La scienza del cane

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La scienza del cane BEST5.IT 2016-12-03 21:52:42
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Il cane vive al fianco dell’uomo da più tempo di qualsiasi altra specie.

La nostra relazione con i cani è cominciata più di 15.000 anni fa, all’alba dell’agricoltura, o persino prima.

Sebbene non sia possibile determinare gli esatti contributi dei cani alla civiltà umana, è anche difficile immaginare come saremmo riusciti ad allevare o a cacciare altri animali senza di loro.

Molti importanti scienziati si sono interessati ai cani domestici, a partire da Charles Darwin, che ne documentò il comportamento e li usò come modello per la selezione naturale.

Nel Ventesimo secolo lo zoologo Premio Nobel Konrad Lorenz fu affascinato dalle interazioni tra cani e persone, mentre i genetisti J.P. Scott e J.L. Fuller passarono quindici anni a studiare quanto del comportamento si possa ereditare.

Poi, fino a circa 15 anni fa, la scienza ha perso interesse nei confronti del cane, considerandolo inferiore agli animali veramente selvatici.

Ma il Ventunesimo secolo ha visto una sorta di rinascita della scienza canina, con ricercatori di tutto il mondo che studiano vari problemi: se i cani abbiano una forma speciale di intelligenza, la misura in cui l’addomesticamento li abbia modificati rispetto al loro antenato, il lupo, e persino come possa essere la loro vita emotiva.

Adesso sui cani ne sappiamo più che mai, e alcune delle scoperte genetiche sono tutt’altro che ovvie e ci offrono rivelazioni sorprendenti sul miglior amico dell’uomo. Scopriamole insieme!

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1. Origini: dagli antenati selvatici agli animali domestici

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  • Perché sono stati addomesticati i cani?
    Probabilmente non li abbiamo addomesticati di proposito. I cani divennero domestici prima di qualsiasi altro animale, verso l’epoca in cui gli esseri umani cominciavano a passare dalla fase della caccia e della raccolta all’agricoltura, più di 10mila anni fa.
    L’analisi del DNA mostra che il cane discende direttamente dal lupo. I lupi moderni non si comportano in un modo che l’uomo del Mesolitico avrebbe potuto controllare facilmente: quindi è possibile che un tempo esistessero lupi più docili, lupi che in forma selvatica si sono estinti da tempo, ma il cui DNA sopravvive nei cani odierni.
    Questi lupi potrebbero aver cominciato a cercare avanzi vicino agli insediamenti umani e occasionalmente un loro cucciolo veniva adottato dagli uomini; prendere animali selvatici da piccoli come animali domestici è un’usanza tuttora diffusa nelle società di cacciatori-raccoglitori.
    Era possibile socializzare con questi cuccioli tirati su dagli esseri umani e successivamente addestrarli.
    Solo a quel punto questi primi cani potevano rendersi utili ai loro proprietari; venivano così fatti riprodurre per aiutare come animali da guardia e da caccia.
    Così l’“addomesticamento” del cane cominciò probabilmente per caso, ma fu un caso benefico sia per il lupo sia per l’Umanità, la cui alleanza con il cane può aver contribuito a dare forma alla civiltà.
  • Quando iniziò l'addomesticamento?
    La prima prova certa è data da una tomba, in quello che è adesso il nord di Israele, di un uomo che ha una mano appoggiata sullo scheletro di un cucciolo.
    I resti dell’animale sono ben diversi da quelli di un cucciolo di lupo della stessa epoca - in particolare le zanne - e quindi deve essersi trattato di un cane. Il fatto che sia stato disposto di proposito nella tomba fa pensare a un rapporto speciale con l’uomo.
    Così sappiamo che all’epoca di questa sepoltura, circa 12mila anni fa, i cani svolgevano già un ruolo nella società.
    Ma gli eventi che hanno portato all’addomesticamento completo non sono ancora del tutto chiari: non sappiamo per certo quando ebbero luogo, né quanto tempo fa.
    Qualche anno fa un gruppo di archeologi ha scoperto in Siberia un teschio canino risalente a 33mila anni fa. Anche se ha una forma distintamente simile a quello di un cane, i denti massicci sono più simili a quelli di un lupo.
    Un altro teschio, disseppellito a Goyet in Belgio più di un secolo fa, è stato di recente datato dai paleontologi come risalente a 31mila anni fa. Questi canidi di trentamila anni fa possono essere i progenitori dei cani odierni?
    Forse no: lo scenario più verosimile è che questi primi tentativi di addomesticamento (se è di questo che si tratta) fallirono perché gli esseri umani furono sospinti a sud dall’ultima Era glaciale, da 24mila a 13mila anni fa. Quindi i cani dovettero essere “reinventati” quando il clima migliorò nuovamente.
  • Da quale zona del pianeta vengono i cani?
    Le tracce archeologiche fanno pensare con forza a un primo addomesticamento - o almeno a uno dei primi addomesticamenti - avvenuto da qualche parte in Asia occidentale, nella zona che adesso chiamiamo Medio Oriente.
    Dato che nel 2005 è stato sequenziato il genoma completo del cane domestico, è ora possibile ricostruire il cammino dell’addomesticamento confrontando i DNA di tipi diversi di cani, sia tra loro sia con quelli dei lupi di diverse parti del mondo.
    Questi confronti mostrano che il DNA della maggior parte delle razze canine somiglia più a quello dei lupi del Medio Oriente che a qualsiasi altro, il che conferma le scoperte archeologiche.
    Il genetista Peter Savolainen del Reale Istituto di Tecnologia svedese, però, è convinto che i cani provengano dall’Asia sudorientale. Le specie spesso perdono la varietà del pool genetico via via che si diffondono in altre parti del mondo: quindi una maggior varietà può segnalare il luogo d’origine.
    La maggior varietà genetica si trova negli insediamenti a sud del fiume Yangtze, dove i cani hanno tipi insoliti di DNA che possono derivare solo dai lupi locali; i cani europei non hanno il DNA insolito proveniente dai lupi del Medio Oriente.
    Secondo Savolainen, è per la scarsità di studi archeologici in Asia sudorientale che non sono state ritrovate sepolture di cani che porterebbero prove a sostegno della sua tesi.

