Leonberger, un cane straordinariamente dolce, forte ed intelligente

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Leonberger, un cane straordinariamente dolce, forte ed intelligente BEST5.IT 2016-12-03 21:42:31
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Il Leonberger è un gran cane potente e molto muscoloso, che però resta elegante.

Si distingue per l’equilibrio delle sue proporzioni e per la padronanza del proprio temperamento, tuttavia molto vivace.

Ha un’indole buona in modo superlativo. Il Cane di Leonberger è un compagno piacevole che si può portare ovunque senza difficoltà, e che si distingue per il suo spiccato amore per i bambini.

Se la sua nobiltà d’aspetto colpisce immediatamente, così come la sua elegante rusticità, l’impressione più durevole suscitata dall’esame di un Leonberger è senza dubbio la sua dolcezza.

Alla benevolenza dello sguardo corrisponde una cura costante di evitare ogni dimostrazione intempestiva di forza, ogni brutalità.

La grande ‘bontà’, la straordinaria discrezione che lo rende meno ingombrante di un buon numero di suoi simili di media o piccola taglia, spiegano la moda attuale del Leonberger.

Peraltro, la socievolezza nei confronti degli altri cani lo rende un compagno molto fidato, che, inoltre, può essere condotto dappertutto senza esitazione.

Non ha la tendenza a sbavare, non teme il freddo e non risente in modo eccessivo del caldo; solo condizioni di tempo burrascoso o caldo al punto da indurre l’animale alla ricerca di ombra e di una corrente d’aria, ne limitano l’attività.

Oggi scopriremo insieme l’origine, la storia, il comportamento e tanto altro, di questo cane buono, forte, equilibrato ma, soprattutto, dolce e protettivo.

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1. Origine

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Se il maestoso e dolce Leonberger attualmente conosce il successo, non è certo grazie al suo passato.

Infatti, nulla è più intricato, se non addirittura dubbio, della storia di questo cane.

Che sia un degno cugino dei grandi cani da montagna europei è evidente, come pure è incontestabile che abbia un’ascendenza asiatica.

Ci si domanda, allora: questa razza è veramente antica o la sua selezione risale solo verso la metà del XIX secolo?

Il problema merita qualche chiarimento, poiché al centro del mistero sulle origini del Leonberger si trova un personaggio pittoresco, ma un po’equivoco per i suoi intrighi e le sue affermazioni.

Questo personaggio, Heinrich Essig (1808-1889), era molto in vista a Leonberg, la cittadina nella quale viveva, a una quindicina di chilometri da Stoccarda, in quello che allora era il regno di Württemberg: era, infatti, uno dei consiglieri comunali.

Heinrich Essig fece conoscere il Leonberger nel mondo intero, in particolare offrendone un esemplare a tutte le celebrità dell’epoca (come l’imperatore Napoleone III). Affermando di esserne il creatore, indicava volentieri di quali cani si era servito per giungere a selezionarlo.

Essig, peraltro, possedeva un im portante allevamento, che, per ben quarant’anni, avrebbe prodotto annualmente da duecento a trecento cani! Se si passa al lato discutibile della faccenda, si può già dare un’idea della probità e della modestia di Essig facendo notare che si attribuiva il titolo di "barone di Leonberg" quando si trovava all’estero.

Per quel che riguarda il suo allevamento, si potè accertare, per quanto ciò possa sembrare bizzarro, che dopo la sua morte non ne era rimasta quasi traccia e che non si era trovato nessun riproduttore per mantenere in vita le stirpi. Quanto agli incroci che avrebbero dovuto essere all’origine della razza, si rivelarono del tutto fantasiosi.

Essig infatti asserì di essere partito dal Landseer e dal San Bernardo, incrocio che avrebbe in seguito arricchito con l’inserimento del Cane da Montagna dei Pirenei, per così giungere al Leonberger, mentre avrebbe desiderato un cane completamente bianco.

Comunque sia, incrociare cani maculati, nero e bianco, fulvo e bianco o bianco e color pelo di tasso per giungere a un cane interamente colorato di fulvo con focature sembrerebbe difficile; secondo le leggi della genetica, poi, ciò è praticamente impossibile!

Da tutte queste contraddizioni, si deduce che Heinrich Essig non può essere l’effettivo creatore del Leonberger. Egli fu innanzi tutto un commerciante molto accorto, dotato di un senso acuto delle relazioni pubbliche, esperto in colpi pubblicitari.

Sembra comunque evidente il fatto che si sforzò di rimescolare le carte per dissimulare la vera natura della sua attività, consistente nel vendere cani di grossa taglia di origini diverse, un buon numero dei quali, certamente, prodotti nel suo allevamento, ma senza che fossero il risultato di alcuna autentica selezione programmata.

