Influenza e malattie invernali: 5 domande molto frequenti

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Influenza e malattie invernali: 5 domande molto frequenti BEST5.IT 2016-12-11 10:01:37
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L’inverno porta con sé una serie di disturbi legati al raffreddamento: influenze, forme parainfluenzali, raffreddori, tracheiti, bronchiti e altro ancora.

Si tratta di forme legate a un’associazione di fattori, quali l’abbassamento delle difese immunitarie, il ridotto apporto nutrizionale di sostanze vitaminiche crude e vitali, la riduzione dell’esposizione alla luce solare, l’accentuazione di problematiche allergiche nei confronti di acari e muffe e, infine, la maggiore diffusione di virus con particolari caratteristiche.

Ogni anno la comunicazione relativa all’arrivo dell’influenza e delle forme di raffreddamento tipiche dell’inverno occupa massicciamente stampa e televisione.

Oggi sappiamo che l’incontro con virus e batteri produce in ciascun individuo un aumento del livello di interferone endogeno.

Inoltre favorisce l’attività di alcune cellule difensive (come quelle che contrastano la nascita tumorale), con un miglioramento delle difese dell’organismo, non solo nei confronti dell’influenza ma anche di certe patologie degenerative.

In pratica, cioè, il fatto di passare due giorni a letto con una risposta adeguata all’incontro con un virus invernale può essere un fenomeno del tutto naturale che si configura come una condizione positiva per l’intero organismo.

La realtà dei fatti ci insegna però che le persone sane, che tengono allenato il proprio organismo con alcune tecniche di prevenzione naturale, arrivano a superare l’inverno senza alcuna vera forma influenzale.

Magari passano un paio di serate con la sensazione che la febbre possa arrivare, ma tutto sommato percepiscono il loro organismo come capace di reagire prontamente e si ritrovano perfettamente in forma dopo una sana dormita.

Oggi daremo risposta a 5 domande molto ricorrenti in questo periodo dell’anno, e cioè cercheremo di capire perché in inverno ci si ammala di più, quali sono le modalità di propagazione delle infezioni, chi si ammala più frequentemente, come si fa ad allenare il sistema immunitario a difendersi, ed infine, che rapporto ha un’alimentazione sana con l’influenza e le malattie invernali.

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Scopriamolo insieme.

1. Perché in inverno ci si ammala di più?

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  1. La prima causa della maggiore diffusione di forme virali sono le caratteristiche biologiche dei virus stessi, che durante la stagione invernale cambiano e mutano in continuazione e in modo imprevedibile, rendendo spesso inefficace la memoria del nostro sistema immunitario.
  2. La seconda causa sta nella politica di sanità pubblica attuale (ma che dura da oltre 50 anni) che sembra sempre puntare tutto sul vaccino a discapito della profilassi comportamentale e dei rimedi naturali volti a rafforzare le nostre difese.
  3. La terza causa è la non completa affidabilità dei vaccini antinfluenzali che, nella migliore delle ipotesi funzionano solo al 50% (cioè la metà di coloro che si vaccinano si ammala lo stesso).
  4. La quarta causa è la bassissima copertura vaccinale. Nonostante il grande impegno economico e mediatico per promuovere la vaccinazione antinfluenzale i risultati sono scarsi, molto al di sotto dei propositi e lontani dal poter garantire quell’“effetto gregge” che sarebbe in grado di proteggere sia i vaccinati sia i non vaccinati grazie alla diminuita circolazione del virus stesso.
  5. L’ultima causa sta nella mancanza totale di un programma di educazione sanitaria che superi la fase dell’informazione per approdare a quella dell’educazione. Oggi si sa che informare è solo una condizione necessaria, ma spesso del tutto insufficiente, per promuovere comportamenti positivi (basti pensare all’esempio del fumo e dell’alcol o, ancora, delle cinture di sicurezza: tutti sanno cosa dovrebbero fare per tutelare la propria salute e prevenire le malattie ma pochi lo fanno...).

