Le cinque idee più strane della scienza

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Le cinque idee più strane della scienza BEST5.IT 2018-08-15 00:38:49
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Come disse Einstein, “l’immaginazione è più importante della conoscenza”.

Scopriamo allora alcune delle teorie scientifiche più incredibili, dagli esseri umani che non invecchiano al secondo Sole della Terra!

 

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LEGGI  Il cervello innamorato: una cascata di sostanze chimiche

1. L’Universo fu creato dalla vita e non viceversa

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Secondo i fisici, la loro è la scienza fondamentale.

Dopo tutto, ogni altra disciplina empirica – la biologia, l’ingegneria, la chimica e così via – si basa sulle sostanze, le energie e le interazioni studiate dalla fisica.

Ma Robert Lanza, medico ed eminente scienziato statunitense, ritiene che le cose stiano esattamente al contrario e che sia la biologia la scienza trainante dell’Universo. Chiama la sua teoria “biocentrismo”.

Lanza ha descritto le sue idee per la prima volta nel 2007, in un articolo apparso su The American Scholar, e poi le ha espanse in un libro del 2009 intitolato Biocentrismo: l’Universo, la coscienza, la nuova teoria del tutto (Il Saggiatore, 2015).

In entrambi i testi asserisce che fu la coscienza a creare l’Universo, anziché il contrario. “Il biocentrismo è la nuova teoria di ogni cosa”, dichiara. “Da questo punto di vista sono la vita e la coscienza al centro di una vera comprensione dell’Universo”.

Consideriamo il classico esperimento della doppia fenditura, uno dei misteri della meccanica quantistica.

Se rivolgiamo un fascio di elettroni verso una parete con due fenditure parallele, gli elettroni che passano per una delle due interagiscono con quelli che passano per l’altra generando una figura di interferenza, ma questa figura si ottiene anche se gli elettroni vengono fatti passare uno per volta: apparentemente interagiscono con sé stessi.

Ma non finisce qui: se osserviamo attraverso quale fenditura passa ogni elettrone, la figura di interferenza non si forma e le particelle sembrano non interagire più. È come se “sapessero” di essere osservate. I fisici stanno ancora cercando di risolvere questo problema, ma Lanza ritiene di conoscere la soluzione.

“Come fa una particella a cambiare comportamento a seconda che la si guardi o no? La risposta è semplice: la realtà è un processo che coinvolge la nostra coscienza”, afferma.

Lo stesso ragionamento vale per le particelle in entanglement, il fenomeno in base al quale gli stati quantistici di due particelle rimangono connessi indipendentemente dalla distanza fra loro.

“Come fa una coppia di particelle ad avere una connessione istantanea anche se si trovano in punti opposti della galassia? Perché non è così: lo spazio e il tempo sono solo strumenti per la nostra mente”, secondo Lanza.

Queste idee sono state accolte un po’ freddamente. Alcuni hanno messo in dubbio che il biocentrismo possa mai formulare previsioni verificabili, e altri hanno asserito che sia più una teoria filosofica che scientifica.

Lanza non è d’accordo. “Sbagliano: presto si potrà verificare scientificamente anche l’entanglement fra esseri viventi.”

 

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2. Il primo essere umano che vivrà mille anni è già nato

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In tutto il mondo, circa due terzi dei decessi sono collegati all’età e nei Paesi industrializzati questa percentuale arriva al 90 per cento.

Dimentichiamo il terrorismo, la denutrizione, le guerre e la malaria: le statistiche ci dicono che a ucciderci è soprattutto la vecchiaia.

Nel corso dei millenni abbiamo scoperto molti modi per vivere più a lungo, dalla fabbricazione di utensili al controllo del fuoco, dalla scrittura all’agricoltura, dal commercio al metodo scientifico, alla democrazia e così via.

Oggi la nuova tecnologia medica sta allungando la vita media al ritmo di circa due anni a decennio. Ma che succederebbe se riuscissimo ad allungarla a una velocità maggiore di quella a cui invecchiamo?

È la domanda a cui cerca di rispondere la SENS Research Foundation, creata nel 2009 da Aubrey de Grey, esperto di invecchiamento.

Secondo la SENS ci sono sette tipi principali di “danni” che si verificano nel corpo umano e che hanno come effetto l’invecchiamento:
- diminuzione delle cellule;
- mutazioni nei mitocondri (la “centrale energetica” delle cellule);
- proteine di scarto che si accumulano all’interno delle cellule;
- proteine di scarto che si accumulano fuori dalle cellule;
- mutazioni cancerogene nel DNA nucleare;
- cellule inutili o dannose che non muoiono;
- proteine interagenti in eccesso che indeboliscono i legami fra le cellule in un tessuto.

La SENS ha sviluppato almeno una terapia per ognuna di queste aree e attualmente è al lavoro per arrivare ai test su volontari umani. Una decina d’anni fa de Grey formulò la previsione spettacolare che molte persone già nate vivranno mille anni o più, e oggi dice di esserne ancora persuaso.

