Inquinati a casa: 10 “inquinanti insospettabili”

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Inquinati a casa: 10 “inquinanti insospettabili” BEST5.IT 2018-11-19 01:09:34
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Meglio emanare un imbarazzante odore di sudaticcio o inquinare l’aria come una vecchia macchina?

La domanda può sembrare bizzarra, ma non lo è affatto, visto che Brian McDonald, ricercatore della University of Colorado a Boulder (Usa), ha appena dimostrato che profumi e deodoranti contribuiscono… all’inquinamento della città.

Ma il flacone dell’eau de toilette è solo uno degli innumerevoli posti insospettabili dove trovare sostanze inquinanti per l’ambiente o tossiche e – almeno potenzialmente – nocive per la salute. Un ambiente saturo di incenso? Per gli scienziati, è come un incrocio trafficato.

I tappeti? Ricettacoli di schifezze. Le capsule del caffè? Possono rilasciare sostanze potenzialmente pericolose. È vero che ci sono inquinanti nascosti dove non ce li aspettiamo, ma difficilmente c’è da preoccuparsi.

Le regole europee a tutela dei consumatori sono rigidissime e le soglie da rispettare per le molecole “sotto osservazione”, più critiche per la salute come per esempio i metalli pesanti o la formaldeide, sono molto prudenti.

Certo, bisogna continuare a indagare per capire per esempio che cosa succede con l’esposizione prolungata a mix di molecole in concentrazioni minime. E per non trascurare sorgenti di contaminazione per l’ambiente.

Gli scienziati infatti continuano a scovare inquinanti ovunque, anche nei prodotti che usiamo tutti i giorni: li cercano perché è bene sapere che cosa respiriamo, tocchiamo e rilasciamo nell’aria e nei mari.

Oggi, abbiamo raccolto 10 “inquinanti insospettabili” (e i consigli per evitarli il più possibile). Scopriamoli insieme.

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1. Smog e spiritualismo

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  • 1) Profumo di smog
    Cominciamo proprio dall’inquinamento da profumi.
    Quello che Brian McDonald ha scoperto è che i prodotti di uso comune contenenti sostanze ricavate dal petrolio – profumi e deodoranti, ma anche vernici, solventi, detergenti, pesticidi – contribuiscono a inquinare Los Angeles come le auto.
    Per la precisione, si parla dell’inquinamento da composti organici volatili, i Voc (o Cov): sostanze diverse – nocive o innocue – ma accomunate dalla capacità di disperdersi nell’aria.
    Il punto è che nell’atmosfera i Voc reagiscono con altre molecole e producono il famigerato particolato (il più fine, PM 2,5, che causa dalle infiammazioni al cancro) e l’ozono (che dà problemi all’apparato respiratorio): ovvero, i costituenti dello smog.
    E le analisi del team di McDonald mostrano che a Los Angeles il 50% dei Voc viene da prodotti di uso comune, il resto dalle auto.
    Negli anni passati le emissioni dalle vetture erano superiori, ma oggi sono drasticamente diminuite ed è diventato evidente il “peso” dei Voc liberati spruzzando lozioni o tinteggiando.
    Gli scienziati devono continuare gli studi e capire quali di questi composti formano più facilmente ozono e PM 2,5. Intanto, suggeriscono di imparare a usare quantità minori dei prodotti.

 

  • 2) Spirituale, ma...
    Nemmeno l’incenso esce indenne dalle analisi. Crea sì spiritualità, ma inquina come un’utilitaria degli anni ’70...
    Bruciare incenso infatti «emette grandi quantità di particelle fini e ultrafini, monossido di carbonio, ossidi d’azoto, idrocarburi policiclici aromatici (rilasciati bruciando varie sostanze, dal gasolio al tabacco: sono tra i Voc più pericolosi e alcuni sono carcinogeni, ndr)»: lo puntualizza Anubha Goel, dell’Indian Institute of Technology di Kanpur (India).
    Ha provato che il fumo dell’incenso è una grande fonte di particolato nei templi indù di Kanpur.
    E una ricerca simile, in un tempio di Taiwan, ha rilevato alti livelli di idrocarburi policiclici aromatici: persino maggiori di quelli misurati a un incrocio trafficato.
    Il livello di uno di questi, il benzopirene, era 45 volte più alto che nelle case di fumatori.
    Inoltre, l’incenso è una fonte poco considerata di inquinamento domestico: vari studi collegano infatti un uso frequente a un aumento del rischio di asma e problemi cardiovascolari.