Il freddo, benché non sia certamente la causa principale dei malanni di stagione, è senza dubbio un fattore predisponente di grande importanza nella loro genesi.

In fin dei conti le basse temperature mettono in relazione le manifestazioni tipiche dell’inverno con quelle tipiche da aria condizionata, in primo luogo perché 
determinano una riduzione dell’irrorazione a livello delle mucose delle vie respiratorie, dal naso fino ai bronchi.

Dal momento che il sistema immunitario si distribuisce nell’organismo trasportato dal sangue, la riduzione dell’afflusso di sangue in alcune zone importanti di contatto con l’ambiente esterno (quindi anche con i virus diffusi da chi, per esempio, ha già l’influenza), determinato dalle basse temperature, finisce per limitare molto la capacità dell’organismo di difendersi dalle aggressioni.

Inoltre le basse temperature paralizzano le ciglia delle cellule che ricoprono le vie aeree e questa alterazione funzionale fa sì che le secrezioni, ristagnando, costituiscano un buon terreno di coltura per germi e batteri, favorendo l’insorgenza di mal di gola e bronchiti. Tutto questo spiega perché respirare con il naso sia tanto importante.

L’aria fredda dell’ambiente, passando attraverso le narici e la parte alta della faringe (denominata rinofaringe), si riscalda e si umidifica riducendo la vasocostrizione e lo stimolo irritativo. Qualunque alterazione anatomica o funzionale che vada a modificare il corretto passaggio dell’aria attraverso le narici rende l’intero albero respiratorio più vulnerabile.

La deviazione del setto nasale o la presenza di una ipertrofia dei turbinati alterano la capacità di respirare con il naso, costringendoci a respirare più frequentemente con la bocca. Ma inspirare in questo modo accorcia la strada percorsa dall’aria e quindi riduce la possibilità di scaldarla e umidificarla lungo il percorso.

La maggior parte delle alterazioni nasali che compromettono una respirazione corretta si ripercuotono anche sulla respirazione notturna, determinando spesso un rumoroso russare.

2. Quali sono le modalità di propagazione delle infezioni?

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I testi di medicina classica ci guidano anche nella comprensione degli aspetti caratteristici legati al propagarsi delle infezioni.

La maggior parte delle infezioni tipiche del periodo invernale si trasmette da persona a persona per via aerea.

I germi, in massima parte virus, sono trasportati all’interno di piccole goccioline di saliva che spargiamo nell’ambiente circostante ogni volta che facciamo uno starnuto o un colpo di tosse, ma anche semplicemente quando parliamo. Questi dati non devono spaventarci.

Alla base di un’infezione è importante considerare almeno tre fattori distinti.

  • Il primo riguarda la carica virale o, più semplicemente, la quantità di virus necessaria a causare la malattia. È evidente che basse concentrazioni di virus non sono in grado di infettare un individuo immunocompetente (ovvero dotato di un sistema immunitario efficiente).
  • Il secondo aspetto riguarda la capacità del virus di aggredire la persona (e ogni virus o batterio ha la propria). Il ricorso ingiustificato agli antibiotici (e il loro uso scorretto) non fa che selezionare specie di batteri più resistenti all’azione dei farmaci, costringendo i medici a terapie sempre più complesse con dosi sempre maggiori di antibiotici, con effetti collaterali che aumentano in proporzione.
  • Il terzo dato, fondamentale per comprendere la dinamica di un’infezione, riguarda le difese innate dell’individuo. È chiaro che una persona con un sistema immunitario compromesso sia meno resistente rispetto a una persona nel pieno delle sue forze. Chiunque può potenziare il proprio sistema immunitario e questo libro è pensato espressamente per questo scopo.

