Il leone: la dura vita del re degli animali

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Il leone: la dura vita del re degli animali BEST5.IT 2019-07-20 08:08:43
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Il leone è noto come il re degli animali, ma non si capisce bene come si sia meritato questa fama, dato che non è né il più grosso, né il più forte dei felini.

E’ vero che l’ampia criniera e il ruggito possente gli conferiscono un aspetto fiero e regale, ma forse la fama di “re” venne al leone nei tempi antichi, quando i nostri padri non conoscevano altri animali ben più feroci.

Forse nessun animale incute più rispetto e paura del leone, ma le ricerche più recenti ci raccontano che, in realtà, questi carnivori fanno una vita piuttosto difficile, oggi più che mai ricca di sfide e difficoltà.

Il leone è uno dei predatori terrestri più possenti al mondo, simbolo delle grandi pianure africane. Ma è davvero il re della savana temuto da tutti gli altri animali? Scopriamolo insieme.

 

Carta d’identità
Nome comune: Leone
Nome scientifico: Panthera leo
Altri nomi: nessuno
Peso: circa 200 kg per i maschi e 120 kg per le femmine
Dimensioni: fino a 3,5 m di lunghezza nel maschio (coda compresa) e 2,8 m nella femmina.
Dove vive: Africa a Sud del deserto del Sahara e India occidentale
Segni particolari: livrea uniforme senza macchie o strisce, grande criniera nei maschi
Habitat: savane e deserti non troppo aridi
Cosa mangia: carnivoro

 

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1. Il felino sociale per eccellenza

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Il leone (Panthera leo) è un mammifero della famiglia dei Felidi e uno dei quattro "grandi felini" del genere Panthera.

Il leone è il secondo più grande felino, dopo la tigre.

Il maschio cattura l’attenzione con le sue dimensioni e l’immensa criniera, ma sono le femmine il cuore del branco dei leoni.

Leonesse tra loro imparentate, sorelle e cugine, madri e figlie, formano piccoli gruppi di 3 -12 elementi (ma arrivano anche a 20) che collaborano tra loro per la caccia e per allevare i piccoli.

Grazie a questa cooperazione, una leonessa può recuperare dopo una brutta ferita o godere di un servizio di “baby sitter” per i leoncini quando si allontana per la caccia. I leoni maschi, invece, non sono membri stabili di questi gruppi, ma “vanno e vengono”.

Anche loro, comunque, possono formare piccoli gruppi di 2-4 elementi (a volte fino a 7), per strappare a leoni rivali un branco di leonesse o controllare un territorio più ampio.

I leoni sono gli unici, tra tutte le specie di felini che quasi sempre sono solitari, ad avere un comportamento così sociale: vivere in branco aiutandosi l’un l’altro è la scelta migliore per sopravvivere nei grandi spazi africani, ricchi di prede, ma difficili da abbattere.

I maschi hanno un unico obiettivo nella vita: entrare in possesso di un proprio branco.

Così quando diventano forti e indipendenti, verso i due anni di età, uno o più giovani maschi, spesso fratelli o cugini, abbandonano il gruppo dove sono nati per intraprendere il loro “corso di formazione alla sopravvivenza” in savana che può durare anche un paio di anni.

In questo periodo vagano “in cerca di guai”, sperimentano e imparano, diventando sempre più fiduciosi nelle loro capacità.

Cercano di capire cosa è buono da mangiare e facile da catturare (grandi erbivori in difficoltà, cuccioli di varie specie) e cosa invece rappresenta una scelta non troppo azzeccata (per esempio l’istrice pieno aculei, sotto, o il tasso del miele che ha ghiandole pestilenziali e un carattere agguerrito).

 

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2. Vita dura per i maschi

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Quando si sentono pronti, con una taglia adeguata e una splendida criniera per fare impressione e difendere il collo da morsi e zampate, i giovani leoni interrompono la loro vita da scapoli e partono all’assalto di un branco di leoni difeso da maschi vecchi e ormai alla fine della loro carriera.

Li sfidano apertamente entrando nel loro territorio ed emettendo potentissimi ruggiti che noi uomini possiamo sentire in campo aperto fino a 5-6 km di distanza (i leoni forse di più).

Lo scontro è inevitabile e la battaglia, a suon di morsi e zampate a volte letali, definisce il vincitore. Le leonesse sono molto legate tra loro, ma non ai maschi: quindi non parteggiano per un gruppo o per l’altro.

Se non hanno piccoli, sono pronte ad accogliere i vincitori, dimenticandosi dei re decaduti; a loro interessa soprattutto avere i padri più forti per i loro figli.

I nuovi re possono uccidere tutti i cuccioli del branco appena conquistato, nonostante gli sforzi delle mamme per proteggere i loro figli, in modo da riavere le femmine tutte per loro nel giro di pochi giorni.

Circa due terzi dei piccoli muore entro il primo anno di vita per denutrizione o a causa di altri predatori o dei leoni maschi.

Quando riescono finalmente ad avere un loro branco i leoni non possono rilassarsi, c’è sempre da fare: pattugliare il territorio, tenere a bada i leoni che cercano di rubare loro le femmine, contrastare i branchi di iene (che hanno una particolare avversione per i leoni), aiutare le leonesse nella cattura delle prede più difficili, come i bufali.

