Luigi IX di Francia, il re Santo

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Luigi IX di Francia, il re Santo BEST5.IT 2018-10-19 18:38:56
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E’ il 25 agosto 1270 e il sole della Storia sta tramontando sull’epopea delle Crociate.

Non così quello vero, che arroventa l’accampamento dei cavalieri cristiani e rafforza, insieme alla sete, un nemico più insidioso degli stessi guerrieri dell’islam.

Peste, tifo, o più probabilmente dissenteria: di certo c’è solo che, tra lo sgomento generale, il morbo si è portato via il condottiero dell’armata, l’ultima – o forse l’unica – testa coronata d’Europa a considerare l’utopica riconquista della Terra Santa in una prospettiva genuinamente religiosa.

Poche ore prima, dal suo letto di penitente cosparso di cenere, nel delirio della febbre Luigi IX di Francia aveva mormorato convinto: “Andremo a Gerusalemme”.

Luigi IX di Francia è stato re di Francia dal 1226 fino alla sua morte. Fu canonizzato da Papa Bonifacio VIII nel 1297. Ma chi era veramente Luigi IX di Francia, il re Santo? Scopriamolo insieme.

 

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LEGGI  Quando le madri non sono degli angeli

1. Pia illusione

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Il sovrano e i suoi anacronistici paladini si trovavano in Nord Africa, sotto le mura di Tunisi, per tentare la conversione armata dell’emiro al-Mustansir e, dai suoi possedimenti, attaccare poi il sultanato mamelucco di Egitto e Siria, testa di ponte verso la Palestina.

Pia illusione, l’ultima di quelle che - alternate alla lungimiranza del buon amministratore, giurista e diplomatico - avevano costellato resistenza fervorosa e austera di Luigi IX.

Sovrano per la Francia e santo per la Chiesa, dopo Giovanna d'Arco la figura più carismatica del Medioevo d'Oltralpe, modello di rex christianissimus cui si rifaranno tutti i fautori della monarchia per diritto divino.

L’eccezionaiità, vera o presunta, aveva segnato la vita di quel "re santo” sin dagli inizi. Alla nascita del figlio del sovrano capetingio Luigi VIII e della spagnola Bianca di Castiglia, infatti, una cometa avrebbe illuminato i cieli di Francia.

Ben più storicamente documentato è un “prodigio” di natura diversa, avvenuto quando, dodicenne, era salito al trono.

La giovanissima età del sovrano e l’ingombrante reggenza di una madre straniera fomentarono infatti la rivolta dell’aristocrazia franca, che guidata dal duca di Bretagna progettò addirittura il suo rapimento lungo il tragitto da Orléans a Parigi.

Il piano dei baroni fallì per un’iniziativa inaspettata del popolino, che per la prima volta nella Storia fece quadrato a difesa delle istituzioni regie scortando le roi enfant sulla via per la capitale.

I primi anni di regno furono all’insegna dell’iniziativa militare usata contro la feudalità ribelle - portata infine a più miti consigli con l’Assemblea di Melun del 1230 - ma anche per estirpare gli eretici albigesi, e persino per pacificare un Sessantotto ante litteram: la violenta protesta di docenti e universitari parigini, scatenata dal caro-alloggi.

Nel 1234 per il giovane monarca arrivò il tempo di accasarsi con la tredicenne Margherita di Provenza, futura madre di 11 figli.

Nella foto sotto, la nascita e l'educazione di san Luigi, secondo un manoscritto del XIV secolo.