 

Conoscendo le modalità di contagio è possibile mettere in atto comportamenti utili a evitare di contrarre l’infezione. Per esempio, per ridurre le possibilità di contagio è fondamentale lavarsi la mani prima di ogni pasto e una volta rientrati a casa.

L’abitudine di lavarsi le mani spesso viene sottovaluta, ma costituisce una modalità tra le più semplici ed efficaci per ridurre la propagazione dei virus.

3. Chi si ammala più frequentemente di malattie invernali e influenza?

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Le malattie invernali, e in generale l’influenza, sono senza dubbio patologie assai frequenti quando le temperature cominciano ad abbassarsi e si avvicina l’inverno.

Sarà certamente capitato a tutti di passare qualche giorno a casa dal lavoro con un po’ di febbre e i tipici segni dell’influenza e, magari, con una brutta faringite.

Quando parliamo di malattie invernali dobbiamo prendere in considerazione patologie diverse: oltre all’influenza, ovviamente, anche mal di gola, tosse, raffreddore, sinusite e quant’altro.

Sebbene possibili in ogni periodo dell’anno, queste malattie si presentano con un’incidenza decisamente superiore con l’arrivo dei mesi invernali.

Ogni anno, con i primi freddi, i telegiornali cominciano a raccomandare di coprire i più piccoli, di evitare i posti affollati e di rivolgersi al medico di base per avere indicazioni sull’utilità o meno del vaccino antinfluenzale e sulle strategie da mettere in atto per potenziare le difese naturali.

Questa particolare distribuzione stagionale sta tuttavia subendo alcune modificazioni. Con l’introduzione e l’abuso dell’aria condizionata durante il periodo estivo, non è più eccezionale avere il mal di gola o il raffreddore anche in piena estate.

Le basse temperature possono essere quindi considerate il filo conduttore di questo genere di malattie. E questo libro può quindi rivelarsi utile sia nel periodo invernale sia in quello estivo.

Senza dubbio i bambini sono tra i soggetti più colpiti, sia in inverno sia in estate. Il sistema immunitario è in costante evoluzione nel corso della vita, ma in particolare nelle prime fasi di crescita.

Ogni volta che i globuli bianchi (in un certo senso i “soldatini” del sistema immunitario) incontrano un nuovo agente infettivo imparano a combatterlo, diventando sempre più efficaci nel proteggere l’organismo.

Il sistema immunitario dei più piccoli deve ancora completare la sua maturazione, ed è per questo che i bambini sono più soggetti alle malattie da raffreddamento.

La frequenza, poi, aumenta ulteriormente quando cominciano ad andare al nido o alla scuola materna. Oltre a dover affrontare una situazione nuova e quindi uno stress, in questi luoghi entrano in contatto con più facilità con virus e batteri e quindi rischiano di ammalarsi molto più spesso.

Il contatto con nuovi germi non deve però essere considerato un problema: se raffreddore, febbre e mal di gola rimangono episodi sporadici, come avviene in genere se il sistema immunitario viene sostenuto invece che inibito, il contatto con nuovi agenti infettivi non fa altro che potenziare le difese del bambino, rendendolo giorno dopo giorno più forte e resistente.

Concentriamo invece l’attenzione sulle cause specifiche di infezioni. A differenza di quanto spesso si crede, la maggior parte della malattie invernali è di origine virale, perché i virus si diffondono molto più facilmente dei batteri.

Le infezioni virali del tratto respiratorio superiore sono, per definizione, autolimitanti, cioè passano da sole nel giro di pochi giorni. Inoltre, va ricordato che gli antibiotici, spesso prescritti frettolosamente in caso di raffreddamento, sono assolutamente inefficaci contro le infezioni virali. Questi dati devono aiutare a comprendere l’importanza di una terapia antibiotica oculata.

Una volta stabilito che di influenza ci si può ammalare anche ogni anno perché i virus influenzali si modificano molto velocemente, è importante considerare che, accanto ai virus influenzali propriamente detti, ogni inverno siamo esposti anche ad altri virus, responsabili di diverse patologie respiratorie.

