Il cane ed i suoi “super sensi”: riesce sempre a stupirci

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Il cane ed i suoi “super sensi”: riesce sempre a stupirci BEST5.IT 2019-08-22 18:59:43
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C’è chi, nel 2001, ne ha tratto un libro intitolato I poteri straordinari degli animali (autore: Rupert Sheldrake) che ha avuto un buon successo e che prefigura che cani, gatti e altre creature abbiano addirittura facoltà paranormali che gli consentirebbero di percepire anche ciò che, all’apparenza, percepibile non dovrebbe essere.

Può darsi che qualcosa di vero ci sia, se pensiamo a quante volte i nostri amici ci sorprendono con comportamenti anticipatori per noi inspiegabili.

Ma senza sconfinare nel “mistero” e restando alla scienza, ci sono cose davvero stupefacenti che i sensi del cane riescono a fare e che ai nostri occhi sembrano “magia” ma che, in realtà, sono frutto delle doti che l’evoluzione gli ha conferito per sopravvivere autonomamente e che sono rimaste invariate anche dopo millenni di vita con noi.

Esaminiamole attraverso episodi che tutti abbiamo vissuto con stupore.

 

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1. Riconosce la destinazione... molto prima di arrivarci

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Un classico noto a chi frequenta un centro cinofilo.

Se il cane si diverte in quel luogo (e altrimenti... perché portarcelo?), dove generalmente si arriva in auto, di solito capisce dove stiamo andando molto prima di arrivare a destinazione.

A qualche chilometro dalla meta, infatti, il cane entusiasta dello sport o di qualsiasi altra attività pratichi al centro inizia a uggiolare di gioia, ad agitarsi e spesso anche ad abbaiare di eccitazione.

Il punto è che spesso viaggia in un kennel e non ha modo di vedere granché all'esterno, quindi non può individuare punti di riferimento visivi.

Inoltre, questo comportamento si palesa anche in pieno inverno, quando si viaggia con i finestrini chiusi, quindi gli odori che penetrano nell'abitacolo sono pochi... pochi per noi, però.

Con l'incredibile olfatto che possiede, al cane basta percepire una sequenza di molecole fluttuanti nell'aria per intuire che sono le stesse, più o meno, che ha già percepito e memorizzato in precedenza e capire che stiamo andando in un luogo ben preciso.

La prova? Se cambiamo percorso rispetto al solito, raramente il cane si confonde perché, forse, ogni luogo ha odori che lo 'segnalano" e lo rendono diverso da ogni altro e al suo naso bastano pochi indizi per scoprire la meta.

La cosa ancora più sorprendente è che a volte questo comportamento emerge già alla prima ripetizione del tragitto!

 

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2. L'orientamento. Olfatto e magnetismo terrestre?

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Tutti abbiamo letto di cani che si sono persi in circostanze diverse e sono poi riusciti a ritrovare la strada di casa anche da distanze incredibili.

Il record assoluto spetta a un incrocio Labrador/Boxer di nome Jimpa che, nel 1979, ha percorso oltre 3mila chilometri attraversando l'Australia per tornare nella sua casa.

Un viaggio incredibile durato 14 mesi! Ma come è possibile?

Certamente l'olfatto ha un ruolo cruciale in queste imprese ma molti scienziati ritengono che possa essere coinvolta anche la capacità di percepire il campo magnetico terrestre e di utilizzarlo per orientarsi sulle grandi distanze.

Un’abilità ancora non dimostrata scientificamente ma che sarebbe la sola in grado di spiegare imprese epiche come quella di Jimpa e che pare già assodata in altre specie, come i piccioni viaggiatori (Colomba livia domestica).

Così come gli uccelli e al pari di alcuni primati anche il cane percepirebbe i poli magnetici del globo terrestre.

Non in maniera puntuale come con una bussola, ma attraverso l’inclinazione delle linee del campo magnetico rispetto alla superficie terrestre.

Lo afferma una ricerca pubblicata nel 2016 e condotta dagli scienziati Christine Nießner e Leo Peichl del Max Planck Institute per la Ricerca sul Cervello con sede a Francoforte insieme ai colleghi della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera, il Goethe-Universität di Francoforte, e le Università di Duisburg-Essen e Gottinga.

Ciò spiegherebbe gli episodi di cani che sono stati in grado di tornare nelle loro case o alle loro famiglie dopo essere stati portati o perduti a chilometri di distanza.

 

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3. "Sta arrivando papà!"

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Un altro evento comune che si verifica in molte case quando si avvicina l'ora del rientro dal lavoro di un famigliare.

Il cane inizia a guardare dalla finestra oppure si piazza vicino alla porta, in chiara attesa del ricongiungimento e delle relative feste.

Ovviamente, potrebbe trattarsi semplicemente di una questione di orario; anche se i cani non hanno l'orologio e non calcolano di sicuro il tempo con i nostri stessi sistemi, sanno crearsi una tabella di marcia quotidiana scandita da eventi ripetitivi e il rientro dal lavoro è uno di questi.

