I tanti primati dell’antica Roma

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I tanti primati dell’antica Roma BEST5.IT 2016-12-08 07:58:03
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L’impero di Roma era fondamentalmente un impero di impronta greco-romana, bilingue e biculturale.

A Roma, la filosofia e la medicina si insegnavano in greco, e l’imperatore Marco Aurelio annotava i suoi pensieri in greco, non in latino.

Orazio scriveva che «la Grecia ha conquistato il suo selvaggio conquistatore» recandogli le arti. Infatti la filosofia e la retorica erano greche.

Eppure gli antichi romani furono fuoriclasse nel diritto, nell’ingegneria e nell’amministrazione. E avrebbero preso dieci e lode anche in altri campi.

Scopriamo dove…

LEGGI  I fantasmi più famosi della storia

1. Politica e ingegneria

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  • Politica
    La corruzione nell’antica Roma era davvero da record.
    Esisteva persino una cerimonia per “corrompere” gli dèi, l’evocatio deorum: i generali romani convincevano a suon di promesse gli dèi delle città nemiche a passare dalla loro parte, permettendo la sconfitta delle città che avrebbero dovuto tutelare in cambio di templi più maestosi a Roma.
    Ma era tra gli uomini – politici e amministratori – che giravano le vere tangenti. Sallustio ci ricorda come il re nordafricano Giugurta si potesse permettere di uscire da Roma gridando “Città in vendita!”,avendo comprato uno dopo l’altro generali e senatori che l’avrebbero dovuto contrastare.
    Anni prima, Gaio Gracco denunciava che in Senato la discussione sul destino di un territorio asiatico (se assegnarlo a un re confinante o lasciarlo libero) era inficiata dalla corruzione: i senatori che si esprimevano a favore di un re erano stati comprati da questo, quelli che sostenevano l’altro avevano incassato da lui, e quelli che tacevano avevano preso soldi da entrambi.
    Nel 193 d.C. si giunse al punto che i pretoriani assegnarono il trono al pretendente che li aveva pagati di più.
  • Ingegneria
    “Mi sembra che la grandezza dell’Impero romano si riveli mirabilmente in tre cose, gli acquedotti, le strade, le fognature”, scriveva lo storico greco Dionigi d’Alicarnasso nel I secolo a.C.
    Nel periodo aureo un cittadino romano poteva contare su mille litri d’acqua al giorno. E oltre agli 11 acquedotti dell’Urbe ce n’erano altri simili in tutto l’impero: ogni città ne aveva almeno uno.
    Gli acquedotti correvano sottoterra ma venivano realizzate anche le strutture ad arcata ritenute di volta in volta necessarie. Il trasporto dell’acqua era garantito dalla sola forza di gravità e una pendenza costante, spesso minima, dalla fonte al punto di uscita in città.
    Apposite vasche lungo il percorso, grazie alle quali l’acqua rallentava la propria velocità, permettevano il filtraggio delle impurità; in questo modo, l’acqua arrivava pulita nei serbatoi di distribuzione e nelle cisterne

2. Diritto ed istituzioni

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  • Diritto
    Il diritto romano è alla base di parte della mentalità che oggi chiamiamo occidentale.
    Fin dall’epoca dei re (VIII-VI secolo a.C.), i Romani produssero leggi precise. Ma fu in seguito che il talento romano per la giurisprudenza emerse in tutta la sua forza.
    Le Leggi delle XII tavole – un’arcaica costituzione che limitava lo strapotere dei nobili – risale al 449 a.C. Col tempo la vivace vita politica romana trasformò i cittadini più importanti in giuristi, ossia nei primi semiprofessionisti.
    I secoli di evoluzione del diritto romano furono riassunti dell’imperatore Giustiniano (Corpus Iuris Civilis), nel VI secolo d.C. (foto)
    Quel testo rimase alla base della legge civile europea fino alla fine del XVIII secolo (quando ispirò in parte le idee sullo Stato degli illuministi) e tornò in voga con il diritto napoleonico.
    L’espansione coloniale dei regni europei ha poi esteso il diritto romano in tutto il mondo. Anche il sistema anglosassone, considerato alternativo al diritto comune romano diffuso nell’Europa continentale, è stato in parte influenzato dalla giurisprudenza latina.
  • Istituzioni
    Le istituzioni romane sono cambiate molto nei dodici secoli tra la monarchia, la repubblica e l’impero.
    E non sono state perfette, subendo scossoni e degenerazioni autoritarie. Eppure hanno anticipato i tempi in materia di governo dello Stato.
    Questo è vero soprattutto per le istituzioni politiche della media repubblica (III-II secolo a.C.) che secondo lo storico greco Polibio permisero l’emergere di Roma garantendole la stabilità necessaria a conquistare il mondo.
    Quello che particolarmente lodava Polibio era la cosiddetta “costituzione mista”, un bilanciamento dei poteri di due millenni precedente alla divisione teorizzata dall’illuminista francese Montesquieu.
    A Roma si univano il meglio del potere monarchico (il potere dei consoli), della saggezza aristocratica (l’autorità del Senato) e della sovranità popolare (le assemblee elettorali, come i Comizi centuriati).

