I 9 errori scientifici più famosi dal Settecento a oggi

scienziato pazzo-2-800x400 copia
   
    

I 9 errori scientifici più famosi dal Settecento a oggi BEST5.IT 2019-12-12 11:21:26
User Rating: 4.7 (2 votes)

La curiosità, l’aspirazione a contribuire all’avanzamento della conoscenza ed il desiderio di riconoscimento personale sono le motivazioni principali di chi fa scienza.

Scienza deriva dal Latino scire che significa sapere o da sciens che significa avere conoscenza.

Ci rivolgiamo agli scienziati come esperti e ci fidiamo di ciò che è “scientificamente provato”, ma anche gli scienziati sbagliano e guai a pensare il contrario. In realtà, però, gli errori sono una delle molle del progredire della scienza.

Come diceva Richard Feynman (premio Nobel per la Fisica nel 1965): «la Scienza è fatta di errori, che sono sono utili perché, piano piano, sono proprio questi errori che ci guidano verso la verità».

Abbagli, invenzioni folli, presunte scoperte, vere e proprie frodi. Ecco i 9 errori scientifici più famosi dal Settecento a oggi.

 

scienziato pazzo-1-800x400

LEGGI  La Grande Muraglia cinese

1. La memoria dell'acqua e il fasullo gigante di Cardiff

titolo1-300x180

- Due IgNobel per la memoria dell'acqua

Nel 1988 la rivista scientifica Nature pubblicava un articolo sconcertante.
Firmato da vari ricercatori, tra cui il medico e immunologo francese Jacques Benveniste, il pezzo spiegava che è possibile diluire indefinitamente una soluzione acquosa contenente un anticorpo senza che la soluzione perda le proprietà biologiche di quell’anticorpo.
Per giustificare tale fenomeno, si sosteneva che l’acqua manteneva una “memoria” delle sostanze che vi erano state preventivamente disciolte anche in seguito all’eliminazione di queste ultime per successive diluizioni.
Tale ipotesi, che se confermata avrebbe rivoluzionato le conoscenze fisiche e chimiche e avvalorato le capacità di cura dell’omeopatia, suscitò clamore.
La redazione di Nature decise allora di promuovere un’indagine per verificare la riproducibilità dei risultati di Benveniste.
Venne così formata una commissione che esaminò i suoi appunti e cercò di ripeterne gli esperimenti, ma non trovò nulla che dimostrasse la presunta memoria dell’acqua.
Si scoprì anche che il medico considerava significativi soltanto i risultati che confermavano le aspettative, scartando tutti quelli in disaccordo con esse.
Nonostante ciò Benveniste continuò a essere un acceso sostenitore della sua teoria, guadagnandosi nel 1991 e nel 1998 il premio IgNobel, assegnato ogni anno alle ricerche più inutili. Nella foto sotto, Jacques Benveniste nel suo laboratorio.
Jacques Benveniste-800x400

 

 

- Il fasullo gigante di Cardiff

Il 16 ottobre 1869 si diffuse negli Usa la clamorosa notizia del ritrovamento di un uomo pietrificato di oltre tre metri d’altezza.
L’avevano scoperto alcuni lavoratori che scavavano un pozzo dietro il fienile di William Newell a Cardiff, nello Stato di New York.
Politici e religiosi immaginarono le teorie più ingegnose, ma per la maggioranza il ritrovamento era la dimostrazione inconfutabile di ciò che era scritto nella Bibbia.
Persino un geologo arrivò a dichiarare che la creatura “aveva il marchio del tempo stampato su ogni arto e fattezza, in un modo e con una precisione che nessun uomo può imitare”.
Il gigante in realtà era opera di George Hull, un cugino di Newell, un ateo che desiderava farsi burla dei credenti. Lo aveva fatto scolpire in un blocco di gesso bucherellandone la superficie per simulare la presenza di pori cutanei e lavorandolo in modo che apparisse antico.
Fu messo in mostra a pagamento, attrasse folle di persone finché Hull non decise di confessare l’imbroglio.
gigante di Cardiff-800x400