Solo che molti cani, e anche molti gatti se è per questo, si comportano nello stesso modo anche se l'orario cambia!

Come se non bastasse, in molti casi la 'premonizione' del rientro scatta diversi minuti prima che avvenga e anche se in casa non c'è nessuno che, involontariamente, suggerisca con il suo comportamento che “papà sta arrivando", per esempio preparando la tavola.

Gli studi compiuti su questo fenomeno hanno portato sostanzialmente a una sola conclusione plausibile: cani e gatti particolarmente interessati al ricongiungimento con il famigliare, che evidentemente gli è molto caro, grazie al loro udito eccezionalmente sviluppato e preciso, si concentrano su rumori particolari che gli forniscono gli indizi necessari.

Tra questi, il suono del motore dell'auto, che distinguono tra mille altri apparentemente uguali (per noi), oppure quello dei passi, anche molto lontani. Sembra incredibile ma, o si accetta tale spiegazione o, davvero, dobbiamo pensare a facoltà paranormali...

 

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4. Udito eccezionale

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L’udito nella specie è molto sviluppato grazie alle caratteristiche anatomiche dell’orecchio esterno (padiglione mobile, posizionato all’apice e lateralmente nel cranio, corrugazioni cutanee che fungono da amplificatori) e grazie a un’area cerebrale in grado di processare informazioni anche a bassissima intensità sonora oltre che ad alta frequenza (ultrasuoni).

Per il cane il tono ed il volume della voce rappresentano indizi di comunicazione ma spesso risultano eccessivi rispetto all’intensità che la nostra specie è solita utilizzare.

L’uomo ha la cattiva abitudine di gridare al cane ciò che desidera, ripeterlo aumentando di volta in volta l’intensità e la durezza del tono.

Questa modalità non aumenta l’efficacia dell’informazione sia perché sgradevole e talvolta paurosa per il cane, sia perché basata su mezzi di comunicazione impropri per la modalità comunicativa canina.

Per riuscire a distinguere il rumore del motore di un'auto in particolare oppure quello dei passi di una determinata persona servono doti uditive molto potenti. E il cane le ha. I cani avvertono suoni di frequenza da 65Hz fino a 16kHz, che è molto oltre il limite di frequenza dell’udito umano (il doppio della nostra).

La precisione con cui ne identifica la direzione di provenienza, grazie alla mobilità degli orecchi, è altissima: fino a un terzo di grado, nei soggetto con i padiglioni eretti o semieretti. Inoltre, le differenze di suono vengono colte con una finezza pari a un’ottava.

Tutto questo permette al cane di percepire e distinguere con precisione estrema un suono specifico, isolandolo da tutti gli altri, e di coglierlo a partire da una distanza che è almeno quattro volte quella che possiamo raggiungere noi in condizioni di udito perfetto e assenza di altri rumori. In sostanza, al confronto siamo... quasi sordi.

 

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5. Punti di vista (sguardo da vero predatore)

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L'ultimo esempio riguarda le capacità visive, che spesso ci sorprendono ma, stavolta, su due fronti.

Infatti, capita spesso che, durante una passeggiata su terreno aperto, il cane si immobilizzi scrutando l'orizzonte e poi, se non lo fermiamo per tempo, si lanci al galoppo verso un obiettivo per noi invisibile.

Spesso, inseguendolo, scopriamo poi che si trattava di un leprotto o di un altro piccolo animale che noi non avevamo minimamente notato. Se il vento non ha contribuito alla cosa portando l'odore dell'animale al cane, perché soffia verso la preda, vuol dire che il nostro "cacciatore" ha usato soltanto la vista.

Che è specializzata: il cane ha gli occhi più o meno semilaterali, salvo alcune razze molossoidi che li hanno quasi frontali, e per questo ha una visione "monoculare” doppia ottima per vedere bene ciò che si muove a grande distanza, cosa essenziale per un predatore.

Viceversa, da vicino e su obiettivi statici, il cane ha meno capacità di vedere, infatti in questi casi tende ad avvicinarsi e ad annusare.

Inoltre, il cane ha una visione molto più netta della nostra in caso di luce incerta, grazie a una diversa struttura degli occhi, per cui all'alba o al tramonto, o con la luna piena, riesce a cacciare con efficienza notevole, come il lupo.

Sostanzialmente, i cani vedono il mondo nei colori giallo, blue e grigio, dove i nostri verde, giallo o arancione per loro sono un giallino spento, i nostri blue e viola per loro sono blue e il nostro blue-verde per loro è grigio/nero.

Oltre a vedere un numero inferiore di colori rispetto agli umani, i cani li vedono anche meno brillanti e più sfocati.

I cani hanno gli occhi posizionati in modo da avere un campo visivo a 240 gradi (gli umani ce l'hanno a 180 gradi) e rispetto agli umani, hanno una visione periferica migliore e, come accennavamo sopra, sono in grado di percepire piccoli movimenti con grandissima rapidità.

 

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