I chakra: punti energetici della salute e del benessere

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I chakra: punti energetici della salute e del benessere BEST5.IT 2019-10-17 06:40:53
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Il sistema dei chakra, centri energetici in costante movimento che regolano gli equilibri del corpo e della mente, nasce nel cuore dell’antica cultura indiana.

Ogni disturbo fisico, ogni scontentezza dell’animo, nella concezione orientale, deriva da una disarmonia di questi vortici.

I sette chakra principali sono collocati lungo la spina dorsale, dal perineo alla sommità della testa: ognuno governa diversi piani dell’esperienza, in un percorso che è anche una scoperta di sé e del proprio potenziale.

Dai primi tre chakra, legati al piano materiale e corporeo, si sale al centro del cuore, dove l’energia diventa più veloce e sottile, fino ad aprirsi al pensiero, all’intuizione e allo spirito nei chakra più alti.

Se questi vortici “vibrano” in armonia, facendo fluire liberamente le forze che percorrono il nostro corpo, stiamo bene e la nostra vita è pienamente realizzata.

Ma se vi sono blocchi, i chakra entrano in uno stato di sofferenza che si ripercuote sull’intero sistema, sulla salute fisica, sulla serenità della mente, persino sulle relazioni… e il nostro potenziale non viene liberato.

L’antico sistema dei chakra ci offre una chiave di lettura insolita e preziosa per comprendere i comportamenti nostri e di chi ci circonda, le attitudini, i disturbi a cui siamo più soggetti e gli ostacoli da superare.

Scopriamo questo mondo di energie, fuori e dentro di noi.

 

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1. I chakra regolano corpo e mente

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Ognuno di noi ha sicuramente sperimentato un momento di vita in cui il libero scorrere della propria energia sembrava come bloccato.

Se, ad esempio, mettiamo la mano all’altezza dello stomaco e respiriamo, possiamo percepire una sensazione di calore pulsante.

E' il punto in cui si concentra la sensazione di eccitazione e spasmodica attesa prima di un incontro importante, prima di un esame, è il punto in cui agitazione e ansia ci procurano un fastidioso senso di energia bloccata.

In altre occasioni, potremmo aver avuto la sensazione di dover dire assolutamente qualcosa senza riuscire a farlo, trattenendoci magari anche per lungo tempo e avvertendo così l’energia della gola bloccarsi come in un “nodo”, che ci impediva di esprimerci e ostacolava i nostri rapporti con gli altri.

Proprio in questi punti, la tradizione indiana pone i chakra, vortici invisibili dove si concentrano le energie che permettono e alimentano l’esistenza.
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Imparare a riconoscere, lavorare con le proprie energie e controllarle migliora la comprensione di noi stessi, nei diversi stati psicofisici, scoprendo in sé realtà più profonde ed esplorando il proprio spazio interiore, ma arrivando meglio a conoscere le esigenze energetiche anche del proprio corpo.

Ecco quali sono gli obiettivi di chi si avvicina ai chakra.
• Riconoscere le energie;
• imparare a controllarle;
• utilizzarle per vari scopi.
Il tutto, per giungere a una conoscenza più completa e profonda di se stessi e della propria anatomia energetica.

Il flusso di energia che dai chakra alti si dirige verso il basso attraverso elementi che diventano sempre più densi, dal pensiero fino alla Terra, al corpo, si chiama “corrente della manifestazione”.

La corrente ascendente che si muove dalla Terra alla coscienza eterea prende il nome di “corrente della liberazione” perché attraverso la rarefazione degli elementi (l’acqua è più rarefatta della terra, il pensiero e le parole lo sono più dell’acqua) si arriva alla liberazione del corpo e dei bisogni materiali.

