I Sioux, una federazione tribale molto orgogliosa e combattiva

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I Sioux, una federazione tribale molto orgogliosa e combattiva BEST5.IT 2019-11-15 21:42:07
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Al tempo in cui gli esploratori Lewis e Clark guidarono la loro spedizione verso il lontano Ovest, nel 1804-1806, le grandi pianure occidentali erano popolate da tribù indiane di ceppi etnico-linguistici diversi (Arapaho, Shoshone, Comanche, Kiowa, Cheyenne, Crow, Flathead, Piedi Neri), molte delle quali erano di provenienza orientale o canadese. ù

Fra queste, negli altipiani a nord del fiume Platte e a occidente del maestoso Missouri, c’erano i Lakota, o Teton, che parlavano dialetti di matrice siouan.

I Sioux, infatti, non erano una tribù ma un gruppo linguistico, al pari di Algonchini, Irochesi, Muskogee e Athabaska. Il loro arrivo nelle pianure si colloca fra la seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Si trattava della propaggine occidentale di questa federazione tribale, più consistente, dal punto di vista numerico, rispetto ai gruppi sparsi fra la costa atlantica e le Montagne Rocciose.

Celebre per le vittorie riportate contro le “giacche blu”, questa federazione tribale era molto orgogliosa e combattiva. Soprattutto nei confronti degli altri nativi americani, che non esitava a sterminare senza pietà.

Ma chi erano veramente i Sioux, questa federazione tribale molto orgogliosa e combattiva? Scopriamola insieme.

 

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1. Un nome spregiativo

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Innanzitutto, è bene soffermarsi sull’origine del nome.

Sioux è una storpiatura di Nadowe-is-iw, parola usata dai Chippewa per indicare sia questo popolo che gli Uroni di etnia irochese.

Significava “piccoli serpenti” o, in senso figurato, “nemici secondari”, dal momento che, per loro, i Nadowe (“serpenti” o “nemici principali”) erano gli Irochesi. Furono i cacciatori franco-canadesi i primi a usare il soprannome Nadowessioux e ad abbreviarlo in Sioux.

Secondo gli studi più accreditati, erano originari dell’attuale Carolina del Nord, dove risiedevano intorno al 1500, prima del grande esodo provocato da cause sconosciute, non ultima la conflittualità con i popoli vicini.

È certo che il trasferimento avvenne in tempi lunghi, con tappe in località intermedie fra i monti Appalachi e la sponda orientale del Mississippi.

Durante gli spostamenti, alcune tribù sostarono nelle terre intorno ai Grandi Laghi, nell’Indiana e nell’Ohio; nel 1681, l’esploratore francese René Robert de La Salle ne incontrò una banda a Prairie Du Chien, nell’odierno Wisconsin.

Uno dei primi documenti attestanti la presenza di Sioux nel Midwest è del 1640 e fu redatto da padri gesuiti, che parlano di popoli chiamati Nadwesiv e Assinipour, evidente allusione ai Nadowessioux e agli Assiniboine.

Nel resoconto si legge che questi Sioux erano stanziati a due settimane di viaggio da Sault Sainte Marie, insediamento francese nell’Ontario canadese.

Proprio gli Assiniboine (noti anche come “bollitori di pietre”, perché scaldavano l’acqua dentro buche in cui immergevano sassi roventi) furono tra i primi a raggiungere il Nordovest, nel 1640, stabilendosi nella regione del Saskatchewan e successivamente vicino al lago Nipigon, nell’Ontario.

Alcune loro bande discesero poi a sud del Missouri e dello Yellowstone. Nella fascia di confine con il Canada, i Sioux ebbero ripetuti conflitti con i Cree e i Chippewa, ma talvolta si scontrarono anche fra di loro.

Intorno al 1685, come scrive lo storico George E. Hyde, «i Cree arrivavano frequentemente con le loro canoe e scacciavano i Sioux dai loro villaggi, costringendoli a rifugiarsi in zone desolate, dove trovavano da mangiare solo ghiande, radici e cortecce».

Nella foto sotto, alcuni Teton Sioux a cavallo nelle praterie, in un quadro di Charles Marion Russell. In questa immagine sfoggiano le loro armi tradizionali: archi, lance e mazze da guerra, non meno temibili di quelle da fuoco dei bianchi, che impararono presto a utilizzare.

