Il lato “oscuro” della natura: dalle vedove cannibali agli infanticidi

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Il lato “oscuro” della natura: dalle vedove cannibali agli infanticidi BEST5.IT 2020-03-28 17:54:16
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Omicidi in famiglia, stragi di innocenti, cannibalismo post-sesso, raid per procurarsi schiavi. E, per concludere, istigazione al suicidio.

Questa sequela di efferatezze potrebbe essere uscita dalle pagine di cronaca nera, o da quelle più buie della nostra storia.

Se non fosse che tutti i protagonisti dei fatti sono animali. Tutti loro, per sopravvivere o per garantirsi una discendenza, hanno elaborato comportamenti che – se giudicati col metro della morale umana – appaiono decisamente“scorretti”.

In natura infatti sono diffusi e documentati infanticidio, “cainismo” (l’aggressione e uccisione dei fratelli), cannibalismo sessuale all’interno della propria specie, per non parlare delle forme più “crudeli” di parassitismo verso altre specie.

Si va dagli orsi bruni, che uccidono i cuccioli di una femmina perché questa torni in estro e si accoppi con loro, al margay, felide americano che imita la voce di una scimmia neonata per attirare in trappola un adulto: per il margay è il modo per procurarsi il vitto, per noi sarebbe un trucco infame…

Naturalmente, una precisazione è d’obbligo. «Non bisogna attribuire agli animali tratti di personalità umani, come la cattiveria», puntualizza Kirsty MacLeod, ricercatrice dell’Università di Lund, in Svezia. «Anche se il mondo animale ci può sembrare crudele». Ma è questione di sopravvivenza.

Insomma, è la dura legge della natura. Dimenticate quindi i video di gattini, cucciolotti che giocano e altre creaturine “pucciose” e partite alla scoperta del lato oscuro del mondo animale: oggi, abbiamo selezionato gli esempi davvero più… scorretti. Scopriamoli insieme.

 

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1. Le vedove cannibali. “Ho fame di te”: l’accoppiamento feroce delle mantidi

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Ci sono signore che, quando dicono “Oggi pranzo con mio marito”, prendono la cosa in senso letterale. Come le femmine di mantide, abituate a divorare il partner.

«Quasi sempre gli staccano la testa e iniziano da lì. Poi si mangiano il corpo, lasciando solo le ali e la punta delle zampe», dice William Brown, della State University of New York a Fredonia.

Non è la cosa più carina da fare, dopo il sesso. O tantomeno durante, come può accadere. «I maschi possono continuare anche dopo essere stati decapitati. Lo fanno persino con più vigore, rilasciando il seme», continua Brown.

Il cannibalismo sessuale si verifica anche in altre creature, per esempio nei ragni, ma il caso più noto di femme fatale è proprio quello delle mantidi.

Del resto il nome mantide religiosa – dato in particolare alla specie Mantis religiosa, diffusa in Europa – non fa riferimento alla loro moralità, ma alla postura “da preghiera” in cui tengono le zampe anteriori...

Per le femmine di questi insetti predatori, un buon pasto è tutto. «Il maschio è tra le prede più grosse disponibili. E può anche essere usato come cibo per avere più discendenti», aggiunge Brown, che lo ha verificato con un esperimento: ha evidenziato con sostanze tracciabili alcuni aminoacidi in maschi della specie Tenodera sinensis, lasciati divorare.

«E abbiamo visto che i nutrienti del corpo dei maschi cannibalizzati sono stati usati dalle partner per produrre uova». Le femmine cannibali hanno prodotto in media 88 uova, contro le 37 di quelle a cui il compagno era stato tolto prima del pranzo: in natura, infatti, solo il 13-28% degli incontri finisce male e molti maschi riescono a dileguarsi dopo il sesso.

«Se però ci sono poche femmine, e quindi meno chance di incontri, i maschi corrono più rischi nell’approcciarsi a femmine affamate», conclude Brown. «Se mangiati, possono incrementare il loro successo riproduttivo aumentando il numero di uova che fertilizzano».

 

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2. Gli infanticidi e le schiaviste

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- Gli infanticidi. Quelli che i figli... non vanno bene se sono altrui

