Le più diffuse superstizioni e credenze popolari

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Le più diffuse superstizioni e credenze popolari BEST5.IT 2016-12-05 08:37:26
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Credenze e superstizioni sono dure a morire.

Tra quelle più diffuse in Europa, molte resistono fin dai “secoli bui”.

“La superstizione mette il mondo intero in fiamme, la filosofia le spegne”, scriveva nel Settecento il filosofo illuminista Voltaire, paladino della razionalità.

Eppure, ancora oggi il 58% degli italiani non passa sotto una scala appoggiata al muro e fa gli scongiuri se un gatto nero attraversa la loro strada.

Del resto in Europa, quanto a superstizioni, siamo al terzo posto dopo lettoni e cechi.

Sarà perché si tratta di credenze antiche, che risalgono addirittura al Medioevo e passate indenni attraverso i secoli.

Oggi scopriremo le più diffuse superstizioni e credenze popolari in Europa. Leggiamole insieme.

LEGGI  Dal Barocco al Neoclassico: 5 stili unici ed inconfondibili

1. Alla larga dai carri funebri e dai gatti neri

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  • Alla larga dai carri funebri
    Perché si pensa che porti male incrociare un carro funebre vuoto? La ragione è la peste.
    Dal '300 e soprattutto nel '500, secoli di gravi pestilenze, i carretti vuoti giravano per le città per raccogliere i morti.
    E quando arrivavano in un quartiere scatenavano il panico, perché tutti sapevano che la malattia aveva colpito vicino. E si toccava ferro (l'espressione è solo italiana, nel Nord Europa si tocca il legno), scongiuro tra i più antichi.
    Anche altre credenze legate alle malattie sono vive ancora oggi.
    Quando si dice "salute!” a qualcuno che ha starnutito si ripete uno scongiuro il cui scopo era tenere alla larga il diavolo, che si temeva potesse entrare nel corpo attraverso la bocca.
    Ecco perché, in inglese, invece di"salute” si diceva (e si dice ancora) "Bless you!" cioè "Dio ti benedica!"
  • Lontano dai gatti infidi
    Sempre alle malattie (e solo indirettamente alla stregoneria) sarebbe legata la paura dei gatti neri. Il gatto, che ha la predisposizione alla vita notturna e vede al buio, si credeva potesse trasmettere malattie.
    All'epoca della caccia alle streghe (che culminò in realtà nel Rinascimento) si pensava che le donne al servizio del demonio potessero tramutarsi in un gatto nero, proprio per diffondere malattie e morte.
    Ne derivò una strage di innocenti felini, liquidati insieme alle presunte streghe. Nel 1233 papa Gregorio IX emanò una bolla con la quale autorizzava il loro sterminio in nomine dei.
    La superstizione sui gatti neri, purtroppo, sopravvive anche oggi. Dal banale scongiuro quando attraversa la nostra strada, fino a torture e uccisioni.

2. Se si rompe uno specchio o se si passa sotto una scala

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  • Se si rompe uno specchio
    Secondo la tradizione, rompere uno specchio condanna a 7 anni di sfortuna.
    L'infausta profezia sembra nascere dalia convinzione medioevale che gli specchi catturassero parte delle nostre anime.
    Per questo le persone coprivano gli specchi di
    casa quando qualcuno moriva: si temeva che l'anima del defunto potesse rimanervi intrappolata o che, riflettendosi, non riuscisse a uscire dall'abitazione e a raggiungere l'aldilà.
    Ed ecco le contromisure consigliate per liberarsi dal rischio dei 7 anni di guai: bisognava recarsi al cimitero più vicino, toccare una lapide con un pezzo dello specchio rotto e ridurre in polvere tutti gli altri frammenti.
  • Niente scale
    Quanto alle scale, il timore che camminarvi sotto porti male risalirebbe alle guerre medioevali.
    La scala, appoggiata alle mura durante gli assedi, formava un triangolo, simbolo inviolabile della Trinità. Ma c'è anche una spiegazione più banale: durante gli assedi, i difensori dei castelli versavano olio o pece bollente su chi assaltava le mura con le scale.
    Da qui la paura di passarvi sotto. E lo scongiuro di incrociare le dita o sputare sulle proprie scarpe se vi si è proprio costretti.