 

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2. Un popolo sparpagliato

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Gli Yankton e i Teton si disposero lungo il medio corso del fiume Missouri, mentre gli Isanyati, chiamati poi Santee, avrebbero scelto il territorio del Minnesota.

I Sioux che si erano fermati nell’Ohio e nell’Indiana (principalmente Mandan e Hidatsa) salirono fino all’alto corso del Missouri.

Gli Absaroka, o Crow, crearono villaggi fra il Dakota del Sud e il Wyoming, mentre i Dhegiha (Omaha, Ponca, Quapaw, Kansa e Osage) si accamparono lungo la sponda occidentale del Mississippi.

Iowa, Oto, Missouri e Winnebago scelsero invece le ondulate pianure del Midwest, fra lo Iowa e il Missouri. Altri gruppi, come Catabwa, Biloxi, Cheraw e Tutelo, rimasero infine nella parte orientale e sud-orientale degli attuali Stati Uniti.

Il raggruppamento più noto agli appassionati del West rimane comunque quello dei Titonwan, o Teton (“abitatori delle praterie”), che assunse anche il nome di Lakota; gli Yankton corrispondevano invece ai Nakota e i Santee ai Dakota.

I Teton-Lakota, fin dal loro arrivo sul Missouri, erano suddivisi in 7 tribù, legate dallo stesso idioma e da usanze comuni: si chiamavano Hunkpapa, Oglala, Minneconjou, Sichangu (Brulé), Itazipcho (Sans Arc), Sihasapa (Piedi neri) e Oohenonpa (Due Pentole).

Nel loro cammino verso ovest, furono attratti dal gruppo montuoso da loro battezzato Paha Sapa, “Colline Nere” (Black Hills), nel Dakota del Sud, che scelsero come luogo di ristoro e refrigerio dalle polverose praterie, adatto alla preghiera e alle cerimonie sacre.

Le Black Hills erano già occupate da tribù di etnie differenti: Shoshone, Cheyenne, Arikara, Kiowa, Crow e forse anche Comanche. In virtù della loro forza e superiorità numerica, i nuovi arrivati non tardarono a fare piazza pulita dei precedenti abitanti, scacciandoli con le armi.

I Kwato, di etnia Kiowa, tentarono di resistere, ma vennero letteralmente sterminati: l’unica superstite fu una donna. Era il 1780 circa e da quel momento i Lakota furono padroni assoluti delle Colline Nere: solo i Cheyenne, divenuti loro alleati, avevano il permesso di accedervi.

Crow e Shoshone, invece, furono spinti verso le Montagne Rocciose e più volte perseguitati e decimati. Il capo sioux Toro Seduto si vantava di aver distrutto un terzo dei Crow e costretto gli Shoshone a cercare scampo nella valle del fiume Wind.

Gli Assiniboine ripiegarono a nord del Missouri e gli Arikara (chiamati dai Sioux “indiani del mais”, perché coltivavano il granturco) dovettero fissare i loro accampamenti a monte del fiume, mentre Kiowa e Comanche si spostarono nelle praterie centro-meridionali, a sud del Platte.

Nella foto sotto, un villaggio sioux, con i tipici teepee disposti in circolo attorno al centro del campo. Le impalcature servivano per adagiare i corpi dei morti. Si trattava di un modo per permettere al defunto di ritornare al Creato, perché il suo cadavere veniva lentamente consumato dagli agenti naturali, mentre l’altezza lo preservava dall’assalto delle belve. Le impalcature erano rivolte a ovest, per facilitare il viaggio del defunto nell’Aldilà, che si trovava a Occidente. I Sioux erano convinti che le persone in punto di morte potessero vedere il futuro.

 

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3. In continua crescita

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Secondo il Bureau of Indian Ethnology, nel 1780, i raggruppamenti più numerosi erano Teton e Assiniboine, con 10 mila componenti ciascuno, mentre Yankton e Santee raggiungevano insieme i 15 mila individui.

Nello stesso periodo, i Crow erano 4.000, gli Osage 6.200, i Kansa 3.300 e gli Omaha quasi 3.000.

