Herpes Zoster, il fuoco di sant’Antonio: 5 domande sempre attuali

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Herpes Zoster, il fuoco di sant’Antonio: 5 domande sempre attuali BEST5.IT 2016-12-09 14:23:57
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Inizia tutto con un formicolio sul torace, schiena o volto, su un lato solo del corpo.

Una fascia di pelle ben circoscritta inizia a intorpidirsi, diventa molto sensibile e fa male.

Dopo qualche giorno iniziano vere e proprie fiammate di dolore.

Ecco perché lo chiamiamo anche “fuoco di sant’Antonio”.

Per quanto fastidioso, nell’80% dei casi ha un decorso benigno e non lascia conseguenze.

Ma non va trascurato né sottovalutato, anche perché può lasciare strascichi: la nevralgia post erpetica.

Intervenire tempestivamente con farmaci antivirali aiuta a controllare la malattia. Rivolgersi subito al medico, in caso di sintomi, è necessario.

Ma vediamo 5 domande con relative risposte su Herpes Zoster, il fuoco di sant’Antonio, molto utili da sapere e sempre attuali.

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1. Come si riconosce?

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L'Herpes Zoster, il fuoco di sant’Antonio, in principio è simile a un eritema solare, con la zona interessata molto sensibile e irritata.

Nel giro di un giorno, solo nella parte interessata, si formano vescicole rosse piene di liquido trasparente.

Queste continuano ad apparire per due o tre giorni; nel frattempo, con gradualità, le più vecchie diventano torbide.

Dopo una decina di giorni, si seccano, per poi trasformarsi in crosticine che desquamano nel corso delle due o tre settimane successive.

Normalmente tutto si risolve nell’arco di un mese dalla comparsa dei primi sintomi.

La pelle torna come prima, anche se è possibile che rimangano zone con colorazione più scura e qualche cicatrice.

La zona più comunemente colpita è il dorso e il torace, ma possono essere interessati anche il volto (in questo caso se il virus colpisce il nervo trigemino o quello facciale), l’addome, il collo, braccia e gambe.

Una forma particolarmente temibile è quella del volto se coinvolge l’occhio, perché può dare una cheratite (infiammazione della cornea) anche grave.

2. Come contrastarlo?

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Il dolore provocato dal fuoco di sant’Antonio può essere davvero esasperante: impedisce il riposo e le attività quotidiane.

Le zone interessate dalle vescicole devono essere trattate con la massima cura.

Le vescicole non devono essere rotte né bucate, meglio evitare di lavare o lavare molto delicatamente, senza sapone, tamponando e non sfregando.

La pelle non deve essere assolutamente grattata; è consigliabile usare indumenti larghi e morbidi, di cotone, per minimizzare il rischio di peggiorare l’irritazione.

L’applicazione di ghiaccio può dare sollievo, ma non direttamente sulla pelle: meglio interporre una stoffa di cotone.

Per contrastare la malattia il medico prescriverà tempestivamente farmaci antivirali (i principi attivi sono aciclovir, famciclovir, valaciclovir e brivudina), da assumere comunque entro i primi tre giorni dall’inizio dei sintomi.

Iniziare al più presto la terapia è importante perché gli antivirali, la cui azione mira a impedire al virus di replicarsi, riducono sia la gravità dei sintomi sia la durata della malattia (e forse prevengono anche la nevralgia posterpetica, sua possibile conseguenza sgradevole).

Gli antivirali devono essere assunti per bocca: quelli in crema, da applicare alla pelle, non hanno un’efficacia accertata e sono quindi da evitare.

Bisogna assumere le medicine, in generale da tre a cinque volte al giorno, seguendo scrupolosamente le indicazioni del medico. Solo la brivudina, poco prescritta e molto costosa, prevede una unica assunzione giornaliera.

In generale, gli antivirali non sono sufficienti a controllare il dolore. Si utilizzano a questo scopo farmaci antidolorifici: si incomincia con antinfiammatori non steroidei (tipo ibuprofene o altri) o paracetamolo, associato o meno ad antidolorifici oppiacei come codeina o tramadolo.

Se questi ancora non bastano e il dolore è persistente, si può passare a farmaci indicati per il trattamento del dolore neuropatico, cioè legato ai nervi, come pregabalin (il più prescritto) e gabapentin (che appartengono alla famiglia degli antiepilettici) oppure amitriptilina (famiglia degli antidepressivi), che agiscono proprio sulla trasmissione al cervello delle sensazioni che proviamo a causa del danno al nervo.

Tuttavia, questi farmaci hanno un’efficacia purtoppo limitata nell’alleviare il dolore, soprattutto a fronte di effetti indesiderati non trascurabili.

Sconsigliabile, infine, il ricorso al cortisone, benché a volte sia usato nella fase acuta per ridurre il dolore causato dall’infiammazione dei nervi.

3. Dal nervo alla pelle e il pericolo di contagio

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Anche se si è guariti dalla varicella, il virus resta presente in forma latente nel nostro sistema nervoso periferico.

Quando le difese immunitarie s’indeboliscono (anche solo per l’avanzare dell’età), si riattiva e si replica, provocando non più la varicella, ma l’herpes zoster.

