L’Atlante dei misteri italiani

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L’Atlante dei misteri italiani BEST5.IT 2019-08-24 05:01:42
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Possono essere di natura religiosa – come l’ostia insanguinata di Bolsena – oppure legati a improbabili animali – come il mostro del Po – o ancora chiamare in causa inspiegabili morti – come quelle che toccarono agli antichi abitanti di Ca’ Dario a Venezia.

I misteri italiani sono un caleidoscopio di enigmi diversi l’uno dall’altro, con una radice comune: non essere spiegabili dalla scienza.

Un mistero è qualcosa che non è conosciuto o non sembra conosciuto, caratterizzato dal fatto di non avere una spiegazione. Ma quanti di noi vorrebbero davvero saperne di più?

Da sempre noi esseri umani siamo attratti da ciò che non conosciamo. Tuttavia, ci sono persone che si accontentano di contemplare i misteri e di “ricamarci” sopra, mentre altre vogliono capirli e avere delle spiegazioni.

Per queste storie apparentemente inspiegabili esiste il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), un’organizzazione di volontari, scientifica ed educativa, che promuove un’indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze, del paranormale, dei misteri e dell’insolito. .

Un obiettivo che il CICAP porta avanti dal 1989, anno della sua fondazione, con indagini che hanno fatto luce su molti presunti misteri, spiegandone le dinamiche e fornendo una spiegazione razionale.

Altri misteri, invece, sono rimasti tali. La loro storia non è chiara e resta tale: non si riesce a fornirle spiegazioni esaustive. In altri casi ancora, infine, legati ad alcune reliquie, non è permesso compiere analisi. Ciò fa sì che anche qui il mistero si conservi intatto e la storia rimanga un enigma.

Dalla spada nella roccia di San Galgano alle tombe dei giganti in Sardegna; dal “pozzo di san Patrizio” di Orvieto al paese della jella in Basilicata: sono alcuni dei misteri che punteggiano il territorio italiano e ai quali nessuno ha ancora trovato una spiegazione. Sarà per questo che attirano folle di visitatori, speranzosi di trovarla.

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1. Valle d’Aosta, Lombardia, Emilia-Romagna e Trentino Alto Adige

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Trentino Alto Adige - Il sator di Castel Mareccio

In molti hanno cercato di decifrare il misterioso sator di Castel Mareccio, a Bolzano: un quadrato magico con una scritta formata da 25 lettere (5 righe di 5 lettere) che può essere letta “dall’alto verso il basso e da destra verso sinistra, restando sempre identica”.
Sul significato di questo sator aleggia il mistero e un’aura arcana.
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Lombardia - La tomba dei Re Magi

Si dice che le reliquie dei Re Magi si trovassero nella Basilica di Sant’Eustorgio a Milano e che nel 1164 fossero state trafugate da Federico Barbarossa.
Poi alcune di esse sarebbero state ridonate alla chiesa meneghina che oggi custodisce due fibule, una tibia e una vertebra che si dice appartengano agli antichi re biblici.
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Emilia-Romagna - Il “mostro del Po”

Lungo le rive del più lungo fiume d’Italia si aggirerebbe una sorta di “mostro della laguna nera”, soprannominato “il mostro del Po”: un curioso essere restio a farsi vedere, ma decisamente inquietante.
Le poche descrizioni disponibili infatti parlano di un uomo-rettile coperto di scaglie e munito di “grandi occhi rossi”.
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Valle d’Aosta - Tatzelwurm

Il tatzelwurm, noto anche come “verme con le zampe”, sarebbe un curioso rettile con il “corpo ricoperto di scaglie, quattro zampe e una lunga coda”. La testa, grossa come quella di un gatto, sarebbe “sormontata da una folta criniera che scende lungo il dorso”.
Secondo alcune leggende, un esemplare di tatzelwurm uscirebbe ogni primavera da una sorgente alpina e resterebbe visibile per qualche tempo.
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2. Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Liguria e Veneto

