Magellano: da un’intuizione al giro del mondo

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Magellano: da un’intuizione al giro del mondo BEST5.IT 2019-10-17 06:18:07
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Partì con cinque navi e centinaia di uomini in America del 1492 di Cristoforo Colombo e al seguito.

Lui non tornò mai, mentre delle imbarcazioni ne rientrò solo una, con 18 persone a bordo. Una tragedia? Sì, ma anche un successo epocale.

Il ritorno di quell’unica nave, dall’emblematico nome di Victorìa, sancì la prima circumnavigazione del globo, impresa che, cinquecento anni fa, cambiò per sempre le conoscenze geografiche dell’uomo.

Quel “nuovo Ulisse” era un navigatore portoghese che rispondeva al nome di Fernào de Magalhàes, alias Ferdinando Magellano. Scopriamolo insieme.

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LEGGI  A che cosa serve la geografia?

1. Rotte internazionali

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La febbre delle esplorazioni che dilagò in Europa tra ’400 e ’500 contagiò potenze navali atlantiche, come Spagna e Portogallo, alla frenetica ricerca di nuove rotte per l'Oriente, ostacolate sia da Venezia sia dall’Impero ottomano, che nel 1453 aveva preso Costantinopoli.

Proprio da questo doppio sbarramento nacquero le grandi esplorazioni che segnarono quest’epoca, come il viaggio in America del 1492 di Cristoforo Colombo e la spedizione in India del 1498 del portoghese Vasco da Gama (con annessa circumnavigazione dell’Africa.

Sponsor di queste audaci e costose imprese erano due superpotenze rivali: Spagna e Portogallo. Ed è per conto della Corona portoghese che Magellano iniziò la sua carriera.

Nato il 17 ottobre 1480 da una nobile famiglia di Sabrosa, dopo essere rimasto orfano fu educato a corte e dal 1505 accumulò esperienza in mare, prestando servizio nei possedimenti coloniali portoghesi in India.

Partecipò quindi a una spedizione nell’odierna Malesia, guadagnandosi i gradi di capitano, e poi prese servizio in Nord Africa.

Coinvolto in uno scandalo, nel 1514 lasciò la carriera militare, concentrandosi su un’idea che s’era fatta largo nella sua mente: trovare un percorso marittimo per l’Asia alternativo alla circumnavigazione dell’Africa.

Nel 1513 il conquistador Vasco Núñez de Balboa aveva attraversato il Centro America, avvistando per la prima volta il Pacifico, che aveva chiamato Mare del Sud.

Studiando le carte nautiche, Magellano si convinse dell’esistenza di un passaggio nell’estremo sud dell’America, che connetteva l’Atlantico a quel mare.

Nessuno aveva idea di quanto fosse lungo il Sud America; anzi, per quel che se ne sapeva poteva non esistere il modo di attraversarlo o aggirarlo, e così quella di Magellano appariva come una vera “scommessa".

Per vincerla, il navigatore chiese al re portoghese Manuele I di finanziargli una spedizione, ma invano. Se ne andò allora in Spagna, rivolgendosi alla “concorrenza”.

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2. Sponsor spagnolo

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Nel 1518 Magellano sedusse con il proprio progetto Carlo V d’Asburgo (qui, nella foto a sinistra), giovane re di Spagna e prossimo sovrano del Sacro Romano Impero.

Carlo comprese come una nuova rotta per l'Oriente, e in particolare per l’area delle Molucche, o “isole delle spezie” (noce moscata e chiodi di garofano, venduti in Europa a peso d’oro), avrebbe portato grandi vantaggi commerciali.

C’era poi una questione “tecnica”, legata al fatto che nel 1494, con il Trattato di Tordesillas,

Spagna e Portogallo si erano spartite il mondo extra europeo seguendo una linea immaginaria che attraversava in verticale l’oceano Atlantico, proseguendo idealmente dall’altra parte del globo.

Le terre a est di questa linea spettavano ai portoghesi, quelle a ovest agli spagnoli, la cui speranza era di attestare come le isole delle spezie rientrassero nella loro metà di mondo.

