Libri da leggere assolutamente – L’ appuntamento mensile con i libri (Novembre 2013)

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Libri da leggere assolutamente – L’ appuntamento mensile con i libri (Novembre 2013) BEST5.IT 2016-12-08 00:06:00
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Per questo mese di Novembre 2013 vi proponiamo le 5 letture che più ci hanno colpito.

Ecco allora i nostri consigli su alcuni libri interessanti e ricordatevi sempre che "Leggere fa bene all'anima" e che "Un uomo che legge ne vale due".

LEGGI  5 posti dai nomi improbabili

1. In difesa di Jacob di William Landay

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Andy Barber, da più di vent'anni braccio destro del procuratore distrettuale, è un uomo rispettato, un marito e un padre devoto, e ha davanti a sé una carriera sicura. Sa bene cosa può nascondere la vita di una persona, quali colpe possono essere taciute, ma la sua è un'esistenza serena e l'amore per la moglie e il figlio non ha limiti. Tutto sembra andare per il verso giusto per lui e la sua famiglia. Ma certe convinzioni a volte sono esposte ai capricci del destino o alle conseguenze di piccoli gesti. Così, un giorno, quasi per caso, piomba su di loro un'accusa inaudita: il figlio di Andy, Jacob, poco più che un bambino, viene indagato per omicidio. Un suo compagno di classe è stato accoltellato nel parco poco prima dell'inizio delle lezioni. Il ragazzo proclama la propria innocenza e Andy gli crede. Ma c'è qualcosa che non torna, l'impianto accusatorio è dannatamente convincente: e se qualcosa fosse sfuggito all'attenzione di Andy? E se i quattordici anni di vita del figlio non fossero sufficienti per capire chi è realmente? E se Jacob, suo figlio, fosse alla fine un assassino?

"In difesa di Jacob" viene definito dalla critica come l'evento dell'anno del genere giallo giudiziario, e l'autore (non molto famoso, con sole 2 pubblicazioni all'attivo, oltre a questa) viene paragonato ad autori del calibro di John Grisham e Scott Turow. E' un libro che tiene col fiato sospeso, che appassiona e che si merita assolutamente tutte le lodi scritte sulla quarta di copertina, con un finale degno di un Thriller di alti livelli. Trama bellissima che fa di questo romanzo un libro che ogni amante del genere deve assolutamente leggere. Bellissimo e commovente il finale.

William Landay, nasce a Boston nel 1963, e si laurea all'Università di Yale divenendo Procuratore Distrettuale di Middlesex in Massachussets. Ruolo che ricoprirà per otto anni prima di divenire scrittore e pubblicare il suo primo romanzo, "Mission Flats", che nel 2003 fu premiato come miglior romanzo d'esordio dalla British Association Crime Writers. Il secondo romanzo, "The Strangler", è arrivato tra i finalisti nel 2007 come miglior Thriller allo “Strand Magazine Critics Award”. “In difesa di Jacob” è il suo terzo romanzo.

2. Invisibile di Paul Auster

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Nel 1967, Adam Walker ha vent'anni e studia a New York; la sua unica aspirazione è diventare poeta. Durante una festa, conosce l'enigmatico e inquietante professore parigino Rudolf Born e la sua seducente fidanzata, Margot. Tra loro si instaura immediatamente un legame fatto di sottintesi, di cose dette e non dette: Rudolf sembra aver preso in simpatia il giovane e gli offre di ideare e curare una rivista letteraria che intende finanziare. Adam, dal canto suo, prova una forte attrazione per Margot con la quale, quando Born torna temporaneamente in Europa, si abbandona a cinque giorni di sesso. Scoperto il tradimento, Rudolf caccia Margot.
Non mostra tuttavia risentimento nei confronti di Adam che, pur sconcertato da questa ambiguità, continua a frequentarlo: sino a quando, una sera, non assiste alla criminale esplosione della sua aggressività. Tormentato dai sensi di colpa per non avere tempestivamente avvisato la polizia e consapevole di aver vissuto un'esperienza che lo segnerà per sempre, trascorre l'estate in città con la sorella Gwyn: complici le loro solitudini e i loro lutti, i due riallacciano le fila di un legame profondo che li unisce sin dall'infanzia. All'inizio dell'autunno, Adam parte per Parigi, ufficialmente perché ha vinto una borsa di studio. Ma Parigi è anche la città in cui, sfuggendo alle autorità americane, è tornato a vivere Born. Adam sa bene che si dovrà così confrontare con la parte più nera e imperscrutabile della propria anima.

