzare emozioni o eventi che rimarrebbero inaccettabili o sullo stomaco.
    Il fine è sempre costruttivo: trasformare, superare, dimenticare, trattenendo il nutrimento.
    Quando blocchiamo un’emozione collerica o un impeto, interiormente si crea un corto circuito che sballa l’equilibrio della bile: in questo modo il suo potere trasformativo si blocca a favore di una “palude” che appesantisce non solo la dimensione epatica ma anche la parte mentale.
    Rabbia e “fuoco” interiore, ma anche passioni e entusiasmi: quando li liberiamo diamo il via a un processo totale di riattivazione delle nostre energie “buone”.
  • I calcoli biliari: le cause
    Torti e rancori pietrificati sono il motore principale
    I calcoli sono un conglomerato di minerali e di colesterolo, i più comuni, colpiscono maggiormente le donne e sono estremamente dolorosi; si accumulano nella cistifellea che è il luogo dove si raccoglie la bile tra un pasto e l’altro.
    Simbolicamente il sacchetto biliare è un luogo nascosto dove si concentra goccia a goccia qualcosa destinato a scorrere.
    Quando “il sacco è pieno” si deve svuotare, ma se invece di alzare la voce, confessare il nostro dissenso, facciamo finta di nulla, la rabbia-bile si stratifica, si accumula inerte, fino a diventare di pietra e a ostruire nei casi più gravi i dotti biliari.
    Il dolore che ne deriva è la testimonianza di quanta sofferenza costi ingoiare i bocconi amari.
    La pietra che blocca indica la devitalizzazione di un’energia viva, che diventa inerte, morta, ma al contempo ingombrante, un ostacolo al fluire dell’energia che trasforma.
    Nulla di fatti paralizza come il rancore, la ruggine che non si smaltisce.
  • I sali biliari: le origini
    Il prurito rivela che ti stai trattenendo davvero troppo.
    Quando i sali biliari per un cattivo funzionamento della cistifellea si accumulano nel corpo, uno dei sintomi è il prurito, ostinato e irriducibile, diffuso in tutto il corpo o localizzato.
    Da un punto di vista simbolico il prurito è una sollecitazione interna irresistibile, un impulso ad agire trattenuto: “mi prudono le mani”, ma anche un desiderio trattenuto perché considerato sporco e inaccettabile: “avere i pruriti...”.
    Questo indica un processo molto più profondo: ci tratteniamo e cronicizziamo questa mentalità tendente all’auto-censura, adattandoci ogni giorno a una sorta di “freno tirato”. È qui che i sali biliari cominciano la loro formazione.