3. Il taglio della torta nuziale e la giarrettiera della sposa

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  • Il taglio della torta nuziale
    In epoca romana la torta nuziale era fatta di grano, frutta, noci e miele, simboli di ricchezza e fertilità.
    Veniva divisa sopra la testa della sposa, per garantire un matrimonio fertile e prospero e gli ospiti si davano da fare per raccogliere le briciole, considerate portafortuna.
    Ancora oggi una fetta di torta nuziale si riserva agli invitati che non hanno potuto partecipare alle nozze.
    Alcune spose oggi stanno tornando alla consuetudine medioevale di realizzare torte individuali, invece di un'unica grande torta.
    In origine, però, si trattava di panini di frutta, ammucchiati in alte pile, che gli sposi dovevano saltare senza farli cadere per assicurarsi un matrimonio felice e fertile.
    In Inghilterra, in epoca Tudor (1465-1603), la pila si trasformò in un'unica torta a più livelli, tagliata dalla sposa mentre tiene la mano del marito: se non fosse riuscita a tagliare la prima fetta, il matrimonio sarebbe stato senza figli.
  • La giarrettiera della sposa
    Molte spose indossano una giarrettiera sotto i loro abiti nuziali.
    Nei tempi antichi, i vestiti della neo moglie erano considerati benedetti e gli ospiti del matrimonio cercavano di strapparne un pezzo per garantirsi buona fortuna.
    Gradualmente l'attenzione si focalizzò sulla giarrettiera, simbolo di sessualità e di fertilità. In epoca medioevale, in particolare in Inghilterra, gli scapoli cercavano di prendere la giarrettiera della sposa per propiziarsi una moglie bella e fertile.
    Si arrivò al punto che gli scapoli assalivano la povera fanciulla mentre era ancora all'altare, gettandola a terra e strappandole le giarrettiere durante la cerimonia. La Chiesa ovviamente condannò l'usanza, che cambiò.
    Il compito di rimuovere la fortunata giarrettiera passò allo sposo, che poi la gettava dalla finestra della camera nuziale agli uomini che aspettavano speranzosi.

4. Cavallo, la carne del diavolo e baciarsi sotto il vischio

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  • Cavallo: la carne del diavolo
    Nel primo millennio dell'era cristiana, la festa Settimanale dedicata al dio vichingo Odino era una celebrazione molto in voga in Inghilterra e in Scandinavia.
    Gli Ecclesiastici non riuscivano a vietarla. Nel 732 d.C., nel tentativo di spazzare via la pratica pagana, papa Gregorio III vietò l'impiego dell'alimento pregiato che era al centro del rito: la carne di cavallo.
    La Chiesa dichiarò che era la carne del diavolo: chiunque l'avesse mangiata avrebbe di fatto sacrificato agli dèi  pagani. In molti arrivarono a credere che chi se ne nutriva sarebbe stato colpito da malattie o terribili disgrazie.
    Questa antica superstizione dà una delle ragioni (insieme all'importanza delle cavalcature in quelle culture) per cui gli inglesi (e dopo di loro gli americani) ritengono la carne equina un tabù alimentare.
  • Baciarsi sotto il vischio
    Tra i Sassoni il vischio simboleggiava un vincolo sacro.
    Se appeso sopra la porta o sopra un focolare significava che il padrone di casa non avrebbe ucciso i suoi ospiti, anche se erano nemici mortali, e li avrebbe difesi contro gli attacchi per tutto il tempo in cui sarebbero rimasti sotto la protezione del rametto.
    Il vischio veniva spesso utilizzato nelle feste, come per il solstizio d'inverno, quando erano frequenti le risse dopo grandi bevute.
    Secondo la mitologia greca, le bacche del vischio rappresentavano invece i testicoli di Urano. Recisi da Crono, caddero in mare diventando il sangue e la schiuma bianca dalla quale nacque Afrodite.
    Nella mitologia nordica, il vischio era invece dedicato a Frigg, una dea dell'amore. E ancora oggi le coppie, la notte di Capodanno, si baciano sotto il vischio.

5. Giorni maledetti e la moneta della fontana

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  • Giorni maledetti
    "Di Venere e di Marte non si sposa né si parte, né si dà principio all'arte", dice un proverbio.
    E un altro afferma: "Chi ride di venerdì piange la domenica". Risultato? Il venerdì e il martedì sono considerati i più sciagurati della settimana.
    L'origine della loro cattiva fama è medioevale e religiosa.
    Il venerdì, giorno della crocifissione di Gesù, andava riservato alla penitenza e alla contrizione. Chi avesse riso di venerdì sarebbe dunque stato punito la domenica, giorno della Resurrezione.
    Si credeva inoltre che i figli concepiti di venerdì avrebbero avuto una vita più difficile, e che gli anni bisestili che iniziano con questo giorno sarebbero stati catastrofici.
    Il martedì invece era malaugurante già presso i Romani, perché dedicato al dio della guerra e della discordia, Marte.
  • La moneta della fontana
    Visitate qualsiasi fontana famosa o un pozzo dei desideri e vedrete tante monete scintillare sul fondo.
    Nei tempi antichi piscine e pozzi erano pensati per venerare spiriti e divinità, per cui si gettavano offerte in denaro nell'acqua per propiziarsi fertilità e successo.
    Durante il periodo medioevale molte sorgenti sacre sono state associate ai santi, che progressivamente avevano sostituito gli spiriti dell'acqua.
    Le persone si recavano alle fonti nella speranza di trovare cure o buona fortuna gettando nelle vasche le offerte al beato, che andavano invece a finire... nelle casse del vescovo del luogo.



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