Il lupo non è cattivo e lo dobbiamo proteggere

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Il lupo non è cattivo e lo dobbiamo proteggere BEST5.IT 2018-04-24 20:55:13
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Il lupo è il Canide di più grandi dimensioni, con un peso corporeo che può arrivare nelle sottospecie nordiche fino a 80 kg nel maschio.

La popolazione italiana di lupo presenta invece individui di piccole medie dimensioni, con peso corporeo non superiore ai 50 kg nel maschio.

La conservazione del lupo ha forti motivazioni di carattere:
– ecologico
(il predatore svolge un ruolo importante nella limitazione delle sue prede e di tutto l’ecosistema); 
– economico (è una specie-bandiera in grado di catalizzare la partecipazione  di un gran numero di persone e di valorizzare turisticamente le aree naturali in cui è presente; limita inoltre la presenza di ungulati, soprattutto il cinghiale, che causano ingenti danni alle colture); 
– estetico (è una delle specie più apprezzate nei suoi canoni estetici); 
– etico (come ogni specie vivente ha diritto di esistere nelle condizioni a lui naturali);
– culturale (il lupo è presente in maniera massiccia nella storia italiana e la sua traccia è visibile nell’enorme numero di riferimenti storici, culturali, geografici, ecc.) e
– spirituale (il lupo come simbolo della selvaticità e immagine della natura libera dall’intervento umano).

Non c’è dubbio che la motivazione ecologica sia una delle più trasversali agli odierni valori della società italiana.

Il lupo rappresenta un elemento fondamentale degli ecosistemi naturali e la conservazione di questa specie comporta un beneficio per tutte le altre componenti ambientali ad essa interrelate.

Questo carnivoro necessita infatti di vasti spazi di habitat idonei con abbondanza di prede naturali ed ha inoltre esigenze ecologiche che comprendono anche le esigenze di molte altre specie.

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La conservazione di popolazioni vitali di lupo costituisce pertanto un contributo importante al mantenimento della biodiversità, anche per l’effetto “ombrello” su altre specie e sull’habitat.

Questo straordinario Canide stava scomparendo, ma oggi scorrazza di nuovo nei boschi e sui monti italiani.

È un bene, a dispetto della sua fama di sterminatore di greggi, perché si alimenta di cinghiali, caprioli e cervi, tutti in vertiginosa crescita sul nostro territorio al punto da rappresentare una minaccia.

1. I lupi italiani

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Il lupo appartiene allʼordine dei Carnivori (Carnivora), alla famiglia dei Canidi (Canidae) ed alla specie lupus (Linneaus, 1758).

Esistono inoltre diverse sottospecie le quali, inizialmente, furono distinte in base a caratteristiche morfologiche ed alla distribuzione geografica.

Attualmente si ritengono valide solo 4 o 5 sottospecie: Canis lupus lupus per tutta lʼEurasia centrale e settentrionale, Canis lupus arabs per la forma chiara e piccola dei deserti arabi, Canis lupus pallipes per le forme dellʼAsia meridionale e del Medio Oriente, più un paio di sottospecie per le forme del Nordamerica che oggi sono spesso distinte in lupo della tundra e lupo della foresta (o grigio) in base a dove vivono.

Alcuni autori riconoscono anche la sottospecie Canis lupus  laniger per il lupo cinese.

I lupi italiani sarebbero ormai almeno duemila. Un dato incoraggiante se si considera che negli anni Settanta ne sopravvivevano sul nostro territorio a malapena un centinaio, relegati nelle zone più impervie e inaccessibili del centro Italia.

Le ultime stime inviate dagli esperti alla Commissione europea nel 2014 e riportate nei dati del progetto LifeWolfAlpes, che definisce le linee guida per la tutela e gestione di questa specie sulle Alpi, parlano di una popolazione compresa tra 1.600 e 1.900 esemplari, su un territorio di circa 74mila chilometri quadrati.

Si potrebbe quindi dire un successo, un punto a favore dei tanti sforzi fatti in quarant’anni sul fronte della conservazione di questo emblematico animale. Purtroppo, però, il suo ritorno ha rievocato anche tutti i pregiudizi e le paure di quanti lo temono, allevatori per primi.