Quello che creò fu in realtà un'"etichetta", un marchio: il Leonberger. I procedimenti e le affermazioni di Essig hanno avuto soprattutto l’effetto di irritare i primi cinofili (la cinofilia, in Germania come altrove, cominciava solo allora a organizzare la propria struttura) e di gettare il discredito sul cane chiamato Leonberger.

Nel 1878 lo specialista tedesco Schmie-Deberger scrisse, non senza severità: "I club non prendono più in considerazione il Leonberger e noi rimandiamo questi bastardi nelle classi alle quali sembrano maggiormente assomigliare, come i Terranova o i San Bernardo, soprattutto i San Bernardo a pelo lungo".

Strebel, nel 1905, non si mostrò più indulgente:
"Il Leonberger trasse in inganno per un certo tempo, mentre i San Bernardo si ristabilivano e la domanda superava l’offerta. Così giunse il momento in cui ci si oppose drasticamente all’allevamento del Leonberger, in quanto sgradevole imitazione dell'allevamento del San Bernardo. Si finì per metterlo all’indice: quello che non si riusciva a definire, veniva considerato come un Leonberger".

Un passaggio di questa citazione lascia anche supporre che "la polvere negli occhi" gettata da Essig forse nascondesse una truffa ben precisa. Strebel parla della "ricostituzione" del San Bernardo.

Ora, i canili dell’ospizio del Gran San Bernardo furono, attorno al 1820, decimati dal cimurro, quando già la razza era indebolita da una consanguineità eccessiva. Per ricostituire gli organici dei loro cani, i monaci dovettero forzatamente ricorrere a un’altra razza, nel caso in questione il Terranova.

Da questi incroci è nata la varietà a pelo lungo della razza San Bernardo, ma, inevitabilmente, un’unione del genere con cani uniformemente neri portò anche alla comparsa di soggetti che non presentavano i colori classici del San Bernardo.

Sappiamo, tramite Heinrich Schumacher, lo specialista della razza all’epoca, che questi soggetti furono venduti o donati dai monaci ai benefattori dell’ospizio e che si ritrovarono in buon numero in Svizzera, ma anche in Inghilterra, dove sono noti parecchi esempi di soggetti di razza San Bernardo a pelo lungo, di colore uniforme e di forme slanciate.

Anche in Svizzera vennero trovati esemplari di particolare bellezza a... Löwenberg! Löwenberg, "montagna del leone", Leonberg, il colore fulvo, tutto ciò non richiama alla mente il "leone" di montagna (Löwe in tedesco, leo in latino, leone in italiano)?

E se Essig semplicemente avesse sfruttato questi mutamenti sopraggiunti durante il processo di rinnovamento del San Bernardo e la quasi omonimia tra la sua città e la borgata svizzera?

2. Storia

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Secondo la genetica, soggetti interamente fulvi con focature possono essere il risultato dell’unione del Terranova (nero) e del San Bernardo (rosso e bianco, o giallo-bruno e bianco).

Nella prima generazione, tutti i cuccioli prodotti da questo incrocio sono in genere neri (tuttavia, è possibile che ne nascano di neri e bianchi).

Se, in seguito, questi cuccioli vengono incrociati, a tempo debito, con un San Bernardo, possono nascere dei soggetti neri, neri e bianchi, fulvi ombrati e bianchi e... completamente fulvi ombrati.

Una fotografia del risultato ottenuto è comparsa nell’opera del genetista americano Leon F. Whitney "How to Breed Dogs" (Come allevare cani).

Certo, alcuni obietteranno a questa dimostrazione che la bella ed elegante testa del Leonberger non assomiglia molto né a quella del Terranova, né a quella del San Bernardo; a costoro si risponde che, nel secolo XIX, forse queste razze non avevano completamente l’aspetto odierno.

Quello che, però, soprattutto manca per convalidare questa audace teoria è la prova di una relazione tra Essig e la Svizzera.

Rimane un’ipotesi, che è la più verosimile e quella più generalmente accettata: il Leonberger deve essere derivato dall’antico "Cane delle Alpi", una razza citata da parecchi autori, come Delabarre-Blaine (1803), Gayot (1867), Pertus (1893), e che era diffusa dalle Alpi Retiche (i Grigioni) all’Austria.

Questa razza sarebbe stata a poco a poco trascurata in tali regioni per via della scomparsa dei grandi predatori, orsi, lupi, linci. Nel corso di numerosi secoli, però, il principale centro di diffusione in Germania per questa razza sarebbe stato la città di Leonberg, il cui mercato dei cani è noto dal XIII secolo.

E così dal Württemberg, dalla Foresta Nera, dallo Harz, dove le incursioni dei lupi che decimavano le greggi erano frequenti, ci si recava a Leonberg, in particolare per procurarsi questi cani da montagna.