“La scienza ha fatto enormi passi avanti, anche se non alla velocità sperata, ma solo perché ottenere i finanziamenti necessari è stato più difficile di quanto mi augurassi”. Ammette però che c’è da lavorare sodo per aumentare significativamente l’aspettativa di vita.

“Diverse tipologie di danni possono ucciderci accumulandosi fino a livelli che il corpo non riesce a tollerare, e richiedono differenti tipi di interventi per essere riparati”, spiega de Grey. Via via che la scienza medica si fa sempre più articolata, secondo de Grey non c’è un limite superiore alla durata della vita umana.

“È come per le automobili d’epoca: se una macchina riceve solo il minimo di manutenzione previsto per legge, la sua durata sarà molto prevedibile, ma se si fa qualche sforzo in più, ecco che arriviamo a una longevità illimitata. Se un’automobile ha 100 anni, nessuno direbbe che non può arrivare a 200”.

 

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3. Il Sole ha un gemello nascosto

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L’Universo è pieno di stelle binarie i cui pianeti ruotano attorno a più di un astro, mentre invece il nostro Sistema Solare ha solamente una stella: il Sole.

Non è detto, se la “teoria Nemesis” è corretta. Ecco che cosa dice.

Nel corso degli ultimi 250 milioni di anni la Terra ha subito estinzioni di massa ogni 26 milioni di anni circa: sarebbero state provocate dall’impatto catastrofico di comete scagliate verso l’interno del Sistema Solare da una seconda stella detta Nemesis, la gemella del Sole.

Non l’abbiamo mai avvistata perché è molto piccola e fioca rispetto al Sole, e vista da qui si muove lentamente.

Varie parti di questa teoria sono discutibili. In genere si ritiene che le estinzioni non si siano veramente verificate in base a un ciclo prevedibile, ed esaminando i crateri terrestri non ci sono prove di impatti periodici.

E poi c’è anche il fatto che da decenni scrutiamo il cielo con strumenti di tutti i tipi e di una stella simile non c’è nemmeno l’ombra.

Ma questa teoria continua a sopravvivere, ancora di recente con le osservazioni di Sedna, un pianeta nano che si trova in un’orbita estremamente lontana dal Sole.

Secondo quello che capiamo attualmente del Sistema Solare, non dovrebbe essere lì: quindi sbagliamo qualcosa, ma non sappiamo che cosa.

 

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4. Siamo tutti vampiri

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Il sangue dei giovani può rallentare il processo di invecchiamento, accelerare la guarigione e persino curare disordini degenerativi del cervello.

Non è la trama di un romanzo di fantascienza, ma il risultato di nuove ricerche dell’esperto di degenerazione Tony Wyss-Coray dell’Università di Stanford, anche se bisogna sottolineare che finora ha compiuto esperimenti solo sui topi.

“Abbiamo scoperto che alcuni fattori circolatori nel sangue dei topi giovani sono sufficienti per rallentare o invertire i deficit comportamentali e altri segni di invecchiamento cerebrale nei topi vecchi”, spiega.

In altre parole, i roditori in età avanzata che condividono una certa quantità di sangue con quelli più giovani rifioriscono: il cervello, i muscoli, il pancreas, il fegato e il cuore cominciano a comportarsi come quelli di un topo di età inferiore.

La scoperta è avvenuta mentre Wyss-Coray cercava di trovare un marcatore biologico del morbo di Alzheimer: “Avevamo notato che le variazioni maggiori su decine di proteine osservate erano dovute all’età, non alla malattia”.

Il suo collega Tom Rando aveva mostrato in precedenza che il sangue giovane può rinvigorire vecchie cellule staminali provenienti da muscoli, e così Wyss-Coray ha deciso di vedere se anche il cervello può trarre beneficio dallo stesso processo. La risposta è stata positiva.

Nei test con i labirinti i topi più vecchi a cui era stato iniettato plasma di esemplari giovani si sono comportati come se avessero metà della loro età.

Quando è stato esaminato il tessuto cerebrale, i ricercatori hanno scoperto che l’esposizione al sangue giovane aveva rafforzato i collegamenti fra i neuroni, che normalmente si indeboliscono con l’età.

Ma sarà possibile riprodurre questi risultati sugli esseri umani? “Prevediamo di usare il trattamento su 18 pazienti che soffrono di Alzheimer in forme da lievi a moderate e speriamo di finire il reclutamento entro quest’anno”, annuncia Wyss-Coray.

“Una volta conclusi i test analizzeremo i dati: fino ad allora non possiamo dire di avere risultati”. Ma in giro c’è già una compravendita preoccupante di plasma.

“Credo con forza nei trial clinici e penso che non ci debba essere nessun trattamento finché un trial di fase III non dà risultati positivi. Fino ad allora ritengo che nessuno debba pagare per farsi fare infusioni di plasma”.

Ma persino se funziona, probabilmente ci sono limiti agli effetti di questo metodo. “I sistemi biologici sono troppo complessi per poter essere mantenuti e rigenerati indefinitamente”, conclude Wyss-Coray.

 

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5. È possibile trasmettere ricordi attraverso i geni

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È chiaro che certe forme di conoscenza fanno parte del patrimonio genetico.

