La zanzara, l’animale più pericoloso al mondo

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La zanzara, l’animale più pericoloso al mondo BEST5.IT 2019-10-15 19:27:00
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Uccide 700mila persone ogni anno. Ma gli scienziati hanno un obiettivo ambizioso: usare la genetica per far estinguere le specie più dannose.

E da quando negli anni ’90 è arrivata la zanzara tigre, che punge di giorno a differenza della nostra zanzara comune che da sempre ci perseguita durante le notti estive, oramai non c’è più pace.

Le zanzare trasportano parassiti e virus che compiono autentiche stragi. Da tempo gli scienziati lavorano a soluzioni efficaci per difendersi da questi odiati insetti.

Ma come liberarsi dell’odiosa succhiasangue? Dagli ultrasuoni alle trappole ad anidride carbonica, dai vecchi zampironi ai repellenti bio, fino ai pipistrelli utilizzati come “animali domestici” mangiazanzare, ce n’è per tutti i gusti.

Ma che cosa funziona davvero? Una cosa è certa. Per combatterle bisogna conoscerle. Ecco i mille segreti delle zanzare.

 

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LEGGI  Le zanzare: gli insetti più odiati del mondo

1. DELICATO NETTARE DEI FIORI

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E' indubbio che alcune specie di zanzare siano pericolose per l’intera umanità.

Che i piccoli vampiri trasportino virus e altri parassiti, che poi iniettano nell’uomo, è stato accertato da decenni.

Eppure, a vedere bene, non è tutta colpa loro: i piccoli insetti sono in realtà inconsapevoli vettori dei veri assassini. Che sono i virus o altri esseri che approfittano del passaggio per entrare nel nostro corpo e farci ammalare.

Ma perché proprio le zanzare? «Il fatto che alcune specie si nutrano di sangue umano e che allo stesso tempo possano sopportare l’infezione degli agenti patogeni le rende perfetti vettori di malattie», afferma George Dimopoulos, che guida un gruppo di ricerca della Johns Hopkins University, a Baltimora (Usa) e studia le zanzare come vettori di agenti patogeni umani.

Anche se non sono colpevoli, combatterle e fermarle sarebbe una delle più grandi conquiste per la salute umana. Ma per contrastarle è necessario conoscerle, e svelare quali siano le armi che la natura ha messo loro a disposizione fino a trasformarle in perfette “macchine per il tormento” dell’umanità.

La famiglia comprende 3.564 specie classificate in due sottofamiglie e 113 generi. Questi insetti hanno una distribuzione mondiale; abitano le regioni tropicali e temperate e arrivano verso nord fino al Circolo Polare Artico.

Si trovano in montagna a 5.500 metri e nelle miniere, a 1.250 metri sotto il livello del mare. La maggior parte delle specie popola i Paesi tropicali, tanto che le nazioni più ricche di biodiversità di zanzare sono Panama, Guiana francese, Malaysia e Costa Rica.

Sono insetti relativamente piccoli, circa 3-6 millimetri di lunghezza, dotati di due sole ali (come tutti i Ditteri, l’ordine cui appartengono anche le mosche).

Le specie più conosciute, e quelle più nocive, sono caratterizzate soprattutto da una lunga e affilata proboscide, che funziona da sottilissima cannuccia sia per nutrirsi sia per succhiare il sangue delle vittime, che sono due processi diversi.

Questo perché per le zanzare il cibo vero non è il nostro liquido rosso, ma il nettare delle piante. E infatti i maschi usano la proboscide solo quando visitano i fiori: sono le femmine le vere colpevoli della strage di uomini.

La proboscide è strutturata come un ago che usano per pungere la pelle delle vittime e succhiarne il sangue: una femmina adulta ha bisogno delle proteine contenute nel sangue per sviluppare le uova, prima di andare a cercare una pozza d’acqua dove deporle.