Questi lavori impegnativi, che giustificano i loro lunghi riposi, sono la causa delle minori aspettative di vita dei maschi rispetto alle femmine: di solito non superano i 10 anni di età, contro i 15 delle compagne.

 

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3. L’impegno della caccia

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Il leone deve impegnarsi molto nella cattura delle prede: solo un terzo degli attacchi ai grandi erbivori da parte di un piccolo gruppo di leoni ha successo.

Un individuo che caccia da solo va a segno una volta su 6, anche se le sue fortune cambiano molto in funzione della preda, la copertura della vegetazione, l’ora del giorno e l’esperienza del cacciatore.

I leoni hanno più successo nelle notti senza luna, quando l’ottima visione notturna dà loro il massimo vantaggio sulle prede (ma se si presenta una buona occasione in piena luce non si tirano indietro).

La tecnica di caccia dei leoni, come quella di tutti i felini, si basa su una combinazione di istinto e apprendimento: ogni individuo sa istintivamente come catturare le prede, ma diventa più bravo grazie all’esperienza.

Spesso un gruppo di 3-6 leoni si dispone a semicerchio attorno alle prede, avvicinandosi di soppiatto.

Gli animali ai lati partono alla carica per primi e fanno fuggire gli erbivori, cercando di spingerne almeno uno verso il leone in agguato al centro, che di solito è un animale di grande esperienza.

Per avere successo, però, lo scatto finale deve avvenire a una distanza molto modesta, inferiore ai 20 metri.

Un leone può correre anche a 60 km/h ma solo per pochi secondi e le sue prede sono di solito in grado di fare meglio.

 

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4. Mangiare a più non posso e la competizione con altri carnivori

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I leoni mangiano di tutto, dalle lepri ai grandi erbivori.

Alcuni branchi si specializzano in prede particolari, come i giovani elefanti che vengono aggrediti di notte dopo essere stati isolati dal branco.

Ma le vittime abituali sono bufali, zebre, gnu e altre specie di antilopi.

Un leone ha bisogno di mangiare tra i 4 e i 6 kg di cibo al giorno (circa il triplo di un uomo adulto), ma a volte gli capita di digiunare per una settimana.

Questi predatori sono così adattabili che riescono a sopravvivere anche in molti ambienti aperti dell’Africa, pur se la loro densità dipende dalla disponibilità delle prede.

Piccole popolazioni di leoni vivono perfino in zone desertiche dell’Africa meridionale, nel deserto del Namib: sfruttano ogni risorsa e cacciano perfino le otarie che vengono a riposarsi sulle coste.

I leoni hanno un pessimo rapporto con le iene macchiate (Crocuta crocuta), con cui condividono gli stessi ambienti: queste ottime cacciatrici sono i loro principali avversari.

Quando uno di questi due predatori abbatte una preda si possono scatenare spaventose battaglie per il bottino: in linea di massima una leonessa può tenere testa a 3-4 iene, mentre un grande maschio adulto può affrontarne anche più di 10.

Gli altri grandi carnivori della savana, come il leopardo e il ghepardo, invece, evitano di scontrarsi coi leoni.

 

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5. Leoni, safari e uomini

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- Leoni e safari
Può sembrare strano che i leoni non aggrediscano o siano incuriositi dalle persone che li osservano dalle automobili aperte nei grandi parchi naturali africani.
Ma i felini considerano il veicolo e gli uomini a bordo come un unico oggetto al quale sono ormai abituati, visto che ricevono spesso visite dai veicoli.
Finché le persone rimangono sui mezzi, non fanno rumore e non si sporgono troppo i rischi sono ridotti al minimo.

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- Uomini e leoni
La maggior parte dei circa 20 mila leoni africani vive ormai in parchi naturali. Gli individui che invece si spostano all’esterno possono attaccare il bestiame (e a volte le persone).
I leoni, infatti, si abituano subito a cacciare mucche e capre, molto più semplici da catturare delle loro prede abituali. E i pastori cercano perciò di ucciderli.
Tra i tanti progetti di conservazione impegnati nella protezione del leone, uno coinvolge i guerrieri e pastori Masai del Kenya che traggono sostentamento dai visitatori che vengono ad ammirare i leoni e il loro stile di vita tradizionale (progetto Lions Guardians).
Purtroppo però il leone rischia l'estinzione se non saranno prese iniziative urgenti per proteggere quel che resta del suo habitat naturale e per limitare il conflitto con l'uomo.
A lanciare l'allarme estinzione per i leoni è Kristin Nowell, una specialista della divisione felini della World Conservation Union, la più grande rete mondiale di gruppi che si battono per la conservazione delle specie animali.
I leoni hanno perso l'80% del loro territorio storico nell'ultimo secolo e non vogliamo che nel prossimo secolo si faccia il bis», ha avvertito la ricercatrice a margine di una conferenza a Johannesburg.
Il felino più nobile è considerato a rischio soprattutto nell'Africa centrale e occidentale, dove ne sopravvivono solo tra i 2mila e i 4mila esemplari. In totale si stima che nel Continente nero vivano attualmente tra i 23mila e i 40mila leoni.

 

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