Come insegna Il re leone, se papà muore è meglio guardarsi le spalle dagli altri maschi...
Anche al di là del cinema, nella realtà i leoni maschi che soppiantano il vecchio “re” possono uccidere i suoi cuccioli per accoppiarsi con le leonesse.
E i leoni non sono un caso isolato: l’infanticidio è una pratica presente in varie specie. Anche in animaletti dall’aria adorabile come i suricati, manguste africane che vivono in clan di una ventina di esemplari. Dove la femmina dominante arriva a uccidere i cuccioli delle altre.
«Nei suricati la riproduzione è monopolio di una sola femmina dominante. Tutti i membri del gruppo la aiutano ad allevare la progenie: procurano cibo e vegliano sui suoi cuccioli, proteggendoli dai predatori. Proprio come baby sitter», spiega Kirsty MacLeod dell’Università di Lund in Svezia.
Femmina e maschio “alfa” si accoppiano, mentre le altre femmine del clan hanno poche occasioni di incontro con partner non loro parenti.
«Di norma i maschi nel gruppo sono imparentati; quelli che arrivano da altri gruppi sono cacciati via. Se però una femmina riesce ad accoppiarsi e resta incinta, la femmina dominante di norma la espelle dal gruppo: da sola, avrà problemi a sopravvivere e allevare i piccoli. Se poi una subordinata arriva a partorire, e la femmina alfa è incinta, quest’ultima uccide i cuccioli dell’altra appena nati. In questo modo si assicura che i suoi piccoli saranno i soli ad avere le cure di tutto il gruppo».
In uno studio, Kirsty MacLeod ha visto che le subordinate senza più piccoli spesso poi fanno da balia ai figli della “regina”, allattandoli. Lo stesso può accadere alle femmine scacciate: è un prezzo da pagare per tornare nel clan.
«Attenzione, però: non si tratta di un comportamento “forzato”. Ricordiamo che queste femmine comunque allattano piccoli che sono imparentati con loro, in genere fratelli o nipoti».
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- Le schiaviste. Anche le formiche, nel loro piccolo...

Le formiche godono di ottima reputazione: serie e lavoratrici, mica come quelle lavative delle cicale... Questo nelle favole.
Nella realtà, alcune formiche fanno lavorare schiavi al loro posto: esistono infatti diverse specie “schiaviste”. La strategia più usata ricorda pagine buie della storia umana: razzie nei formicai di altre specie per procurarsi un carico di manodopera.
Le schiaviste inviano esploratori per individuare i nidi da depredare e colpiscono: le operaie delle colonie sotto attacco fuggono o provano a lottare, lasciando vittime sul terreno.
Poi le schiaviste si impadroniscono delle larve e le portano nel loro nido: una volta sviluppate, le formiche rapite passeranno la vita occupandosi delle larve delle loro “padrone” e procurando cibo. A volte però scoppiano vere “rivolte degli schiavi”.
Le ha studiate Susanne Foitzik dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza (G). Ha visto per esempio che le schiave Temnothorax longispinosus spesso uccidono la progenie delle loro padrone Protomognathus americanus, quando le larve che stanno curando si sviluppano e appaiono loro come estranee.
Le ribelli, eliminando le nuove generazioni di schiaviste, proteggeranno le loro parenti rimaste libere da futuri raid.

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3. Gli imbroglioni e i persuasori occulti

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- Gli imbroglioni. Gridare “al lupo, al lupo” per far fuggire gli altri e rubare il cibo

Mettetevi nei panni di un cebo dai cornetti, una scimmietta sudamericana.
Siete piuttosto in basso nella scala sociale del gruppo, e poco lontano da voi un individuo dominante si sta abbuffando di banane, scacciandovi in malo modo se solo vi avvicinate. Che fare? Gridate “Allarme!” e approfittate della confusione...
Lo ha scoperto Brandon Wheeler, della Stony Brook University di New York, in un esperimento in cui ha sistemato sugli alberi piattaforme cariche di pezzi di banana e analizzato le vocalizzazioni con cui queste scimmie segnalano l’avvicinarsi di un predatore.
«Abbiamo visto che i subordinati, sia maschi sia femmine, lanciano falsi allarmi. Stanno appena fuori dalla piattaforma dove un individuo dominante sta mangiando. Si guardano attorno e si grattano, un po’ come farebbe una persona nervosa. E danno l’allarme. In alcuni casi, suscitano una reazione: gli altri si guardano in giro o scappano uno o due metri in alto sugli alberi, abbandonando la piattaforma. È allora che chi ha urlato scatta, afferra qualche banana e scappa prima che gli altri tornino, vedendo che non ci sono predatori in giro».
Nulla di cruento, ma è un bel raggiro. Tuttavia, puntualizza Wheeler, «chi ascolta il suono pensa ci sia un predatore ed è in effetti ingannato. Ma chi lancia l’allarme ha l’intenzione di imbrogliare, come l’avrebbe un umano? Non lo sappiamo. Magari ha imparato che con quel grido fa scappare gli altri e lo ripete per arrivare al cibo».
Comunque sia, non è il solo caso di truffa. Basti pensare al drongo comune: questo uccello africano si alimenta con altre specie e dà l’allarme all’arrivo di predatori. Ma a volte avvisa senza che ci sia pericolo e approfitta del cibo abbandonato. Ed è persino capace di imitare il grido d’allarme di altre specie. Insomma, truffatore e falsario.
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- I persuasori occulti. I parassiti che manipolano la mente