Per essere in salute è necessario che tra queste due correnti vi sia equilibrio poiché senza la corrente di manifestazione siamo privi di concretezza, vuoti sognatori incapaci di portare a termine i nostri progetti, dare forma alle idee e assumerci la responsabilità della nostra vita, mentre senza la corrente di liberazione diventiamo incapaci di espanderci e di evolvere spiritualmente in quanto troppo preoccupati di assolvere i compiti quotidiani.

L’unione delle due correnti rappresenta l’unione delle due polarità cosmiche, chiamate “hieros gamos” o nozze sacre. Ogni chakra può subire influenze negative o positive a seconda di come riusciamo a vivere la quotidianità.

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2. I chakra maggiori sono sette

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I principali chakra sono sette (Muladhara, Svadhisthana, Manipura, Anahata, Vishuddha, Ajna, Sahasrara).

I chakra più bassi sono fisicamente collocati più vicino alla terra e riguardano quindi gli aspetti più “materici” e pratici della nostra vita: la sopravvivenza, il movimento e l’azione, mentre quelli superiori rappresentano le parole, le immagini e i concetti, quindi riguardano maggiormente gli aspetti simbolici e mentali dell’esistenza. Nessuna sfera esclude l’altra.

L’equilibrio è dato dall’insieme ed è per questo che per essere in armonia è necessario essere ben radicati sulla Terra e occuparsi con amore della propria sopravvivenza prima di poter accedere alle intuizioni dei chakra superiori.

Partendo dal primo chakra fino ad arrivare al settimo incontriamo, nell’ordine, sette aree di rappresentazione della salute psichica umana.
1) Sopravvivenza e il fondamentale diritto di esistere.
2) Sessualità e il diritto di provare emozioni.
3) Forza e il diritto di agire.
4) Amore e il diritto di amare e di essere amati.
5) Comunicazione e il diritto di dire e di ascoltare la verità.
6) Intuizione e il diritto di vedere lontano.
7) Cognizione e il diritto di conoscere a fondo.

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Se sono in equilibrio, noi siamo sani e appagati dalla vita. I chakra sono legati alla dottrina e alla pratica dello yoga, un antichissimo sistema di conoscenze e di pratiche nato nella cultura indiana.

La prima citazione dei chakra risale ai Veda, i testi sacri indiani, inni derivanti da una tradizione orale ancestrale. Ritroviamo i chakra anche nelle Upanishad, dottrine risalenti al VI-II secolo a.C.

Al X secolo risale un testo che contiene meditazioni sui chakra, ma il libro principale dedicato alla descrizione dei “vortici” e delle relative pratiche, risale al XVI secolo ed è stato scritto da uno yogi indiano.

Sembra che la parola chakra, in epoca remota, venisse usata per indicare le ruote dei cocchi degli antichissimi invasori indoeuropei dell’India, che avevano stupito delle popolazioni locali con l’uso del carro.

La ruota rappresenta l’ordine universale e l’equilibrio, il ciclo eterno del tempo e il cielo. Il simbolo della ruota non ha inizio né fine, rimanda alla mutevolezza costante delle cose e ci ricorda che ciò che sale inevitabilmente scende, e ciò che scende inevitabilmente risale.

Un altro nome dei chakra è anche “loto”, perché uno dei loro simboli è il petalo di questi fiori sacri in India, che crescono da fango prima di schiudersi in corolle “dai mille petali”. Simboleggiano lo sviluppo dell’essere primitivo che, dal primo al settimo chakra, libera le proprie potenzialità celate, verso la fioritura della coscienza.

Le corolle che si aprono rappresentano il chakra che si dischiude. Secondo lo stato di coscienza interno, i chakra possono essere aperti, chiusi, morenti o in piena a fioritura, proprio come il fior di loto (J. Anodea, Chakras. Le ruote della vita). 

Dall’equilibrio dei chakra, secondo queste dottrine, dipende la nostra salute psicofisica. Se questi non sono in armonia possono comparire non solo disturbi della sfera corporea, ma anche di quella emozionale e mentale, degli affetti, della concentrazione; inoltre può essere colpita quella relazionale, dei rapporti con gli altri e la nostra capacità di autorealizzazione.