Le tartarughe marine appena nate vanno automaticamente verso il mare, mentre i piccoli canguri si arrampicano subito nel marsupio della madre.

Il termine che usiamo per questi comportamenti è “istinto”, ma alcuni ricercatori ritengono che sia possibile trasmettere per via genetica altro, oltre al semplice istinto: ipotizzano che anche la conoscenza, comprese le abilità apprese e le regole che le governano, possano entrare a far parte del nostro codice genetico.

“Nel DNA c’è tutto lo spazio per immagazzinare una quantità immane di informazioni”, dichiara Darold Treffert, psichiatra specializzato nello studio dei savant“Per esempio, sarebbe possibile registrare tutta la Biblioteca del Congresso statunitense su un frammento di DNA”.

I savant sono persone con disturbi dello sviluppo come l’autismo, ma che mostrano capacità straordinarie in aree specifiche: possono essere fenomeni della musica, artisti eccezionali, avere una memoria fotografica o saper svolgere calcoli complessi a mente.

Secondo Treffert la capacità dei savant di avere abilità prodigiose senza averle apprese è la prova della “memoria genetica”, cioè della possibilità di passare i ricordi attraverso i geni. “Non partiamo con una tabula rasa: tutti noi all’inizio della vita abbiamo già molto software ereditato”.

Questa idea non è nuova. Il famoso psichiatra svizzero Carl Jung propose l’idea di una “coscienza cosmica” a cui alcune persone sono in grado di attingere; anche il concetto di reincarnazione prevede principi simili.

Queste idee vengono tendenzialmente respinte dal pensiero moderno, a favore di una spiegazione di come acquisiamo la conoscenza basata sull’ambiente e l’istruzione, ma alcuni esperimenti fanno pensare il contrario.

Un gruppo di ricercatori dell’Emory University ha addestrato dei topi a temere l’odore dei fiori di ciliegio impartendo loro una lieve scossa elettrica ogni volta che lo sentivano. Dopo varie ripetizioni i topi cominciavano a rannicchiarsi quando fiutavano questo odore, anche se non ricevevano scosse.

E fin qui è tutto prevedibile, ma i ricercatori hanno anche scoperto che due generazioni successive di roditori i cui genitori erano stati addestrati a temere un odore simile al fiore di ciliegio tendevano a evitarlo, pur non avendo mai subito le scosse associate.

Treffert ritiene che i suoi studi siano la chiave per capire come funziona questo fenomeno. “Penso che i savant, sia congeniti sia acquisiti, siano una prova inconfutabile di questo tipo di ereditarietà”, afferma.

“Mi limito a riferire quello che ho osservato ormai in numerosi savant e sto tuttora cercando una soluzione. La memoria genetica è quella che secondo me ha più senso”.

 

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Note

Cinque dei più bizzarri esperimenti scientifici della storia

  • 1) John Paul Stapp e i test di volo
    Quando, dopo la Seconda guerra mondiale, si svilupparono gli aerei a reazione, ci si chiese a quali accelerazioni si potesse sottoporre senza problemi il corpo umano. Il colonnello John Paul Stapp della US Air Force si offrì volontario per una serie di test in cui ricevette accelerazioni fino a 45 g.
    Sopravvisse agli esperimenti senza danni permanenti e morì a ben 89 anni, nel 1999.
  • 2) José Delgado e il controllo mentale dei tori
    Nel 1963 il ricercatore di Yale José Delgado entrò in una plaza de toros a Cordova, in Spagna.
    Un enorme toro furioso lo caricò, ma Delgado si limitò a pigiare il pulsante di un telecomando, che inviò un segnale a un elettrodo che aveva impiantato il giorno prima nel cervello del toro. L’animale sbuffò un po’ di volte e si allontanò tranquillo, lasciando Delgado illeso.
  • 3) Stanley Milgram e i suoi esperimenti
    In reazione ai processi per i crimini di guerra dei gerarchi nazisti si discusse pubblicamente se “limitarsi a eseguire gli ordini” fosse una difesa valida.
    Lo psicologo di Yale Stanley Milgram svolse un esperimento per scoprirlo, usando scosse elettriche per dimostrare che le persone obbediscono anche agli ordini più orribili se provengono da figure dotate di autorità.
  • 4) Stubbin Ffirth e la febbre gialla
    Nel 1804 un medico praticante di nome Stubbin Ffirth non si risparmiò pur di dimostrare che la febbre gialla non era contagiosa.
    Si spalmò vomito di pazienti nei tagli che si era praticato sulle braccia, se lo versò negli occhi, lo frisse per inalarne i vapori e lo bevve. Non contrasse la malattia, ma in seguito si capì che i campioni venivano da pazienti che non erano più contagiosi.
  • 5) Margaret Howe e Peter il delfino
    Negli anni ‘60, la NASA finanziò delle ricerche sulla comunicazione con i delfini, sperando di trarne metodi per comunicare con gli alieni.
    Per 10 settimane Margaret Howe visse con un delfino di nome Peter in un laboratorio allagato. Nel corso del tempo Peter cominciò a creare problemi e si mostrò attratto sessualmente dalla Howe; lei lo soddisfaceva con le mani per proseguire l’esperimento.
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