3. Quando il fegato si ammala: le cause nascoste e i segnali di un fegato "intossicato"

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  • Ai giorni nostri il fegato è posto spesso sul banco degli imputati per un disturbo molto diffuso: l’ipercolesterolemia.
    La maggior parte del colesterolo in eccesso proviene, oltre che dall’alimentazione, anche da un’eccessiva produzione da parte del tessuto epatico.
    Come mai quest’organo così preciso perde la capacità di autoregolarsi?
    Anche quelli che sembrano errori o anomalie in un’ottica psicosomatica sono operazioni che obbediscono ad altri obiettivi, inconsci, apparentemente irrazionali ma in ogni caso dotati di senso, come può esserlo un messaggio che arriva dal profondo.
    Il colesterolo non è una sostanza nociva ma un grasso vitale, senza il quale le cellule perderebbero consistenza e identità, e molti ormoni non potrebbero essere sintetizzati.
    Quando ne viene prodotto in sovrabbondanza o non viene smaltito una ragione c’è: urgenza di costruire, rigenerarsi, ma non si sa in che direzione andare, si è smarrito il progetto, non sappiamo chi siamo e cosa possiamo diventare.
    La domanda da porsi è: qual è il cantiere che è rimasto chiuso nella nostra vita?
    Quando la percentuale di grasso contenuta nel fegato supera il 10% il fegato si ingrossa e diventa palpabile. Il grasso accumulato è energia, fuoco potenziale, calore e luce.
    Se non brucia vuol dire che nella nostra vita mancano queste dimensioni. Le nostre capacità, doti di natura, i nostri interessi, l’entusiasmo, l’apprendimento, la consapevolezza sono bloccati.
    Noi ci siamo rassegnati ma il fegato no, per lui lo scambio energetico è vitale. Ecco perché il paradosso è che più energia risparmiano e più ci sentiamo stanchi, svuotati, apatici.
    Se il fegato si ingrossa poniti queste domande: sono in movimento? Metto a frutto le mie doti? Imparo o capisco cose nuove?
  • La povertà di stimoli è il fattore scatenante
    I più esposti agli squilibri metabolici del fegato sono coloro che soffrono di un importante sovrappeso o abusano di alcol.
    Obesità, ipercolesterolemia, steatosi non sono figli dell’abbondanza ma della carenza: di gioia, di piacere, di entusiasmo, di desiderio. Il disordine epatico è la somatizzazione di uno stato di povertà di stimoli che portano a scambiare con gli altri, a mettere in campo idee, progetti, a mettersi in moto per raggiungere un obiettivo, per soddisfare
    bisogni. Un fegato che non metabolizza è l’altra faccia di un cervello statico, lento, altrettanto carente di stimoli gratificanti.
  • Gli stati d’animo “tossici”
    Apatia, relazioni complicate, rimuginii: ecco cosa evitare.
    Il nostro fegato è a rischio di squilibri metabolici? Prima di indagare sulla familiarità, e su quel che mangiamo, proviamo a tenere d’occhio questi campanelli di allarme che apparentemente c’entrano poco e nulla. Le condizioni che affaticano il fegato sono anche mentali.
    • Apatia (poche attività, scarsi interessi...)
    • Attitudine a complicare ogni cosa e a creare ostacoli; tendenza a rimuginare continuamente • Relazioni travagliate (conflitti, ambivalenza, rancori, ma anche quotidianità burrascose)
    • Frustrazione di bisogni importanti (rinunce e sacrifici, “tirare la cinghia” spesso)
    • Noia, routine (gesti meccanici e privi di piacere, automatismi, zero imprevisti...)
  • Ma quali sono i segnali di un fegato "intossicato"?
    In alcune fasi della vita esponiamo il fegato a patologie e a rischi insospettabili. Ecco l’analisi psicosomatica che li rivela..
    La dimensione che assumono le patologie del fegato si potrebbe definire esistenziale: il disagio che lo fa ammalare o lo intossica investe quasi sempre il modo in cui stiamo impostando la nostra vita, i cardini attorno a cui gira, gli obiettivi a cui destiniamo sforzi ed energie.
    Quando il fegato protesta allora c’è qualcosa di grosso da rivedere, il che non vuol dire che bisogna rivoltare l’intera esistenza ma anche semplicemente i criteri con cui diamo priorità alle cose, i ritmi, gli obiettivi secondari che stanno dietro quelli ufficiali.
    Un fegato appesantito da scorie ci mette molto tempo prima di ammalarsi, per questo è importante imparare a riconoscere i fattori di rischio.
    Il fegato non si arrende al primo urto, piuttosto accumula, resiste, si adatta e pian piano si danneggia. Lo stress ha un considerevole impatto sulla sofferenza epatica, soprattutto quello cronico.
    La cosiddetta goccia che scava la roccia, una tensione sostenibile ma implacabile quale quella che si subisce nelle situazioni di mobbing, in relazioni affettive caratterizzate da reciproca dipendenza e ambivalenza, nelle personalità fragili esposte a frustrazioni e fallimenti ripetuti.
    I soggetti più esposti sono però anche coloro, che come il fegato, non si risparmiamo, non si fermano di fronte a ostacoli e difficoltà che dovrebbero invece indurli a cambiare direzione.

4. I suggerimenti che ti disintossicano ogni giorno

I suggerimenti che ti disintossicano ogni giorno

Diventa l’artefice del tuo cambiamento.

Essere più concreti: ecco il primo atteggiamento mentale e pratico da attuare per alleggerire il carico di tensioni e stress!

In un’ottica psicosomatica aiutare un organo a funzionare al meglio, vuol dire mettersi nei suoi panni e ragionare come “ragiona” lui, rispettandone la natura, il “carattere”.

Per mantenere il fegato sano gli alleati migliori sono operazioni concrete in sintonia con le sue funzioni: trasformare, scambiare, metabolizzare, bruciare energia, depurare.

Ecco le operazioni che sostengono il lavoro del fegato e lo mantengono sano:

