Dobermann: un cane sensibile, elegante, con un formidabile istinto per la guardia e la difesa

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Dobermann: un cane sensibile, elegante, con un formidabile istinto per la guardia e la difesa BEST5.IT 2016-12-03 21:42:19
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Il Dobermann non sa cosa sia la paura, diffidente verso gli estranei, sicuro di sé, costantemente vigile, e dal momento del pericolo sa frontale coraggiosamente qualsiasi situazione.

Il Dobermann, nato e selezionato esclusivamente per la protezione dei beni e delle persone, è un animale molto osservatore, dotato di una notevole memoria, con grande capacità di adattamento, capisce tutto rapidamente e riesce quasi a prevedere, a indovinare, quello che il suo padrone non gli dice.

Il suo grande senso di fedeltà gli dà la forza di rischiare la sua vita per quella del padrone e della sua famiglia. Un cane molto intelligente sensibile, con una grande voglia di imparare.

Possiede un formidabile istinto per la guardia della difesa cosa che rende il suo addestramento facile e piacevole.

E’ un cane che può vivere tranquillamente anche in casa, il suo pelo corto lo porta ad essere anche molto pulito, ma necessita di una notevole attività fisica, andrà portato quotidianamente a fare delle lunghe passeggiate per esaurirne le energie.

In ogni caso, un bel giardino e la possibilità di entrare in casa soprattutto la notte, sarebbe la soluzione ideale. La femmina è più adatta alla vita in appartamento ( il maschio è più impetuoso, intelligente, agitato e richiede una maggiore fermezza; la femmina è più tranquilla, incredibilmente sensibile, affettuosa in famiglia e diffidente verso gli estranei).

Il Dobermann è nato e vive sempre, ancora oggi, sotto il segno della passione. Il suo temperamento non può accontentarsi di compromessi o mezze misure e, per questa ragione, suscita negli esseri umani opposte reazioni: da un lato è vittima di pregiudizi, dall’altro è difeso energicamente dai suoi sostenitori.

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Tutti lo conosciamo nella sua versione ‘scura’, ma esiste anche una versione di dobermann bianco, ovvero dobermann albino e perfino un dobermann blu. Eccovi alcune foto a confronto:

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Contrariamente alla reputazione che gli viene troppo spesso attribuita, il Dobermann non è un cane difficile ma un cane esigente, del quale bisogna occuparsi seriamente.

Oggi conosceremo meglio questa straordinaria razza: indubbiamente una delle più belle, eleganti, sensibili, intelligenti, fiere ed equilibrate del mondo canino.

1. Origine

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Il Dobermann è una razza che esiste da poco più di un secolo: i primi esemplari apparvero verso il 1885, vale a dire una decina di anni prima di altre due celebri razze, il Pastore Tedesco e il Boxer.

Esiste d’altronde una fondamentale differenza fra questi cani: il Pastore Tedesco e il Boxer possono in effetti fregiarsi di essere il risultato moderno di un tipo antichissimo di cane, un pastore lupoide nel primo caso, un molosso da combattimento nel secondo, mentre il Dobermann rappresenta un tipo veramente nuovo (sarebbe davvero difficile ritrovare, negli scritti o sui quadri antichi, un cane simile).

Il nome stesso della razza rivela la sua originalità nel mondo canino, poiché è quello del suo creatore, un certo Friedrich Ludwig Dobermann (1834-1894), spesso descritto sia come il responsabile di un deposito municipale, sia come un ufficiale giudiziario della città di Apolda in Turingia.

In effetti questo impiegato comunale cumulava molteplici funzioni: controllava i mattatoi, si occupava della macellazione degli animali, dava la caccia ai cani randagi, riscuoteva le imposte, gli affìtti e diversi canoni. In breve, il borgomastro di Apolda lo incaricava di ogni sorta di compiti ingrati e difficili.

A causa del suo ruolo è probabile che Dobermann non trovasse molti amici fra i contribuenti ritardatari o fra i cittadini costretti a pagare un’ammenda. Oltre a ciò, quando circolava a cavallo in quest’angolo montuoso e silvestre della Turingia portando somme di denaro talvolta cospicue, correva il pericolo di essere assalito da qualche malvivente.

Era dunque naturale che avesse deciso di farsi accompagnare da cani di carattere, capaci di venire in suo aiuto all’occorrenza. Probabilmente ne aveva potuti notare alcuni tra quelli che aveva portato al canile o con cui aveva avuto a che fare nelle fattorie dove era stato accolto poco amichevolmente.

Tale selezione, un po’ rudimentale, fu comunque efficace... Per di più, avendo accesso ai mattatoi, data la sua professione, non ebbe alcun problema nel nutrire una vasta muta di cani di grande appetito.

Non sappiamo quale cane adottò per creare la razza che porta il suo nome, poiché non ha lasciato alcuna nota scritta circa questa sua selezione. D’altra parte, al principio egli non aveva probabilmente in animo di dar vita a una nuova razza, ma si limitava a incrociare cani che presentavano le caratteristiche che gli interessavano.

La fama che questi animali si conquistarono nella regione diede però una svolta alla vicenda, poiché numerosi cinofili si interessarono all’esemplare che, per quanto empiricamente, egli aveva ottenuto.

Data la mancanza di documentazione circa gli esperimenti di Friedrich Ludwig Dobermann, gli specialisti hanno dovuto accontentarsi di congetture per tentare di ricostruire il percorso e risalire alle origini del cane che oggi noi conosciamo.

I Francesi, quindi, visto il suo manto nero e fuoco, hanno pensato al loro Beauceron. Si può facilmente obiettare che le caratteristiche morfologiche delle due razze sono piuttosto diverse, ma gli allevatori francesi degli anni Venti non avevano selezionato forse un Bas-Rouge chiaramente "dobermanizzato", cioè affinato e a pelo corto, quasi raso?