Adattandosi a quelle regioni collinari, mescolandosi ai cani locali e diventando Pastori, questi esemplari videro la loro taglia e il loro peso calare: in definitiva, essi originarono l’Hovawart.

L’idea che il Leonberger sia l’erede del "Cane delle Alpi" trova conferma se si osserva che la sua testa è più simile a quella dell’Hovawart che a quella del San Bernardo.

Peraltro, parecchi elementi consentono di confermare la localizzazione austriaca di questo ‘Cane delle Alpi’, antenato del Leonberger:
- il professor von Schulmuth, di Vienna, è riuscito a ritrovare negli archivi dei principi di Metternich la menzione dei canili di cani da montagna simili al Leonberger, a partire dal 1625;
- il dottor Luquet, invece, segnala, in un importante studio dedicato alla razza, che Maria Antonietta (di origine austriaca) ne avrebbe posseduto un esemplare di taglia molto grande.

La carriera moderna del Leonberger, fortunatamente, è molto meglio conosciuta. Del "periodo Essig" si prenderanno in considerazione due date: nel 1846, un esemplare di Leonberger venne presentato per la prima volta; nel 1863, in una classe introdotta apposta per la razza, parecchi soggetti ottennero dei premi all’esposizione di Amburgo.

Il primo standard venne fissato da Albert Kull nel 1895. All’incirca nello stesso momento, un club di cani Leonberger fu fondato ad Apolda (Turingia); si trasformò, all’inizio del secolo, nel Club del Leonberger, con sede a Heidelberg.

La razza in pratica scomparve durante la prima guerra mondiale; Stadelmann e Josenhans furono, però, gli artefici del suo rinnovamento, a partire dal 1922.

Una nuova associazione, il "Gruppo di allevatori di cani Leonberger", selezionò cinque soggetti ben tipicizzati e riuscì, nel giro di quattro anni, a controllare un patrimonio di trecentocinquanta soggetti. Nello stesso periodo, Stadelmann aprì il primo Libro delle Origini.

Le difficoltà per il Leonberger, però, non erano ancora finite: alla conclusione della seconda guerra mondiale, gli appassionati di questo cane poterono constatare a qual punto la sua popolazione fosse stata decimata.

La Federazione cinologica internazionale riconobbe la razza nel 1949, ma si dovette attendere il 1958 per vedere i suoi effettivi raggiungere una consistenza numerica importante, come nel periodo tra le due guerre, un risultato che fu merito di due appassionati: Albert Kienzle e Otto Lehmann.

Da allora, il Leonberger si è diffuso in tutta la Germania, così come in Austria e negli altri paesi germanici. Và notato che i Tedeschi della Germania settentrionale hanno indugiato a lungo prima di ammettere il Leonberger. Il dottor Luquet ne fornisce il motivo: secondo il loro criterio, questo cane rischiava di mettere in ombra un altro cane nazionale di taglia molto grande, l’Alano Tedesco.

In Gran Bretagna la razza è stata oggetto di vivaci critiche da parte degli specialisti della fine del secolo XIX (Vero Shaw, Hugh Dalziel, Idsto- ne), il che spiega perché non sia riuscita a insediarvisi. In compenso, il Leonberger è presente in Francia dal 1896.

Per parecchi anni, cani di un allevamento della regione parigina vennero presentati all’esposizione di Parigi, ottenendovi tutti i primi premi. Il dottor Pierre Mégnin, che studiò attentamente questi soggetti e tradusse lo standard redatto nel 1895 da Kull, fece conoscere la razza nel territorio francese.

Secondo questo primo standard, riportato peraltro nella famosa opera del conte di Bylandt Le razze di cani, il tipo del Leonberger era di taglia molto grande: vi si precisava, infatti, che il maschio doveva raggiungere almeno 80 centimetri al garrese.

In seguito, gli allevatori tedeschi hanno rinunciato a considerare un’altezza così elevata come caratteristica della razza: gli 80 centimetri al garrese, che costituivano il minimo ricercato, sono diventati il massimo previsto dallo standard.

Ciò spiega, talora, certe differenze tra l’allevamento francese, rimasto più o meno fedele al retaggio di Mégnin (nel quale il Leonberger appariva come il più grande dei cani da montagna europei), e l’allevamento tedesco, al quale, come è già stato accennato in precedenza, non sono state risparmiate le difficoltà durante tutto questo secolo.

Queste contese tra specialisti han­ no evidentemente ben poco interesse per la maggior parte di coloro che sono attratti dal Leonberger, ma spiegano una certa diversità di tipi, di divergenze di vedute tali da suscitare perplessità in chi non sia buon osservatore.