2. Evoluzione: la mano dell’uomo ha selezionato cani di tutte le forme e dimensioni

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La divisione dei cani in razze è, dal punto di vista dei tempi dell’evoluzione, un fenomeno molto recente. per le prime migliaia di anni della loro coesistenza con gli uomini, i cani avevano ancora un aspetto simile a lupi, anche se il loro comportamento doveva essere ben distinto rispetto a quello dei loro antenati selvatici.

Ma arrivati al momento in cui si cominciò a tracciare disegni di cani, circa 5mila anni fa, erano già emersi vari tipi: i levrieri dalle lunghe zampe e dal muso allungato, i mastini dalla corporatura robusta come cani da guardia, vari tipi di segugi e di terrier e persino cani allevati come cibo.

Per molto tempo l’allevamento dei cani non seguiva regole e riceveva pochi suggerimenti dalla scienza.

Le razze da pedigree furono stabilite alla fine del Diciannovesimo secolo, insieme all’idea che a un cane possa essere assegnato un pedigree solo se i suoi genitori, nonni e bisnonni sono tutti della stessa razza.

L’allevamento selettivo basato sugli “standard di razza” portò presto alla determinazione delle 400 e più razze esistenti oggi. Questo allevamento selettivo è stato spinto in certi casi agli estremi, compromettendo il benessere dei cani.

Il bulldog inglese è stato selezionato fino ad avere una forma che gli rende difficile camminare e respirare e può aver bisogno di assistenza per accoppiarsi e partorire. Ma il rischio più insidioso è la comparsa di una quantità di disturbi ereditari dovuti a eccessivi accoppiamenti tra consanguinei.

Mentre la varietà genetica dei cani è nel complesso salutare, all’interno di alcune razze non è possibile trovare individui la cui parentela sia più lontana di quella tra cugini di primo grado.

Questa riduzione di varietà genetica conduce inevitabilmente a malattie ereditarie dovute ad accoppiamenti tra “portatori”: due cani che, pur essendo entrambi esteriormente sani, portano ognuno una copia di un gene difettoso. 

Per esempio, più del 60% dei Lancashire Heeler porta una mutazione che può condurre alla cecità. Una soluzione potrebbe essere permettere in qualche misura gli incroci tra razze diverse.

Nei dalmata i difetti genetici legati al metabolismo dell’acido urico portano alla dermatite e a calcoli nei reni e nella vescica. Ma incrociando i dalmata con un pointer inglese, il genetista Robert Schaible dell’università dell’Indiana è riuscito a eliminare la mutazione negativa.

3. Abilità: come se la cavano i cani quanto a cervello

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  • Intelligenza sociale
    I cani battono tutti gli altri animali nell’abilità di assistere gli esseri umani.
    È difficile convincere persino gli scimpanzé a seguire semplici gesti umani, come un dito puntato, mentre i cani sono nati con una potente spinta a imparare più che possono di come si comportano le persone.
    I cani sono affascinati dai volti umani: non cercano soltanto segni di approvazione o di disapprovazione, ma fanno anche caso alla direzione in cui guarda il loro padrone.
    La zoologa comportamentale Florence Gaunet ha scoperto che molti cani guida seguono lo “sguardo” del padrone cieco nonostante in genere non dia indicazioni significative.
  • Comprendere il loro mondo fisico
    I cani possono spesso sembrare sprovveduti sul funzionamento dei loro dintorni fisici.
    In uno studio della psicologa Britta Osthaus, ai cani fu posta la scelta tra due manici: solo uno era collegato con una corda a qualcosa da mangiare. La maggior parte dei cani continuava a tirare il manico più vicino al cibo, anziché fermarsi a capire quale fosse la corda a cui era attaccato il cibo.
    I cani sembrano anche incapaci di pensare in avanti e indietro nel tempo, per riflettere sul passato o fare progetti per il futuro. Questo spiega perché i cani si disperano tanto quando vengono lasciati da soli: non hanno un concetto istintivo del fatto che il padrone tornerà.
  • Olfatto
    I cani hanno un naso ipersensibile rispetto al nostro; si trovano continuamente nuovi usi per la loro abilità di sentire odori dove noi non riusciamo.
    Per esempio l’ente benefico Medical Detection Dogs ha addestrato alcuni animali per avvertire chi soffre di diabete instabile che lo zucchero nel sangue ha raggiunto un livello pericoloso, arrivando a svegliarlo nel cuore della notte se necessario.
    I cani hanno anche un secondo apparato olfattivo, l’organo vomeronasale, che è connesso al mondo esterno da una coppia di condotti che vanno da dietro gli incisivi superiori alle narici. Di questo organo si sa molto meno, ma è probabilmente dedicato all’analisi degli odori degli altri cani.