Per spiegare poi la presenza del cane francese in Turingia si è ipotizzato che alcuni esemplari vi fossero stati lasciati dalle armate napoleoniche durante le loro campagne. 

Bisogna riconoscere comunque che questa teoria, benché gratificante per i nazionalisti francesi, è soprattutto una manifestazione della germanofobia propria di quell’epoca, la stessa che portò a negare contro ogni evidenza l’origine tedesca del Pastore Tedesco che si preferì definire... Alsaziano!

Va detto inoltre che la Francia non aveva il monopolio dei cani a manto nero e fuoco. Essi erano infatti presenti anche oltre il Reno, dove avevano dato origine al Rottweiler e all’Hovawart ed erano stati gli antenati degli stessi Pastori Tedeschi; pertanto, si può ragionevolmente concludere che in parte essi sono responsabili anche del colore e della taglia del Dobermann.

Quest’ultimo però ricorda anche un altro cane, il Pinscher, che nella Germania del XIX secolo era tra i più diffusi: quando era ancora comunissimo l’uso del cavallo, da sella o da tiro, non si poteva fare a meno in ogni fattoria e nellescuderie di un cacciatore di roditori così formidabile.

Il Pinscher — il cui nome deriva dall’inglese "to pinch", "afferrare, acchiappare" — può infatti essere considerato la versione tedesca dei cani da topi francesi e dei Terrier inglesi. Le sue origini si perdono nel tempo: il tipo morfologico può essere, infatti, accostato a quello del Canis palustris, ben noto grazie all’archeologia.

Questo straordinario "cacciatore" poteva essere a pelo coito o striato, di tinta fulva, nera o grigio-lupo. Il Pinscher a pelo irsuto, vale a dire lo Schnauzer, ha presto incontrato un grande successo, mentre quello a pelo raso ha potuto perpetuarsi solo attraverso il Dobermann. Quest'ultimo, infatti, al quale in origine fu significativamente dato il nome di Pinscher, è stato caratterizzato prima del Pinscher medio.

E pertanto legittimo considerare il Dobermann come una sorta di Pinscher gigante: aveva le stesse qualità di combattività — fino ad arrivare a mordere — e vivacità del cane da topi tedesco, con l’aggiunta di una taglia più grande che gli consentiva di diventare un cane da guardia e da difesa.

L'idea di ottenere un Terrier gigante era d'altronde assai diffusa a quel tempo e, mentre in Gran Bretagna aveva portato all'Airedale, a Monaco si creavano i primi Schnaiuzer giganti. Le più antiche raffigurazioni del Dobermann sembrano confermare il ruolo del Pinscher nella sua origine.

F. L. Dobermann aveva infatti probabilmente riconosciuto in questa rara quelle doti di coraggio e di mordente che andava cercando. Di questo avviso era la rivista tedesca Unsere Hunde (citata da J. Mézières e A. Whilhelm, autori di opere di riferimento per questa razza), la quale, nel numero di dicembre del 1898, scriveva:

"Verso il 1870, Dietsch, allora proprietario delle sabbiere di Apolda, possedeva una cagna grigio-blu, una sorta di Pinscher che fece montare da un Boucher nero. Questo riproduttore aveva già le caratteristiche chiazze color fuoco e proveniva da un incrocio tra un cane da pastore e un Boucher. Dobermann, prematuramente scomparso per nostra sfortuna, incrociò dei discendenti di questi due esemplari, divenuti buoni cani da caccia, con dei Pinscher tedeschi. Questa è l'origine del Dobermann attuale. Dato che fu lui a selerionarli per primo non vediamo perché questi cani non possano perpetuarne il nome".

2. Storia

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Se l'ascendente Pinscher è riconosciuto, restano un'altra mezza dozzina di razze che hanno — o avrebbero — concorso a questo cocktail esplosivo conosciuto con il nome di Dobermann.

Osservandone uno con le orecchie cadenti (è questa la loro foggia normale quando non sono tagliate) si può supporre un apporto del Bracco Tedesco o del Weimaraner, i quali, oltre ad avere il ruolo di scovare, fermare e riportare la selvaggina, servivano anche per eliminare animali nocivi e per fare la guardia al carniere.

Quando si attribuisce al Dobermann questo carattere aggressivo, bisogna domandarsi chi dei due ne sia più responsabile.

Per spiegare l'eleganza del Dobermann alcuni hanno pensato al Levriero. Si cita spesso una cagna Greyhound (Levriero Inglese) dal manto nero e dal temperamento molto aggressivo. Anche l’Alano Tedesco ritorna tra i suoi probabili antenati a causa della taglia e del colorito bluastro che gli avrebbe trasmesso.

La cosa è possibile se si tiene presente che, alla fine del XIX secolo, questo cane era meno gigantesco di quel che è oggi: infatti, il maschio si aggirava tra i 75 e gli 80 centimetri.

Nelle vene del Dobermann scorrerebbe infine anche del sangue di Terrier Black and Tan (nero e fuoco) che ne avrebbe affinato la morfologia e sarebbe stato determinante per la tinta color fuoco.

Il destino di questa razza sarebbe stato diverso se gli amici e i seguaci del signor Dobermann non ne avessero continuato l’opera. In particolare è stato determinante il ruolo di Otto Göller nel passaggio dal rude Dobermann primitivo — compatto, di taglia media (da 50 a 60 cm), dalla testa grossa e corta — al superbo atleta che conosciamo oggi: senza dubbio uno degli esemplari più belli di tutta la razza canina.

Un altro padre fondatore della razza, Goswin Tischler, si preoccupò della sorte di questi animali fondando un celebre canile, battezzato "von Groenland", dal nome di una via di Apolda.