Mandan e Hidatsa contavano rispettivamente 3.600 e 2.500 individui, mentre le altre popolazioni Sioux delle pianure non superavano nel complesso i 4.000. Sul finire del Settecento, i Sioux delle pianure, sparsi tra il fiume Mississippi e le Montagne Rocciose, erano quindi più di 60 mila.

Nei decenni successivi, l’evoluzione demografica dei singoli raggruppamenti fu negativa. Mandan e Hidatsa furono falcidiati da un’epidemia di vaiolo nel 1837, mentre i Santee dovettero arretrare di fronte alla massa di coloni europei che invase il Minnesota fra il 1850 e il 1860.

Quanto ai Crow, il calo fu dovuto in larga misura ai continui attacchi subiti da Teton, Cheyenne e Piedi Neri: per questa ragione si allearono con i bianchi, fornendo loro guide e reparti di ausiliari.

Al contrario, i Teton, che furono i più impegnati nelle guerre contro i “visi pallidi” fra il 1854 e il 1890, ebbero un continuo incremento demografico. Nel 1842, il Bureau of Indian Affairs stimò che le 7 tribù lakota contassero 12 mila individui e, nel 1851, il reverendo A.L. Riggs, missionario fra gli indiani, ne determinò il numero in 12.480.

Nel 1870, i Teton erano valutati in 13.360 individui e nel 1881, probabilmente con l’incorporazione di elementi di altre tribù, erano saliti a 16.100. Il censimento federale del 1890, quando ormai le tribù lakota erano confinate nelle riserve, ne registrò 16.426.

Dopo l’arrivo nelle Grandi Pianure, molti Sioux, soprattutto i Teton, iniziarono a dedicarsi alla caccia al bisonte, entrarono in possesso di cavalli e adottarono il teepee, la tenda conica usata dagli indiani nomadi della regione, diversa per ogni tribù.

Quella dei Santee del Minnesota era composta da 16 pali di sostegno che convergevano alla sommità, con uno sfiatatoio laterale per consentire al fumo di uscire. Misurava 4,30 m di altezza e aveva le pareti rivestite di 7 o 8 pelli.

I teepee più grandi erano quelli dei Crow, che potevano superare i 10 m d’altezza e richiedevano un rivestimento di 15-18 pelli. Montare e smontare le tende era un compito riservato alle donne, così come la cura dei figli e la preparazione dei cibi.

Fra questi ultimi c’era il pemmican, ottenuto mescolando carne di bisonte e di daino triturata, a cui si aggiungevano ciliegie selvatiche e grasso, per essiccarlo e conservarlo come scorta alimentare per l’inverno.

Gli uomini si incaricavano della caccia, del trasporto della selvaggina e della guerra. Diventavano adulti dopo una cerimonia particolarmente dolorosa di resistenza fisica, che dava loro accesso a una delle “società guerriere” della tribù.

Tutti i condottieri importanti, da Nuvola Rossa a Cavallo Pazzo, avevano seguito questo percorso, assurgendo a grande fama non solo presso i Lakota ma anche fra i popoli alleati e nemici.

Mahpia Lutah (vero nome di Nuvola Rossa) sosteneva con orgoglio di aver ucciso, da giovane, 80 nemici dalla pelle rossa, mentre Toro Seduto si gloriava dei suoi 63 combattimenti, 40 dei quali contro tribù avversarie.

Nella foto sotto, il capo dei Teton Sioux Red Hawk (Falco Rosso, Cetan Luta nella sua lingua), fotografato nel 1905. Iniziato all’arte della guerra a 11 anni, partecipò a una ventina di battaglie, fra cui quella di Little Bighorn. Ebbe anche alcune visioni, fra cui quella di quattro donne in lutto, che si rivelò esatta qualche giorno dopo, quando altrettanti guerrieri della sua tribù furono uccisi.

 

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4. Il ruolo della donna, la politica e la guerra

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Le donne non partecipavano ai consigli tribali e non avevano potere decisionale.

Soltanto alcune, anziane o in possesso di poteri spirituali, potevano esercitare la loro influenza, ma senza partecipare direttamente alle riunioni.

Il matrimonio avveniva acquistando la moglie, al termine di una trattativa con i familiari e dietro compenso di cavalli, armi, pellicce o altri regali. In diversi casi l’uomo ricorreva al rapimento, oppure catturava la donna a un’altra tribù o ai bianchi.