Il nuovo romanzo di Paul Auster, Invisibile, è stato accolto da critici e lettori come uno dei suoi capolavori. E nella prima recensione italiana, uscita sul Corriere della Sera del 24 novembre, così Livia Manera ha presentato il libro: «Un esempio di prosa perfetta: coraggiosa nel contenuto, brillante nello stile e autenticamente empatica. In Invisibile Auster mette insieme le sue due anime di narratore: quella psicologica di Leviatano e quella affascinata dalle possibilità della metafiction che ha conquistato i lettori della Trilogia di New York. Ne risulta un leggibilissimo, perfino appassionante romanzo di formazione, bizzarramente smontato in quattro parti e raccontato da tre voci diverse, in prima, seconda e terza persona».

«Appena finito di leggere Invisibile, lo si vorrebbe leggere di nuovo perché il romanzo si muove velocemente, con disinvoltura, quasi sinuosamente, e finisci per preoccuparti di avere letto alcuni buoni passi troppo in fretta. La prosa è un esempio della scrittura americana contemporanea al suo meglio: fresca, elegante, vivace. Dà quella illusione di facilità che viene solo da una ferrea disciplina. E come accade spesso quando si è nelle mani dei maestri, si legge la frase successiva quasi senza avere finito quella precedente. Se, come nel mio caso, una delle ragioni per cui leggete è il grande piacere di innamorarvi di una storia, allora leggete Invisibile. È il romanzo più bello scritto da Auster». Clancy Martin, The New York Times

Paul Auster è nato nel 1947 a Newark (New Jersey). Delle sue opere Einaudi ha in catalogo: L'invenzione della solitudine, Trilogia di New York, Nel paese delle ultime cose, Moon Palace, Leviatano, Mr Vertigo, Smoke & Blue in the Face, Lulu on the Bridge, Timbuctú, Sbarcare il lunario, Esperimento di verità, L'arte della fame, Ho pensato che mio padre fosse Dio, Il libro delle illusioni, La notte dell'oracolo, Follie di Brooklyn, Gioco suicida, Viaggi nello scriptorium, Uomo nel buio e La musica del caso. Nel 2006 sono uscite le poesie di Affrontare la musica e nel 2009 la sceneggiatura La vita interiore di Martin Frost, da cui è stato tratto l'omonimo film diretto da Auster.

3. Joyland di Stephen King

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Estate 1973, Heavens Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perché la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw, che gli affitta una stanza, ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili amici; dall'ultranovantenne proprietario del parco al burbero responsabile del Castello del Brivido. Ma Dev scopre anche che il luogo nasconde un terribile segreto: nel Castello, infatti, è
rimasto il fantasma di una ragazza uccisa macabramente quattro anni prima. E così, mentre si guadagna il magro stipendio intrattenendo i bambini con il suo costume da mascotte, Devin dovrà anche combattere il male che minaccia Heavens Bay. E difendere la donna della quale nel frattempo si è innamorato.

Questo libro si legge tutto d'un fiato, anche perchè relativamente corto e costituisce una delle migliori produzioni del King recente.  Un mistery decisamente più soft, accompagnato da una love-story che fa da filo conduttore durante tutto il romanzo. È uno Stephen King nostalgico quello che ci troviamo a leggere, uno scrittore che riesce con il suo stile impeccabile a vendere sogni ed emozioni al lettore. È un romanzo diverso con una giusta dose di mistero, una scrittura instancabile e un ritmo perfetto, ma che può non piacere a chi si aspettava un lavoro più complesso e pieno di orrori e sangue.