Ai primi esemplari raccolti da F. L. Dobermann — Lux, Landgraf, Rambo, Schnupp (il numero uno nel libro della nuova razza) - si aggiunsero cosi gli esemplari di Tischlen a suoi cani Bosco e Caesi, per esempio, diedero vita al primo campione della razza, Prinz Matzi von Groenland, nato il 15 agosto del 1895.

Otto Göller, detto "von Thuringen", ottenne a suoi esemplari a partire dal 1901. Tra I suoi riproduttori, considerati i patriarchi della razza, si distingue Hellegraf von Thuringen, nato il 12 giugno del 1904. Precedentemente aveva avuto da Tischler un esemplare che si rivelò grazie a lui un notevole corridore: Graf Belling.

Nel 1910, con la nascita di altri due grandi corridori, Bodo e Bob von Egenfeld, dal capo foggiato ed elegante quasi quanto quello del Dobermann attuale, si chiude il periodo di formazione della razza.

Dopo questa data furono tentate diverse fusioni con altre razze, con risultati non uniformi: il Manchester-Terrier, per esempio, ha dato un contributo di eleganza e tinte più decise e regolari, ma anche una maggiore fragilità.

Così il Levriero Inglese ha portato a una statura più elevata, ma anche a una cassa toracica piatta e a un eccessivo allungamento del corpo. Questi incroci avevano avuto effetti indesiderati che gli allevatori si sforzarono di eliminare nel periodo compreso tra le due guerre.

La scelta si poneva tra due orientamenti: conservare le qualità originarie di tenacia e di coraggio proprie della razza e divenute ormai leggendarie, oppure andare verso un cane di carattere e di morfologia più raffinati. Nel complesso si è optato per la prima soluzione.

Il Dobermann ha presto conquistato un gran numero di appassionati in Germania e quindi in Europa. Questa rapida affermazione, raramente rimarcata, conferma la potenzialità della razza fin dal suo esordio. Il primo club fu fondato da Otto Göller ad Apolda nel 1899.

Presto sorsero una dozzina di altre associazioni, in particolare nel sud della Germania, che rintrono per confluire in una federazione nazionale nel 1912. Data la sua capacità di conquistare il pubblico, il Dobermann fu presto presentato nelle esposizioni.

Dopo i Tedeschi furono gli Svizzeri i più solerti; fondando un club ad Arau già nel 1902 dimostrarono il loro gradimento per questo cane dalla netta silhouette, poco impegnativo e dal carattere deciso.

Gli Olandesi si misero al passo nel 1909 e furono i primi a notare la sua adattabilità al clima tropicale, portandolo nelle loro lontane colonie, particolarmente nelle Filippine. Nello stesso periodo lo scoprirono gli Alsaziani e un primo club locale fu fondato nel 1913.

Un club per tutto il territorio nazionale fu invece inaugurato nel 1920 a Strasburgo, ma si dovettero attendere gli anni Sessanta perché questo cane fosse presente nella maggior pane delle regioni francesi.

Gli Americani impararono a proprie spese le qualità di valoroso combattente di questo cane, impiegato dall'esercito tedesco nella prima guerra mondiale; col pragmatismo che li distingue, dopo la fine del conflitto acquistarono dei buoni riproduttori perché la razza si ambientasse anche da loro: nel 1922 nacque così anche il club americano.

Anche l'Austria e l'Italia hanno apeno le porte al Dobermann, seguite da paesi caldi come l’Uruguay e il Brasile che ne hanno fatto il loro cane da guardia preferito.

La Gran Bretagna, per una volta, è arrivata ultima. A motivo della quarantena di sessanta giorni, obbligatoria in questo paese, e del divieto di tagliare le orecchie (il che modifica sensibilmente la fisionomia del cane) la razza vi si è stabilita solo nel 1947.

Cosi, da quando si è fatto conoscere il Dobermann è stato quasi sempre apprezzato subito ed è diventato uno dei cani da guardia più abili e diffusi al mondo.

3. Comportamento

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Concepito per il lavoro, il Dobermann fu relegato a questa funzione, a servizio di privati e non, per il primo quarto del XX secolo.

Era il massimo in fatto di coraggio, tenacia e tempestività, e per esaltare queste qualità coloro che lo utilizzavano ebbero la tendenza a esagerarle, contribuendo a creare la fama di cane difficile, duro e scarsamente controllabile.

Negli anni Venti un celebre allevatore svizzero, Gottfried Licehti, esprimeva bene questa attitudine dicendo: "Erano forti e non temevano nulla — neanche il diavolo in persona — e bisognava avere coraggio per tenerne uno".

Philipp Gruenig, storico della razza, si esprime nello stesso tono parlando di Alarich von Thuringen, nato nel 1897: "Era noto per la sua incredibile intelligenza, il che portava a temerlo ancor più».

E' vero che l'intelligenza abbinata a una certa durezza caratterizza questi cani, ma non è il caso di parlare di audacia "assoluta" o di intelligenza "incredibile", quasi se ne volesse fare, con la complicità del colore del loro mantello, delle creature diaboliche.

Queste esagerazioni vanno interpretate nel contesto in cui hanno avuto origine: a quel tempo vi era infatti grande concorrenza tra razze tedesche selezionate simultaneamente per impieghi simili, ma partendo da "famiglie" diverse: Pastore Tedesco, Boxer, Rottweiler e Dobermann si contendevano il titolo di miglior cane da guardia e da difesa.

Oggi questa raffigurazione corrisponde soltanto parzialmente alla realtà: se il Dobermann, impiegato in operazioni di polizia, è un cane da lavoro e prende parte con successo ai concorsi per cani da difesa, si deve tener presente che soltanto una piccola parte dei cani di questa razza viene effettivamente utilizzata in tali settori, mentre gli altri, per la felicità dei loro padroni, restano per lo più chi piacevolmente seduto in poltrona o su un morbido cuscino, chi a passeggio in automobile, chi a scorrazzare per i giardini, chi a prendersi cura dei propri cuccioli.