  1. Più concretezza in ogni ambito
    Ogni volta che devi fare qualcosa ti maceri senza muovere un dito.
    Continui a rimandare, aspettando momenti opportuni che non arrivano mai e nel frattempo ti senti stanco, gonfio, apatico...
    Attento: sei in ristagno energetico, una condizione che favorisce squilibri metabolici epatici.
    L’antidoto è la concretezza, agire in tempi brevi o in tempo reale, smettendo di programmare a lunga scadenza, di prendere tempo.
    L’unico modo per uscire dalla palude di dubbi, paure, ansie che ci frenano è darsi da fare, nel concreto, procedendo a piccoli passi: cominciamo col chiedere informazioni, scrivere una mail, fare un esame clinico o una visita, un colloquio informativo, prenotare un piccolo viaggio o una visita al museo, fare un abbonamento in palestra o la lezione di prova.
    L’importante è gettare un sasso nella palude e smuovere le acque. Più giriamo a vuoto e più il fegato si appesantisce.
  2. Rinnovati periodicamente
    Da quanto tempo non cambi taglio di capelli o modo di cucinare il sugo?
    Da quanti anni fai le stesse cose il sabato sera, esponi le stesse foto in casa o non cancelli nomi nella tua rubrica del telefono?
    Il fegato si rinnova ogni sei mesi, da solo, la stessa cosa dobbiamo fare noi, perché quello che facciamo nella vita di tutti i giorni, agevola quello che avviene nel nostro corpo e viceversa.
    Non importa da cosa inizi, dalla disposizione dei quadri, dai libri che che vuoi abolire o prendere, l'importante è introdurre cambiamenti che abbiano il senso di una simbolica rinascita.
    Una piantina da accudire sul davanzale della finestra, un blog da seguire, un nuovo programma televisivo o un quotidiano diverso da leggere, un corso che ti insegni a fare quello che da sempre trovi meraviglioso, un colore differente nell’armadio, un nuovo modello di scarpe, riprendere la moto, ricominciare a salire le scale senza ascensore, fare la spesa la mercatino rionale.
    Non lasciare che i gesti diventino abitudini.
  3. Reagisci, non subire!
    Magari non l’ha fatto apposta... aspetti, ti chiederà scusa... Meglio tacere se no va a finire che dici cose di cui dopo ti vergogni.
    Fai finta di niente pur di non litigare, non ti piace perdere il controllo in pubblico, e poi vuoi dare sempre una seconda possibilità, tutti possono sbagliare.
    Ma poi dentro di te, nonostante le giustificazioni, l’irritazione sale e tu ti senti in colpa.
    Reagire è un istinto che va assecondato, perché ogni volta che lo reprimiamo a livello comportamentale lo reprimiamo anche a livello ormonale, generando alla lunga squilibri metabolici anche a carico del fegato, organo reattivo per eccellenza.
    Perciò datti il permesso di rispondere in modo piccato o sarcastica, di alzare la voce, di puntualizzare quello che non va, di scrivere una mail di protesta, di reclamare i tuoi diritti quando non vengono rispettati.
    È un’operazione depurativa. Liquidato il fastidio, il resto scorre, compresi i succhi biliari.
  4. Il riposo attivo
    Sei così esausto che passi tutto il giorno sul divano sonnecchiando e guardando svogliatamente la tv.
    Nessuna sorpresa se il giorno dopo ti risvegli ancora più appannato e apatico di prima.
    Il riposo che rigenera il corpo ma soprattutto il fegato non corrisponde necessariamente all’inattività ma all’attività piacevole, rilassante.
    Può essere a questo scopo più rigenerante uscire e fare due passi senza meta, o gironzolare in libreria, nel nostro negozio di hobby, innaffiare il giardino o il terrazzo, leggere un libro sotto un albero... fare i biscotti...
    L’importante è non sentirsi sotto pressione: devi far presto, devi comprare, devi accontentare qualcun altro.
    Riposo vuole dire andare al passo con i propri ritmi, godere di quel che si fa, stare nel momento, lasciarsi ispirare improvvisando.
    Il riposo che rigenera deve lasciarti mentalmente sveglio, non intorpidito!
  5. Osa di più, rimettiti in gioco
    Ti piaceva ballare ma sono secoli che non ti muovi a tempo di musica neppure a casa da solo...
    Vorresti fare una vacanza in camper ma chissà se ti piacerà... Se qualcosa ribolle dentro di te accendigli sotto il fuoco anziché lasciarlo spegnere per asfissia.
    Afferra ogni desiderio o moto spontaneo e seguilo, attaccati alla sua scia e lasciati trasportare.
    Hai voglia di ballare ma ti senti goffo? Nessuno ti impedisce di farlo a casa da solo...
    Accarezzi una piccola follia come quella di riprendere a studiare dopo tanti anni, di imparare qualcosa di nuovo anche se non è più il tempo e non ti servirà a far carriera o soldi? Fallo e basta.

5. Gli errori da evitare: i cinque “no” quotidiani

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Mai privarsi della tua anima leggera. Bisogna imparare a spazzare via i “pesi” senza riversarli su se stessi e sul nostro organo-filtro.

Le tossine che indeboliscono il fegato sono le stesse che intossicano la psiche.

Si tratta di abitudini, atteggiamenti, comportamenti che inibiscono le reazioni istintive che di per sé depurano.

Attenzione dunque a questi veleni, li produciamo da soli e al fegato tocca metabolizzarli. Teniamoli d’occhio e liberiamocene in tempo reale.