Lavorare sui chakra è utile per sottrarci dagli schemi ripetitivi che incatenano a uno stato di malessere e ci impediscono di procedere nel cammino evolutivo. I benefici del loro riequilibrio si possono determinare:
● sul piano psichico: meno tensioni tra mente e corpo;
● sul piano corporeo: meno stanchezza ed esaurimenti delle forze, meno malattie;
● sul piano delle relazioni con gli altri: più armonia, anche nei rapporti di coppia;
● sul piano della realizzazione individuale.

I simboli dei chakra sono ritratti come fiori di loto osservati dall’alto, con i petali aperti, di numero e colore relativo al chakra. Nel fiore compare poi spesso uno yantra, un diagramma simbolico correlato a un elemento del cosmo, un mantra scritto in caratteri devanagari e una divinità che presiede il chakra.

Rappresentati, poi, i due poli del divino: la yoni, l’organo femminile, come un triangolo con la punta verso il basso, e il lingam, simbolo fallico.

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3. L’anatomia segreta del corpo e i vortici secondari

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- L’anatomia segreta del corpo

Il concetto di chakra nasce nell'antica cultura induista, secondo la quale tutti gli esseri viventi sono dotati di un corpo energetico, nel quale il corpo fisico, per così dire, galleggia.
I punti in cui il corpo energetico e quello fisico comunicano sono chiamati chakra, vortici, mulinelli energetici che gestiscono il fluido vitale che arriva dal campo energetico unversale, per incanalarlo a vari livelli al campo energetico di un corpo e al corpo fisico.
Secondo il pensiero olistico, l’energia vitale precede la materia, la quale ne sarebbe solo l’ultimo stadio e più pesante.
I sette chakra maggiori sono connessi ognuno a uno strato del campo energetico individuale: il 1° chakra lavora in sintonia con il corpo eterico, il 2° con il copro emotivo, il 3° con il corpo mentale, il 4° con il corpo astrale, il 5° con il corpo eterico, il 6° con il corpo celestiale, il 7° con il corpo causale.
I primi tre corpi afferiscono al piano fisico perché connessi alle energie della materia; il corpo astrale, invece, è un punto di passaggio e trasformazione delle energie tra piano fisico e spirituale, mentre gli ultimi tre corpi sono connessi alla vita spirituale.
Il 4° chakra congiunge i tre chakra inferiori e i tre superiori, è collegato a tutti e assume un’importanza particolare in quanto centro energetico eminente, del cuore.
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- I vortici secondari

In realtà i chakra sono molto più numerosi e alcuni di essi, considerati Ajna “secondari”, non sono affatto da sottovalutare, e permettono di indirizzare meglio le terapie energetiche.
● 2 chakra posti su testicoli e ovaie;
● fegato;
● stomaco;
● doppio milza-pancreas;
● plesso solare;
● 2 chakra dei seni;
● chakra del timo;
● chakra sullo sterno tra le clavicole;
● 2 chakra delle orecchie;
● 2 chakra degli occhi.
Quelli di occhi, orecchie e piedi sono singoli; tutti gli altri chakra, invece, hanno una parte anteriore e una posteriore.

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4. I nadi e le due correnti energetiche

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- I nadi: un apparato circolatorio “sottile”

I chakra elaborano e convogliano i flussi energetici nel corpo energetico e in quello fisico attraverso dei canali di energia, che in sanscrito sono detti Nadi (dalla radice nad, scorrere).
Simili, ma non totalmente sovrapponibili, ai canali energetici della Medicina Cinese, i nadi sono più numerosi, tanto da poter essere immaginati come un vero e proprio apparato circolatorio sottile, fatto di canali principali e capillari periferici, che trasportano energia, quindi sono immateriali e non localizzabili nel corpo.
Secondo questa dottrina, i nadi sarebbero 72.000! I principali canali energetici, che si intrecciano attorno ai chakra e li alimentano sono tre: ida, pingala e sushumna, tutti originanti dal primo chakra.
Sushumna sale rettilineo in prossimità della colonna, mentre Ida e Pingala hanno un movimento sinusoidale e si intrecciano in corrispondenza di ognuno dei chakra principali. Ida ha una valenza femminile, e controlla i processi mentali ed emotivi, mentre pignola è di maschile e controlla quelli fisiologici (F. Nocentini, Chakra. Le sette porte dell’energia). 