Al punto che nei primi mesi del 2017 il ministero dell’Ambiente aveva ipotizzato di abbatterne il 5 per cento per tutelare il bestiame. Una ipotesi che è stata subito scartata perché avrebbe aggravato il già pesante effetto del bracconaggio: ogni anno vengono uccisi illegalmente circa 200-400 lupi (il 15-20 per cento della popolazione).

Una minaccia difficile da controllare, a cui si aggiunge anche quella legata ai cani randagi che trasmettono al lupo malattie letali come il cimurro e che negli anni hanno dato origine a incroci, preoccupando gli zoologi sulla salvaguardia delle caratteristiche genetiche del lupo italiano (Canis lupus italicus), una sottospecie unica al mondo di lupo grigio.

 

2. Il branco è una famiglia formata da genitori, adolescenti e cuccioli

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La vita nel branco è regolata da una complessa struttura sociale.

Gli studi più recenti indicano che esso è formato da una coppia di lupi (identificata come alpha) seguita dai cuccioli di 1, 2 e 3 anni precedenti.

Il gruppo è quindi formato da quella che i biologi chiamano “famiglia nucleare”, composta da 4-12 esemplari (1-2 adulti, 3-6 adolescenti e 1-3 cuccioli).

La coppia progenitrice, che possiede la maggiore esperienza e la migliore conoscenza del territorio, guida il branco nella caccia e negli spostamenti.

Da gennaio ad aprile, dopo un paio di mesi di gestazione, nascono da 3 a 5 cuccioli, che vengono allattati per circa un mese. Dopo 2 anni di convivenza nel branco, gli esemplari raggiungono la maturità sessuale e i soggetti più indipendenti si allontanano per formare nuovi branchi.

I giovani più intraprendenti, spesso in conflitto con la coppia progenitrice, raggiunta la maturità sessuale e una certa sicurezza nella caccia, tendono a lasciare il branco in cerca di altri territori e nuovi compagni con cui formare nuove famiglie. In modo non tanto diverso dagli umani.

 

3. Vista acuta e grande fiuto

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Il lupo è un animale guardingo, che sa muoversi con circospezione, senza farsi notare.

Si sposta per diverse decine di chilometri (fino a 60) in una sola notte, in branchi di 4-7 esemplari guidati da una coppia dominante.

  • CODA
    Folta e lunga, misura tra i 30 e i 50 centimetri. La punta è nera. Migliora l’equilibrio del corpo durante la corsa ed è un importante mezzo di comunicazione tra i membri del gruppo.
  • PELLICCIA
    È formata da strati di diversi tipi di peli: corti e fitti nel sottopelo vicino alla pelle per mantenere al caldo il corpo, lunghi e pigmentati all’esterno per proteggere e definire il colore mimetico del manto, che varia secondo le stagioni.
  • ORECCHIE
    Sono molto sensibili, capaci di intercettare suoni fino a 40 kilohertz, mentre il limite per l’orecchio umano è di 18 kilohertz. Sono mobili e utilizzate anche per comunicare con gli altri lupi.
  • OCCHI
    Essendo frontali permettono una parziale visione binoculare e migliorano profondità di campo e messa a fuoco. Il campo visivo è di 250° contro i 180° dell’uomo. Il lupo vede anche al buio.
  • NASO
    Posto all’estremità del muso, è ricco di recettori olfattivi. All’interno delle fosse nasali l’aria viene riscaldata e poi analizzata da oltre 220 milioni di cellule olfattive.
  • DENTI
    Affilati e lunghi, sono adatti a triturare le ossa. La pressione delle mascelle è quasi il doppio (150 kg/cm2) di quella di un cane Pastore tedesco.
  • MUSO
    È allungato per intercettare al meglio odori e sapori. I baffi all’estremità del muso sono molto sensibili all’umidità, ma anche al tatto.

 

4. Come comunica il lupo?

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Come per ogni animale sociale, anche per il lupo la comunicazione nel branco è di fondamentale importanza perché permette di evitare aggressioni e di mantenere unito il gruppo.