I Sioux erano poligami e le mogli diventavano proprietà esclusiva dei mariti, che avevano anche una sorta di diritto di prelazione sulle sorelle della consorte: non era infatti raro che un uomo sposasse due o più sorelle.

Il divorzio avveniva con una dichiarazione pubblica, che poteva essere rilasciata anche dalla moglie. Una delle sue cause più frequenti era l’infedeltà maschile, che talvolta dava luogo a riprovazione da parte del Consiglio, obbligando l’uomo a fare ammenda.

L’adulterio femminile veniva invece duramente punito: il marito tradito aveva il diritto di sfregiare la sua donna, tagliandole un orecchio o la punta del naso, oltre naturalmente a ripudiarla. Ma anche l’uomo poteva andare incontro a sanzioni pesanti, nel caso in cui rapisse la moglie di un contribale, come accadde a Cavallo Pazzo.

Le credenze religiose dei Sioux cambiavano da un gruppo all’altro, ma presentavano elementi comuni. Per i Teton l’entità suprema, a capo dell’universo, era Wakan Tanka, traducibile con Grande Spirito o Grande Mistero.

Non si tratta di una divinità trascendente e separata, come in altre religioni, bensì di un dio che permea tutte le cose, presente ovunque: una sorta di energia che anima l’intero Creato.

Per i Sioux, scrive il saggista Enzo Braschi, «Wakan Tanka era il bene e il male, composto di quattro titoli o parti, e divisibile ancora in sedici divinità. Subito dopo, in ordine discendente, egli era i quattro Dei Superiori: Inyan, la Roccia; Maka, la Terra; Skan, il Cielo; Wi, il Sole. Ognuno di questi dèi aveva una particolare area di responsabilità per il mantenimento dell’ordine dell’universo».

Chanupa, la Sacra Pipa, era l’oggetto più importante per la nazione e la protezione più efficace contro il male, secondo quanto affermato dagli sciamani sioux. Dopo ogni cerimonia rituale, essa veniva smontata e le due parti che la componevano erano conservate separatamente in un’apposita custodia I Teton e le tribù a loro linguisticamente affini eseguivano danze rituali per particolari ricorrenze o a scopo propiziatorio.

La più importante era la Wiwànyank Wacìpi, la “Danza del Sole”, nel corso della quale gli aspiranti guerrieri ballavano intorno a un palo, a cui erano legati tramite una striscia di cuoio fissata al petto con ganci di osso: il supplizio terminava quando il giovane riusciva a liberarsene, lacerandosi le carni. Nel corso della cerimonia, spesso i danzatori avevano delle visioni che servivano a guidare il loro cammino nella vita.

I Sioux consideravano sacri i numeri 4 (i 4 elementi, le 4 divinità secondarie) e 7 (le 7 tribù lakota), e il cerchio: circolari erano la base del teepee, la pianta dell’accampamento e la disposizione degli uomini intorno al fuoco durante le riunioni. I corpi dei defunti venivano adagiati su barelle sospese in luoghi appartati, mentre il loro spirito andava a ricongiungersi con Wakan Tanka.

Ciascuna tribù aveva un consiglio consultivo, un capo politico e dei leader di guerra. Combattere era il fine principale dell’uomo, che mirava a guadagnarsi onori e rispetto. Più che uccidere l’avversario era importante «contare il colpo su di lui», servendosi di un bastone decorato detto dei “punti” o dei “colpi”.

Il “colpo” superava per importanza l’uccisione di un uomo. La viltà non era ammessa, e in battaglia era consentito uccidere anche le donne, per umiliare mariti e parenti che non avevano saputo difenderle: di solito, però, si preferiva rapirle per darle in moglie a un guerriero o usarle come merce di scambio.

Talvolta le malcapitate subivano violenze di gruppo, per poi essere abbandonate nella prateria. Tutte le tribù Iakota possedevano delle società guerriere. Gli Oglala ne avevano 7, con nomi pittoreschi (“Cuori Forti”, “Portatori di Corvo e di Lancia”) o di animali (“Società del Tasso e della Volpe”).