3. Sicurezza, costume e sanità

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  • Sicurezza
    I pompieri sono “nati” nell’antica Roma.
    Nell’Urbe (dove solo gli edifici pubblici erano in pietra, mentre le case erano di legno), gli incendi erano ricorrenti e devastanti.
    In origine la difesa antincendio fu affidata a gruppi volontari di privati che intervenivano per soffocare le fiamme nella zona dove si propagava il fuoco.
    Poi nacquero organizzazioni apposite, che non avevano solo buone intenzioni.
    Nel I secolo a.C., il ricco Crasso aveva 500 schiavi-pompieri, ma li faceva intervenire negli incendi solo dopo che i proprietari degli edifici minacciati dalle fiamme glieli avevano venduti a prezzi stracciati.
    Anche un certo Egnazio Rufo si dotò di una squadra simile, con l’obiettivo di conquistare popolarità e consenso politico.
    Per arginarne l’ascesa Augusto nel 22 a.C. istituì il primo contingente pubblico di vigili del fuoco.
    Erano 500, portati a 7.000 nel 6 d.C., organizzati in 7 coorti da mille uomini, ciascuna responsabile di due regioni di Roma.
    Avevano caserme e gestivano un sistema di serbatoi. Erano attrezzati con secchi, pompe, asce, picconi, spatole e stuoie intrise d’aceto.
  • Costume
    Dev’essere stata Venere in persona a inventare il reggiseno, che il poeta Marziale definiva “trappola a cui nessun uomo può sfuggire, esca che riaccende di continuo l’amorosa fiamma”.
    Si riferiva allo strophium – una fascia di tessuto che sosteneva senza comprimere –, il più leggero e di tendenza tra i vari modelli che si utilizzavano.
    C’era anche il mamillare, spesso in cuoio, che aveva più pratiche funzioni di contenimento.
    A mostrarci l’effetto finale, nei mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina, in Sicilia, sono le romane in bikini (detto subligaculum) mentre fanno sport (foto).
  • Sanità
    Nei primi secoli della storia romana, a occuparsi della salute dei familiari era il capofamiglia.
    Ma quando compresero l’importanza della medicina, i Romani fecero le cose in grande. Studi medici, ambulatori e ospedali non erano una rarità nel territorio romano.
    Presto infatti Roma assimilò e ampliò il sistema greco di cure mediche, preoccupandosi di fornire un’assistenza diffusa e, se non proprio pubblica, comunque molto estesa. Nel III secolo a.C. vennero istituite le tabernae medicorum (o medicatrinae), primi presidi medici non legati ai templi, che fino ad allora avevano avuto l’esclusiva delle cure. Erano una sorta di ambulatori, dove i medici ricevevano i pazienti e preparavano le medicine come in farmacie ante litteram.
    Nelle grandi proprietà di campagna esistevano i valetudinari, con personale medico addetto alla cura dei numerosi abitanti delle aziende agricole, schiavi compresi.
    In queste strutture, inventate dai Romani e che sono all’origine degli ospedali, accanto ai medici lavoravano infermieri e personale femminile, probabilmente specializzato in ostetricia.
    Nei valetudinari spesso erano previste anche stanze di più o meno lunga degenza. Analoghe strutture erano annesse a palestre e terme, ma soprattutto ai castra, gli accampamenti militari.
    Il valetudinarium di Colonia è la prima struttura in muratura per cure mediche conosciuta. D’altro canto, molto presto all’esercito vennero assegnati medici pubblici, che a partire da Augusto (I secolo) furono inquadrati nella legione come medici militari. Un altro primato romano.

