Festa della mamma: fu inventata da una donna americana

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Festa della mamma: fu inventata da una donna americana BEST5.IT 2020-08-12 12:57:33
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La madre viene celebrata sin dall’antichità come donna nella sua espressione più significativa di femminilità: la maternità.

Ma se nello spirito la celebrazione della maternità è rimasta inalterata nei millenni, nella sostanza ha assunto una connotazione sociale e politica solo dal XIX secolo, legata a movimenti suffragisti e pacifisti che serpeggiavano negli USA.

Fu un personaggio femminile di grande spessore, l’attivista Julia Ward Howe, a invocare un giorno dedicato alla donna-madre.

Era il maggio 1870 (ma si dovette aspettare il 1908 perché la sua richiesta fosse accolta): da allora sono passati esattamente 150 anni.

 

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1. Julia Ward

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Julia Ward (1819-1910), nella foto accanto, fu una riformista, patriota, ricordata da tutti gli statunitensi per la composizione dell’inno alla patria che scrisse in occasione della Guerra civile.

Fu scrittrice e attivista per i diritti delle donne e il suffragio femminile, oltre che abolizionista.

Nata a New York da padre banchiere e calvinista, rimase orfana di madre da bambina, ma fu educata da uno zio di larghe vedute che la fece studiare con buoni insegnanti.

Nel 1843 sposò il medico Samuel Gridley Howe (1801-1876) il quale, sebbene l’ammirasse per il suo impegno sociale, non le permise di esprimersi fuori di casa né di partecipare a cause pubbliche. Gestiva inoltre i suoi beni ed era violento.

Il matrimonio per Julia diventò una gabbia: avrebbe voluto separarsi, ma il marito la minacciava di portarle via i figli se avesse insistito sul divorzio. Così scelse di restare, ma non rinunciò a continuare a studiare come autodidatta la filosofia e la storia, coltivando in segreto i suoi ideali liberali.

Nel 1854 Julia pubblicò anonimamente una raccolta di poesie intitolata Flowers of passion, in cui manifestava tutta la sua sofferenza e infelicità tra le pareti domestiche. Fu presto scoperta dal marito, che si considerò sfidato e tradito.

Julia trovò il coraggio di ribellarsi, assicurandosi da sola il proprio sostentamento. Fu allora che la sua passione per la scrittura e l’impegno civile pubblico presero forma. Successivamente divenne un membro attivo del movimento per i diritti delle donne e del suffragio femminile.

Sostenne inoltre la riforma carceraria e la pace internazionale e fu la prima donna eletta all’American Academy of Arts and Letters.

Nel 1862, durante la Guerra civile degli Stati Uniti, pubblicò il poema patriottico The Battle Hymn of the Republic, di una tale intensità da far commuovere addirittura il presidente Lincoln quando l’ascoltò.

Si racconta che lo avesse redatto nel novembre 1861, durante una visita ad un campo militare fuori Washington DC. Dopo la sua pubblicazione, l’esercito dell’Unione adottò la canzone e Ward divenne una delle donne più note in America.

L’Inno di Battaglia della Repubblica divenne anche quello delle cause sociali e civili sostenute da Julia, come il movimento per il suffragio femminile e dei diritti civili dei lavoratori neri, molti dei quali discendenti degli schiavi. Questo inno fu persino intonato al funerale di Robert Kennedy nel 1968.

 

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2. Prima richiesta pubblica

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Nel maggio 1870 la Ward (foto a sinistra) pronunciò il primo discorso pubblico per la proclamazione del giorno della madre, nell’intento di esortare le donne a impegnarsi politicamente a favore della pace.

Con quel testo, una sorta di manifesto costitutivo, lanciava al mondo un appello alla solidarietà nei confronti delle madri che avevano visto i figli perdere la vita al fronte.

Julia aveva infatti assistito all’orrore della Guerra civile americana (1861-1865) tra Stati Uniti d’America e gli stati confederati d’America (ovvero i secessionisti dall’Unione) e vedeva l’approssimarsi della Guerra franco-prussiana (1870-1871).

All’inizio la proclamazione della festa della madre non aveva nessun fine commerciale o consumistico, ma era solo una reazione pacifista alla lacerazione che la Guerra di secessione aveva provocato negli Stati Uniti, con la consapevolezza del primario ruolo delle donne sia nei contesti di pace sia in quelli di guerra.

Dopo il discorso inaugurale, ogni mese di maggio Julia Ward iniziò a organizzare a Boston riunioni pubbliche per celebrare questo evento. Passarono però alcuni anni prima che l’idea si radicasse e fosse presa sul serio.

 

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3. Arriva Ann, l’amica di Julia e il testimone passa alla figlia

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Anche Ann Reeves Jarvis (1832- 1905), nella foto accanto, attivista e amica di Julia Ward Howe, condivideva gli stessi principi e caldeggiava la creazione di un giorno dedicato alle madri.

Fu infatti la fondatrice dei cosiddetti Mothers’ Day Work Clubs, circoli di amicizia tra madri, nati per migliorare le condizioni sanitarie delle famiglie e ridurre la mortalità infantile.

Ann aveva dato alla luce ben 11 figli (di cui però solo 4 sopravvissero) e per questo si adoperava per le donne, impegnandosi in programmi di educazione e sostegno per le famiglie.