Naturalmente non bisogna concludere che il Dobermann si addica a qualsiasi padrone e a ogni situazione. Questo cane, non particolarmente nervoso, non è mai cattivo — o semplicemente aggressivo — senza motivo. È un animale equilibrato, benché di carattere.

Il padrone di un Dobermann non può né deve essere quello di un Barbone. Per dar prova delle sue molteplici possibilità questo cane richiede che anche il suo padrone ne possieda alcune. Chi non si intende di questa razza e non ha mai avuto un cane di tale temperamento è meglio che cominci la sua avventura con una femmina.

Più malleabile, estroversa e docile essa ha però la stessa vigilanza del maschio. Chi invece, pur mancando di una vasta esperienza come addestratore, ha mano ferma (ma non brutale) e feeling coi cani troverà grandi gratificazioni misurandosi col carattere deciso di un Dobermann maschio.

Una condizione è però necessaria: al pugno di ferro occorre abbinare il guanto di velluto, avere cioè molta calma e pazienza. Non abbiamo quindi remore a sconsigliare questo cane ai velleitari, ai bonaccioni e a quanti sono restii a dar prosa di autorevolezza.

Un buon padrone deve conoscere bene l'indole profonda del Dobermann. Si tratta di un dominatore: se l’inesperto non scoprirà questa caratteristica nel suo cucciolo di tre mesi, la vedrà saltar fuori nell'adolescente dinoccolato di otto mesi.

Il cane sta semplicemente tentando di diventare un capo, cosa che a volte gli riesce: basterà che si faccia sentire e che mostri i denti per raggiungere il suo scopo. E' indispensabile pertanto non lasciarsi impressionare da queste intimidazioni: il padrone deve essere giusto ma inflessibile.

Questo abbinamento di giustizia e autorità apparirà tanto più necessario quanto più si terrà conto che la fierezza e lo spirito d'indipendenza sono due altre caratteristiche del Dobermann. Benché sia comunque molto legato ai padroni, questo cane tende spesso a far di testa sua, quando viene educato senza la necessaria fermezza.

Dovrà pertanto essere condotto con rigore l'addestramento al passeggio con il guinzaglio e senza, quindi al richiamo. Molti padroni di Dobermann piuttosto che condurre a passeggio i loro cani sono portati in giro da questi ultimi!

La fierezza del Dobermann, che ne costituisce uno dei tratti più affascinanti, si manifesta nelle sue stesse fattezze: la maestosità con cui atteggia il capo e l'andatura sicura rivelano bene il suo temperamento, che come minimo si può definire riservato.

Non fa certo parte di quei cani che fanno le feste agli sconosciuti e rimane insensibile ai complimenti, magari un po' forzati, di eventuali invitati. E' evidente che questo atteggiamento distante suppone la presenza del padrone.

In caso contrario, il cane si mostrerà molto più attivo — intrattabile se non addirittura feroce — nella sorveglianza della casa o dell'automobile. Dato che il suo istinto di protezione del territorio è innato e ipersviluppato. la sua abilità di vigilanza non viene mai sorpresa da un momento di distrazione.

In questo campo, non è necessario nessun addestramento specifico: il cane reagisce spontaneamente. Esso estende naturalmente la sua protezione a tutti quelli che vivono nell'ambito familiare, in particolare ai bambini, i quali, da parte loro, dovranno imparare a rispettare la sua presenza.

Con gli altri cani, il Dobermann non cerca necessariamente la lotta, ma non si lascerà in nessun caso dominare. Così, per prudenza, è meglio evitare le occasioni di scontro.

Il Dobermann, nato e selezionato esclusivamente per la protezione dei beni e delle persone, è un animale molto osservatore, dotato di una notevole memoria, con grande capacità di adattamento, capisce tutto rapidamente e riesce quasi a prevedere, a indovinare, quello che il suo padrone non gli dice.

Possiede quindi una grande attitudine all'addestramento, anche se la sua psicologia è molto diversa da quella dei Cani da pastore, che sono spesso punto di riferimento per gli addestratori; dato che ha molto meno il senso della gerarchia di un Cane da pastore, conserva sempre un fondo dominatore, così come una certa tendenza all'indipendenza, che bisognerà controllare e contenere.

Per canalizzare facilmente le sue capacità, l'addestratore dovrà gestire la sua suscettibilità, tener conto della sua innata fierezza e soprattutto motivarlo, in quanto il Dobermann è un cane passionale, che non lavora bene se non per amore del suo padrone.

Contrariamente alla reputazione che gli viene troppo spesso attribuita, il Dobermann non è un cane difficile ma un cane esigente, del quale bisogna occuparsi seriamente.

Nel suo paese d'origine, ma anche negli Stati Uniti e in numerosi altri paesi, Italia compresa, il Dobermann ha come disciplina favorita la Schutzhund o ZTP (obbligatoria in Germania per la qualifica di riproduttore).

I Tedeschi, che hanno ampiamente esportato i loro cani da difesa, sono riusciti nello stesso tempo a imporre quasi ovunque nel mondo il loro programma di lavoro, composto da prove di obbedienza, di docilità, di mordacità e di difesa del padrone.

Anche la pista è una prova in cui il Dobermann può dar prova di sé — diversi esemplari hanno raggiunto del resto, in questi ultimi anni, i più alti livelli. In questo tipo di concorso esso trova l'occasione di dimostrare il suo senso dell'iniziativa e di dare il meglio di sé utilizzando la sua naturale foga e il suo fiuto; l'allenamento a questa disciplina (accessibile ai neofiti) riveste un grande interesse dal punto di vista psicologico in quanto rafforza la connivenza con il padrone.