Un assassino che manipola la mente della sua vittima, per far sì che questa vada da sola incontro alla morte. L’idea ci fa venire i brividi, ma è ciò che fanno diversi parassiti per raggiungere un ambiente o un altro ospite dove continuare il loro ciclo vitale.
È il caso di una sorta di minuscolo vermetto, il trematode Euhaplorchis californiensis (nella foto in alto a sinistra). Vive nelle acque salmastre della California e approfitta di vari involontari ospiti.
Cominciamo dall’inizio. Le sue uova sono espulse con le deiezioni lasciate dagli uccelli nelle paludi; queste deiezioni sono cibo per alcuni molluschi, che si infettano. Nel loro corpo, il parassita attraversa più fasi di sviluppo fino a diventare una larva con una lunga “coda” (cercaria).
Questa esce nell’acqua e nuota finché non trova il suo secondo ospite: un pesciolino (Fundulus parvipinnis). La larva entra dalla pelle, perde la coda e risale nel corpo fino ad arrivare al cervello: lì il parassita si incista.
A questo punto, il povero pesce inizia a muoversi a scatti, in modo vistoso, e ad andare in superficie molto più del solito: un comportamento che aumenta il rischio di essere mangiato da un uccello.
Jenny Shaw, della University of California, Santa Barbara, ha visto che nel cervello di un pesce infettato cala la serotonina, che invece di norma fa “fermare” il pesce per non attirare l’attenzione dei predatori, e aumenta la dopamina, che lo stimola a muoversi.
Un invito a pranzo, per gli uccelli. E il parassita può arrivare nel loro intestino, dove avviene la produzione di uova e il ciclo ricomincia.

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4. Gli sfruttatori. Occupazione (di nido) con sfratto

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Appena nato e già carogna: la sua prima azione è quella di eliminare tutti quelli che trova attorno a sé...

Un istinto che Charles Darwin aveva definito “strano e odioso”.

«Ma è il comportamento tipico del piccolo cuculo. La femmina depone un uovo nel nido di un’altra specie: toglie un uovo dalla covata originaria, depone il suo e vola via, tutto in 10 secondi e con cautela, per non farsi notare dai legittimi proprietari.
Il pulcino di cuculo è poi il primo a schiudersi. Appena uscito dall’uovo, ancora “nudo” e cieco, spinge con la schiena le altre uova fuori dal nido, una dopo l’altra.
Così monopolizzerà nido e cibo: il suo richiamo suona come quello emesso da molti pulcini affamati, così i “genitori adottivi” gli portano più cibo»
, racconta Nick Davies dell’Università di Cambridge (Uk).

«I cuculi sono noti imbroglioni, che, invece di curare le proprie uova, lo fanno fare ad altri. La femmina di questa specie diffusa in Europa depone fino a 25 uova, in altrettanti nidi diversi, molte più di quelle degli uccelli “onesti”.
E nella specie ci sono diverse razze: ognuna è specializzata nel parassitare un altro uccello, deponendo uova simili alle sue per evitare che gli “sfruttati” si accorgano dell’intruso».

Se molti piccoli cuculi si sbarazzano dei “competitor” - in specie del Sud America, il pulcino uccide gli altri con il becco uncinato - qualcuno tollera di crescere con i fratelli adottivi: come il cuculo dal ciuffo, che comunque riesce ad avere più cibo degli altri grazie a un richiamo particolarmente insistente.

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5. I fratricidi. Regine assassine e pulcini spietati

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Chi erediterà il regno? Tra le giovani api regine si scatenano lotte degne di una tragedia shakespeariana.

Le “nuove” regine si sviluppano da larve nutrite con pappa reale, una sostanza ricca di proteine secreta dalle operaie: sono tutte, come le altre api, figlie della vecchia regina.

Quando una giovane regina termina il suo sviluppo ed emerge dalla sua speciale cella reale, cerca di eliminare ogni possibile rivale. Combatte con altre “principesse”, se già uscite come lei, e trafigge quelle ancora nelle celle.

A differenza delle operaie, è infatti dotata di un pungiglione che può usare più volte senza morire. Alla fine, ne rimarrà solo una: sarà l’unica a riprodursi nell’alveare (la vecchia ape regina, all’emergere della nuova, è in genere già volata via con uno sciame per fondare un’altra colonia).

Ma, anche senza regni in ballo, dai tempi di Caino e Abele si sa che i rapporti tra fratelli rischiano di finire male.

Accade in diverse specie di uccelli: la competizione per il cibo e la lotta tra pulcini possono portare alla morte del più debole, quando ci sono poche risorse disponibili. Invece, fanno sempre una triste fine i secondogeniti della sula di Nazca.

Questo uccello marino del Pacifico depone due uova, che si schiudono a qualche giorno di distanza. Il pulcino ormai più grande, quando l’altro esce dall’uovo, lo becca con forza e lo spinge fuori dal nido, dove morirà nell’indifferenza dei genitori: per loro il secondo uovo è solo la “scorta” nel caso il primo finisca male.

 

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