 

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2. ARMI DA ATTACCO E DA DIFESA

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Una volta lasciate le uova, la femmina può andare a cercare un altro pasto di sangue per deporre la prossima partita; il ciclo si ripete più volte in un’estate.

Le uova, a gruppi di qualche decina, vengono lasciate anche in pozze piccolissime: alcune zanzare dei tropici fanno sviluppare le uova negli incavi delle foglie, o nei buchi che restano per i rami caduti.

Alle nostre latitudini, basta un sottovaso con un po’ d’acqua. Dopo un tempo variabile da pochi giorni a una settimana, le uova si schiudono ed escono le larve, che vivono in acqua per qualche settimana: sono pacifici esserini che si nutrono di alghe o altri animaletti con cui condividono l’habitat.

È solo quando la larva diventa pupa, e quindi insetto adulto, che le zanzare si lanciano nel mondo in cerca di nettare, e di sangue, armate dei loro strumenti. Il primo dei quali è la proboscide, che però serve solo quando il bersaglio è stato individuato.

Per arrivare a colpire e pungere sono necessari, come in un drone da guerra, anche sensori altamente sofisticati che conducano alla meta, evitando allo stesso tempo la contraerea, che sia la coda di un mammifero, il becco di un uccello o la mano di un uomo.

La batteria di sensori è formata da strumenti che rilevano i composti chimici, come anidride carbonica e acido lattico, emessi durante la respirazione di mammiferi e uccelli. Le zanzare li percepiscono fino a 36 metri di distanza.

È come se un uomo annusasse un profumo di carne cotta a dieci chilometri. Recenti ricerche dimostrano che ad attrarle verso il nostro sangue è proprio l’acido lattico, più presente nel sudore umano che in quello di altri animali.

Hanno inoltre occhi sensibili ai movimenti piuttosto lontani, e gli abiti vivaci, che contrastano con lo sfondo, le attirano. Hanno anche, come molti altri animali, sensori di infrarossi che percepiscono il calore, in modo che possano trovare facilmente mammiferi e uccelli a sangue caldo, una volta che si avvicinano abbastanza.

L’estrema complessità di queste armi ha avuto bisogno di più di qualche milione di anni per perfezionarsi. Il più antico fossile di zanzara, chiamato Burmaculex antiquus, è stato scoperto in Birmania nel 2004.

Risale a circa 100 milioni di anni fa, quando ancora i dinosauri popolavano la Terra: poiché alcuni fossili sono stati ritrovati in pezzi di ambra, sembrerebbe che il sogno del miliardario di Jurassic Park (ricostruire i dinosauri con il sangue che le zanzare avevano succhiato loro) possa essere possibile.

La prima specie fossile aveva una proboscide più corta di quella delle zanzare odierne: le specie successive, come Paleoculicis minutus e altre, erano invece più simili a quelle moderne.

Una così vasta profondità di tempo ha permesso a questi insetti di diventare piccoli vampiri sempre più efficienti, in grado di succhiare il sangue praticamente a tutti: anfibi, rettili e mammiferi.

 

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3. LOTTA SENZA QUARTIERE

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Se fosse solo per la puntura e il prurito passeggero, le zanzare non sarebbero poi gli animali più letali del pianeta.

Ma il loro ciclo vitale, e soprattutto l’attitudine ad avvicinare e pungere ogni animale dotato di sangue, è stato sfruttato da una serie quasi infinita di parassiti e patogeni, che ci fanno ammalare anche gravemente.

Tra le specie che approfittano delle zanzare ci sono cinque famiglie di virus, alcune specie di protozoi, come Hepatozoon o Plasmodium e un certo numero di nematodi (minuscoli vermi parassiti).

Per approfittare dell’inconsapevole (e incolpevole) passaggio da parte delle zanzare, però, i parassiti hanno dovuto evolvere una serie di adattamenti complicatissimi e straordinari.

Anche perché, come dice Dimopoulos, «sono parassiti anche per le zanzare, che non sembra ne traggano beneficio: anche se in misura limitata, i parassiti le danneggiano».