Senza dubbio è nel ring che il Dobermann si trova meno a suo agio. Le sue capacità atletiche non vengono evidentemente messe in discussione, ma la sua mordacità è poco adatta alle esigenze di questa disciplina: il cane deve in effetti realizzare una presa solida, con tutta la bocca, per una quindicina di secondi, mentre il Dobermann ha, da parte sua, la tendenza a mordere per prese successive, con la dentatura anteriore.

I concorsi di lavoro concernono solamente, per ovvi motivi, un numero limitato di cani; la maggior parte dei Dobermann quindi non dispone di una simile occasione per sfogare le proprie energie. Ora, il loro equilibrio esige, imperativamente, intense attività fisiche; bisogna dunque offrire loro lunghe passeggiate ed esercizi frequenti (ma corti).

Sarebbe decisamente aberrante lasciare tali cani legali a una catena, o rinchiusi in un canile, o ancora farne dei guardiani di un deposito, in quanto il Dobermann ha bisogno di contatti umani: per quanto possibile vari e precoci, questi contatti sono essenziali per "civilizzare" il giovane Dobermann e non disturberanno assolutamente la sua vigilanza. Al contrario, se è condannato all'isolamento, l'animale rischia di diventare difficile da controllare.

Dal punto di vista della salute, il Dobermann è un cane robusto, elegante, pieno di "sostanza". Non presenta punti deboli particolari; tutt'al più si può rilevare in alcuni esemplari una certa sensibilità alle malattie della pelle e ai parassiti esterni (soprattutto nei rarissimi e begli esemplari blu focato).

Bisogna segnalare, pertanto, una relativa frequenza di patologie cardiache, problema comune a numerose razze sportive, piene di foga e di potenza. Calcolando i cani vittime di patologie cardiache, la longevità media di un Dobermann che è di una dozzina d'anni, può scendere a dieci anni circa (gli esemplari che raggiungono i quattordici anni sono piuttosto rari).

Un'igiene di vita rigorosa durante tutto il corso della sua esistenza e una maggiore attenzione e sorveglianza da quando raggiunge i sei-otto anni sono dunque da raccomandare.

Il Dobermann è nato e vive sempre, ancora oggi, sotto il segno della passione. Il suo temperamento non può accontentarsi di compromessi o mezze misure e, per questa ragione, suscita negli esseri umani opposte reazioni: da un lato è vittima di pregiudizi, dall'altro è difeso energicamente dai suoi sostenitori.