Bisogna tuttavia precisare che il ravvicinamento dei club appartenenti all’Unione internazionale del Leonberger e la compenetrazione degli allevamenti tendono a livellare straordinariamente queste differenze d’aspetto e di apprezzamento nei confronti dello standard, la cui responsabilità, in seno alla Federazione cinologica internazionale, compete alla Germania.

In Italia la razza è entrata negli anni Settanta grazie ad alcuni appassionati che importarono qualche esemplare. Gli allevatori e i privati proprietari di soggetti di questa razza non si sono mai associati per fondare un club che tutelasse la razza, al contrario di quanto è avvenuto in altre nazioni come Olanda, Danimarca, Francia, Austria, Svizzera.

3. Comportamento

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Il Leonberger deve essere stato dotato di indubbie ed eccezionali qualità, se è riuscito a non scomparire nonostante le intricate vicende della sua storia.

È innegabile che solo per questo susciti ammirazione.

Chi non ha sognato di possedere un gran signore, pieno di dignità, di coraggio e di dolcezza, che non sia né un animale pesante e apatico, né un guardiano irruento e aggressivo! In breve, un cane dall’aspetto naturale, certo per il mantello uniforme, ma anche perché nessuna delle sue caratteristiche morfologiche è esagerata.

Il Leonberger ha un’indole buona in modo superlativo. Se la sua nobiltà d’aspetto colpisce immediatamente, così come la sua elegante rusticità, l’impressione più durevole suscitata dall’esame di un Leonberger è senza dubbio la sua dolcezza.

Alla benevolenza dello sguardo corrisponde una cura costante di evitare ogni dimostrazione intempestiva di forza, ogni brutalità.

Certo, quando si tratta di festeggiare il ritorno del padrone, lo si può vedere, senza alcun riserbo, esprimere la sua gioia con balzi, saltargli addirittura al collo e lavargli letteralmente la faccia con grandi colpi di lingua.

In salotto, però, di solito sta bene attento a non rovesciare alcun mobile o soprammobile, poiché è pienamente cosciente dei limiti di movimento impostigli dalla sua mole.

Di fronte a qualcuno meno forte di lui — come nel caso di un altro animale domestico o di un bambino — raddoppierà le precauzioni e si trasformerà in un vero protettore, dando prova di una straordinaria pazienza nei confronti degli scherzi del piccolo.

Il Leonberger, e non soltanto la femmina, presenta un’incontestabile predisposizione a fare la "balia", ruolo che prende molto a cuore e per il quale trascura ogni altra attività.

Il padrone può mettere in tutta sicurezza il proprio bambino tra le sue grandi zampe: il cane si presterà di buon grado a tutti i giochi e le attività che il bambino riuscirà a inventare.

La grande ‘bontà’, la straordinaria discrezione che lo rende meno ingombrante di un buon numero di suoi simili di media o piccola taglia, spiegano la moda attuale del Leonberger.

Peraltro, la socievolezza nei confronti degli altri cani lo rende un compagno molto fidato, che, inoltre, può essere condotto dappertutto senza esitazione: non ha la tendenza a sbavare, non teme il freddo e non risente in modo eccessivo del caldo; solo condizioni di tempo burrascoso o caldo al punto da indurre l’animale alla ricerca di ombra e di una corrente d’aria, ne limitano l’attività.

Tutte queste qualità di socievolezza, di discrezione, non potrebbero però in nessun modo giustificarne resistenza in uno spazio troppo esiguo.

Certo, l’animale farà del suo meglio per adattarvisi ed è anche possibile che non provochi nessun problema, se lo si fa vivere in un monolocale o in un appartamento posto al dodicesimo piano.

Non si può non convenire, tuttavia, che un ambiente del genere non rappresenta di certo l’ideale per consentire il pieno sviluppo della sua generosa natura. È decisamente preferibile offrirgli la possibilità di svolgere con facilità tutta l’attività fisica che gli occorre, mettendo a sua disposizione un angolo di giardino, anche limitato.

Molti Leonberger hanno una certa tendenza alla svogliatezza e perciò conviene che il padrone intervenga per fornire al suo compagno quante più occasioni possibili per sfogare le proprie energie, per sviluppare la muscolatura.

A riguardo dell’educazione di questo cane, che non pone alcun problema, si avrà cura di fargli conoscere un gran numero di situazioni differenti, allo scopo di sollecitarne la mente, oltre che di fargli sgranchire le gambe.

Infatti, oltre alle capacità fisiche, il Leonberger possiede innegabili facoltà per quel che concerne prontezza di reazioni e comprensione. Rinunciare a trarne un vantaggio sarebbe veramente un peccato, tanto più che se non è abbandonato a se stesso, il cane troverà più piacere nella vita e sarà, quindi, più felice.