E gli insetti non sono indifesi: «La zanzara usa il suo sistema immunitario per sopprimere e limitare l’infezione da parassiti e virus patogeni umani», conclude Dimopoulos.

I patogeni a loro volta hanno sviluppato diversi meccanismi per eludere o sovvertire le difese dell’ospite e per alterare l’ambiente delle cellule e dei tessuti al fine da promuovere l’infezione.

E si innesca così una complicata corsa agli armamenti tra agenti invasori e difese degli insetti. Il risultato di questo conflitto, che dura da migliaia di anni, è che non tutte le zanzare vengono infettate.

Ma i patogeni evolvono molto rapidamente e reinfettano gli insettini; è in questo modo che milioni di zanzare sono diventate cavalli di Troia di devastanti e mortali malattie. Innescando una lotta senza quartiere tra l’uomo e i minuscoli e mortali untori.

La scomparsa delle zanzare, almeno di quelle più pericolose per l’uomo, salverebbe milioni di vite umane. Ma secondo gli ecologi potrebbe causare problemi, ancora poco noti, agli ecosistemi naturali, e quindi all’uomo.

Molte specie di zanzare infatti sono impollinatrici di piante, e la scienza non conosce ancora del tutto quali siano i vegetali che hanno bisogno dei piccoli insetti. Si ritiene poi che molte zanzare, come larve, siano un nutrimento per molti uccelli o altri insettivori, mentre degli adulti si nutrono i pipistrelli, anche se non quanto si pensava.

La scomparsa di una specie che trasmette una malattia, inoltre, potrebbe portare alla sua sostituzione con altre specie molto più pericolose, la cui diffusione è ora limitata dalla prima.

La mancanza di conoscenza di alcune delle funzioni ecologiche delle zanzare spinge molti ricercatori a mettere in guardia dallo sterminio totale di una specie. Gli stessi scienziati chiedono studi più approfonditi per accertare le conseguenze della scomparsa delle zanzare.

 

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4. ETERNE NEMICHE

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Le zanzare, va detto, sono odiate dalla notte dei tempi: già nell’antica Persia si utilizzavano come repellenti erbe di campo da cui poi è stato estratto uno dei principi attivi antizanzara usati ancora oggi, il piretro.

Per un vero antenato dei sistemi odierni, però, bisogna aspettare il “piroconofobo” (letteralmente, cono che brucia e fa paura) di Giovanni Battista Zampironi, che nell’800 inventò un cono composto per metà da polveri di piretro che teneva alla larga le zanzare.

A fine secolo cambiò forma diventando la spirale che ha preso il nome del suo inventore, usata ancora oggi. Da allora è stato un crescendo: oggi i rimedi antizanzare alimentano un mercato che aumenta al ritmo di poco meno dell’8 per cento l’anno e che toccherà i 5 miliardi di dollari entro il 2022.

Un boom che deriva in Occidente dalla sempre maggior richiesta di prodotti naturali, mentre in Cina e India, dove clima umido e città affollate sono l’habitat perfetto per le zanzare, dalla crescita continua del numero di chi vuole proteggersi.

Così i colossi del settore (una decina) investono milioni per inventare prodotti sempre diversi, per principio attivo o modo d’uso: l’ultima novità, i braccialetti e i cerotti che “maschererebbero” l’odore umano al vorace insetto, sono arrivati un paio d’anni fa.

Anche questi, come tutti i metodi antizanzara, devono passare il vaglio dei test per capire se funzionino o meno. Li fanno aziende esterne ai produttori per un giudizio imparziale e sì, ci sono malcapitati che si danno in pasto alle zanzare per questa nobile causa.

Di solito sono studenti che per una giornata di lavoro guadagnano più che se facessero i camerieri. Ogni ora per 4 minuti si lasciano pungere, ma i “morsi” veri sono pochi: se ci sono si interrompe il test perché significa che il prodotto non funziona.