La postura del corpo, la posizione della coda e la mimica facciale sono gli elementi base di questo linguaggio.

  • IN ALLERTA
    Le orecchie sono erette in avanti, per cogliere anche il più lieve brusio. Occhi spalancati e vigili. Il muso è disteso e non corrucciato. Il corpo è diritto e sbilanciato in avanti, pronto a scattare.
    La coda è portata in linea con il corpo, con il pelo alzato, mossa lentamente da un lato all’altro.

 

  • GIOCOSO
    Orecchie alzate. Occhi ben aperti. Bocca aperta, con lingua penzoloni. Abbaia festosamente.
    Si inchina ripetutamente in una posizione di invito al gioco, con parte posteriore del corpo sollevata e anteriore abbassata al suolo.
    Scodinzola in modo vistoso con la coda piegata verso l’alto.

 

  • SOTTOMESSO
    Le orecchie sono appiattite e ripiegate all’indietro. Gli occhi sono semichiusi con sguardo basso. La bocca è chiusa, con angoli orientati verso il basso.
    Il corpo è a terra, disteso sul dorso per mostrare ventre e gola. La coda viene ripiegata tra le gambe per coprire i genitali.

 

  • PRONTO ALL’ATTACCO
    Le orecchie sono ripiegate all’indietro. Gli occhi spalancati con pupille dilatate. Il muso ha la fronte alta e corrucciata.
    Bocca semiaperta con labbro arricciato e denti visibili. Corpo abbassato con pelo della schiena alzato e zampe esse pronte a scattare. Coda tra le gambe.

5. Ecco dove si può vederlo in Italia

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Il lupo è un animale astuto e sa adattarsi. E' un animale intelligente, che sa muoversi senza farsi notare.

Se è riuscito a sopravvivere è proprio grazie alla sua straordinaria capacità di adattamento.

I pochi esemplari scampati alle lupare degli anni 60-70, si erano rintanati sui monti del Pollino, tra Lucania e Campania, e sulla Majella, in Abruzzo.

Da qui il lupo ha risalito la penisola lungo gli Appennini fino alle Alpi: le Marittime a est, dove nel 1995, dopo 70 anni d’assenza, ha formato il primo branco stabile nel Parco naturale della Valle di Pesio (Cuneo), e le Orientali fino ai Monti Lessini in Veneto, dove si è ricongiunto ai lupi provenienti dalla Slovenia.

Nel 2012, infatti, qui è stata osservata la prima coppia costituita da una lupa italiana, proveniente dalla zona occidentale, e da un lupo balcanico, che aveva percorso oltre 1.000 km prima di stabilirsi nel territorio.

Oggi sulle Alpi si stimano circa 100 - 150 esemplari, riuniti in 23 branchi stabili e 6 nuove coppie di lupi su un territorio di quasi 12mila km quadrati. Negli Appennini se ne contano tra 1.070 e 2.472 su oltre 80mila km quadrati.

Secondo gli esperti ve ne sono molti meno di quanto l’ambiente potrebbe accogliere. Ma i lupi sono troppi per gli allevatori e pochi per i conservazionisti.

Eppure basterebbero alcuni metri di recinto elettrico e una coppia di bravi cani da guardia per salvaguardare un gregge e ancora di più farebbe il buonsenso e la forza di volontà.

Ecco dove si può vederlo in Italia:

  • Entracque (Cuneo)
    Area faunistica del lupo, Ente di gestione delle aree protette Alpi Marittime gemellato con il Centro Alpha-Saint-Martin-Vésubie.
  • Chieti
    Area faunistica del lupo, Parco Nazionale della Majella.
  • Popoli (Pescara)
    Area faunistica del Lupo, Corpo Forestale dello Stato.
  • Civitella Alfedene (Aquila)
    Area faunistica del Lupo appenninico, Parco Nazionale d’Abruzzo.
  • Cupone (Spezzano della Sila)
    Area faunistica del Lupo, Corpo Forestale dello Stato.

 



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