Con il maschio bisogna avere un po’ più di fermezza, non certo perché abbia un temperamento decisamente da dominatore o incline alla fuga, ma perché ha conservato una certa tendenza all’indipendenza, propria alla maggior parte dei cani da montagna.

Tutti gli specialisti dell’addestramento che hanno avuto l’occasione di lavorare su esemplari della razza sono d’accordo nel riconoscergli delle attitudini in questo campo e nel ritenere che, tra i cani giganti, esso sarebbe probabilmente fino di quelli che meglio si presterebbe all’addestramento, come pure alla difesa.

Indubbiamente, anche in questo caso, il suo immenso equilibrio costituisce un prezioso aiuto. Tuttavia, non ha bisogno di essere addestrato a questo compito, poiché alla statura dissuasiva esso aggiunge l’istinto per la guardia, quando viene coinvolto in questo ruolo.

In un villino, per esempio, farà riecheggiare la sua formidabile voce e non esiterà a dirigersi alla porta verso lo sconosciuto, senza manifestare né timore né aggressività esagerata o pericolosa.

Se essenzialmente è un cane di famiglia, fedele compagno e protettore, se può anche diventare custode di una grande proprietà, il Leonberger ha altre frecce al suo arco. Le sue attitudini al salvataggio, per esempio, non sono abbastanza note.

Così, in Germania e in Austria, sono state messe alla prova, con successo, le sue possibilità di impiego come cane da valanga.

Molti soggetti manifestano anche un’indubbia propensione per l’acqua. In tal caso sono buoni nuotatori, molto potenti, che, al pari di un Terranova — dato che le loro membrane interdigitali spesso sono molto sviluppate e che hanno un pelo dotato di elevata impermeabilità —, potrebbero diventare dei veri cani da salvataggio ed essere capaci di rimorchiare in acqua pesanti imbarcazioni. 

Tuttavia, questa attrazione per l’acqua non è una caratteristica evidente della razza e il lavoro in acqua non è riconosciuto come una disciplina aperta al Leonberger.

In compenso, dal 1984, gli è stato consentito ufficialmente l’accesso alle prove concernenti il seguire una pista, dato che, incontestabilmente, le sue attitudini in questo campo sono reali.

4. Un cane "lupo molossoide" facile e razze affini

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Il Leonberger merita proprio la fama di cane con cui è facile vivere. Tra le razze di massima taglia, fa parte di quelle che in genere hanno meno problemi.

Il suo pelo folto e lungo (non, però, in modo eccessivo) può avere la tendenza ad arricciarsi per mancanza di adeguata toelettatura: deve essere spazzolato abbastanza regolarmente, di preferenza senza utilizzare la striglia, perché questa operazione comporterebbe l’eliminazione del sottopelo protettivo.

La sua grande taglia non si accompagna a un peso eccessivo (anche se un maschio può, tuttavia, arrivare a pesare 60 o 70 kg), con gran beneficio della sua salute, in particolare a livello del sistema cardiocircolatorio, e possibilità di arrivare a un'età rispettabile per un cane di così grossa taglia.

Ovviamente, la sua crescita prolungata (questo cane incrementa di cento volte il peso alla nascita in meno di due anni), richiede un’alimentazione molto equilibrata, che in particolare abbisogna di un’integrazione giudiziosa di minerali (calcio) e di vitamine (vitamina D).

Il Leonberger, tuttavia, non sfugge a due flagelli che in particolare imperversano nelle razze di grande taglia:
1) La torsione dello stomaco, che richiede cure appropriate senza indugio, può essere fatale; per prevenirla, si consiglia in genere di suddividere la dose alimentare giornaliera in due pasti e di non richiedere al cane subito dopo un pasto di svolgere attività fisica.
2) Per quel che concerne la displasia dell’anca, gli allevatori devono selezionare soggetti che ne siano indenni; tuttavia, non si può dire, dato l’esiguo numero di esemplari realmente colpiti, che attualmente questa anomalia costituisce un grave problema.

"Lupo molossoide": ecco un termine del gergo cinofilo, un po' oscuro a prima vista, ma che caratterizza con efficacia i cani di tipo montagna', i quali sono evidentemente dei 'molossi' per la taglia imponente, l’ossatura robusta e il peso spesso di tutto rispetto.

Essi non sono, però, dei 'Doghi', benché in passato spesso si sia fatta confusione tra i due termini, il San Bernardo, per esempio, è stato chiamato dai Britannici 'Mastino Alpino’. Ancora, il presunto antenato di tutti i "montanari" della specie canina è tuttora chiamato 'Tibetan Mastiff’ e, in francese, 'Dogue du Tibet'.

È pur vero che queste due razze presentano più analogie delle altre con i veri Doghi.