Nessun volontario insomma viene maltrattato per scoprire se lo stick che ha in mano sia efficace o no; per ogni categoria di prodotto c’è poi il test giusto, dalla teca dove infilare le braccia, per i repellenti cutanei, alle stanze-prova per fornelletti e simili.

Dai laboratori esce il verdetto e il passaggio è necessario. Chi vuole scrivere in etichetta “efficace contro le zanzare” deve superare i test.

Tutti i prodotti certificati come presidi medico chirurgici (o Pmc) e i biocidi, ovvero gli insetticidi da ambiente, hanno seguito questa trafila, stabilita da normative precise; gli altri no, infatti usano spesso diciture ambigue come un vago “azione repellente” o simili.

Cercare sul prodotto la dicitura Pmc è quindi il primo passo per avere qualcosa che funzioni. Di solito fra gli ingredienti di questi repellenti cutanei si leggono sigle come Deet, Kbr, Amp o Pmd, tutti composti ormai noti e collaudati. Gli insetticidi ambientali, invece, contengono soprattutto derivati del piretro.

 

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5. IN PASTO AI PREDATORI

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Ma sono dannosi anche per noi umani, oltre che per le zanzare?

Le sostanze nei prodotti per trattare gli ambienti o nei repellenti sono autorizzate dal ministero della Salute e possono entrare in commercio solo dopo aver superato test di tossicità su uomo, ambiente e animali.

Ciò vale alle dosi riportate in etichetta; nei bimbi è comunque meglio applicare i repellenti cutanei con cautela ed evitare gli spray, preferendo prodotti da spalmare. Qualche precauzione è opportuna anche coi repellenti e gli insetticidi da ambiente, occorre aerare la stanza prima di entrare.

Infatti, il modo migliore per proteggersi fra quattro mura resta una buona zanzariera (magari accendendo l’aria condizionata: già a 22 gradi le odiate sono meno attive), ma se non basta si possono usare diffusori di repellenti che creano un ambiente sgradevole per la zanzara o coprono i nostri odori, perché l’insetto non si accorga che “la preda” è vicina; in alternativa, si possono usare piastrine o liquidi che emanano un insetticida da interni.

Dimentichiamo invece gli ultrasuoni (esistono perfino le app che li emettono), i campi magnetici e le trovate diverse dalla chimica. Purtroppo non ci sono dati scientifici che ne dimostrino l’efficacia. Sarebbero invece teoricamente utili i repellenti a base di vari estratti vegetali, come la citronella, la lavanda o il bergamotto: il punto è che l’effetto-scudo dura pochissimo (una ventina di minuti o poco più) e quindi sono poco pratici da usare.

Gli studi più nuovi puntano su eucalipto e geraniolo, pare funzionino un po’ meglio. I repellenti cutanei agiscono emanando un odore che disturba la zanzara, quelli in braccialetto o cerotto creano una “cappa” di puzza anti-zanzara che ci portiamo in giro; entrambe le tipologie si usano quando si esce all’aperto ed è proprio in terrazzi e giardini che la lotta si fa più dura.

Gerani, basilico o rosmarino sul balcone non bastano a tenerle lontane, perché i repellenti che contengono sono a concentrazioni troppo basse per creare una barriera. Gli animali che le mangiano invece sono parecchi, dalle rane ai gechi, da alcuni uccelli ai pipistrelli e di sicuro ne limitano il numero. Purtroppo possono poco contro la zanzara tigre, che vola e punge di giorno.

Non va meglio con le trappole, che siano luminose, ad anidride carbonica o altro. A meno di asserragliarcisi in mezzo, le zanzare che catturano sono sempre una quantità irrisoria rispetto a quelle presenti fuori, specialmente se lo spazio non è piccolo.

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Gli insetticidi da esterno possono aiutare, ma dovrebbero essere l’ultima spiaggia: uccidono anche insetti innocui, possono accumularsi nell’ambiente e se usati in modo massiccio col tempo possono far emergere resistenze.