2. Gli inesistenti raggi N e i neutrini più veloci della luce

titolo2-300x180

- Gli inesistenti raggi N

Nel 1903 il fisico francese René Blondlot, professore all’Università di Nancy e membro dell’Accademia delle scienze, pubblicò un articolo in cui illustrava la scoperta di un nuovo tipo di radiazioni, che aveva chiamato raggi N in onore di Nancy.
Blondlot, che sosteneva di averli ottenuti mentre eseguiva esperimenti sulla polarizzazione dei raggi X, era convinto che quando venivano fatti passare in un prisma d’alluminio erano in grado di attraversare spesse lastre metalliche e corpi opachi alla luce.
Al contrario venivano assorbiti da corpi trasparenti come l’acqua.
In Francia, fisici famosi accolsero con favore la scoperta e ripeterono con apparente successo gli esperimenti di Blondlot: alcuni si convinsero che i raggi N erano emessi anche da nervi e muscoli.
L’entusiasmo durò solo fino al 1905, quando il fisico americano Robert W. Wood della John Hopkins University chiese a Blondlot di riprodurre davanti a lui i raggi N.
Terminato l’esperimento, che era stato condotto in una stanza buia perché l’effetto era appena visibile, il francese sostenne di aver ottenuto i soliti risultati.
Wood però, approfittando dell’oscurità, aveva furtivamente sottratto il prisma che era la chiave del test dimostrando che i raggi N esistevano solo nell’immaginazione del suo scopritore. Nella foto sotto, il fisico francese René Blondlot.
Rene Blondlot-800x400

 

 

- I neutrini più veloci della luce

Il 23 settembre 2011 un annuncio sorprendente scuoteva il mondo della scienza: un fascio di neutrini lanciato dal Cern di Ginevra verso i Laboratori del Gran Sasso, in Abruzzo, aveva superato la velocità della luce di 60 nanosecondi.
L’evento metteva in discussione le regole della fisica stabilite nelle teorie di Albert Einstein, secondo le quali niente nell’universo può superare la velocità della luce.
Cinque mesi dopo, ricontrollato l’esperimento, ci si accorse che l’errore non stava nella Teoria della relatività di Einstein ma in un’anomalia di connessione della fibra ottica tra il ricevitore Gps e il computer usato per calcolare il tempo impiegato nel viaggio fra il Cern e il Gran Sasso.
Nella foto sotto, il tunnel del Cern. Il laboratorio di Ginevra (Svizzera) dove, nel 2011, si è svolto l’esperimento con i neutrini, minuscole particelle prive di carica elettrica.
tunnel Cern-800x400

3. I canali di Marte disegnati dagli alieni e il falso di Piltdown

titolo3-300x180

- I canali di Marte disegnati dagli alieni

Si deve all’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli l’esecuzione, nel 1893, del primo rilievo cartografico di Marte nel quale compare la descrizione di una rete di linee scure da lui chiamate “canali”.
Nel definirli così non riteneva affatto che queste strutture potessero essere opera di creature intelligenti.
Ma la relazione scientifica con cui dava notizia delle sue osservazioni ebbe una vasta eco in tutto il mondo, tanto da venir pubblicata anche in inglese.
In questa lingua, però, la parola canali, anziché con channels (canali naturali), fu tradotta con il termine canals che indica un canale di origine artificiale.
Per molti, primo fra tutti l’astronomo americano Percival Lowell, era la prova dell’esistenza di una civiltà avanzata che aveva realizzato quelle opere.
Solo nel 1909 l’astronomo greco Eugène Michel Antoniadis, utilizzando un telescopio molto più potente di quello dell’Osservatorio milanese di Brera dove lavorava Schiaparelli, dimostrò che i canali erano un effetto ottico derivante dall’unione di più punti operata dall’occhio umano.
Nella foto in alto a sinistra, alcune striature probabilmente provocate da flussi di lava, fotografate dalla Mars odyssey della Nasa a 400 km dalla superficie di Marte.
Nella foto sotto, a sinistra, la tavola del Pianeta rosso con i canali, realizzata tra il 1877 e il 1878 grazie alle osservazioni di Schiaparelli. Nella foto a destra, Schiaparelli nell'osservatorio astronomico di Brera in un disegno di Beltrame per La Domenica del Corriere del 28 ottobre 1900.
I canali di Marte-800x400

 

 

- Il falso di Piltdown

La più celebre truffa di tutti i tempi riguarda il ritrovamento, nel 1912, di frammenti fossili metà uomo e metà scimmia in una cava di sabbia vicino a Piltdown, in Inghilterra.
Presentati dagli scopritori, Arthur Smith-Woodward, direttore del Museo di Storia naturale di Londra, e Charles Dawson, medico e paleontologo, come la prova del cosiddetto “anello mancante” che doveva segnare il passaggio evolutivo dalle scimmie all’uomo. I resti furono “battezzati” con il nome scientifico di Eoanthropus dawsoni.
Solo 40 anni più tardi, quando fu sottoposto al test al fluoruro, risultò che il cranio non era vecchio di 500mila anni, ma solo di duemila, e la mascella, appartenuta a un orangutan, aveva appena qualche dozzina d’anni.
Il falso di Piltdown-800x400