Questi virus parainfluenzali comprendono numerosi ceppi che provocano molte malattie delle vie aeree superiori, dal comune raffreddore fino a sindromi del tutto simili all’influenza.

A differenza del virus dell’influenza che è tipicamente invernale, i virus parainfluenzali sono maggiormente presenti durante l’autunno. Questo implica che, paradossalmente, il raffreddore autunnale potrebbe rivelarsi utile nel prevenire, e sicuramente nell’attenuare, la sintomatologia influenzale.

La stimolazione del sistema immunitario che ha luogo all’inizio dell’autunno permette infatti di schierare “sull’attenti” tutti i soldatini che saranno pronti a difendere l’organismo contro le nuove infezioni.

Proprio per questo, con l’arrivo del freddo, è utilissimo potenziare le nostre difese immunitarie per assicurarci una pronta risposta da parte dei globuli bianchi, e la loro massima efficacia durante tutto il periodo freddo dell’anno.

Per funzionare al meglio, il sistema immunitario ha bisogno di vitamine e minerali. Sempre più studi dimostrano una correlazione diretta tra il consumo di frutta, verdura e cereali integrali e la resistenza alle comuni malattie da raffreddamento.

Ecco perché in inverno, sulle nostre tavole, non dovrebbero mai mancare frutta e verdura fresche di stagione, in grado di apportare i microelementi efficaci nella prevenzione naturale.

4. Chi mangia bene ha meno virus?

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Pensiamo per un istante che il virus di una terribile forma influenzale colpisca la nostra famiglia e che questo (un mutante pericoloso del virus normale) sia stato volutamente trasmesso dal figlio del vicino di casa, un ragazzino che mangia solo merendine e non sa cosa siano frutta e verdura.

Sembra uno scenario paradossale, ma non è solo frutto di fantasia.

Un gruppo di scienziati della North Carolina University ha scoperto che le persone con deficit nutrizionali consentono la mutazione dei virus classici, che si trasformano in pericolosi mutanti; questo vale per tutti i virus, raffreddore, AIDS ed Ebola compresi.

I risultati della ricerca, pubblicati sul «FASEB Journal» già nel 2001, confermano questa inquietante prospettiva: una carenza di minerali che non sembrerebbe dare luogo a malattie particolari (si parla di una carenza “subclinica”) – come una parziale carenza di selenio, di manganese, di rame o di zinco – consente al virus umano dell’influenza di trasformarsi in una forma più virulenta.

Per questo studio è stato usato il virus di un’influenza A Bangkok. Una volta che il virus è mutato, si diffonde nuovamente nella popolazione sana, con un enorme aumento del rischio di gravi epidemie.

Il problema quindi non riguarda solo la singola persona che, come il figlio del vicino di casa che si nutre male, si può ammalare più facilmente, ma anche chi, pur mangiando frutta e verdura e senza alcun deficit nutrizionale, si trova esposto ai virus “portati” dal vicino e deve lottare in modo più faticoso per difendersi.

La portata di questi dati ha anche implicazioni sociali ed etiche: molti paesi in via di sviluppo, per esempio, non raggiungono neanche i livelli minimi di assunzione dietetica di selenio e, per questo, rischiano di diventare non solo serbatoi di virus che possono trasmettersi a chi si nutre correttamente, ma anche focolai di trasformazione di virus mutanti.

Se prendiamo come esempio un virus terribile come l’Ebola, ci è più chiaro ciò che avviene riguardo alla sua diffusione e alla sua pericolosità, e non è un caso se il suo continuo mutare turba i sonni dei virologi e dei “comuni mortali”.

Sembra infatti che il virus generi virus mutanti in modo molto rapido, determinando epidemie mortali, ma anche che si fermi in modo apparentemente poco comprensibile quando incontra, nella comunità in cui si è diffuso, persone ben nutrite e con i giusti livelli di minerali al loro posto, cioè in grado di stimolare la produzione delle citochine difensive che coordinano le strategie difensive dell’organismo.