Ma ciò che in genere distingue i cani da montagna dai Doghi è, per esempio, la testa: nei primi non è eccessivamente massiccia, Il loro stop non è molto accentuato e non presentano labbra molto cascanti né rughe sulla fronte, in poche parole, a parte le orecchie, che sono pendenti e non diritte, la loro testa assomiglia a quella dei cani da pastore, chiamati 'lupoidi' perché il loro profilo presenta molti punti di somiglianza con quello del lupo.

Altre caratteristiche li distinguono dai Doghi: il pelo lungo, o per lo meno abbastanza folto per permettere loro di resistere a temperature assai rigide, grazie al quale sfoggiano una coda riccamente guarnita. Peraltro, se le dimensioni di questi cani sono generose, non per questo appartengono alla categoria dei ‘pesi massimi’.

Infine, hanno un temperamento diverso: naturalmente pieni di coraggio e di calma, ma anche molto indipendenti, hanno un istinto per la guardia, spesso atavico, molto accentuato (e di frequente più intenso durante la notte). Malgrado l'aria da bonaccioni, molti possono far mostra di reazioni fulminee e si applicano intensamente nello svolgimento del loro "lavoro".

Si cita talora, a proposito di questi grandi cani da montagna, la "legge di Bergmann". Il naturalista Bergmann aveva infatti notato che l'adattamento alla quota o al freddo andava di pari passo, in genere, con l'aumento delle dimensioni.

La spiegazione è abbastanza semplice: un animale di grossa taglia spende meno energia per mantenere costante la propria temperatura interna in condizioni climatiche di estremo rigore.

Secondo questo punto di vista, i cani da montagna andrebbero considerati come un adattamento della specie canina a un ambiente particolarmente ostile, un adattamento che sarebbe stato sfruttato dagli uomini per servirsi di questi cani nella lotta contro i grandi predatori delle regioni montane.

Il Leonberger è senza dubbio il meno conosciuto, presso il grosso pubblico, dei quattro grandi cani di tipo montagna'.

  1. Il più popolare è naturalmente il san Bernardo, grazie alla leggendaria fama di esperto in salvataggi e alla non meno leggendaria botticella di bevanda alcolica al collo. Benché l’attività di salvataggio svolta da questo cane non sia più di attualità, il suo ricordo rimane molto vivo. 
    Il San Bernardo è il più molossoide di tutti questi cani: la sua testa è molto massiccia, con uno stop marcato, un muso corto e quadrato e labbra cascanti molto sviluppate; alcune rughe, per quanto non molto accentuate, solcano la fronte e la faccia.
    Il maschio misura almeno 70 centimetri, che spesso supera, e può raggiungere un peso tra 80 e 100 chili, se non addirittura superiore. La pelliccia, a pelo corto (nella varietà originaria, attualmente rara) o lungo, può essere rossa e bianca o giallobruna e bianca.
  2. Il Cane da Montagna dei Pirenei ha avuto la sua ora di gloria in Francia grazie al teleromanzo Belle et Sébastien. Non è in senso stretto uno specialista in salvataggi, benché antiche incisioni lo rappresentino in questa funzione.
    Da tempi immemorabili è, invece, un protettore delle greggi, soprattutto nei confronti dell'orso, imponente (il maschio misura da 70 a 80 cm), ma non molto pesante (60 kg circa), unisce la forza all'eleganza.
    La pelliccia, molto folta e immacolata, rafforza l'impressione di bellezza che emana da questo cane. Va tenuto presente che qualche macchia di colore non costituisce un difetto. Sul piano del carattere, è il cane che possiede il temperamento più tipicizzato.
  3. Il Terranova ha tutto del 'tipo montagna’, salvo che non è un montanaro. Anch'esso è accompagnato da una lusinghiera fama (meritata), di specialista in salvataggi, in acqua dolce e in mare. La sua pelliccia, molto impermeabile, è il più delle volte nera come il carbone: talvolta ha riflessi bronzei e può anche essere marrone; esiste una varietà nera e bianca, che non va confusa con il Landseer, che è molto simile, ma viene considerato come una razza distinta.

I cani da montagna, però, sono in totale una buona ventina, in questa moltitudine, due sono molto simili al Leonberger.
a) È il caso del Cane della Sierra di Estrela. Questo bel cane portoghese presenta un pelo lungo o semilungo, di colore fulvo o lupino, il maschio raggiunge 70 centimetri e una buona cinquantina di chili. Nel suo paese d'origine questo cane è sempre utilizzato come guardiano di greggi; alcuni esemplari sono stati introdotti in Belgio, nei Paesi Bassi, in Francia e in Gran Bretagna, mentre in Italia è inesistente.
b) il Cane da pastore di Ciarplanina, invece, è ben insediato in Francia. Originario delle regioni più montuose e selvagge del territorio dell'ex Iugoslavia, non è un ‘peso massimo', benché i valori indicati dallo standard (per il maschio, 62 cm in media) vengano superati anche di parecchio. Questo cane possiede una grande elasticità fisica e mentale. La pelliccia, di pelo liscio e un po’ grossolano, può in linea di massima presentare ogni sorta di tinta unita, ma le tonalità più diffuse e apprezzate sono quelle del grigio, in Italia questa razza è poco diffusa.