4. Viabilità e salute

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  • Viabilità
    Tutte le strade portano a Roma. Letteralmente. Anche perché furono i Romani a costruire molte di quelle ancora esistenti.
    Ogni angolo dell’impero era raggiungibile su comode vie, solide e lastricate. Erano ben 80mila i km complessivi delle 372 grandi strade censite al tempo di Diocleziano (III secolo d.C.), ma forse l’intera rete lastricata superava i 100mila.
    Ai quali si devono aggiungere 150mila km di strade non lastricate, in terra battuta.
    Ogni 20 km circa c’erano locande minori e stazioni di cambio per gli animali (mutationes), mentre ogni 35 km si incontravano le “aree di servizio” dell’antichità: le mansiones, dove si potevano trovare anche maniscalchi e veterinari specializzati.
    Le strade erano larghe 5 metri, per far passare due carri affiancati, ai quali si aggiungeva in alcuni tratti oltre un metro di marciapiede per lato.
    Avevano fondamenta profonde circa un metro, a più strati: sopra un fondo di sabbia venivano collocati grossi sassi, poi sassi più piccoli e frammenti di cocci misti a calce, a seguire uno strato di ghiaia ben compressa, infine pietre lisce avvicinate in modo da non potersi muovere.
  • Salute
    I Romani sono stati tra i popoli più puliti della Storia. Fra le loro grandi architetture un posto d’onore lo meritano infatti le terme.
    Tutti potevano frequentarle, senza distinzione di censo, età e sesso (anche se spesso in spazi e orari separati) e ogni cittadino tendeva ad andarci una volta al giorno.
    Gli impianti svolgevano una funzione igienico-sanitaria, che però non era l’unica: relax e socializzazione erano altrettanto importanti, tanto da poter assimilare le terme ai primi club dove si prendevano decisioni che venivano poi formalizzate nelle sedi adeguate.
    Nella Roma imperiale c’erano 11 complessi termali pubblici gratuiti e più di 800 stabilimenti balneari privati a pagamento.
    I più grandi – come le terme di Caracalla e quelle di Domiziano – ospitavano migliaia di persone ogni ora. All’interno c’erano piscine di acqua calda, fredda e tiepida, saune, massaggi e ogni altro comfort.

5. Ordine e spettacolo

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  • Ordine
    Giulio Cesare non fu solo un generale e un abile politico, ma anche un attivissimo amministratore.
    Nel 45 a.C., un anno prima della sua morte, promulgò la Lex Iulia Municipalis che comprendeva un insieme di norme per regolare il traffico a Roma valida anche come “legge quadro” per analoghi provvedimenti in altre città.
    Anche il caos a Roma era da record. Oltre un secolo dopo Cesare, il poeta Marziale si lamentava dei rumori notturni:
    “I galli dalle ritte creste non hanno ancora rotto il silenzio / già tu tuoni con un molesto strepito e con sferzate. / Noi vicini chiediamo – non per tutta la notte – di dormire”.
    D’altro canto Cesare aveva vietato ai carri che trasportavano merci la circolazione nelle ore del giorno, per non intasare le strade.
    Da questo divieto erano esentati i carri in “servizio pubblico”: per il trasporto di sacerdoti, nettezza urbana, materiali da costruzione per edifici pubblici e religiosi, e per le necessità dei giochi.
  • Spettacolo
    Uno dei motti abbinati all’antica Roma è panem et circenses. I leader politici dovevano assicurare al popolo cibo e divertimento sportivo.
    I Romani costruirono molte strutture per questo tipo di spettacoli. L’ispirazione venne dalla Grecia, ma i gusti romani erano diversi: alle piste di atletica e ai teatri preferirono i circhi per le corse dei carri e gli anfiteatri per i giochi gladiatori.
    Se l’Anfiteatro Flavio (il Colosseo, foto) poteva ospitare 50mila spettatori – più di molti stadi moderni – il Circo Massimo batteva ogni record, con i suoi 250mila posti.
    Furono almeno 300 gli anfiteatri edificati in ogni angolo dell’impero (molti ancora esistenti): servivano per i gladiatori ma anche per le cacce agli animali, le ricostruzioni storiche e le esecu­zioni capitali.
    Allagate, alcune di queste strutture ospitavano persino autentiche battaglie navali, le naumachie.



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