Era una persona all’avanguardia per l’epoca, che fece frequentare l’università a sua figlia Anna. Guidata da spirito pacifista, organizzò persino un incontro tra veterani degli stati del Nord e del Sud perché si stringessero la mano.

Il sogno di Julia e Ann venne realizzato dalla figlia di quest’ultima, Anna Jarvis (1864-1948), attivista e insegnante. Nel 1907 Anna propose la seconda domenica di maggio come data per la celebrazione della madre, avendo perso proprio nella seconda domenica di maggio, e cioè il 9 maggio 1905, la sua.

Inizialmente cominciò a ricordarne la morte con una cerimonia nella chiesa di Grafton, in West Virginia, dove la donna aveva svolto la sua attività pacifista dopo la Guerra civile.

Anna promosse l’appuntamento anche l’anno successivo e intraprese nel suo stato, la Virginia, tutti i passi burocratici presso le autorità competenti affinché dall’anno successivo la festa della mamma potesse essere un evento celebrato pubblicamente.

Così fu. Durante la cerimonia del maggio 1908 distribuì garofani bianchi in segno di pace, trasformandoli in simbolo della festa della mamma. In seguito estese le celebrazioni alla città di Philadelphia (Pennsylvania) in cui si era trasferita.

Nel 1911 la Virginia ufficializzò la festa, mentre solo nel 1914 il presidente degli USA Woodrow Wilson estese al resto del Paese la celebrazione, inserendola in calendario alla seconda domenica di maggio, in onore delle madri dei soldati impegnati in guerra.

La festa si trasformò presto in una ricorrenza consumistica, in occasione della quale venivano venduti fiori e regali di ogni sorta. Scontenta, la Jarvis ingaggiò una battaglia contro l’industrializzazione della festa, che aveva perso il suo più intimo significato e ne chiese addirittura l’abolizione.

Ma ormai in tutti gli Stati Uniti era diventata un appuntamento tradizionale e Anna fu sempre più sola nella battaglia, fino alla morte che si consumò addirittura in un manicomio.

 

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4. In Europa con la guerra

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Nel 1917 furono i soldati americani sbarcati in Europa per partecipare alla Prima Guerra mondiale a diffondere la festa della mamma nel nostro continente.

Gli europei la recepirono come una sorta di inno alla maternità nata dall’esigenza di ripopolare i Paesi devastati dal conflitto.

In quest’ottica fu per esempio introdotta in Francia, dove, addirittura, sulla scia della celebrazione statunitense, nel 1920 il ministero dell’Interno fissò al 19 dicembre di ogni anno la festa delle madri di famiglie numerose

Un esperimento del genere fu promosso anche in Italia nel 1933: era al potere Benito Mussolini, che voleva “premiare” con una festa speciale le madri più prolifiche. La celebrazione tuttavia non ebbe seguito negli anni successivi.

Nel nostro Paese la festa della mamma fece fatica ad attecchire come evento sociale e civile. Prevaleva infatti il significato religioso legato alla tradizione e alla maternità della Vergine Maria.

Si dovette attendere per ben quarant’anni e cioè il 1956 perché la festa fosse celebrata a Bordighera (Imperia) per volere del sindaco Raul Zaccari (nella foto in alto a sinistra), dove riscosse un tale successo che l’anno successivo, nel 1957, un sacerdote, don Otello Migliosi, ad Assisi ne organizzò una nuova edizione con una forte connotazione religiosa, successivamente imitata in altri comuni italiani.

Nel 1958 fu lo stesso Zaccari, che era anche senatore, a farsi portavoce in Senato di un disegno di legge per istituirla a livello nazionale nella seconda domenica di maggio.

La sua idea non fu accolta, ma la festa si diffuse capillarmente in tutto il territorio nazionale. Ancora oggi viene regolarmente celebrata nella seconda domenica di maggio, pur non figurando tra le celebrazioni nazionali ufficiali.

 

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5. Non si festeggia solo in maggio e Cibele

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- Non si festeggia solo in maggio

La seconda domenica di maggio è di fatto il giorno in cui la festa della mamma viene celebrata nella gran parte dei Paesi del mondo.
Ci sono ovviamente delle eccezioni: in Spagna e Portogallo per esempio viene anticipata di una settimana, alla prima domenica di maggio.
In Gran Bretagna e Irlanda si festeggia nella quarta domenica di Quaresima ed è una festa squisitamente religiosa.
In Francia e Svezia cade la prima domenica di giugno; in Norvegia viene celebrata nella seconda domenica di febbraio, in Thailandia il 12 agosto, in Egitto il 21 marzo e in Argentina la seconda domenica di ottobre.
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- La prima mamma festeggiata? Cibele

La festa della mamma si festeggiava già in epoca pagana, al tempo dei Greci e dei Romani, dove era legata al culto delle divinità femminili e della fertilità e segnava il passaggio dall’inverno all’estate.
Nella Grecia antica gli storici individuano nei riti in onore di Rhea, la madre delle divinità nella mitologia, le radici di una celebrazione in onore della mamma.
Ma la prima madre in assoluto che sia stata celebrata è Cibele, divinità anatolica che simboleggiava la forza della natura creatrice nell’Asia minore.
Cibele venne venerata anche dai Fenici e dai Romani. Il culto, celebrato dal 15 al 27 marzo, fu abbandonato assieme ad altri riti pagani con l’avvento del cristianesimo.

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