Impariamo a riconoscere il significato dei disturbi di 5 importanti organi del nostro corpo

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Impariamo a riconoscere il significato dei disturbi di 5 importanti organi del nostro corpo BEST5.IT 2017-11-19 10:08:42
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Nella nostra cultura, incentrata sulle parole e sullo psichismo, è difficile accettare che i nostri organi “parlino” e che lo facciano, a volte, per comunicarci che lo stile di vita che stiamo conducendo non è adatto a noi: eppure è così!

Tutto sta nell’imparare a riconoscere e ascoltare i messaggi che i nostri organi ci inviano. 

Prendiamo ad esempio un cuore che batte troppo velocemente… Cosa ci vuole comunicare? Probabilmente ci vuole avvisare che è tempo di prestare attenzione al ritmo della nostra esistenza. 

Il cuore, per tradizione centro dell’affettività, è l’organo legato alle emozioni ed è per questo che è in grado di dirci cosa ci rende felici e ci fa stare bene, cosa ci spaventa o ci agita, modificando proprio il suo ritmo.

Ed è ascoltando il modo in cui pompa il sangue nelle vene, con maggiore o minore pressione, che ci fa capire se stiamo vivendo con il giusto ritmo amore, relazioni, rapporti personali e professionali.

Allora, la domanda da farsi di fronte a un sintomo è: «Cosa mi vuole comunicare questo malessere? Mi sta impedendo di fare qualcosa? Mi sta limitando in qualche ambito della mia vita? O mi sta costringendo ad agire in modo diverso da come vorrei?».

Per guarire la vera sofferenza dobbiamo imparare ad ascoltare i segnali del corpo. La prima operazione da compiere è cercare di capire perché il disturbo che ci colpisce stia agendo su un determinato organo anziché su un altro.

Ogni parte del nostro corpo, infatti, ha una sua specifica funzione, ma ha anche un suo significato simbolico che fa parte del nostro patrimonio di immagini e di miti.

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Anche se non ce ne rendiamo conto, nel nostro inconscio e nel nostro istinto ogni organo è depositario di una funzione fisica e anche di un’emozione, di un’energia e di una caratteristica personale (si dice infatti “avere fegato”, “avere cuore”, “avere spina dorsale”).

Oggi prenderemo in considerazione 5 organi del nostro corpo imparando ad osservarli per capire cosa ci sta dicendo proprio con il suo disagio.

E avremo l’opportunità di riflettere, in modo semplice, su cosa di noi, della nostra vita o dei nostri desideri è in sintonia con la nostra vera natura… oppure no. Imparare a riconoscere il linguaggio degli organi ci fa ritrovare il benessere.