Il Leonberger, infine, ha un "cugino" vicino dal punto di vista geografico: l'Hovawart, originario del Württemberg, dello Harz e della Foresta Nera. Per la taglia (il maschio misura da 60 a 70 cm al garrese, per un peso che va da 30 a 40 kg), questo cane costituisce un anello di collegamento tra i cani da montagna e i cani da pastore. Peraltro, sotto la denominazione di 'Pastore del Württemberg', ha contribuito all'elaborazione del famoso Pastore Tedesco (almeno secondo quanto ha affermato von Stephanitz

5. Standard

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FCI Standard N°145 / 20.09.2002
LEONBERGER
ORIGINE: Germania
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 04.01.1996
UTILIZZAZIONE: Guardia, e cane d’accompagnamento e di famiglia
CLASSIFICAZIONE F.C.I. Gruppo 2 Cani di tipo Pinscher e Schnauzer
Molossoidi e cani bovari svizzeri
Sezione 2.2 Molossoidi. Tipo cane da montagna
Senza prova di lavoro

ASPETTO GENERALE
Conformemente all’uso cui era destinato, il Leonberger è un gran cane potente e molto muscoloso, che però resta elegante. Si distingue per l’equilibrio delle sue proporzioni e per la padronanza del proprio temperamento, tuttavia molto vivace. I maschi sono imponenti e forti in modo speciale.

PROPORZIONI IMPORTANTI
• Il rapporto fra l’altezza al garrese e la lunghezza del tronco è di 9 a 10
• L’altezza del torace corrisponde circa al 50% dell’altezza al garrese

COMPORTAMENTO-CARATTERE
Come cane di famiglia, nelle condizioni attuali di vita e di ambiente, il Cane di Leonberger è un compagno piacevole che si può portare ovunque senza difficoltà, e che si distingue per il suo spiccato amore per i bambini. Non è né pauroso né aggressivo. Come cane da scorta è un compagno piacevole, docile e senza paura in tutte le situazioni della vita pratica. Le doti richieste per un temperamento equilibrato sono le seguenti:
• Sicurezza e impeccabile sangue freddo
• Temperamento medio ( anche in quel che riguarda l’istinto di gioco)
• Volontà di sottomettersi
• Buona capacità d’apprendere e ricordare
• Indifferenza verso il rumore.

TESTA
Nell’insieme è più alta che larga e piuttosto allungata che raccolta. Il rapporto fra la lunghezza della canna nasale e quella del cranio è di 1 : 1. La pelle è ovunque ben aderente, senza rughe
REGIONE DEL CRANIO
Cranio visto di faccia e di profilo il cranio è moderatamente bombato; potente per essere in armonia col tronco e gli arti, ma non pesante. La sua parte posteriore non è molto più larga che al livello degli occhi. Stop nettamente visibile, ma moderatamente marcato
REGIONE DEL MUSO
Tartufo: nero
Muso: piuttosto lungo, mai appuntito; canna nasale di larghezza uniforme, mai concava, piuttosto leggermente arcuata (naso montanino).
Labbra: ben aderenti, nere; commessura ben chiusa
Mascelle/Denti: mascelle forti con perfetta regolare e completa chiusura a forbice, cioè la faccia posteriore degli incisivi superiori è a stretto contatto con la faccia anteriore degli incisivi inferiori, coi denti impiantati perpendicolarmente alle mascelle; 42 denti sani conformemente alla formula dentaria (si tollera la mancanza degli M3. Una chiusura a tenaglia è ammessa; nessun restringimento della mandibola inferiore ai canini.
Guance: sono sviluppate solo un poco.
Occhi: dal bruno chiaro al bruno il più possibile scuro, di media grandezza, ovali, né infossati né sporgenti, né troppo ravvicinati né troppo distanziati. Le palpebre aderiscono bene alla forma del globo oculare. La congiuntiva non deve essere visibile. Il bianco dell’occhio (parte visibile della sclera) non è arrossato.
Orecchi: attaccati alti e non troppo indietro, ricadenti, di media grandezza, carnosi e ben aderenti alla guancia

COLLO: è leggermente arcuato, e si fonde armoniosamente nel garrese; un po’ lungo piuttosto che corto; senza pelle esageratamente lassa o giogaia

CORPO
Garrese: marcato, soprattutto nei maschi
Dorso: solido, diritto, largo
Rene: largo, potente, ben muscoloso
Groppa: larga, relativamente lunga, dolcemente arrotondata; si fonde progressivamente nell’inserzione della coda; in nessun caso sopraelevata.
Torace: largo, ben disceso, arriva al minimo al livello dei gomiti, non troppo a forma di botte, piuttosto ovale.
Linea inferiore: solo leggermente rilevata

CODA :con tantissimo pelo; cade diritta in stazione e non è che leggermente ricurva quando il cane si muove; se possibile, non portata più in alto del prolungamento del dorso.