 

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2. I vestiti e le schifezze ai piedi

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  • 3) Di terza mano? Meglio di no
    Persino i nostri vestiti possono trasformarsi in contaminanti.
    Tanto per cominciare, se fumiamo o stiamo in stanze fumose, assorbono come spugne nicotina e tossine varie.
    È il fenomeno del “fumo di terza mano”, la contaminazione che resta su vestiti, tende, divani e altre superfici anche dopo che il fumo si è dissipato. E può arrivare a tutti (come il fumo degli altri, quello di “seconda mano”).
    Come dice Manuela Martins-Green della University of California a Riverside, una camicia di cotone è un “assorbi-fumo” che un genitore, anche se accende la sigaretta fuori casa, indossa quando torna dai figli. Bisognerebbe lavare gli abiti.
    Martins-Green ha visto, in un recente esperimento condotto sui topi, che l’esposizione a tessuti impregnati di fumo ha effetti sulla salute. Inoltre, le sostanze per tingere i filati possono essere irritanti per la pelle.
    Per evitare molti inquinanti è meglio non acquistare capi che costano troppo poco: garantire processi produttivi sicuri ha un prezzo.
    Non basta cercare il made in Italy, se il prodotto arriva da lontano ed è solo assemblato qui.

 

  • 4) Schifezze ai piedi
    Prima di entrare in casa, è bene fare come i giapponesi e togliersi le scarpe: un veicolo di sporco, perché raccolgono schifezze di ogni tipo.
    Dai fertilizzanti sui prati ai batteri: di questi se ne contano 421.000 a scarpa, innocui e non (alla University of Houston hanno per esempio trovato sul 40% delle suole esaminate il Clostridium difficile, che causa diarrea).
    Anche l’Environmental Protection Agency Usa sottolinea che dall’esterno possiamo portare, per esempio, polvere contenente piombo: meglio togliersi le scarpe, e tenere uno zerbino all’entrata.
    O addirittura 3, per chi ha spazio: uno a grata per togliere il grosso, uno che trattiene il resto, uno per le ultime particelle.

 

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3. I tappeti e il fuoco nemico

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  • 5) Che cosa c’è su quel tappeto?
    Se volete comunque entrare con le scarpe, avere un tappeto all’ingresso non è una buona idea: è un vero cattura-sporco (trattiene dal piombo alle spore di muffa) come avverte l’American Lung Association.
    Il consiglio: limitarsi a tappetini da pulire all’esterno o, se si hanno grandi tappeti e moquette, passare tre volte alla settimana un aspirapolvere con filtro Hepa (High efficiency particulate air), che blocca le particelle solide inquinanti.
    Se l’aspirapolvere non è ad acqua e con filtri Hepa, trattiene solo il grosso della sporcizia: le micropolveri inquinanti raccolte da una parte sono rispedite fuori dall’altra.
    Inoltre, non c’è solo lo sporco: se sono di fibre sintetiche, tappeti o moquette sintetici potrebbero rilasciare i Voc, da fibre, colle o sostanze con cui sono stati trattati.
    Meglio lasciarli un po’ aperti non in casa, dopo l’acquisto.