4. I morti parlanti e la paura che l’oceano diventasse colla

titolo4-300x180

- I morti parlanti

Chiamato anche cronoscopio, era un apparecchio inventato negli anni Settanta da padre Pellegrino Maria Ernetti, un monaco benedettino appassionato di elettronica, filosofia e musica antica.
L’apparecchio sarebbe stato in grado di captare e riprodurre immagini e suoni provenienti dal passato.
Secondo la descrizione del suo ideatore era costituito da diverse antenne realizzate con una lega di tre misteriosi metalli, da un modulo guidato dalle onde sonore ed elettromagnetiche e da una complessa serie di dispositivi per la registrazione delle immagini e dei suoni.
Ernetti sosteneva che grazie al cronovisore era riuscito ad ascoltare le voci di Cicerone, Napoleone e Mussolini e persino di aver potuto osservare il tradimento di Giuda, il processo a Cristo e la sua agonia sulla croce.
Come prova di ciò presentò una fotografia del volto di Cristo morente che fu pubblicata sulla Domenica del corriere nel maggio 1972.
Nessuno è però mai riuscito a vedere il fantastico dispositivo che secondo alcuni, dopo la morte del monaco nel 1994, sarebbe stato nascosto nei sotterranei del Vaticano.
padre Pellegrino Maria Ernetti-800x400

 

 

- La paura che l’oceano diventasse colla

La sua scoperta, data nel 1968 da alcuni scienziati sovietici, rappresenta uno degli errori più imbarazzanti.
Descritta come un particolare stato di aggregazione delle molecole d’acqua, pareva dotata di proprietà sorprendenti: contenuta in un capillare chiuso, dopo varie fasi d’evaporazione e condensazione, diventava gelatinosa.
Secondo Boris Deryagin, potente direttore dell’Istituto di fisica e chimica dell’Accademia delle scienze dell’Urss, bolliva a 200-300 °C invece che a 100 °C, solidificava a partire dai -30 °C e risultava il 10-20 per cento più densa dell’acqua.
Lo strano comportamento s’attribuì al fatto che le molecole d’acqua si disponevano in catene, come i polimeri delle plastiche.
Così si cominciò a temere che, essendo una forma più stabile dell’acqua, potesse diffondersi al suo posto, trasformando gli oceani in sostanze collose e ponendo fine alla vita. Nel 1970 ci si accorse che era acqua contaminata dalle impurità degli stessi capillari.
Nella foto sotto, il liquido anomalo. Per gli scienziati russi la poliacqua doveva essere costituita da un’aggregazione a catena di molecole d’acqua.
liquido anomalo-800x400

5. La cura con le calamite

titolo5-300x180

Così chiamato dal nome del medico e mistico austriaco Franz Anton Mesmer, vissuto fra il 1734 e il 1815, è stato una forma di terapia praticata in Europa a cavallo fra Sette-Ottocento.

Convinto assertore delle teorie vitalistiche, secondo le quali i processi organici sarebbero da attribuire a un “fluido” vitale che permeerebbe l’universo, Mesmer era anche influenzato dagli importanti progressi segnati in quegli anni dalla fisica dell’elettricità e del magnetismo.

Si convinse così di aver individuato nelle forze di origine magnetica la manifestazione concreta di quell’evanescente energia.

Su queste basi elaborò un metodo di cura, basato inizialmente sull’applicazione di calamite sulle parti del corpo interessate, e sviluppato poi con l’imposizione delle mani irraggianti energie benefiche.

Diventato una moda diffusa nell’alta società europea, il mesmerismo conobbe qualche successo nella cura di alcuni disturbi psichici come l’isteria, ma ebbe anche molte critiche.

Benché non mancasse di attribuirsi il merito di autentici miracoli, come restituire la vista ai ciechi, lo stesso Mesmer ammetteva che la terapia funzionasse meglio con le malattie di origine nervosa.

A Parigi i suoi metodi furono sottoposti all’esame di una commissione scientifica, della quale facevano parte Benjamin Franklin e il famoso chimico Antoine Laurent Lavoisier.

Dopo numerosi test, questa concluse che Mesmer era in buona fede, ma che le guarigioni erano dovute alla suggestione.

La cura con le calamite-800x400




Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo con i tuoi amici su Facebook
Hai qualche idea per un articolo su BEST5? Vai alla pagina dei suggerimenti e libera la tua fantasia!