4. Razze affini ed altro ancora

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  • Razze affini
    A causa della sua linea, il Dobermann viene spesso confuso con il Pastore della Beauce, il quale ha, comunque, un aspetto nettamente più rustico e rozzo — cosa che del resto ne fa la sua attrattiva principale; il suo pelo è battente, cioè né raso né lungo, ma spesso e grosso e di una lunghezza sufficiente a formare delle piccole frange dietro le cosce; il suo formato è rettangolare; negli arti posteriori è fornito di doppio sperone insomma. L'uno ricorda un purosangue, mentre l'altro è un rustico animale da fattoria e da lavoro.
    Il neofita rischia anche di confondere l'Alano con il Dobermann; quest'ultimo è peraltro più piccolo di venti centimetri e pesa circa la metà. La nomenclatura delle razze canine messa a punto da R. Triquet e approvata dalla FCI il 23 giugno 1967 ha messo di nuovo ordine nel secondo gruppo, che era diventato un vero guazzabuglio, in particolare creando una sezione Plnscher-Schnauzer, in cui il Dobermann si ritrova finalmente con l suoi cugini più stretti.
    Ouestl derivano, come lo stesso Dobermann, dai Pinscher Medio. A partire dunque da questo patriarca comune, i cinofili iniziarono a catalogare appunto l membri della vecchia famiglia del Pinscher, mentre il Dobermann-Pinscher (appellativo originale del Dobermann) conquistava numerosi adepti.
    Cosi, nel 1895, si cominciò a distinguere li Glattahaar-Pinscher (a pelo raso) dal Rauhaariger-Pinscher (a pelo duro). Quest ultimo concentrò su di sé l'attenzione, acquisendo per l'occasione il nome di Schnauzer-Pinscher (Schnauz significa muso).
    Nel 1907 i suol sostenitori fondarono il Bavarian Schnauzer Klub (che tornerà un po' più tardi nel girone del Pinscher Klub). Il Pinscher Medio fu molto danneggiato dai successo di queste due "novità". Gli allevatori allora selezionarono una nuova varietà, di taglia più piccola, destinata a fornire un cane da appartamento. Questa concorrenza rischiò di far scomparire il Pinscher Medio.
    Inoltre, dato che l suoi effettivi vennero decimati durante la seconda guerra mondiale, fu necessario l'intervento dei presidente del Pinscher Klub in persona, Werner Jung, per salvano dall'estinzione: a partire dal 1958 Jung si dedicò esclusivamente all'allevamento di questa razza.
    Il Pinscher Medio può apparire attualmente come un "mini Dobermann", soprattutto quando è nero focato (può avere anche un mantello rosso-fulvo), con l suoi 48 cm al garrese, i suoi 16 kg in media, si inserisce perfettamente nel ritmi della vita moderna: è, inoltre, un buon guardiano, molto vigile, dotato di coraggio e di tenacia.
    Tutti coloro che non hanno a disposizione un ambiente adatto ad accogliere un Dobermann o la fermezza necessaria per guidarlo, possono scegliere un Pinscher Medio: è dinamico e ha carattere, pur restando più facile da controllare rispetto al cugino "gigante".
    Lo Schnauzer Medio possiede anch'esso la sua versione gigante, il Riesenschnauzer, le cui origini non sono meno confuse df quelle del Dobermann. Deriva probabilmente da un grande cane a pelo irsuto utilizzato dai macellai e dai birrai di Monaco di Baviera, e come tale è descritto con il nome di "Bayerisher Wolfshund" da Fitzinger, nel 1876, nell'opera Der Hund und sein Rassen.
    Peraltro la maggior parte degli autori ritiene decisivo rapporto dell’Alano nella creazione della razza. Segnaliamo anche il fatto che Johan Gallant ha fatto notare la straordinaria rassomiglianza (tanto stupefacente che sembra difficilmente fortuita) tra il Riesenschnauzer e il Bovaro di Roulers (la versione belga del Bovaro delle Fiandre), dalla morfologia più notevole dell’altro, ma anche più grande e interamente nero.
    Comunque sia, questo grande cane, che misura fino a 70 cm e può raggiungere i 45 kg, possiede un carattere fiero, dominante, indipendente e una sicurezza di sé che gli ha conquistato numerosi sostenitori in particolare in Francia.
    Allo stesso modo del Dobermann, è un peccato che i Pinscher e gli Schnauzer non siano presenti più spesso sui terreni di dressage. La loro storia, la loro energia, il loro dinamismo: tutto indica che sono delle razze nate per lavorare.
  • Taglio di coda e orecchie
    Per quanto riguarda, invece, il taglio della coda e delle orecchie, dal 1° novembre 2011 è ufficialmente entrata in vigore la normativa che vieta il taglio delle orecchie e della coda ai cani.
    Con l’entrata in vigore dell’articolo 10 della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia – ratificata in Italia con la legge 201/2010 -, che si somma a quanto previsto dall’ordinanza Martini del 2009, chi viola il divieto – sia esso un veterinario, un allevatore, o il proprietario dell’animale – è punibile con la reclusione da 3 a 18 mesi o con una multa da 5mila a 30mila euro.
    L’art.10, recita così:
    1. Gli interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di un animale da compagnia, o finalizzati ad altri scopi non curativi debbono essere vietati, in particolare:
    a) il taglio della coda;
    b) il taglio delle orecchie;
    c) la recisione delle corde vocali;
    d) l’esportazione delle unghie e dei denti.
    2. Saranno autorizzate eccezioni a tale divieto solamente:
    a) se un veterinario considera un intervento non curativo necessario sia per ragioni di medicina veterinaria, sia nell’interesse di un determinato animale;
    b) per impedire la riproduzione.
    3. a) gli interventi nel corso dei quali l’animale proverà o sarà suscettibile di provare forti dolori debbono essere effettuati solamente in anestesia e da un veterinario o sotto il suo controllo;
    b) gli interventi che non richiedono anestesia possono essere praticati da una persona competente in conformità con la legislazione nazionale.
  • La selezione del Dobermann
    Da molti anni i Club si preoccupano della sicurezza e della stabilità del carattere del Dobermann: questa razza infatti non può lasciarsi andare al minimo errore, più di ogni altra, date le critiche spesso feroci dei suol detrattori.
    La selezione del riproduttori, in occasione degli importanti raduni annuali degli allevatori, è abbinata a una prova particolare, chiamata in Germania ZTP, che praticamente abilita il cane alla riproduzione. Mentre nel paese d’origine della razza la ZTP è obbligatoria, in Italia è soltanto volontaria.
    Ciò nonostante, ormai tutti gli allevatori e gli amatori della razza preferiscono far passare al loro cani questo controllo, che in definitiva li qualifica e li nobilita; peraltro, la ZTP conseguita in Italia è riconosciuta in Germania per accordi intercorsi fra l’AIAD (Associazione italiana Amatori Dobermann) e la Dobermann Verein.
    Per far ammettere il loro cane alla ZTP, tutti i proprietari devono presentare una radiografia dell'anca dell’animale, la quale prova in che misura è presente la displasia; a tale riguardo, sono esclusi tutti i soggetti nei quali la displasia risulta media o grave.
    La ZTP si divide in due fasi, una morfologica e una caratteriale. Il superamento di tale prova verrà menzionato sul pedigree e trascritto di generazione in generazione, consentendo agli allevatori di orientare le loro selezioni e agli acquirenti di fare una scelta ragionata.
  • Un cane da guerra
    Molti eserciti si sono serviti del Dobermann soprattutto, naturalmente, nel suo paese d origine: tra l seimila cani-soldato addestrati dall'esercito tedesco alla viglilia della prima guerra mondiale i Dobermann erano numerosi quanto i Pastori Tedeschi.
    Nell'ultimo conflitto mondiale fu con gli Americani che questo cane si distinse maggiormente: i Marines, durante la guerra del Pacifico, furono affiancati dalla famosa brigata del Devils dogs, sei del quali - tra cui Andy, Otto e Rex - acquisirono una reputazione leggendaria per essere riusciti a eludere le astuzie dei soldati giapponesi abilissimi nel camuffarsi combattendo nella giungla.
    Da cani da guerra - vedette, da pattuglia, da salvataggio o staffette che fossero — i Dobermann, una volta smobilitati, sono stati facilmente riconvertiti in ausiliari di polizia.
    A questo proposito si è distinta la brigata di Baltimora: i suol quattrocento Dobermann hanno contribuito all'arresto di almeno cinquecento malfattori e i responsabili affermano che ogni cane vale almeno sei uomini.

5. Standard del Dobermann

Standard dobermann-300x180

FCI Standard N° 143 / 14.02.1994
DOBERMANN
ORIGINE: Germania
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 14.02.1994
UTILIZZAZIONE: Cane di accompagnamento, protezione e utilità
CLASSIFICAZIONE F.C.I. Gruppo 2 Cani di tipo Pinscher e Schnauzer
Molossoidi e cani da montagna e Bovari Svizzeri
Sezione 1.1 Pinscher e Schnauzer - Con prova di lavoro

ASPETTO GENERALE
Il Dobermann è di media taglia, di forte costruzione e ben muscoloso. Per le sue linee eleganti, la sua fiera prestanza, il suo carattere ben temprato e la sua espressione risoluta, corrisponde all’immagine ideale del cane.