 

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2. Taumaturgo e cacciatore di reliquie

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  • Taumaturgo
    «Molto precocemente Luigi IX venne in qualche modo “programmato” dalla madre e dai suoi consiglieri di gioventù in modo da diventare l’incarnazione del re cristiano ideale» ha scritto il grande medievista Jacques Le Goff nel suo libro dedicato al monarca capetingio.
    Asceta anche nel fisico - il cronista francescano Salimbene da Parma usò gli aggettivi gracilis, macilentus e longus, vale a dire “alto” - Luigi trascorreva le sue giornate tra funzioni religiose, digiuni e mortificazioni varie.
    Inoltre si prodigava in elemosine e gesti di carità, talora anche particolarissimi: immancabile dopo ogni Messa il suo "tocco regale” sulle piaghe dei malati di scrofola, l’adenite tubercolare che il popolo riteneva curabile secondo la credenza popolare grazie ai poteri taumaturgici dei re francesi.
    Un gesto che nutriva l’aura di sacralità del sovrano ma sottolineava anche l’autonomia dalla Curia e dalla Chiesa di Roma.
    Luigi concepiva infatti il suo regno e il suo potere, anche spirituale, come parallelo all’istituzione ecclesiastica.
    Lo dimostrano il suo energico intervento contro le rivolte vescovili, ma soprattutto la sua posizione di ferma neutralità nella lotta tra il papa Innocenzo III e l’imperatore Federico II.
    La necessità di formare un clero fedele alla Corona spiega la grande sintonia creatasi tra il re col cilicio e i nuovi ordini religiosi mendicanti nati nella sua epoca, domenicani e francescani.

 

  • Cacciatore di reliquie
    Sempre nella prospettiva della “liturgia regale” si impegnò in una frenetica attività edilizia, per trasformare Parigi in una nuova Gerusalemme.
    Che, se doveva diventare meta di pellegrinaggio, doveva offrire reliquie ai fedeli. Iniziò così una “campagna acquisti” che si spinse fino in Terrasanta.
    Celebre a questo proposito fu l’acquisizione della corona di spine che, secondo la tradizione, cinse il capo di Gesù crocifisso: Luigi la comprò sfruttando le difficoltà dall’imperatore latino d’Oriente Baldovino II, ormai prossimo a essere detronizzato dai bizantini, e per custodirla fece edificare a Parigi la Sainte-Chapelle, capolavoro dell’arte gotica.
    Il prezzo pagato per aggiudicarsi il prezioso serto fu esorbitante: 135mila libbre tornesi (la valuta del regno). Tale cifra «corrispondeva a oltre la metà del reddito annuale del demanio reale e a circa un settimo di quello della Chiesa di Francia».
    Al di là della devozione, l’obiettivo di fondo era chiaro: creare riti religiosi - per esempio la celebrazione dell'11 agosto, istituita dal re in ricordo del giorno di acquisizione della reliquia - gestiti direttamente dalla Corona con un clero alle dipendenze del sovrano.

 

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3. Guerriero in ritardo

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Dopo i panni del monaco e dell’asceta, Luigi era dunque pronto a indossare quelli del guerriero della fede.

Nel 1244 si ammalò gravemente. Fu dato per spacciato, ma a sorpresa si ristabilì.

Jean de Joinville, siniscalco del re e più ta di suo principale biografo, racconta che “non appena fu in grado di parlare, chiese di diventare crociato”.

Contro il parere della corte e della famiglia, iniziava così l’attrazione fatale di Luigi per un’avventura ormai fuori tempo massimo: i regni cristiani d’Oltremare erano in affanno e le Repubbliche marinare, abituali finanziatrici di queste imprese, spostavano già altrove i loro interessi mercantili.

Ma il monarca-sacerdote inseguiva il suo miraggio: sognava di riconquistare i Luoghi Santi e, già che c’era, di convertire i mongoli di Gengis Khan che premevano da Oriente e che i missionari da lui inviati avrebbero tentato inutilmente di avvicinare al cristianesimo.

La crociata fu un disastro: dal porto di Aigues-Mortes in Provenza, che Luigi stesso aveva fatto costruire, i crociati mossero contro il sultano d’Egitto Malik-al-Kamil e presero la città di Damietta, sul Delta del Nilo, solo per venire sconfitti subito dopo nella vicina al-Mansura.