A volte succede dopo trattamenti di chemio o radioterapia. Altre volte la malattia si manifesta in chi attraversa un periodo particolarmente stressante, oppure ha sopportato a lungo il freddo intenso o si è scottato prendendo il sole.

Colpisce di più con l’aumentare dell’età; il picco massimo si ha negli ultraottantenni (10 casi ogni mille adulti), mentre è di 7-8 casi ogni mille adulti, indifferentemente uomini e donne, dopo i 50 anni

Il virus si nasconde nei nervi che servono a mandare le sensazioni di tatto, calore e dolore dalla pelle al cervello. Quando si riattiva, infiamma i nervi che “impazziscono” e mandano un segnale di intenso dolore localizzato nella zona interessata.

È contagioso? L’herpes zoster non è particolarmente contagioso: la probabilità di trasmettere il virus non è altissima ed è legata al contatto diretto con le vescicole.

Comunque, in caso di contagio, il virus non provocherebbe il fuoco di sant’Antonio, ma la varicella. Le croste asciutte non sono più infettive. Solo chi non ha mai avuto la varicella potrebbe essere contagiato dal contatto diretto con le vescicole.

Chi ha già avuto la varicella non è a rischio di contagio, e anzi da un eventuale contatto col virus potrebbe ricevere un aiuto.

Per esempio quando gli adulti che hanno già fatto la varicella da piccoli si trovano a curare i figli con la varicella, grazie al contatto con il virus “rinverdiscono” l’immunità e spostano avanti nel tempo un eventuale fuoco di sant’Antonio.

4. Il vaccino contro la varicella protegge dall’herpes zoster?

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Il vaccino contro la varicella protegge dall’herpes zoster? Non si sa, è presto per dirlo.

Il vaccino esiste solo da vent’anni, quindi per sapere quali saranno gli effetti della vaccinazione antivaricella sull’incidenza dell’herpes zoster dovremo aspettare che i primi vaccinati invecchino, raggiungendo l’età di maggior incidenza dello zoster.

Il vaccino antivaricella contiene un virus vivo, ma attenuato, cioè non in grado di dare la malattia. Chi si vaccina quindi si infetta in maniera innocua e utile per sviluppare le difese immunitarie.

Anche il virus vaccinale tuttavia resta latente nel sistema nervoso: in teoria potrebbe sviluppare nel tempo il fuoco di sant’Antonio? In pratica a oggi non sono mai stati osservati casi di herpes zoster legati al virus attenuato usato contro la varicella.

Il vero problema, piuttosto, è dato dalla limitata efficacia di questo vaccino, che copre solo l’80% dei casi. Questo vuol dire che due bambini vaccinati su dieci rimangono comunque suscettibili alla varicella e saranno quindi anche possibili candidati per l’herpes zoster (non legato al virus attenuato, ma a quello normale) da adulti.

Tipi diversi di herpes:
L’herpes zoster è diverso sia dall’herpes labiale, più comune, sia da quello genitale. Si tratta di malattie diverse, date da virus diversi, appartenenti alla stessa famiglia (herpes virus).
A causare le vescicole nella zona labbra è l’herpes simplex virus 1; l’herpes genitale (che colpisce genitali o glutei) si sviluppa dopo un contatto diretto con l’herpes simplex 2 o 1. Quello dello zoster è il varicella zoster virus (VZV).

5. Se il dolore si protrae a lungo?

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  • La nevralgia post erpetica
    Se il dolore nella zona colpita si protrae per mesi, a volte anche per anni dall’insorgere dell’herpes, si parla di nevralgia posterpetica, una delle più comuni forme di dolore neuropatico, cioè legato ai nervi.
    Non è ancora accertato se il trattamento tempestivo con antivirali appena insorge l’herpes zoster riduca anche il rischio di incorrere in questo fastidioso strascico, tuttavia dato che gli antivirali contrastano i virus che danneggiano i nervi, ciò è plausibile.
  • Come si controlla Purtroppo i farmaci disponibili hanno un’efficacia limitata e notevoli effetti indesiderati. Nessuno agisce sulle cause, ma solo sui sintomi.
    Come per la fase acuta della malattia, si usano farmaci della famiglia degli antiepilettici (gabapentin, pregabalin) o degli antidepressivi (amitriptilina). Come seconda linea, se non basta, si ricorre al tramadolo.
    La scelta di uno o dell’altro farmaco è legata alle reazioni del paziente, anche dal punto di vista degli effetti indesiderati; tuttavia una recente revisione dei trattamenti mostra un’efficacia maggiore dell’amitriptilina, con un profilo di sicurezza simile a quello del pregabalin (più recente, più prescritto e più costoso).
    Farmaci per uso locale, come i cerotti a base di lidocaina, hanno efficacia simile e minori effetti indesiderati.
  • Prevenire si può? Al momento esiste un vaccino per la prevenzione del fuoco di sant’Antonio e della nevralgia post-erpetica (Zostavax). È indicato sopra i 50 anni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità almeno per ora non lo raccomanda, soprattutto per due motivi: perché sembra che dia una protezione di durata breve (pochi anni) e per l’incertezza sull’età e sulla dose più adatte per vaccinare.
    Non è indicato per le persone con il sistema immunitario compromesso, cioè proprio chi più ne beneficerebbe.



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