Tradotto, significa che poi le zanzare se ne faranno un baffo: anche se i laboratori di ricerca lavorano a pieno ritmo per trovare nuovi insetticidi (puntando soprattutto su derivati naturali, per esempio da piante simili alla cannella stando a uno dei più recenti studi degli entomologi della Ohio State University), meglio non farsi prendere la mano.

Non resta perciò che lottare contro uova e larve, trattando i ristagni d’acqua dove si accumulano e iniziando prima del picco estivo. Qui sì che abbiamo il coltello dalla parte del manico: nelle vasche si possono mettere pesciolini come la gambusia, ghiotti di uova e larve; se la raccolta d’acqua non è grande abbastanza sembrano efficaci microscopici invertebrati simili ai crostacei, i copepodi.

Il filo di rame nei sottovasi invece quando si ossida, diventando verdastro, non agisce più: andrebbe quindi pulito spesso per funzionare bene. Oppure, per andare sul sicuro, si possono usare i larvicidi, che dal punto di vista ambientale hanno un impatto più basso dei prodotti per uccidere gli insetti adulti. Perché un solo uovo eliminato a primavera significa decine e decine di zanzare di meno in estate.

C’è chi è ignorato dalle zanzare e chi invece è crivellato, perché? A richiamarle sono il calore e l’anidride carbonica che emettiamo respirando: le donne in gravidanza e chi è sovrappeso, che essendo più “ingombranti” ne rilasciano di più, le attirano perciò parecchio.

Ci sono però anche differenze genetiche, stando a un recente studio di Mandela Fernàndez-Grandon dell’Università di Greenwich, e c’entra l’odore personale: la composizione è differente per ciascuno e c’è chi ha la sfortuna di produrre in abbondanza molecole come l’acido butirrico o lattico, attraenti per le zanzare.

Non a caso dopo lo sport, quando produciamo acido lattico in quantità, tutti diventiamo un bocconcino appetitoso. C’è una spiegazione anche per la predilezione per alcune zone del corpo: Le zanzare sono attratte dal sudore e da chi ha i capillari molto superficiali, come succede su orecchie, viso, caviglie, piedi.

 

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Note

CLANDESTINI A BORDO

Le zanzare diventano facilmente il vettore di parecchie malattie, perché nel sangue aspirato dalle femmine per nutrire le uova possono essere presenti virus, batteri, protozoi e nematodi che, alla puntura successiva, la zanzara inietta inconsapevolmente insieme alla propria saliva.

Così finiscono nel circolo sanguigno di un’altra persona, infettandola. I più pericolosi tra questi “clandestini” sono i parassiti che causano la malaria, ma molto dannosi sono anche i virus Zika e Dengue.

- MALARIA
MORTI: Oltre 400mila
CAUSA: È Plasmodium falciparum (e in misura minore altre tre specie affini), un protozoo trasportato dalle zanzare del genere Anopheles. Infetta le cellule del sangue.
RIMEDI: Attualmente la cura più utilizzata per la malaria sono i farmaci (artemisina e antimalarici), ma sono anche allo studio vaccini (per ora poco efficaci).
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- DENGUE
MORTI: Circa 20mila
CAUSA: È il virus omonimo. Ne esistono 5 sottotipi, trasmessi dalle zanzare del genere Aedes. Infetta alcune cellule della cute ma può arrivare a fegato e midollo osseo.
RIMEDI: Non esistono farmaci antivirali specifici, l’importante è mantenere l’idratazione corporea. Sono allo studio vaccini.
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- ZIKA
MORTI: Poche decine
CAUSA: È il virus omonimo, affine a quello della dengue e trasmesso dallo stesso tipo di zanzare (genere Aedes). Raramente provoca il decesso, ma è molto pericoloso per il feto poiché ne infetta il cervello causando microcefalia.
RIMEDI: Non sono stati sviluppati farmaci specifici. La ricerca punta a ottenere un vaccino.
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