PROPORZIONI IMPORTANTI
Il Dobermann, soprattutto il maschio, è praticamente inscrivibile in un quadrato. Nel maschio, la lunghezza del tronco (misurata dalla punta della spalla alla punta della natica), non deve sorpassare di più del 5% (nelle femmine non più del 10%) l’altezza al garrese.

COMPORTAMENTO – CARATTERE
Il Dobermann è fondamentalmente amabile e pacifico; in famiglia, è affettuoso e ama i bambini. Si ricercano un medio temperamento e una media mordacità, proprio come una media soglia di irritabilità. Facile da educare e pieno di zelo per il lavoro, il Dobermann deve essere efficiente, coraggioso e di un carattere ben temprato. Poiché è molto attento a tutto quello che succede attorno a lui (la sua attenzione è adattata alle circostanze), si desidera che sia sicuro di sé e senza paura.

TESTA
REGIONE DEL CRANIO
Cranio: il cranio è forte e in armonia con l’insieme del cane; visto da sopra ha la forma di un cono tronco. Visto dal davanti, la linea trasversale della sommità del cranio deve essere quasi orizzontale e non discendere sui lati verso gli orecchi. Il profilo della canna nasale è prolungato quasi in linea diritta da quello del cranio, che poi discende verso la nuca formando un leggero arrotondamento. Le arcate sopraccigliari sono ben sviluppate senza essere sporgenti. La sutura metopica è ancora visibile. L’osso occipitale non deve essere troppo evidente. Viste dal davanti e da sopra, le facce laterali del cranio non devono dare l’impressione d’essere sporgenti (paffute). La leggera curva laterale del mascellare e delle ossa zigomatiche deve raccordarsi armoniosamente con la lunghezza del cranio. I muscoli sono molto sviluppati.
Stop: poco sviluppato, ma perfettamente percettibile
REGIONE DEL MUSO
Tartufo: ben sviluppato, più largo che rotondo, con grandi narici, senza, nell’insieme, essere sporgente. Nei cani neri è nero, nei cani marroni è d’un tono più chiaro.
Muso: ben proporzionato rispetto al cranio, e molto sviluppato, il muso è alto. La fenditura della bocca deve arrivare fino al livello dei molari. Anche a livello degli incisivi superiori e inferiori, il muso deve presentare una buona larghezza.
Labbra: devono essere ferme e lisce, ben aderenti alle mascelle e assicurare un chiusura perfetta della bocca. Pigmento scuro; nei cani marroni può essere d’un tono un po’ più chiaro.
Mascelle/Denti: le mascelle superiori e inferiori sono potenti e larghe. Chiusura a forbice con 42 denti corrispondenti alla formula dentaria, di uno sviluppo normale.
Occhi: di media grandezza, ovali, di colore scuro. Nei cani marroni è ammesso un tono un po’ più chiaro. Le palpebre aderiscono bene alla forma del globo oculare. Bordi delle palpebre provvisti di ciglia.
Orecchi: attaccati alti e tagliati ad una lunghezza ben proporzionata alla testa, sono portati eretti. Nei paesi dove il taglio degli orecchi è proibito, l’orecchio integro ha lo stesso valore, per il giudizio, dell’orecchio tagliato (si ricerca un orecchio di media grandezza, il cui bordo anteriore sia ben aderente alla guancia).

COLLO: d’una lunghezza ben proporzionata al corpo e alla testa, è asciutto e ben muscoloso. Il suo profilo superiore disegna un arco elegante. Portamento alto e distinto.

CORPO
Garrese: soprattutto nei maschi, deve essere nettamente uscente; la sua altezza e lunghezza determinano la linea superiore che è ascendente a partire dalla groppa.
Dorso: solido e corto, di buona lunghezza e ben muscoloso
Rene: di buona lunghezza e ben muscoloso. La femmina può avere un rene un po’ più lungo, per fare spazio alle mammelle
Groppa: a partire dall’osso sacro in direzione dell’inserzione della coda, la groppa è pochissimo, quasi impercettibilmente, inclinata; d’un aspetto ben arrotondato, non è così né orizzontale né visibilmente inclinata. Di buona larghezza con una muscolatura possente.
Torace: l’altezza e la lunghezza del torace devono essere ben proporzionati alla lunghezza del tronco; con le sue costole leggermente cerchiate, la sua altezza deve raggiungere presso a poco la metà della taglia misurata al garrese. È di una buona larghezza e particolarmente ben sviluppato verso l’avanti (petto)
Linea inferiore: dopo l’estremità posteriore dello sterno fino al bacino il ventre è nettamente rilevato.

CODA: attaccata alta, è corta, essendo tagliata in modo da mantenere visibili due vertebre caudali. Nei paesi dove la legge proibisce il taglio della coda, può essere conservata integra.