  1. L’autolesionismo
    C’è l’abitudine a deviare contro se stessi un‘aggressività diretta verso l’esterno.
    Ce la prendiamo con noi stessi per non essere capaci di dire no, di contenere le pretese e le richieste degli altri, di far valere le nostre ragioni.
    E ci puniamo in silenzio, tanto ce lo meritiamo, non saremo mai capaci di difenderci.
    Attenzione, se prendersela con se stessi diventa un atteggiamento abituale e consolidato, pian piano si abbasseranno anche le nostre difese immunitarie e il fegato, il combattente per eccellenza, tenderà a indebolirsi, e a boicottare la propria capacità di rigenerarsi e di difenderci dagli attacchi esterni.
    Diventerà più tollerante con i veleni, smaltendone meno, tenderà ad accumulare tossine.
    Come si fa a contrastare questa tendenza? Hai sbagliato? Come puoi rimediare concretamente? Se non puoi, allora chiediti cosa puoi mettere a frutto dell’errore.
  2. La goccia che scava la roccia
    Il tuo capo ti ha preso di mira, non te ne fa passare una, ti critica per ogni cosa, tu stringi i denti, è lui che ha il coltello dalla parte del manico.
    Lui non lascia la moglie ma neppure te, continua a promettere e a lasciarti sola, tu tieni duro, prima o poi dovrà premiare la tua costanza, la fedeltà...
    Tutte le situazioni caratterizzate da una tensione continua, che non crolla ma neanche si risolve sono un attentato per il fegato, soprattutto se assumiamo una posizione di resistenza passiva: devo tollerare, devo farcela, non devo cedere.
    Lo stress cronico va interrotto appena ci rendiamo conto di far fatica a sostenere la tensione, in tempi brevi.
    Non è cedimento o debolezza ma una reazione legittima che va 
    assecondata. Il coraggio non è sopportare ma dire no.
  3. La dipendenza dagli altri
    È il tallone di Achille di molte personalità forti e generose, inclini al sacrificio, a relazioni squilibrate in termini di scambio affettivo e collaborazione alla pari.
    Dietro questo donare a fondo perduto c’è in realtà il bisogno di essere utili e l’equivoco che l’unico modo per essere amati è rendersi indispensabili.
    Impotenza, rancori, crediti, amarezza sono il prezzo da pagare per una relazione in cui non è possibile stare realmente con l’altro ma neanche da soli.
    L’emorragia di energie viene pagata spesso dal fegato, che si indebolisce e si lascia facilmente infettare.
    L’invischiamento in una relazione dipendente, e altamente frustrante va considerato per il fegato un vero e proprio fattore di rischio.
    Pretendere un rapporto alla pari non vuol dire diventare calcolatori, ma legittimare bisogni trascurati che altrimenti si trasformeranno in rancore.
  4. Attenzione alle dipendenze di ogni genere
    Chi è esposto alle patologie epatiche è anche esposto all’abuso di sostanze stupefacenti, ad esempio l’alcol.
    La simpatia che si stabilisce con gli stimolanti chimici è intuitiva, una personalità potenzialmente espansiva, attiva, ha bisogno di carburante.
    Quando gli stimoli di cui abbiamo necessità sono scarsi o vengono contrastati da insicurezza, immaturità, paura di mettersi alla prova, il sostituto più immediato diventa l’alcol, che dà coraggio, disinibisce, allenta le censure e l’autocontrollo.
    Lo stesso vale per quelle azioni “compulsive” che compensano mancanze: l’ossessione per il cibo, lo shopping, qualsiasi cosa che diventa un istinto incontrollabile e serve a sostenere ritmi non calibrati sulla realtà.
    Attenzione a quando diventano parte fondante della nostra quotidianità.
    Se ti percepisci “schiavo” di questi atteggiamenti insistenti vuol dire che sei a secco di carburante buono: emozioni, esperienze, novità, sfide, successi.
  5. Tirare i remi in barca
    Ormai ho già dato... Quello che potevo conquistare l’ho conquistato... la mia famiglia è tutto, non mi serve nient’altro... Alla mia età... È tardi per ricominciare...
    Ti capita di dire spesso frasi come queste di fronte a occasioni, tentazioni, rimpianti?
    Cedere a questo modo di pensare vuol dire incatenare energie che potrebbero anzi dovrebbero, essere rimesse in circolo. Attenzione alle fasi in cui “ci si siede”, perché ormai abbiamo raggiunto l’obiettivo o il capolinea, ad esempio il matrimonio, la nascita di un figlio, un avanzamento professionale, l’acquisito di una casa, la pensione, la fine di un ciclo di studi.
    Il miglior antidoto è rilanciare la progettualità proiettandosi verso un obiettivo semplice e facilmente raggiungibile che può essere visto come un premio.
    “Adesso che ho più tempo posso...”, oppure, “Adesso che avrò meno tempo per me voglio...”. L’importante è contrastare l’apatia che diventa fegato ingrossato.



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