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Veneto - Ca’ Dario, il palazzo maledetto

Ca’ Dario, palazzo veneziano del 1479, sembra essere una dimora maledetta: nel corso dei secoli molti di coloro che vi dimorarono, infatti, sono andati misteriosamente incontro a morti violente.
I primi del triste elenco sarebbero stati gli abitanti originari di questa dimora affacciata sul Canal Grande, una famiglia con due genitori e un figlio: marito accoltellato, moglie suicida, figlio assassinato.
Un successivo proprietario si sarebbe tolto la vita nel 1800 seguito da altri quattro suicidi nel XX secolo.
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Piemonte - La Sacra di San Michele

L’abbazia della Val di Susa è ricca di simboli esoterici e associata a molte leggende.
Una riguarda la linea immaginaria che la collega ad altri 7 monasteri dedicati al Santo nel mondo e che rappresenterebbe la traiettoria del colpo di spada col quale egli rimandò il diavolo all’inferno.
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Liguria - Genova, Sacro Catino di Cesarea

Potrebbe essere il Santo Graal: l’oggetto noto come “il Sacro Catino di Cesarea” è custodito nel Museo del Tesoro della cattedrale di San Lorenzo di Genova.
Per la millenaria leggenda si tratterebbe del piatto in cui Gesù Cristo mangiò durante l’Ultima Cena, giunto nella città ligure dopo la crociata del 1101.
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Friuli-Venezia Giulia - Il tesoro di Attila

Si narra che le fantomatiche ricchezze accumulate da Attila, re degli Unni, durante le sue conquiste sarebbero state seppellite sulle rive del fiume Tagliamento in Friuli-Venezia Giulia e ancora lì si troverebbero.
Fino a oggi gli scavi non hanno riportato nulla alla luce, mantenendo viva la leggenda.
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3. Marche, Abruzzo, Umbria e Sardegna

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Sardegna - La tomba dei giganti

A Dorgali (Nuoro) una stele granitica con bordi levigati alta 4 metri e del peso di 7 tonnellate troneggia al centro di un semicerchio di pietre conficcate nel terreno, di dimensioni decrescenti dal centro verso le estremità: così, secondo la leggenda, si presenta la tomba di S’Ena e Thomes, sepoltura di mitici giganti vissuti in un remoto e non meglio precisato passato in Sardegna.
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Abruzzo - Il Velo della Veronica

Il Velo della Veronica è una piccola Sindone: è custodita nel Santuario del Volto Santo di Manoppello a Pescara ed è un telo su cui si sarebbe miracolosamente impresso il volto di Gesù.
Tale reliquia sarebbe appartenuta a una delle primissime fedeli di questo santuario, tale Veronica appunto.
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Umbria - Il pozzo di San Patrizio

A Orvieto c’è il Pozzo di San Patrizio italiano: in origine si chiamava Pozzo della Rocca e la sua funzione era semplicemente quella di garantire l’approvvigionamento di acqua fino alla sommità della locale rupe.
Nel tempo però assunse il nome di Pozzo di San Patrizio, lo stesso del suo corrispettivo irlandese e cioè il pozzo del vescovo Patrizio (inviato nel IV secolo a evangelizzare l’Irlanda) al quale il Santo faceva affacciare gli scettici mostrando loro le porte del Purgatorio.
La leggenda vuole che fosse garantita la remissione dei peccati e l’accesso al Paradiso ai fedeli che avessero raggiunto il fondo del pozzo.
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Marche - La casa di Maria

A Loreto (Ancona), nel Santuario della Santa Casa, si troverebbero i resti della casa della Madonna a Nazareth: i tre muri dell’abitazione (manca la quarta perché l’umile dimora era costruita a ridosso di una grotta) sarebbero stati trasportati dagli angeli in Italia per salvarli dall’esercito dei mamelucchi e sarebbero giunti a Loreto il 10 dicembre 1294.
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4. Lazio, Molise, Campania e Basilicata

