L’attentato all’Arciduca che diede il via alla Prima Guerra Mondiale

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L’attentato all’Arciduca che diede il via alla Prima Guerra Mondiale BEST5.IT 2020-07-15 16:59:50
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Poco più di cent’anni fa aveva inizio la «Grande Guerra», come la chiamarono coloro che la vissero: il peggiore massacro che l’umanità avesse visto fino a quel momento.

Se gli storici si dividono sulle sue cause remote, non ci sono dubbi sulla scintilla iniziale.

 Fu l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando di Asburgo, erede al trono imperiale austriaco, a Sarajevo in Bosnia il 28 giugno 1914 a innescare la catena di eventi che ha portato al conflitto.

La Bosnia era stata annessa dall’Impero Asburgico nel 1908. L’espansione austriaca nei Balcani era soprattutto contro la Turchia, ma venne duramente criticata nella piccola Serbia, contigua alla Bosnia, che aspirava a sua volta a espandersi.

Quando l’arciduca Francesco Ferdinando accettò l’invito del governatore della Bosnia, il generale Oskar Potoirek, a ispezionare le manovre dell’esercito a Sarajevo, il gruppo nazionalistico serbo «Cnra Ruka» (Mano nera) e quello della «Mlada Bosna» (Giovane Bosnia) organizzarono un attentato per protesta contro l’annessione austriaca.

Vi presero parte sette membri della «Giovane Bosnia», tra cui Muhamed Mehmedbašic, Nedjeljko Cabrinovic e Gavrilo Princip che si nascosero nella capitale bosniaca in attesa di colpire, armati di bombe a mano e pistole.

Proprio quest’ultimo, Gavrilo Princip, il 28 giugno 1914 colpì a morte l’erede al trono austriaco e, in seguito a quest’evento, partì uno dei più grandi e devastanti conflitti della storia, la Prima Guerra Mondiale che sconvolse il mondo tra il 1914 ed 1918 e vide coinvolte 28 nazioni.

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1. Il primo tentativo fallisce

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Sarajevo era considerata sicura per l’arciduca: perciò, il giorno dell’attentato prestavano normale servizio solo 120 poliziotti.

I movimenti dei reali erano stati resi pubblici senza alcuna precauzione. L’arciduca assistette alle manovre il 26 e il 27 giugno.

Il 28 doveva visitare Sarajevo e alle dieci del mattino assieme alla moglie Sofia salì in auto per andare al Municipio. Il convoglio era composto di sette vetture.

In testa c’era il sindaco della città; poi veniva la vettura con Francesco Ferdinando, Sofia, il conte Harrach (proprietario dell’auto) e il governatore Potoirek con la capote abbassata per farsi vedere dalla folla; quindi c’era il resto del seguito imperiale. Il corteo sfilò lentamente in città sul lungofiume Appel, la strada che contorna il lato settentrionale del fiume Miljacka.

La folla applaudiva; nessuno sapeva che, scaglionati lungo la strada, i congiurati aspettavano. Tuttavia quando il corteo sfilò davanti al primo di loro, Muhamed Mehmedbašic, non accadde nulla.

Questi più tardi dichiarò che non aveva la visuale libera e non aveva voluto tentare alla cieca. Poi le macchine passarono davanti alla posizione di Cabrinovic che aveva una bomba a mano.

Lui prima chiese a un poliziotto quale fosse la macchina con i reali, poi attivò il percussore della bomba picchiandolo con un colpo secco contro un lampione, infine prese la mira e tirò.

Il conte Harrach sentì il rumore, pensò che fosse scoppiato uno pneumatico e gridò all’autista di fermarsi; ma questi ebbe la reazione istintiva opposta e accelerò.

La macchina fece un balzo in avanti; la bomba a mano, tutto sommato ben diretta, sfiorò Sofia (l’arciduca alzò il braccio a proteggerla), rimbalzò sulla strada ed esplose davanti alla seconda vettura, ferendo l’attendente del governatore e una decina di altre persone del pubblico.