Luigi perse sul campo il fratello Roberto e fu fatto prigioniero: per il suo rilascio il regno pagò l’enorme somma di 800mila bisanti d’oro, ma una volta libero il sovrano si trattenne ancora alcuni anni presso le roccaforti cristiane, lasciando la reggenza alla madre.

Al suo ritorno in Francia, nei 1254, ebbe luogo quello che Le Goff descrive come un evento-chiave per comprendere l’ultima e decisiva svolta esistenziale del sovrano: l’incontro con il francescano Ugo di Digne, che «professava idee millenaristiche e invocava la realizzazione in terra di una lunga era di pace e giustizia che prefigurasse il paradiso».

Nella foto sotto, Luigi catturato nel 1250, a al-Mansura.

 

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4. Moralizzatore e la crociata contro gli ebrei

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  • Moralizzatore
    Allo sconforto del re sconfitto il frate offri una prospettiva spirituale nuova: fare del suo regno terrestre un’anticipazione del regno dei cieli.
    Sedotto dalle sue parole, Luigi cercò di tradurle in atti di governo che, pur senza raggiungere celestiali traguardi, posero le basi del moderno Stato francese.
    Epocale fu la sua riforma della giustizia centrata sul principio della presunzione d’innocenza, la fondazione della Sorbona e la riorganizzazione amministrativa mediante una rete di funziona­ri regi competenti per circoscrizione, i balivi, ai quali un vero e proprio decalogo anticorruzione imponeva una condotta specchiata: non potevano accettare regali per sé e famiglia, frequentare bordelli, acquistare case nella circoscrizione che governavano e comminare multe prima di un regolare giudizio.
    Ad amministrare la giustizia del re nelle città c’erano poi i prevosti. Celebre quello di Parigi, Etienne Boileau, versione medioevale del sindaco newyorchese della “tolleranza zero” Rudolph Giuliani: sotto la sua giurisdizione si realizzarono arresti di malfattori a pioggia e ronde a tappeto, ma anche il Livre des Métiers, raccolta di leggi delle corporazioni rivelatasi una vera miniera per gli storici.
    Oltre a uomini fidati, l’azione di governo di Luigi ruotava attorno alle ordinanze, leggi emanate nella forma di pubblici proclami.
    La Grande ordinanza del 1254 è il vero manifesto del reame evangelico che il “re santo” voleva creare in Francia: molti i provvedimenti contro la prostituzione e i giochi “d’azzardo” - dama e scacchi inclusi - ma anche contro gli ebrei, sull'onda dell’antisemitismo che avrebbe scandito i suoi 44 anni di regno.
    Ben diverso fu l'equilibrio dimostrato da Luigi in politica estera, forte anche di una stima internazionale cresciuta a dismisura dopo il trattato di Parigi del 1259 e la composizione incruenta di un lungo contenzioso territoriale con la monarchia anglosassone.
    Qualcuno lo definì addirittura “arbitro della cristianità”, e come tale in effetti fu talora chiamato a intervenire nella controversia dinastica che divampava nelle Fiandre o nel contenzioso tra Enrico III d’Inghilterra e i suoi baroni.

 