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Molise - La pietra del Diavolo

C’è una pietra nel terreno vicino a Santa Maria della Strada a Matrice (Campobasso).
Anticamente un certo re Bove avrebbe chiesto al papa una dispensa per sposare sua sorella. «Solo se costruirai 100 chiese in una notte», avrebbe risposto il papa.
Re Bove avrebbe chiesto aiuto al diavolo che, in cambio della sua anima, avrebbe eretto in una notte 99 chiese, salvo poi fermarsi per il pentimento del re. Infuriato, il diavolo avrebbe scagliato contro Santa Maria della Strada un masso che, rimbalzato contro il campanile, si sarebbe conficcato nella terra.
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Lazio - L’ostia miracolosa

Nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena (Viterbo) si possono ammirare quattro lastre di marmo sulle quali si dice sia caduto del sangue, miracolosamente scaturito da un’ostia durante la celebrazione della Santa Messa nel 1263.
Il tessuto di lino che avrebbe raccolto alcune gocce di questo sangue è custodito nel Duomo di Orvieto (Terni).
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Campania - La mummia di Zì Vincenzo

La mummia di Zì Vincenzo a Bonito (Avellino) è comparsa nel 1849 durante alcuni scavi: si tratta del corpo mummificato di un uomo, “nudo e con in testa un berretto”, che ben presto, narra la leggenda, avrebbe iniziato a far visita ai cittadini mostrandosi in sogno e compiendo miracoli.
Sembra si chiamasse Vincenzo Camuso e tutti avrebbero preso a chiamarlo Zì Vincenzo.
Ancora oggi i cittadini si rivolgono a lui con preghiere e gli dedicano ex voto nella Cripta della Congrega della Buona Morte.
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Basilicata - Il paese della jella

Un paese che nessuno vuole nemmeno nominare è Colobraro (Matera), noto per essere il paese... della jella.
Pare che la triste nomea sia dovuta alla presenza nel passato di una presunta maga, ma ancora oggi questo borgo si porta dietro una fama così sinistra che la gente, per evitare spiacevoli conseguenze, lo chiama solo “quel paese”.
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5. Tre luoghi “maledettamente” attraenti

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A) Villa Palagonia, Bagheria

In questo “palazzo della follia” in provincia di Palermo, citato anche da Johann Wolfang Goethe nel suo Viaggio in Sicilia (1817), si dice che un tempo i tavoli avessero forma di tomba.
Non solo: pare che nel parco fossero sistemate oltre 600 statue grottesche e orripilanti con “teste umane su corpi di animali di ogni generee teste di animali su corpi umani”.
Purtroppo solo un decimo della fantasiose statue è ancora presente, mentre “nulla resta degli assurdi arredi”.
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B) Palazzo di Pentadattilo

Nell’antico palazzo di questa frazione del comune di Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) sarebbe avvenuta “la strage degli Alberti” la notte di Pasqua del 1686.
Il barone Bernardino Abenavoli del Franco, per rapire Antonietta, figlia della famiglia Alberti, di cui era invaghito, ne sterminò la madre e i due fratelli.
La storia d’amore finì con lui arruolato nell’esercito austriaco e lei chiusa in convento.
Ancora oggi pare che nelle notti di vento si odano le urla del padre di Antonietta.
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C) Parco di Bomarzo

Non è certo un classico giardino all’italiana, ma un vero e proprio parco dei mostri dalle facce orrende in provincia di Viterbo.
È la bizzarra attrazione creata dal principe Pier Francesco Orsini nel 1552 a Bomarzo.
Creature mostruose scolpite nei massi accompagnano il visitatore durante la visita che ancora oggi evoca sinistre suggestioni data l’abbondanza di iscrizioni misteriose, profezie e inquietanti figure mitologiche.
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