4. La verità sui cani: la scienza ribalta i luoghi comuni

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  • I cani non legano tra loro
    L’addomesticamento ha cambiato radicalmente l’idea di “famiglia” dei cani.
    Per il lupo la famiglia è della massima importanza; il biologo degli animali selvatici David Mech ha mostrato che un tipico branco di lupi è formato da genitori e dalla loro prole cresciuta, che rimane con loro per aiutarli a crescere la successiva generazione di cuccioli.
    Sebbene discendano dai lupi, i cani non sembrano in grado di organizzare le loro vite in modo da legarsi tra loro in questo modo. Persino i cani in libertà, come il dingo australiano, non formano branchi coesi su base familiare, ma si riproducono indipendentemente.
    Per quanto riguarda i cani domestici, sono le persone che li circondano gli elementi più importanti della loro “famiglia”, non gli altri cani.
  • Non esiste un "capobranco"
    Il concetto di “gerarchia di dominanza” è stato applicato ai cani in tutt’altro modo rispetto a come lo pensano i biologi.
    La dominanza è un modo utile di descrivere quale tra due animali tende a vincere quando competono per qualcosa. Ma gli animali (tranne forse i primati) non pensano alla “dominanza” come a un fine in sé.
    La biologa comportamentale Rachel Casey ha una spiegazione più semplice: per i cani ogni incontro con un altro animale - compresi gli uomini - è motivato semplicemente da che cosa c’è in gioco, che sia un bocconcino prelibato o una carezza sulla testa.
    Ovviamente scelgono la propria tattica in base a ciò che già sanno sull’altro animale, ma non sono motivati da un desiderio di superiorità.
  • Non si sentono "in colpa"
    È comprensibile che la padrona di un cane che torna a casa e trova segni di denti sulle sue scarpe preferite possa pensare che il suo cane mostri di “sentirsi in colpa” per quello che ha fatto.
    Ma un esperimento ingegnoso condotto dalla scienziata cognitiva Alexandra Horowitz ha mostrato che i cani adottano la cosiddetta “aria colpevole” persino quando al proprietario è stato detto che il cane ha fatto qualcosa che non doveva, ma non era vero.
    L’aria colpevole del cane è semplicemente una previsione che il padrone sta per punirlo, sebbene esso non abbia alcuna idea del motivo.

5. Cani ed esseri umani: i canidi moderni non offrono solo compagnia

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Il ruolo del cane nella società umana è cambiato radicalmente nel corso degli ultimi 100 anni. 

I cani da lavoro, per esempio, sono ora una piccola percentuale, mentre la maggior parte è ormai solo da compagnia.

Anche se uno può tenere un cane solo per godere della sua indole affettuosa, la scienza rivela benefici inattesi per la salute dei padroni.

Carezzare un cane amichevole e parlarci non è solo piacevole: un gruppo di scienziati dell’università di pretoria, in Sudafrica, ha scoperto che provoca un aumento dell’ossitocina, l’“ormone dell’amore”, e riduce la pressione sanguigna.

Già solo portare a spasso un cane ben educato può migliorare il benessere del padrone in almeno tre modi: per l’esercizio fisico in sé, per il contatto sociale con altri proprietari di cani e semplicemente per l’esposizione all’esterno che fornisce a sua volta benefici psicologici.

I cani contribuiscono alla salute umana anche da un altro punto di vista: ci aiutano a migliorare la nostra conoscenza delle malattie ereditarie.

Il DNA canino ci ha fornito dati senza prezzo sia su come i geni controllano la crescita sia su come i loro malfunzionamenti provocano malattie.

I geni dei cani sono più facili da decodificare dei geni umani, a cui somigliano in molti aspetti, perché molte delle variazioni genetiche sono isolate in razze specifiche. 

Confrontando il DNA di cani con diversi pedigree, si è rivelato piuttosto semplice isolare i geni responsabili delle differenze tra essi.

Il genetista Carlos Bustamante della Stanford University ha mostrato di recente che sono appena 6 o 7 le regioni del DNA responsabili dell’80% delle differenze in statura e peso tra le varie razze.

Inoltre, all’interno di ogni razza, l’assenza di variazioni nel DNA rende facile identificare quali geni siano difettosi in un disturbo ereditario, come il tumore osseo comune nei levrieri inglesi, nei levrieri irlandesi e nei rottweiler.

Approfondendo la scienza dei cani non solo li conosciamo meglio, ma scopriamo anche di più su noi stessi.



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