Nella foto sotto, l'arciduca Francesco Ferdinando scende alla stazione di Sarajevo il 25 giugno 1914.

 

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2. La decisione fatale

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Nel parapiglia che ne seguì, le auto schizzarono via rombando: Cabrinovic invece tentò di uccidersi, ingoiando del cianuro.

Il veleno, forse perché scaduto, lo fece invece solo vomitare. Allora, per non cadere in mano agli austriaci, si buttò nel fiume.

Aveva però dimenticato che il Miljacka in quella stagione era in secca: finì in pochi centimetri d’acqua e venne prontamente recuperato dalla folla che tentò seduta stante di linciarlo. Se l’attentato si fosse concluso qui, tutta la storia del mondo sarebbe stata diversa. 

Invece l’arciduca era un uomo coraggioso e deciso a rispettare le forme: dopo aver fatto una tappa al municipio per rimbrottare il sindaco («Noi veniamo in visita e ci tirano addosso le bombe!») e ascoltarne il discorso di benvenuto (a quanto pare, il buon uomo non si era accorto di nulla, e si mise a leggere il testo, preparato in anticipo, che cominciava così: «I nostri cuori sono pieni di felicità...»), volle fare visita all’attendente ferito che era stato trasportato in ospedale.

Tentò di convincere la moglie a restare in municipio ma lei rispose, nel miglior stile aristocratico e segnando così il proprio destino: «No, devo venire anch’io». Le macchine ridiscesero il lungofiume Appel in senso inverso per raggiungere il nosocomio, dalla parte opposta della città.

L’autista dell’arciduca non sapeva però di dover andare in ospedale: così svoltò a destra in via Franz Joseph, come era previsto dal percorso originario, e come in una tragedia greca il destino d’Europa si compì.

Perché qui, nella taverna Schiller, si era rifugiato uno degli attentatori, Gavrilo Princip, un ragazzo di appena 19 anni. Aveva ordinato un panino, poi era uscito. Se si fosse allontanato, forse la storia avrebbe potuto ancora prendere un’altra direzione.

Ma aveva incontrato un amico che lo aveva fermato per chiedergli notizie di un conoscente comune e, per non insospettirlo, si era fermato. Così era ancora lì, quando l’auto dell’arciduca svoltò.

Nella foto sotto, l'arciduca Francesco Ferdinando e l'arciduchessa Sofia pochi istanti prima dell'attentato.

 

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3. Il destino si compie

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A bordo, solo Potoirek si rese conto dell’errore e gridò: «Cos’è questo? È la strada sbagliata!». L’autista inchiodò la vettura, fermandosi a un metro e mezzo da Princip.

A quella distanza, sarebbe stato impossibile sbagliare. Princip fece un passo avanti, estrasse la pistola e sparò due colpi.

Apparentemente, non accadde nulla. L’arciduca e Sofia continuarono a restare seduti, impassibili, tanto che Potoirek pensò che i colpi fossero andati a vuoto e ordinò all’autista di andar via.

Solo dopo qualche momento una striscia di sangue cominciò a colare dal collo di Francesco Ferdinando. Sofia a quel punto urlò: «Che ti è successo?». Un attimo dopo lei stessa si accasciò: era stata colpita all’addome.

I due principi arrivarono all’ospedale morenti: non ci fu nulla da fare. Princip tentò di uccidersi con un colpo di pistola, ma l’arma gli venne strappata di mano dalla folla. Allora cercò di inghiottire del cianuro, ma come per Cabrinovic il veleno non agì e venne prontamente arrestato.

Era troppo giovane, secondo la legge austriaca, per essere condannato a morte e ricevette quindi il massimo della pena detentiva. Morì nel 1918 di tubercolosi.

Il governo austriaco sospettò immediatamente della Serbia e pretese di condurre le indagini in quel paese, inviando un pesante ultimatum il 23 luglio (il lungo ritardo era dovuto alla necessità di raccogliere l’esercito).