1. Cuore

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  • Cuore: organo essenziale per la vita, è la pompa del sangue e la centralina dei sentimenti.
    Il corpo pulsa e vive al ritmo dei battiti del cuore, ma quest’organo è anche il cardine dell’affettività e della spiritualità. 
    Il cuore presiede al fluire del sangue nell’albero circolatorio e, attraverso la ricca vascolarizzazione dei tessuti organici, è in comunicazione con tutti i distretti corporei.
    Esso, attraverso il piccolo circolo, è a diretto contatto con i polmoni e quindi con l’elemento aereo identificabile con lo spirito; attraverso il grande circolo è invece a contatto con il corpo nel suo complesso, ossia con il “bios”, il mondo della materia.
    Dal punto di vista fisico, agisce come una pompa che, nel suo incessante movimento di contrazione (sistole) e rilasciamento (diastole) determina il ritmo dell’esistenza.
  • L’intelligenza del cuore
    Per il pensiero occidentale il cuore è il centro dell’affettività e il cervello è quello dell’intelligenza.
    Ma i saggi dell’antico Egitto concepivano il cuore come un organo inseparabile dalle emozioni e, in questo senso, punto di fusione tra psichico e organico.
    L’intuizione veniva chiamata “intelligenza del cuore” e si avvicina molto a ciò che noi definiamo “intelligenza intuitiva”, caratterizzata da un continuo passaggio dall’inconscio alla coscienza.
    Essa infatti, nel suo ritmico pulsare, appare come l’espressione diretta dello scandire ritmico del cuore. In tal modo l’intuizione o “intelligenza del cuore” fa cessare la dicotomia tra coscienza e inconscio rivelandosi così come la nostra facoltà intellettiva suprema.
  • Il motore degli affetti
    Nel linguaggio popolare si trovano numerosi riferimenti alla motilità cardiaca di carattere fisico ed emotivo: si parla di “cuore che si stringe d’angoscia”, “cuore che si allarga di gioia” o ancora di “cuore che si muove a compassione”.
    Inoltre, come il cuore spinge il sangue e muove l’intero organismo, così sul piano simbolico “muove gli affetti”.
    Quando si parla di pulsazione cardiaca si fa implicitamente riferimento a due variabili: la forza più o meno intensa della contrazione, ovvero la spinta impressa al sangue (che si misura attraverso la pressione arteriosa), e la frequenza del battito, cioè il ritmo.
    Per usare una metafora, si potrebbe dire che la pulsazione rappresenta una specie di “impronta digitale” della personalità.
    Una forte spinta cardiaca, per esempio, un polso forte, denoterà una personalità energica, volitiva, il cosiddetto “uomo di polso”, mentre il polso debole contraddistinguerà quindi, in una certa misura, la debolezza anche della personalità.
    Un ritmo lento accompagnerà chi si concede delle pause, chi è tranquillo e posato; al contrario, se accelerato rifletterà uno stile di vita concitato e dominato da azioni incalzanti.
    La frequenza normale a riposo è tra i 55 e gli 80 battiti al minuto.
    Le aritmie sono più frequenti in chi non lascia fluire emozioni e sentimenti, in chi tenta di controllare e dominare il proprio istinto, in chi, tendenzialmente pigro, non svolge attività fisica o viceversa in chi vi si dedica eccessivamente e in chi fatica a cambiare passo quando serve.
  • Il cuore nelle tradizioni
    Quasi tutte le culture attribuiscono al cuore il significato di centro simbolico dell’affettività.
    Ma, per tradizione, esso assume anche il significato di cardine della spiritualità e in questo senso è considerato “sacro”.
    In India, il cuore è la dimora di Brahma, per l’Islam il trono di Dio.
    Presso i Su , i saggi islamici, la visione spirituale viene paragonata “all’occhio del cuore”.
    Gli alchimisti pensavano che il crogiuolo interiore dell’uomo, ossia il luogo che fornisce il calore necessario al compimento della “grande opera”, fosse nel centro del cuore.
    Inoltre, quando in Egitto si imbalsamavano i morti, l’unico viscere che restava intatto nel corpo della mummia era proprio questo che, come centro supremo dell’uomo, doveva rispondere delle azioni del defunto al cospetto del giudizio divino.
    Il cuore rappresenta la sintesi di maschile e femminile, spirito e materia.
    È rosso e caldo, simbolo del fuoco, elemento maschile, ma è anche oscuro e cavo al suo interno, attributi del femminile. In tutte le tradizioni il cuore è il piccolo “sole” di ogni creatura vivente.
    È interessante notare che, in certe rappresentazioni pittoriche, dal cuore partono dei raggi luminosi, mentre in altre l’organo è circondato da fiamme.
    In Occidente e in Oriente è comune assimilarlo al sole in quanto entrambi hanno un significato “centrale” legato alla luce, alla creatività, all’amore e sono simboli di unità, totalità, coscienza ed eternità.