 

  • 6) Fuoco nemico
    Poche cose sono utili come i fornelli.
    Però, è bene sapere che, ogni volta che accendiamo il fuoco per cucinare, la stanza si popola di gas e particolato, come ha segnalato uno studio di Vida Sharifi dell’Università di Sheffield (Gb) che ha analizzato l’ambiente di varie case rilevando alti livelli di PM 2,5, ossidi d’azoto (irritanti per le vie aeree) e monossido di carbonio (altro inquinante, che può alterare le funzioni polmonari e cardiache).
    Le concentrazioni possono essere più alte in cucina che in strada. Non si soffoca cucinando un arrosto, ma è meglio usare una cappa aspirante con scarico all’esterno e aprire le finestre.

 

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4. I detergenti e i giochi pericolosi

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  • 7) Pulizie tossiche
    Non solo sono osservati speciali i deodoranti, ma anche i prodotti per la pulizia di casa. La scienza, pare, non ci vuole troppo puliti...
    Uno studio dell’Università di Bergen, in Norvegia, ci mette infatti in guardia: usare molti detergenti è come fumare, per la funzione polmonare.
    Chiariamo: l’allarme riguarda solo questo parametro – valutato dalla quantità d’aria espulsa espirando – e non tutti gli altri danni del fumo. I ricercatori hanno rilevato l’effetto nelle donne che lavoravano nelle pulizie.
    "Chi aveva fatto questo mestiere per 20 anni mostrava una funzione polmonare ridotta, l’equivalente di aver fumato 20 sigarette al giorno per lo stesso periodo", ha detto Øistein Svanes, che ha guidato lo studio.
    Per i ricercatori i detergenti, soprattutto se spray, danneggiano a lungo termine le vie aeree. Il consiglio: usare, se si può, acqua e straccio.

 

  • 8) Giochi pericolosi?
    Sotto esame anche i sex toy. Se sono di plastica possono rilasciare ftalati, che sono tossici per il fegato e interferiscono col sistema endocrino, e altre sostanze tossiche.
    Se i sex toy sono prodotti nel Regno Unito o in Europa le regole per le plastiche da impiegare sono rigide.
    E il rischio che sostanze nocive passino dall’oggetto alle mucose con cui vengono a contatto è minimo. Ma molti sex toy arrivano da Paesi asiatici, ed è difficile sapere che cosa ci sia dentro.

 

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5. I granuli nei dentifrici, i cartoni per la pizza e le capsule del caffè

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  • 9) Niente granuli nei dentifrici
    Inquinano l’ambiente persino dentifrici o scrub? Sì, se usano microsfere di plastica come esfolianti.
    Le hanno già messe al bando, nei cosmetici, vari Paesi: di recente la Francia e il Regno Unito; l’Italia lo farà dal 2020.
    Queste palline hanno la capacità di legare a sé alcuni prodotti chimici, perciò possono diventare veicolo di tossine. E non si decompongono, anzi si aggregano in particelle più grandi; se vengono ingerite da piccoli animali marini possono minacciarne la sopravvivenza.
    Nell’uomo, ultimo anello della catena alimentare, si accumulano, ma non sappiamo quali siano gli effetti. Meglio sostituirle con sostanze naturali: per gli scrub per esempio, i gusci di mandorla, biodegradabili.

 

  • 10) Pizza e caffè
    Il nostro elenco potrebbe continuare. I cartoni per la pizza contengono composti fluorurati usati per renderli impermeabili (sospettati di essere carcinogeni e immunotossici).
    Dalle capsule del caffè, secondo uno studio dell’Università di Padova, si libererebbero ftalati (nei limiti consentiti, specificano gli scienziati).
    Le quantità in entrambi i casi sono minime e lo stesso vale per gli scontrini: rilasciano bisfenolo A, che interferisce con gli ormoni.
    Come sottolinea Marina Marinovich, tossicologa dell’Università di Milano, «Il bisfenolo A si assorbe pochissimo dalla pelle, e teniamo in mano uno scontrino pochi secondi. Spesso gli inquinanti ci sono, ma in quantità così irrisorie da non essere preoccupanti, oltre che sotto le soglie fissate per legge. E ricordiamoci che noi consumatori non sospettiamo che ci siano, ma le autorità sanitarie lo sanno e ci sono verifiche continue per far sì che nessuno rischi davvero».

 

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