ARTI
- ANTERIORI: nell’insieme, visti da ogni lato, sono quasi diritti e perpendicolari al suolo; sono di costruzione forte
Spalle: la scapola, fermamente aderente al torace, ben muscolosa dai due lati della spina scapolare, domina le apofisi spinose delle vertebre dorsali. Il più obliqua possibile e ben diretta all’indietro, forma sull’orizzontale un angolo di circa 50°
Braccio: di buona lunghezza e ben muscoloso. L’angolo scapolo-omerale varia fra i 105° e i 110°.
Gomiti: ben aderenti al corpo, non deviati in fuori
Avambraccio: forte e diritto, ben muscoloso. La sua lunghezza è in armonia con l’insieme del corpo
Carpo: solido
Metacarpo: ossatura solida; visto dal davanti, in appiombo; visto di profilo, inclinazione appena accennata (al massimo 10°)
Piede anteriore: corto con dita serrate e arcuate (piedi di gatto). Unghie corte, nere.
- POSTERIORI: nel suo insieme, visto dal dietro, a causa della potente muscolatura del bacino (anca e groppa), il Dobermann dà l’impressione di essere largo e arrotondato. I muscoli che vanno dal bacino alla coscia e alla gamba danno una larghezza ugualmente apprezzabile nella regione della coscia, del ginocchio e della gamba. I posteriori sono potenti, perpendicolari al suolo e paralleli.
Coscia: di una buona lunghezza e larghezza e fortemente muscolosa. Buona angolazione dell’anca. La coscia forma sull’orizzontale un angolo di circa 80° a 85°.
Ginocchio: l’articolazione del ginocchio, formata dalla coscia, la gamba e la rotula, è robusta. L’angolo del ginocchio raggiunge i 130°.
Gamba: di media lunghezza, in armonia con la lunghezza del posteriore.
Garretti: mediamente forti, paralleli, formano tra l’osso della gamba e quello del metatarso un angolo del garretto di circa 140°.
Metatarso: corto, perpendicolare al suolo.
Piede posteriore: come per il piede anteriore, le dita sono corte, ben chiuse e arcuate. Unghie corte, nere.

ANDATURA: l’andatura è di una importanza tutta particolare sia per il rendimento che per l’apparenza esterna. Il passo è elastico, elegante, morbido, sciolto e copre molto terreno. Gli anteriori si allungano in avanti il più possibile. I posteriori danno la spinta necessaria per l’ampiezza e l’elasticità dei movimenti. Il cane avanza simultaneamente l’anteriore da un lato e il posteriore dell’altro. Il dorso, i legamenti e le articolazioni sono resistenti.

PELLE: la pelle, ovunque perfettamente tesa, è ben pigmentata

MANTELLO
PELO: il pelo è corto, rude e fitto. Liscio e ben adagiato, è distribuito regolarmente su tutta la superficie del corpo. Non è ammesso alcun sottopelo.
COLORE: i colori sono: nero o marrone, con focature di tinta ruggine ben pronunciate e nettamente delimitate. Le focature si trovano sul muso, in forma di macchie sulle guance e sopra gli occhi, sulla gola, al petto (due macchie), sui metacarpi e metatarsi, ai piedi, sulla faccia interna delle cosce, attorno all’ano e alla punta delle natiche.

TAGLIA E PESO
Altezza: Maschi 68 – 72 cm., Femmine 63 – 68 cm
Per ambedue i sessi, si ricerca una taglia media.
Peso: Maschi circa 40 – 45 kg., Femmine circa 32 – 35 kg

DIFETTI: qualsiasi deviazione a quanto sopra deve essere considerato come difetto che sarà penalizzato a seconda della sua gravità.
Aspetto generale:
• Caratteri legati al sesso poco pronunciati
• Poca sostanza, troppo leggero
• Troppo pesante
• Alto sugli arti
• Ossatura fragile
Testa :
• Troppo: forte, troppo stretta, troppo lunga
• Stop: troppo/troppo poco marcato
• Canna nasale: montonina
• Linea trasversale del cranio: discendente molto di lato
• Mandibola: debolmente sviluppata
• Occhio: rotondo o alla cinese, occhio chiaro, occhio sporgente o infossato.
• Guance: sporgenti
• Labbra: non aderenti
• Orecchi: attaccati troppo alti o troppo bassi
• Commessura labiale rilasciata
Collo:
• Un po’ corto, troppo corto, troppo lungo (disarmonico)
• Pelle troppo abbondante, giogaia
• Collo concavo detto di cervo
Tronco:
• Dorso non sufficientemente fermo, avvallato, di carpa, troppo lungo nel suo insieme
• Groppa avvallata
• Costole a botte, piatte
• Torace troppo poco disceso o troppo stretto
• Petto troppo poco sviluppato
• Coda attaccata troppo alta o troppo bassa
• Linea inferiore troppo o troppo poco rilevata
Arti :
• Angolazione degli anteriori o dei posteriori troppo o troppo poco accentuate
• Gomiti scollati
• Posizione e lunghezza delle ossa e delle articolazione incompatibile con lo standard
• Piedi mancini, cagnoli
• Garretti vaccini o a botte o troppo chiusi
• Piedi aperti o schiacciati, dita insufficientemente sviluppate, unghie chiare
Mantello:
• Focature troppo chiare o non nettamente delimitate o sporche (carbonate)
• Maschera troppo scura
• Grandi macchie nere sugli arti
• Macchie appena visibili o troppo estese sul petto
• Pelo lungo, molle, sbiadito o ondulato
• Chiazze senza pelo o con pelo rado
• Pelo in larghe ritrose soprattutto sul tronco
• Sotto pelo visibile
Comportamento – carattere:
• Mancanza di equilibrio psichico
• Temperamento troppo forte
• Mordacità eccessiva
• Soglia di irritabilità troppo alta o troppo bassa
Taglia:
• Una differenza dallo Standard fino a 2 cm in più o in meno, sarà penalizzata con una qualifica inferiore
Andatura:
• Movimento irregolare, passo corto, rigido
• Ambio
DIFETTI ELIMINATORI
Aspetto generale: inversione marcata delle caratteristiche legate al sesso
Occhio: occhio giallo (da rapace), occhi di colori diversi
Denti: enognatismo, prognatismo, chiusura a tenaglia, numero di denti che non raggiunge quello richiesto dalla formula dentaria.
Mantello: macchie bianche, cane dal pelo di una lunghezza molto accentuata o d’una ondulazione molto marcata, pelo nettamente diradato o larghe chiazze glabre.
Carattere: cane pauroso, nervoso o aggressivo
Taglia: scarto di più di 2 cm in più o in meno rispetto allo Standard

N.B. I maschi devono avere due testicoli apparentemente normali completamente discesi nello scroto



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