I Teton guerreggiarono ripetutamente con Arikara, Crow, Shoshone e Pawnee, causando loro perdite rilevanti. Nel 1839, sorpresero i Pawnee sul fiume Kansas e ne uccisero 80, riportando una sola perdita. Nel 1847, in un episodio analogo, ne eliminarono altri 86, distruggendo il loro villaggio.

Nell’autunno 1869, i Sioux uccisero in combattimento 30 Crow, subendo 14 vittime, mentre nel 1873 una banda di Sichangu e Oglala, capeggiata da Coda Macchiata, massacrò in una sola volta altri 100 Pawnee nel Nebraska.

Nella foto sotto, capo Gall (Fiele, Piji nella sua lingua). Nato attorno al 1840, morì nel 1894, forse per un colpo di baionetta.

 

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5. L'arrivo degli Europei e il tramonto definitivo

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I guai, per i Lakota, sarebbero arrivati insieme ai coloni dalla pelle bianca. Dopo un periodo di iniziale tolleranza reciproca, i rapporti fra i Sioux e le carovane in transito sulla Pista dell’Oregon cominciarono a farsi tesi.

Nell’agosto 1854, in seguito all’abbattimento di una mucca di proprietà di un emigrante vicino a Fort Laramie, nel Wyoming, un reparto di 29 uomini comandato dal tenente John L. Grattan scatenò la reazione degli Oglala e dei Sichangu, dopo che i soldati ebbero ucciso il capo Orso che Conquista e bombardato il campo indiano con un cannoncino.

Tutti i soldati furono uccisi e fatti a pezzi. La dura risposta dell’esercito giunse alla fine dell’estate 1855 sul fiume Blue Water, in un luogo chiamato Ash Hollow, dove 600 soldati guidati dal brigadiere generale William S. Harney assalirono 250 Sichangu del capo Piccolo Tuono, uccidendone 86 e catturandone 70 fra donne e bambini, con la perdita di soli 27 uomini.

Da quel momento le cose andarono sempre peggio per i Lakota, nonostante i vari trattati stipulati fra il 1825 e il 1851 per garantire una convivenza pacifica. Nel 1863, gli Hunkpapa di Toro Seduto e Capo Gall (“Fiele”) furono involontariamente coinvolti nella guerra scatenata dai Santee di Piccolo Corvo, Mankato e Shakopee in Minnesota, che in 40 giorni aveva causato ai bianchi 757 morti, in massima parte civili.

Avendo dato ospitalità ad alcuni fuggitivi del capo Inkpaduta (Punta Rossa), il 28 luglio 1864 furono attaccati a Killdeer Mountain, nel Dakota, dalle truppe di Alfred Sully, che fece bombardare il campo con l’artiglieria, uccidendo almeno 31 Sioux (150 secondo i militari). Nei cinque anni successivi le ostilità proseguirono in tutta la regione, tra Dakota, Nebraska, Wyoming e Montana.

Tra il 1° luglio e i primi di ottobre del 1865, Patrick E. Connor, coadiuvato da due colonne guidate da Nelson D. Cole e Samuel Walker (2.300 soldati, 195 ausiliari civili, 95 Pawnee comandati dal capitano Frank North e 84 Omaha), rastrellò le regioni a sud del fiume Yellowstone per neutralizzare la minaccia di Sioux, Cheyenne e Arapaho.

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Si trovò più volte a fronteggiare gli Oglala di Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo e i Sichangu di Coda Macchiata, mentre Toro Seduto si teneva più a nord, rendendo la vita difficile soprattutto alle guarnigioni di Fort Rice, Fort Berthold e Fort Stevenson, nel Dakota.

La spedizione Connor-Cole-Walker si concluse con la perdita di centinaia di cavalli e muli e di ingenti approvvigionamenti, e l’unica azione militare di rilievo risultò la distruzione del villaggio di Orso Nero sul fiume Tongue, nel Wyoming, dove vennero trucidati 35 Arapaho colti alla sprovvista.

Nel 1866, l’esercito costruì due avamposti (Fort Philip Kearny e Fort Charles F. Smith) per presidiare la nuova Pista Bozeman, che da Fort Laramie conduceva a Virginia City. Le basi, difese da circa 700 uomini, fallirono il loro scopo e furono tenute in scacco da oltre 2.000 guerrieri di Nuvola Rossa, Coda Macchiata e Cavallo Pazzo, e dai loro alleati Cheyenne del Nord.