2. Occhio

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  • Occhio: è la finestra sul mondo e lo strumento di controllo sulla realtà.
    Attraverso la pupilla, il mondo che ci sta davanti entra in noi e diventa un’immagine che si diffonde in diverse aree del cervello, associandosi strettamente alla sensazione di essere coscienti della realtà che ci circonda.
    La visione binoculare (cioè dei due occhi insieme) permette il senso della prospettiva, cioè di vedere le cose in modo tridimensionale, ed è quindi collegata alla capacità di comprendere la vita in profondità, nelle sue sfaccettature e chiaroscuri.
    Questo è possibile perché quanto è percepito dagli occhi viene immediatamente rielaborato dalle parti del cervello incaricate dell’interpretazione della realtà circostante, per cogliere subito ciò che potrebbe costituire un potenziale pericolo o un possibile punto di interesse.
    È una funzione fondamentale per la nostra sopravvivenza e grazie a questa la capacità visiva non è semplicemente un riflesso della realtà circostante, ma anche una sua interpretazione e rielaborazione.
    Del resto, noi cogliamo della realtà ciò che ci interessa e ciò che ci colpisce e non ci limitiamo a vederla asetticamente ma la interpretiamo subito, talvolta anche in modo sbagliato, perché la nostra lettura deve essere immediata per essere pronti a reagire.
  • Lo sguardo non mente
    Gli occhi talvolta ci ingannano, ma lo sguardo è un testimone sincero delle caratteristiche di una persona e del suo stato d’animo.
    Questa parte del corpo è anche il centro dello sguardo, inteso come espressione del volto.
    La mimica facciale che ruota intorno a essi e il movimento delle palpebre esprimono infatti lo stato d’animo, le emozioni e le intenzioni.
    Ma esiste anche uno scambio più profondo: guardarsi dritti negli occhi significa avere un rapporto schietto e lineare e, ancora più profondo, è il guardarsi negli occhi di due innamorati che colgono nello sguardo dell’altro il suo mistero e ne intuiscono le profondità dell’anima.
    E, in fine, gli occhi possono diventare un potente giudice, uno sguardo di rimprovero, di condanna o di critica, con un potere talora paralizzante su chi è particolarmente influenzabile.
    L’occhio giudicante diventa così simbolo del Super-Io, cioè dell’istanza psichica che regola la nostra vita da un punto di vista etico e morale.
    Un problema agli occhi può assumere significati molto diversi. Un disturbo della vista simboleggia uno sguardo alterato sulla realtà o su se stessi.
    Un’infiammazione come la congiuntivite chiama in causa gli aspetti collegati al tema della consapevolezza e della possibilità di guardare il mondo con uno sguardo davvero libero.
  • Il simbolo principale dell’occhio è la coscienza
    Vedere le cose significa esserci (la luce è vita), svegliarsi al mattino e aprire gli occhi significa uscire dal mondo della notte e dell’inconscio, in cui a occhi chiusi viviamo una pura dimensione interiore (il sonno e i sogni).
    La coscienza è anche: avere un punto di vista sulla realtà (la visuale), una possibilità di controllo legata alla sopravvivenza e al muoversi nel mondo, una visione panoramica legata all’orientamento nello spazio.
    L’occhio è anche un antico simbolo della divinità che tutto vede e a tutto provvede (Divina Provvidenza) ed è diventato anche metafora di un’autorità suprema (anche umana, come una dittatura o un’oligarchia) che sorveglia e controlla la vita di tutti.

3. Reni

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  • Reni: simboli del “regno delle acque”, sono il luogo delle energie profonde e del rinnovamento.
    I reni, dall’inizio alla fine della nostra vita, senza smettere un solo istante, silenziosamente filtrano il sangue e producono l’urina.
    Questa operazione vitale accade in una zona nascosta, per così dire segreta, del corpo, dal momento che sono organi incapsulati, situati posteriormente e in profondità, protetti dai forti muscoli della schiena.
    I reni simboleggiano quindi il regno delle acque inteso come luogo di origine, come nascita delle energie profonde e arcaiche che ci abitano.
    L’acqua che scorre nel rene si associa per analogia al femminile, alla luna, alla notte, assimilabile all’inconscio da cui scaturiscono tutte le forme.
    La zona renale è sempre stata ritenuta sacra: i “sacri lombi” rappresentano fin dall’antichità anche la potenza sessuale. In questo luogo protetto, buio e segreto, infatti, dove il sangue si purifica e si arricchisce, scorre perennemente la forza libidica.
    La libido richiama il concetto di fuoco e, in effetti, i reni sono il luogo in cui acqua (l’urina) e fuoco (il sangue) si toccano, come due simboli contrapposti fra loro ma partecipi di un unico processo.
    Se il cuore, che pompando il sangue porta calore, ritmo, luce, esprime una volontà cosciente, diurna, immediatamente assertiva, la cosiddetta volontà renale, invece, è inconscia, notturna, indipendente dalla consapevolezza.
    È una volontà “femminile” che in modo plastico, silenzioso e inizialmente passivo (in quanto molto adattabile) consente di affrontare ogni ostacolo, o almeno di provarci.
    Si parla infatti di “colpo di reni” proprio per indicare l’impiego delle energie profonde e residue che permettono di perseguire un risultato o sbloccare una situazione quando tutto il resto di noi sembrava abbandonarci.
    Il mondo renale, così vicino all’inconscio, è difficilmente rappresentabile alla mente e raccontabile a parole, ma è spesso protagonista dell’attività onirica.
    Col suo apparire l’acqua indica in quale rapporto sia in quel momento l’Io cosciente della persona con le parti più profonde della sua psiche.
    I “sogni d’acqua” sono infatti spesso legati a momenti di passaggio e di crisi, intesi come tappe esistenziali, caratterizzate dal bisogno di un nuovo orientamento e di un rinnovamento globale.
    Rinnovamento è proprio una delle parole-chiave legate al simbolismo dei reni, in quanto collegato al fatto che svolgono incessantemente un processo di depurazione del sangue, che costituisce una vera e propria rigenerazione.
    L’urina, d’altra parte, se da un lato è simbolo del continuo rinnovamento che avviene nel nostro organismo, dall’altro esprime, con il suo contenuto di scorie, il passato, ciò che non c’è più, ciò che continuamente muore in noi e che deve essere espulso.
  • Se non cambi, i reni soffrono
    Un disturbo renale, in genere, è espressione di una resistenza inconscia al cambiamento e alla trasformazione o di un attaccamento al passato che rischia di compromettere presente e futuro.
    Se pensiamo a un corso d’acqua come simbolo della vita, scopriamo che esso, proprio per il suo fluire ininterrotto, evoca anche l’immagine del tempo che passa e che scorre.