 

 

- Dentro di noi scorrono due correnti energetiche

Secondo la mitologia induista, è la combinazione delle due divinità maschile e femminile, Shiva e Shakti, a creare l’universo. Shiva è pura coscienza, separata dalle sue manifestazioni. Shakti è la madre dell’universo, che dà forma alla vita.
Attraverso l’unione con Shakti, la coscienza di Shiva scende nell’universo e lo produce. Ognuno dei due si muove verso l’altro, in un abbraccio e in un amplesso eterni.
Shiva e Shakti sono anche in noi: Shiva risiede nel chakra alla sommità della testa, Shakti nel primo chakra, sotto forma di energia kundalini, allo stato latente.
Se permettiamo a queste forze, una discendente (Shiva) e l’altra ascendente (Shakti) di unirsi, realizziamo la nostra coscienza, e tutti i poteri della vita diventano a portata di mano.
- SHIVA, L’ENERGIA DISCENDENTE E MANIFESTANTE
È la corrente di energia che attraversa i chakra dall’alto verso il basso: inizia nella pura coscienza del 7° chakra per finire fino a piano manifesto, e in questo percorso diventa sempre più densa.
Se abbiamo l’idea di un progetto, questo nasce nel settimo chakra; per poi manifestarsi deve trasformarsi in immagini nel 6° chakra, essere comunicato agli altri nel 5°, essere realizzato attraverso una rete di relazioni (chakra 4°), nutrirsi di volontà ed energia (3° chakra), essere composto di elementi fisici e concettuali (2° chakra), infine manifestarsi sul piano fisico del 1° chakra .
È questa corrente che ci permette di manifestarci nel mondo. Insegna che per manifestarci concretamente dobbiamo definire forma e struttura, porre dei limiti.
- SHAKTI, L’ENERGIA ASCENDENTE E LIBERATORIA
La corrente liberatoria passa invece dal piano manifesto e concreto fino agli stati dell’essere più liberi; l’energia materiale viene via via liberata e purificata nella sua risalita.
La terra risalendo diventa acqua, fuoco, aria, suono, radiazione e infine pensiero. Così facendo, ci liberiamo delle abitudini e degli schemi che ci ancorano e ci limitano, ma anche dai vincoli del mondo fisico, verso dimensioni maggiormente simboliche.
La forma primaria si dissolve, mentre materia e coscienza incontrano nuove dimensioni. Sono i nostri desideri, i visceri e le radici a spingerla verso l’alto. Questa corrente, al contrario della prima, dissolve i limiti.

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5. Se i chakra sono disallineati si genera squilibrio

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Non sempre purtroppo i nostri chakra sono in equilibrio, e il livello di disarmonia lo si può cogliere osservando come agisce una persona rispetto a una situazione.

Se tende a resistere all’eventuale difficoltà con accanimento esagerato manifesta un eccesso di energia, se invece tende a lasciarsi andare e a non reagire lascia spazio a una carenza.

In caso di stress prolungato, ad esempio, c’è chi diventa iperattivo, dorme poco, è super organizzato e mostra un corpo tonico quasi cronicamente teso, e chi, invece, reagisce tentando di sottrarsi alla situazione, mostrando un atteggiamento vago e inaffidabile e un corpo esageratamente rilassato fino a risultare flaccido. In entrambi i casi è facile individuare l’eccesso di primo chakra o la carenza!