L’episodio più grave si verificò il 21 dicembre 1866, quando il capitano William J. Fetterman e i suoi 80 uomini caddero in un’imboscata nei pressi di Fort Kearny e vennero annientati. Il successo ottenuto il 2 agosto 1867 dal capitano Powell, che respinse l’assalto di 600 Sioux con i suoi 32 uomini, non cambiò di molto la situazione.

L’ufficiale scrisse di aver ucciso 60 guerrieri, mentre gli indiani ammisero solo 11 perdite. Alla fine, considerando gli enormi costi della guerra e il numero di vittime civili e militari, il governo degli Stati Uniti decise di scendere a patti con Nuvola Rossa e Coda Macchiata.

Nel novembre 1868, a Fort Laramie, fu stipulato un trattato che garantiva ai Lakota la conservazione delle loro terre e la chiusura della Pista Bozeman. Toro Seduto, Gall e gli Hunkpapa, però, non riconobbero l’accordo, e nemmeno Cavallo Pazzo.

Quando, nel 1875, i cercatori d’oro invasero le Black Hills, la frattura si fece insanabile, perché i seguaci di Nuvola Rossa e Coda Macchiata rimasero nelle riserve, mentre la maggior parte dei Sioux si spostò lungo gli affluenti meridionali del fiume Yellowstone. Scaduto un ultimatum fissato per il 31 gennaio 1876, il governo autorizzò l’uso della forza.

L’esercito, guidato dai generali di brigata George F. Crook e Alfred H. Terry e dal colonnello John Gibbon (2.300 uomini, supportati da più di 300 guide indiane), mosse contro il nemico.

I Teton, con l’appoggio dei Cheyenne e di piccoli nuclei di Assiniboine e Yankton, respinsero i 1.300 uomini di Crook sul fiume Rosebud, il 17 giugno 1876, causando una sessantina fra morti e feriti. Poco dopo, il tenente colonnello Custer ricevette l’incarico di scovare l’accampamento principale del nemico.

Lo trovò sul fiume Little Bighorn, dove Toro Seduto profetizzò una grande vittoria del suo popolo e Custer rimediò la celebre sconfitta, morendo sul campo e perdendo quasi 300 uomini.

Nelle settimane successive affluirono nella zona nuovi contingenti e i vincitori si sparpagliarono in varie direzioni. Toro Seduto e Gall si rifugiarono in Canada, mentre il generale Crook sconfiggeva gli Oglala di Cavallo Americano e il colonnello Mackenzie devastava il campo dei Cheyenne di Coltello Spuntato e Piccolo Lupo.

Successivamente, Miles batteva i Minneconjou di Cervo Zoppo e costringeva alla resa gli 889 seguaci di Cavallo Pazzo. Il leggendario condottiero, accusato di fomentare una ribellione, fu ucciso il 5 settembre 1877 a Camp Robinson, nel Nebraska.

L’epopea guerriera dei Lakota volgeva al termine. Nel 1881, Toro Seduto, Gall e la loro gente tornarono nel Dakota, per essere confinati in una riserva. Il leader carismatico dei Sioux sarebbe stato ucciso il 14 dicembre 1890 dalla polizia indiana dell’agenzia di Standing Rock.

A Wounded Knee, il 29 dicembre, il 7° Cavalleria agli ordini del colonnello Forsyth ingaggiò l’ultimo combattimento con la banda di Minneconjou del capo Piede Grosso, uccidendo oltre 150 uomini. Per i Lakota si apriva un nuovo capitolo.

Oggi sono sempre di più i Sioux che abbandonano la vita delle riserve per inserirsi nella multietnica società americana, come qualsiasi altro cittadino degli Stati Uniti.

Nella foto sotto, Il sioux oglala Tashun- Kakokipa (Giovane Spaventato dal Suo Cavallo), fotografato davanti al suo teepee a Pine Ridge, nel Sud Dakota. Creata nel 1889, era verso questa riserva che si stavano dirigendo i Sioux Miniconjou, guidati da Piede Grosso, che furono massacrati sulle rive del torrente Wounded Knee, il 29 dicembre 1890.

 

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