Quando il governo serbo lo respinse, l’Austria iniziò le ostilità: era il 28 luglio, esattamente un mese dopo quelli che vennero chiamati «i primi spari della Grande guerra».

Nella foto sotto, il concitato arresto di Princip nei momenti subito successivi all'attentato.

 

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4. I protagonisti

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- Francesco Ferdinando d’Austria-Este

L’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria-Este, nato nel 1863, era l’essenza della nobiltà europea.
Nelle sue vene scorreva il sangue di 112 famiglie aristocratiche e tra i suoi antenati c’erano quasi tutti i sovrani più importanti della storia, da Carlo Magno a Luigi XIV.
Era solo nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe, ma per la morte di tutti gli altri eredi finì per essere il candidato alla successione imperiale.
Percorse rapidamente i gradini della carriera militare fino a essere nominato nel 1913 Ispettore generale delle forze armate, una carica che gli avrebbe dato il comando sul campo in caso di guerra.
Se fosse salito al trono, avrebbe concesso maggiore autonomia ai popoli slavi (riteneva necessario essere molto prudenti con la Serbia). Era molto più in sintonia con il Kaiser Guglielmo II di Germania che con il proprio padre. È sepolto nel castello di Artstetten in Austria.
Francesco Ferdinando si era innamorato di Sophie Chotek von Chotkowa, discendente di una famiglia nobile boema decaduta. I due si erano conosciuti durante un ballo e dovettero tenere a lungo nascosta la loro relazione perché il severo protocollo austriaco vietava in modo tassativo la loro unione.
Quando vennero scoperti, scoppiò un vero scandalo: fu coinvolto perfino il papa per convincere Francesco Ferdinando a rinunciare. Egli tuttavia tenne duro e alla fine sposò Sofia nel 1899 in nozze morganatiche (che prevedevano la rinuncia al trono per i figli che sarebbero nati).
Durante la permanenza a corte, la consorte venne costantemente tenuta lontana da ogni incarico ufficiale. La coppia ebbe quattro figli.
Nella foto sotto, l'arciduca Francesco Ferdinando e l'arciduchessa Sofia.
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- Gavrilo Princip

Nato nel 1894 in un paesino della Bosnia, sesto di nove fratelli, trascorse l’infanzia in povertà. La sua salute era malferma (da bambino contrasse la tubercolosi).
Nel 1912 venne inviato a Belgrado per continuare gli studi che, però, abbandonò per dedicarsi alla politica e unirsi al movimento della Giovane Serbia.
Dopo l’attentato venne condannato a venti anni di carcere ma morì di tubercolosi il 28 aprile 1918.
Nella foto sotto,  Gavrilo Princip.





5. Dieci dichiarazioni di guerra in meno di un mese

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L’assassinio di Sarajevo mise in moto un’infernale catena di eventi, generata dal fatto che tutti gli stati europei erano legati tra di loro a formare due alleanze contrapposte, la Triplice Alleanza (Germania, Austria e Italia) e Triplice Intesa (Francia, Russia e Inghilterra).

La prima dichiarazione di guerra, quella dell’Austria verso la Serbia, fu la miccia che fece esplodere la polveriera.

Ecco l’impressionante sequenza delle dichiarazioni di guerra dopo l’assassinio di Sarajevo il 28 giugno.

23 luglio - L’Austria-Ungheria invia un ultimatum alla Serbia.
28 luglio - L’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia.
1 agosto - La Germania dichiara guerra alla Russia. L’Italia si proclama neutrale.
3 agosto - La Germania dichiara guerra alla Francia.
4 agosto - La Germania invade il Belgio e per questo la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania.
5 agosto - Il Montenegro dichiara guerra all’Austria-Ungheria.
6 agosto - L’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Russia. La Serbia dichiara guerra alla Germania.
8 agosto - Il Montenegro dichiara guerra alla Germania.
9 agosto - La Francia dichiara guerra all’Austria-Ungheria.
13 agosto - Il Regno Unito dichiara guerra all’Austria-Ungheria.

 

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