4. Stomaco

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Stomaco: è il simbolo della capacità di accogliere e “digerire” il mondo che incontriamo.

Nel Cinquecento, il medico naturalista e filosofo Paracelso definiva lo stomaco “alchimista” e ne chiariva le funzioni con un’analogia: il processo alchemico, detto “Grande Opera”, si proponeva di trarre dagli elementi grezzi della natura la “quintessenza”.

Questa operazione iniziava con lo stadio del fuoco che, purificando gli elementi, ne liberava appunto la sostanza fondamentale. Un processo analogo avviene per il cibo che nello stomaco “brucia” e si trasforma in essenza, utile all’uomo, che verrà poi assorbita dall’intestino.

È come se tutti gli organi del corpo esistessero grazie allo stomaco. Esso si fa carico simbolicamente di tutto ciò che è in rapporto all’elaborazione del nutrimento, inteso sia in senso materiale sia come affetti, legami ed emozioni che ci alimentano e ci fanno crescere.

Anche il suo aspetto morfologico ha una valenza molto significativa: in quanto organo cavo, rimanda all’idea di contenitore e di caverna, simboli dell’istanza psichica femminile, cioè del luogo sia concreto sia analogico in cui la materia viene tenuta in gestazione e si trasforma in vita.

Lo stomaco accoglie, avvolge e nasconde per favorire la crescita, proprio come fa il grembo materno. Ma questo organo è anche analogo all’istanza psichica maschile: la digestione avviene, infatti, a opera dell’acido cloridrico, sostanza “attiva”, che corrode e “brucia” come il fuoco e che aggredisce gli elementi.

Inoltre il cibo che mangiamo non è qualcosa a sé stante, ma si “carica” di significati legati all’atmosfera in cui lo consumiamo. Si pensi, ad esempio, ai digiuni religiosi purificatori, ai cibi rituali o alle sostanze sacre, come il vino rosso rivestito di sacralità in moltissime culture e simbolo del fuoco purificatore e nutriente.

Da qui è facile comprendere come il cibo della mamma “sia sempre il più buono”, in quanto intriso di amore materno, o come un pasto possa diventare indigesto se consumato insieme a una persona antipatica...

Gli alimenti veicolano nel nostro stomaco le emozioni e i sentimenti a cui sono associati. Ma un cibo si arricchisce, anche, di significati legati alla struttura stessa della sostanza ingerita.

Esistono così alimenti carichi di “fuoco” come le spezie, che possono risultare indigesti quando abbiamo già troppo fuoco in corpo che si manifesta con aggressività ed eccitazione; oppure sostanze acide che non si riescono a digerire quando il nostro stato d’animo è di per sé già “acido” e si esprime con livore, rabbia e cinismo.

È così che i cibi, proprio attraverso lo stomaco, diventano “sostanza psichica” e hanno la possibilità di modificare il nostro modo di essere e di pensare.

La mentalità di un vegetariano, per esempio, tendenzialmente spirituale, contrario alla violenza, animalista, è molto diversa da chi si nutre prevalentemente di carne che si presume essere sanguigno, passionale, materialista e magari aggressivo.

I disturbi che colpiscono lo stomaco sono di vario tipo, ma generalmente possono indicare che stiamo vivendo delle situazioni che non possiamo (o che non vogliamo) proprio digerire.