Incontrando persone con il sistema immunitario efficiente, il virus viene fermato e smette di diffondersi. Questo meccanismo vale per tutti i virus, quindi anche per virus nuovi come la SARS, il virus della influenza aviaria H5N1 e quello della suina H1N1, oltre che per tutti i prossimi “pericolosissimi” virus che ci verranno proposti, in modo più o meno intimidatorio, nei prossimi anni.

Parlando invece dell’attivazione individuale delle nostre difese, vale la pena di considerare come l’integrazione di selenio, zinco, rame e manganese, affiancati ai più tradizionali apporti di vitamina C e di altri antiossidanti (per esempio il tè verde), rappresenti la difesa più potente e più a buon mercato che abbiamo a disposizione nei confronti di qualsiasi infezione virale, in particolare associata all’importanza, sul piano nutrizionale, dell’assunzione di frutta e verdura e di cibi sani e qualitativamente validi.

Non dimentichiamo poi il ruolo fondamentale del sonno e del riposo, strumenti indispensabili alla guarigione quando un organismo è colpito da un virus, e così pure del corretto apporto di acqua, che consente all’organismo di “lavarsi” dall’interno, favorendo l’eliminazione delle scorie e dei metaboliti tossici originatisi nella battaglia contro i virus.

5. Come si fa ad allenare il sistema immunitario a difendersi?

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Un modo di intervenire preventivamente, ottenendo effetti collaterali positivi pur senza opporsi all’impiego del vaccino, è quello basato sul rafforzamento del sistema immunitario, che nella maggior parte dei casi aiuta a trascorrere l’inverno in buona salute, riducendo al minimo il malessere determinato dal contatto con i più comuni virus delle malattie invernali.

La domanda più frequente che si sente circolare tra la gente comune, quando si chiacchiera per strada, alla fermata del tram o facendo la fila nei negozi, è se la vaccinazione antinfluenzale serva effettivamente a qualcosa.

Bisogna subito dire che l’impatto dei mezzi di comunicazione è realmente fortissimo, ma l’informazione è spesso così falsata (ogni anno sembra che l’influenza in arrivo sia la più drammatica del secolo) e fuorviante (sempre si afferma che la vaccinazione antinfluenzale non ha effetti collaterali, senza fare alcun cenno ai diversi strumenti che esistono per migliorare le difese immunitarie) che proprio per questo motivo sono sempre di più le persone che cominciano ad avere dubbi.

Effettivamente, la realtà provata è spesso diversa: a fianco di persone che hanno passato l’inverno senza malattie, ci sono anche amici e parenti che si sono ammalati frequentemente di qualcosa poco dopo la vaccinazione; ci sono tante persone vaccinate che hanno avuto l’influenza e altre che hanno lamentato qualche effetto strano, che forse sarebbe meglio evitare.

Per promuovere le difese immunitarie di un individuo, per esempio, sarebbe sufficiente in molti casi mangiare più frutta e verdura, cosa che di per sé potrebbe tradursi anche in un sostegno all’economia produttiva del paese. Un incremento nell’uso di frutta e verdura, soprattutto crude, può essere davvero prezioso per stimolare le difese organiche.

Per quanto siano utili anche le integrazioni vitaminiche, l’assunzione congiunta di alimenti che ne contengono naturalmente (come per esempio assumere vitamina C e mangiare agrumi), ne favorisce l’utilizzo da parte dell’organismo.

Ovviamente, se tali alimenti sono di provenienza biologica, il loro valore nutrizionale è molto maggiore. Inoltre, se li si assume prima di qualunque pasto, anche in piccola quantità, offrono il vantaggio aggiuntivo di attivare le cellule immunitarie intestinali, uno dei primi fronti di difesa dell’organismo.



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