ARTI: molto forti, specialmente nei maschi
ARTI ANTERIORI
In generale: diritti, paralleli e non troppo ravvicinati
Spalle/ braccio: lunghi, obliqui, che non formano un angolo troppo ottuso, molto muscolosi
Gomiti: ben aderenti al corpo
Metacarpi: forti, solidi, visti di faccia diritti, visti di profilo quasi verticali
Piedi anteriori: non rivolti in dentro né in fuori, arrotondati, dalle dita ben serrate e arcuate, cuscinetti neri.
ARTI POSTERIORI
In generale: visti da dietro non troppo ravvicinati, paralleli. Garretti e piedi non rivolti in dentro né in fuori.
Bacino: obliquo
Coscia: abbastanza lunga, in posizione obliqua, molto muscolosa. La coscia e la gamba formano un angolo ben definito
Garretto: solido, con angolazione marcata tra la gamba e il metatarso
Piedi posteriori: diretti diritti in avanti, lunghi senza esagerazione; dita arcuate; cuscinetti neri.

ANDATURA: lunghe falcate, movimento regolare in tutte le andature; gli anteriori si portano bene in avanti sotto la forte spinta dei posteriori; al passo e al trotto, visti dal davanti e dal dietro, gli arti si muovono in linea retta.

MANTELLO
PELO: di tessitura da mediamente morbida a ruvida, d’una buona lunghezza, ben adagiato, senza formare scriminature; malgrado la presenza di un sottopelo ben sviluppato, le forme del corpo restano ben riconoscibili; il pelo è diritto, anche se una leggera ondulazione è ammessa; soprattutto nei maschi, il pelo forma una bella criniera sul collo e il petto, delle frange folte agli anteriori e una culotte abbondante ai posteriori.
COLORE: giallo leone (fulvo chiaro), rosso, rosso-bruno, come pure sabbia (giallo pallido, color crema) e tutte le gradazioni tra questi colori, con maschera nera; la punta dei peli nera è ammessa, ma il nero non deve predominare. Lo schiarimento del colore di base nella faccia inferiore della coda, alla criniera, alle frange degli anteriori e alla culotte dei posteriori non deve essere marcata al punto da nuocere all’armonia dell’insieme del colore del mantello. Una piccola macchia bianca o una piccola marcatura bianca a forma di stretta linea sul petto sono tollerate, come pure dei peli bianchi sulle dita.

TAGLIA
Altezza al garrese:
Maschi: 72 – 80 cm – taglia media ricercata 76 cm
Femmine: 65 – 75 cm - taglia media ricercata 70 cm

DIFETTI: qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerata come difetto e la severità con cui questo difetto verrà penalizzato deve essere proporzionata alla sua gravità.

DIFETTI ELIMINATORI
• Cane pauroso o aggressivo.
• Difetti anatomici importanti [garretti marcatamente vaccini, dorso molto arcuato (di carpa), dorso molto insellato (concavo), piedi anteriori estremamente rigirati in fuori, angolazioni assolutamente insufficienti della spalla, del gomito, del ginocchio e del garretto].
• Tartufo marrone
• Pigmento nettamente insufficiente alle labbra
• Mancanza di denti (eccetto gli M3), enognatismo e prognatismo, altri difetti della chiusura
• Colore degli occhi diverso dal bruno nelle sue diverse sfumature.
• Entropion, ectropion
• Coda visibilmente arrotolata o portata troppo alta e arrotolata
• Cuscinetti marroni
• Pelo riccio o decisamente a boccoli
• Colori sbagliati: marrone con tartufo e cuscinetti marroni, nero focato, nero, argento, colore d’animale selvatico (grigio lupo)
• Mancanza totale di maschera nera
• Eccesso di bianco (il bianco delle dita che risale fino al carpo e al tarso, macchia bianca al petto che supera la grandezza di una mano, bianco in altri posti.

Qualsiasi cane che presenti anormalità dì ordine fisico o comportamentale, sarà squalificato.

N.B. I maschi devono avere due testicoli apparentemente normali, completamente discesi nello scroto.



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