4. Come pensare (di più) il sesso di Alain de Botton

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Pur essendo uno degli argomenti più discussi nella nostra società, non sempre lo si tratta nel modo giusto; lo consideriamo uno degli elementi centrali della nostra vita, ma spesso non ci sembra all'altezza delle aspettative; lo troviamo estremamente gradevole, eppure capita che ci metta a disagio. Di cosa stiamo parlando? Ma del sesso, è ovvio. A portare un po' d'ordine nella confusione di idee che accompagna l'atteggiamento contemporaneo nei confronti della sessualità ci aiuta, con questo libro, Alain de Botton, il quale afferma "l'importanza di un libro filosofico sul sesso" come strumento per mettere a fuoco la questione, per guardarla da una prospettiva più realistica.

Se non esiste una "normalità" delle relazioni amorose e del desiderio, bisogna ritrovare un punto di vista oggettivo per raggiungere un equilibrio tra sentimenti e passione, tra avventura di una notte e impegno a lungo termine. Coprendo argomenti che spaziano dalla lussuria al feticismo, dall'adulterio alla pornografia, De Botton esplora con grande schiettezza i dilemmi moderni della sessualità e ci offre la consolazione di non essere i soli ad affrontarli. Coprendo argomenti che spaziano dalla lussuria al feticismo, dal-l’adulterio alla pornografia, De Botton esplora con grande schiettezza i dilemmi moderni della sessualità e ci offre la consolazione di non essere i soli ad affrontarli.

Alain de Botton è nato in Svizzera nel 1969, ha studiato a Cambridge e vive attualmente a Londra. Parla correntemente tedesco, francese e inglese. La sua famiglia è originaria di una piccola città della Castiglia, in Spagna, che lasciò in seguito al clima antisemita per trasferirsi ad Alessandria d’Egitto dove nacque il padre di Alain De Botton. Lo scrittore inglese, molto amato e noto sia in Gran Bretagna che in Europa e negli Stati Uniti, ha pubblicato sinora sei libri, tradotti in più di venti lingue. Da Le consolazioni della filosofia è stato anche tratto un documentario televisivo per accompagnare la lettura del libro. Solo con questo libro de Botton ha venduto in Gran Bretagna più di 150.000
copie.

5. Lui è tornato di Timur Vermes

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Ricordate Le memorie di Schmeed di Woody Allen?: “Nella primavera del 1940, una grossa Mercedes venne a fermarsi davanti al mio negozio di barbiere al 127 di Königsstrasse ed entrò Hitler. ‘Voglio una spuntatina leggera’ disse ‘e non tagliatemi molto sopra.’ ’’ Schmeed, il barbiere del Reich, depositario dei segreti del Führer. Ecco: il romanzo di Timur Vermes sembra rimandare alla comicità di Allen. È l’estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Egli non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata; che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni; che non c’è traccia di Eva.

Non può non sentire un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora; e non riesce a spiegarsi l’intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava. Regna infatti la pace; ci sono molti stranieri; e una donna (sì, proprio una donna, per giunta goffa), tale Angela Merkel, è alla guida del Reich. 66 anni dopo la sua fine nel Bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore, né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano. 

Il mondo che Hitler incontra 66 anni dopo, infatti, è cinico, spudorato, bramoso di successo e incapace di opporre qualsiasi resistenza al “nuovo” demagogo. Al massimo riesce ad apporre il compulsivo “mi piace” “non mi piace” dei social network. Farsa, satira, pura comicità, analisi spietata e corrosiva del nostro tempo, il romanzo d’esordio di Timur Vermes è un gioiello di intelligente umorismo, ed è divenuto in breve tempo, grazie al passaparola, un fenomeno editoriale con pochi precedenti.

Il pregio maggiore di "Lui è tornato" è quello di suscitare contemporaneamente la risata e la riflessione. Ogni gag è finalizzata a far riflettere per un attimo su alcuni aspetti drammatici della vicenda Hitler. Vermes riesce con
maestria ad analizzare in maniera spietata e cinica la società attuale usando il personaggio più impensabile. Accostando due periodi storici distanti, ma forse non così diversi: ne viene fuori un libro così divertante e riuscito, da
risultare tragico.



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