  • La crociata contro gli ebrei
    Osannato da tutti, eccetto che dai sudditi di religione ebraica. Con loro infatti i devoti ardori del re santo si scontrarono sin dai tempi di quello che la storiografia francese ha chiamato l'affaire du Talmud.
    Basandosi sulle accuse di un ebreo convertito riguardo a presunte offese a Gesù e alla Madonna contenute nel Talmud, uno dei libri sacri dell'ebraismo, papa Gregorio IX invitò i sovrani cristiani a requisire a tappeto il testo incriminato.
    L'appello cadde nel vuoto. Con l'unica eccezione della Francia dove, utilizzando i domenicani come braccio armato, Luigi IX diede il via a confische di massa e pubblici roghi di copie del Talmud.
    Un affondo duro, ma non l'unico della corona contro gli ebrei. Per le cerimonie nella Sainte-Chapelle, luogo di culto della Corona di Spine, Luigi commissionò infatti ai domenicani uno speciale ufficio liturgico in cui si leggeva che erano stati i giudei e non i romani a imporre a Cristo crocefisso il supplizio del serto di aculei.
    Pronunciate in un'area come la centralissima Ile de la Cité, dove risiedevano circa il 20 per cento degli ebrei di Parigi, quelle parole non suonavano certo come un invito alla distensione.
    Su consiglio dei domenicani Luigi fu inoltre l'unico sovrano europeo a far proprie le raccomandazioni dettate dal Concilio Lateranense del 1215, imponendo alla comunità ebraica di cucirsi sugli abiti un pezzo di tessuto giallo quale segno di riconoscimento.
    Un provvedimento che per fortuna ebbe vita breve: due anni dopo la morte di Luigi il figlio Filippo III si affrettò ad abolirlo.

 

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5. Sugli altari e del sacro corpo rimase solo un dito

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  • Sugli altari
    Tra molte luci e qualche ombra, il Duecento andava dunque identificandosi per tutti come il secolo di Luigi.
    Ma l’ossessione mai sopita per la guerra santa si ripresentò infine nella mente del sovrano, chiedendogli stavolta un tributo definitivo.
    A 56 anni il re improvvisamente volle di nuovo armarsi contro gli infedeli e dai sudditi d'ogni rango, memori della débàcle di due decenni prima, si levò subito un coro di critiche.
    Il fratello Carlo d’Angiò, ormai incoronato re di Sicilia, si rifiutò di seguirlo e così fece persino il fedele Joinville.
    Scelta lungimirante la loro, perché l’infausta impresa tunisina avrebbe reclamato molte vite oltre a quella di Luigi, tra cui un figlio e un fratello del re.
    Debitamente trattate per il mesto rientro in patria, le spoglie del sovrano morto iniziavano la loro lunga e avventurosa storia parallela, mentre fiorivano i racconti popolari di guarigioni miracolose operate dal passaggio della salma.
    Aneddoti confluiti poi nella causa di canonizzazione con cui, nel 1297, papa Bonifacio VIII avrebbe liquidato il ricordo dell'indipendenza del re escatologico, “creando” al suo posto San Luigi dei Francesi.
    La memoria di quel mistico e imprevedibile monarca che aveva voluto credersi più santo della Chiesa tornava così sotto il suggello dell’autorità pontificia.

 

  • E del sacro corpo rimase solo un dito
    Da cadavere a “fabbrica di reliquie: percorso quasi obbligato per un re considerato santo già da vivo. Per prevenire la putrefazione nel torrido clima nordafricano, a Tunisi i resti mortali di Luigi IX furono trattati secondo il “costume teutonico" in uso da secoli per il rimpatrio dei crociati uccisi in Terra Santa.
    Tolte le interiora - in parte sepolte a Tunisi, in parte donate dal fratello Carlo d'Angiò all'abbazia siciliana di Monreale - il corpo fu smembrato e bollito in un calderone d'acqua e vino aromatico per separare la carne dalle ossa.
    Queste ultime risalirono la penisola italiana per finire nella necropoli reale di Saint-Denis, a Parigi.
    Dallo scheletro furono sottratti pezzi e frammenti a scopo devozionale, mentre il suo sontuoso sepolcro d'argento e oro venne fuso durante le guerre di religione del XVI secolo tra cattolici e ugonotti francesi; alla fine del “re santo" si salvò solo un dito.
    Nonostante l'aperto dissenso di Bonifacio VIII, il papa che lo aveva canonizzato, a partire da Luigi il costume della dilaceratio corporis - lo smembramento del cadavere dei re, che consentiva luoghi multipli di venerazione - sarebbe rimasto per secoli un'usanza tra i sovrani capetingi.
    Nella foto sotto, la morte di re Luigi a Tunisi, il 25 agosto 1270, durante l'ottava e disastrosa crociata.

 

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