- INGRASSI E DIMAGRISCI PER COLPA DEL 1° CHAKRA
Accade lo stesso alle persone che tentano di compensare a livello inconscio la paura di stare sulla Terra (diritto di esistere scarso), mangiando in eccesso fino ad aumentare molto di peso o altre che invece tenderanno a dimagrire con un inconscio desiderio di sparire: entrambe le tipologie hanno un problema al primo chakra, ma compensano la loro difficoltà con eccesso o con carenza.

- I PROBLEMI RELAZIONALI DIPENDONO DAL 2° E 4° CHAKRA
Se passiamo al terzo chakra, la reazione riguarda la paura di essere aggrediti diventando autoritari e vessatori nei confronti del prossimo (eccesso) o troppo remissivi e deboli, con difficoltà a dire di no (carenza).
Nel quinto chakra una persona spaventata o preoccupata può diventare logorroica o bloccata con la parola. Si possono verificare anche eccessi o carenze all’interno dello stesso chakra. Ad esempio per quanto riguarda il secondo si può essere estremamente emotivi, ma sessualmente impotenti o frigidi.
Chiunque può andare incontro a un leggero squilibrio, soffrire di un dolorino alla schiena, accorgersi di una gengiva che sanguina, avere un lieve mal di testa, o sentirsi insoddisfatto, giù di morale o arrabbiato. Quando però questi stati perdurano a lungo, la tradizione orientale può presupporre un disequilibrio energetico.
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- A VOLTE ADATTARCI CI FA MALE...
Ogni eccesso o carenza rappresenta il tentativo di compensare le proprie difficoltà cercando e adottando una strategia di adattamento.
Una modalità è rafforzare il chakra sottostante per sostenere il chakra superiore che è in carenza: ad esempio è possibile accrescere la sensazione di potere personale del terzo chakra rafforzando il primo che fa sentire collegati alla terra.
Quando c’è un chakra in carenza, in particolare il primo, si tenderà a compensare con un eccesso negli altri. L’obiettivo è l’equilibrio. Ricordiamoci sempre che i chakra vanno letti come un sistema, quindi ognuno è strettamente interdipendente da tutti gli altri.
Per questo, una chiusura o un’eccessiva apertura dei chakra provoca disarmonie anche a tutti gli altri, perché l’energia smette di circolare e di “nutrirli” correttamente.
Ma da dove nascono i blocchi? La forma e l’energia dei chakra sono costituite da vari fattori, in particolare dalla ripetizione di schemi e azioni nella vita di tutti i giorni.
Ma perché siamo strutturati in questo modo? Molto dipende dalla forma fisica del nostro corpo (che tuttavia è anch’essa condizionata dai chakra in un rapporto reciproco), dalla condizione di nascita e dalla cultura d appartenenza. E, almeno secondo la filosofia indiana, anche dalle nostre vite precedenti.
È facile restare intrappolati dagli schermi che si auto-perpetuano: per questo conviene, nei momenti più difficili, ma anche di tanto in tanto, effettuare una ripulitura dei chakra e un loro riallineamento.
Così l’energia vitale può fluire liberamente verso i piani superiori, e la nostra esistenza esprimersi sempre meglio. Il primo segreto per avere chakra armonici, nonché la condizione indispensabile, è che la schiena e il corpo siano il più possibile allineati.
Quindi, per iniziare, miglioriamo l’equilibrio dei chakra semplicemente trovando una postura dritta, ma non rigida (per non chiudere i centri energetici).
In piedi, gambe leggermente aperte con i piedi alla stessa ampiezza delle spalle, alzare le braccia in alto allungandosi bene. percepisci i vortici dentro di te che si allineano.
I piedi sono saldamente a contatto con la terra, mentre il primo chakra fa da base e si connette a tutti gli altri. Ripeti il medesimo allungamento seduto su una sedia.

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