5. Sangue

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  • Sangue: simbolo di vita, di forza, di passione e di calore che scorrono nelle vene.
    Forse più di ogni altro organo o tessuto, il sangue, fin dall’antichità, è stato investito di valenze simboliche fondamentali per la vita dell’uomo.
    Miti, riti e tradizioni di ogni civiltà hanno sempre fatto riferimento, almeno in uno dei loro passaggi, all’immagine del sangue.
    Umano o animale, esso acquista i suoi significati religiosi, magici e psichici soprattutto nel momento in cui si manifesta esternamente: la ferita che sanguina, l’animale sacrificato agli dei, il sangue mestruale.
    Qualunque sia la sua origine, è sempre considerato una realtà potente, nel senso che viene identificato con la vita stessa (sangue in generale) e con il mondo di energie connesso alla sessualità (sangue mestruale).
    Tale potenza è assai ambivalente, carica cioè di energie positive, creative e fecondanti, ma anche negative, pericolose e malefiche.
    Il sangue è il simbolo della vita: scorre nel sistema circolatorio che lo convoglia in tutto l’organismo affinché porti l’ossigeno - nutrimento a organi e tessuti.
    Esso dunque permette la vita e la coscienza, intesa sia come stato di vigilanza, presenza a se stessi (la funzione cerebrale), sia come coscienza “cellulare”, cioè la capacità di ogni cellula di integrarsi con tutte le altre e di partecipare in modo sincronico all’esistenza e alla sopravvivenza dell’individuo.
    Nel sangue sono spiccatamente compresenti il principio maschile e quello femminile.
    Il primo è rappresentato dal colore rosso in analogia con il fuoco e dalla componente solida: in particolare, i globuli rossi sono sintomo di forza, i globuli bianchi combattono come guerrieri a difesa dell’organismo e della sua attività.
    Il secondo, il lato femminile, si manifesta attraverso la parte liquida, che maternamente contiene tutte le sostanze in entrata e in uscita dagli organi, e con la sua adattabilità a ogni forma che assumono arterie e vene. Il sangue, in fine, partecipa del simbolo dell’identità.
    Oltre a contenere i componenti del sistema immunitario, che proteggono e difendono, senza sosta, l’integrità fisica della persona, i globuli rossi presentano sulla loro superficie delle molecole (gli antigeni di membrana) che specificano anche l’identità della specie e, all’interno della specie, l’appartenenza a gruppi di persone che abbiano un’origine ancestrale comune.
    Un problema relativo al sangue coinvolge sempre il tema dell’energia vitale. Possiamo imbatterci in un’energia che viene a mancare, come nel caso dell’anemia e dell’ipotensione.
    La prima è caratterizzata dalla facilità a stancarsi, dalla lentezza e dal pallore, dalla scarsa determinazione e dalla tendenza alla depressione e all’arrendevolezza.
    Sono tutte tracce di una sofferenza fisica e psichica che trova terreno fertile in chi manifesta poca vitalità e scarso interesse per le cose che lo riguardano.
    Questo disturbo, che tocca corde davvero profonde dell’anima e dell’organismo, impone una brusca fermata e chiede di recuperare forza vitale (ferro), più grinta (nel seguire la cura necessaria), maggiore fermezza nell’affrontare le sfide della vita.
    Anche l’ipotensione evoca uno stato debole e rinunciatario perché a chi ha la pressione bassa tutto sembra richiedere troppo sforzo.
    Il punto è che questi sintomi spesso servono a nascondere un atteggiamento passivo nei confronti della vita, un modo debole e poco incisivo di vivere la quotidianità e le emozioni connesse. E poi c’è l’energia che è difficile da controllare ma che deve essere gestita, tipica del “sanguigno” e passionale: l’iperteso.
    È la persona che tende ad avere un approccio “maschile” alla realtà, l’irrequieto che ha difficoltà a essere presente in ciò che fa e a vivere pienamente le esperienze.
    Tutto questo perché, a livello inconscio, sente che se si ferma le emozioni dovrebbero essere ascoltate e quindi dovrebbe inevitabilmente fare i conti con tutte le sensazoni e i sentimenti, anche quelli meno graditi.
    E in fine c’è l’energia che ristagna che si manifesta con le vene varicose e varicocele.
  • Tutti i modi di dire che "appartengono" al sangue
    Il sangue è il rappresentante più diretto dei sentimenti d’amore e di amicizia e il depositario degli stati d’animo di quel preciso momento.
    Esso infatti accoglie nel suo liquido le sostanze che il corpo secerne quando è felice, triste, stressato, entusiasta.
    Che il sangue sia “vita” lo dimostrano le numerose espressioni che fanno riferimento a esso. Vediamone alcune...
    “Mi sento il fuoco nelle vene” indica la passionalità.
    “Sei sangue del mio sangue” afferma l’unicità di un legame familiare.
    Un “patto di sangue” sancisce la fedeltà di un’amicizia.
    “Non farsi cattivo sangue” serve per combattere il rancore.
    “Calma e sangue freddo” è fondamentale per mantenere il controllo della situazione.
    “Sangue caldo” evoca la tendenza a perdere il controllo.



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