Fu per questo che Carlo V offrì al navigatore portoghese un contratto che prevedeva sia un compenso economico sia la concessione di uno dei territori eventualmente conquistati (esclusi quelli più ricchi).

Magellano si ritrovò così a disposizione cinque navi (la Concepcion, la San Antonio, la Santiago, la Trinidad e la Victoria) e oltre 230 uomini (spagnoli, seguiti da portoghesi, italiani e interpreti africani e asiatici).

Riunitasi nel porto di Sanlùcar de Barrameda, a nord di Cadice, la flotta salpò per il mare aperto il 20 settembre 1519.

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3. Terra dei fumi

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Dopo una tappa nelle Canarie, le navi solcarono l’Atlantico e a dicembre giunsero in Brasile, scendendo poi verso l’Argentina.

Qui fu esplorato il Rio de la Plata, fiume scambiato per il possibile passaggio, dopodiché la flotta si spinse in Patagonia, attraccando nel marzo 1520 in località Puerto San Julian.

Dell’agognata via d’acqua non c’era però traccia e, non bastasse, le scorte alimentari stavano scarseggiando.

Ci fu un tentativo di ammutinamento (nella foto sotto) che Magellano affrontò abbandonando su un’isola deserta il capo della sommossa, Juan de Cartagena, assieme a un frate. A scuotere gli animi fu poi il naufragio della Santiago, inviata in perlustrazione.

Magellano non si scoraggiò e a ottobre ripartì in direzione sud, continuando a esaminare ogni baia e ogni promontorio in cerca del passaggio. Finché, il 21 ottobre, le vedette scovarono uno stretto che s’incuneava nell’entroterra, puntando verso ovest.

Era la via marittima che stavano cercando, in cui si avventurarono però soltanto tre navi, visto che la San Antonio preferì mollare l’impresa facendo rotta verso casa.

La rimanente flotta attraversò quindi una regione aspra, battuta da gelidi venti e segnata da inquietanti fumi che salivano dalle sponde del braccio di mare.

Gli uomini di Magellano la chiamarono per questo “terra dei fumi", espressione poi mutata in “terra del fuoco”, ritenuta più suggestiva dai cartografi. Quanto all’origine dei fumi, si trattava verosimilmente di indios che bruciavano i terreni per prepararli alla coltivazione.

Superato il tortuoso passaggio, lungo oltre 500 km e poi ribattezzato “Stretto di Magellano” (nella foto in alto a sinistra), il 28 novembre le navi entrarono in una nuova distesa d’acqua, oltre cui c’era il tanto sospirato Oriente.

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4. Filippine insanguinate

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Il nuovo oceano si presentò a Magellano particolarmente placido, con correnti e venti favorevoli, tanto che lo chiamò Pacifico.

Con la prua puntata a nord-ovest, ne solcò le acque per mesi, durante i quali l’equipaggio fu decimato dalla fame, dalla sete e dagli effetti dello scorbuto e di altre malattie (nei diari di bordo si contavano 19 cadaveri gettati in mare).

Il 6 marzo 1521 si profilò finalmente terra all’orizzonte: erano le isole Marianne, dove le navi si rifornirono per poi rimettersi in viaggio e sbarcare dieci giorni dopo nelle Filippine.

Qui, nell’isola di Cebu, Magellano si dedicò a convertire al cattolicesimo la popolazione locale, guidata dal sovrano Raja Humabon. Pur finalizzate agli affari, le spedizioni dell’epoca vantavano infatti anche un risvolto ideologico, basato appunto sulla diffusione del cristianesimo.

Se la comunità di Cebu accettò di sottomettersi agli spagnoli, la vicina isola di Mactan si mostrò invece estremamente ostile, e quando il 27 aprile 1521 Magellano sbarcò sull’isola, armi in pugno, i guerrieri locali, guidati dal capo Lapu-Lapu, lo uccisero a colpi di lance e frecce, senza poi riconsegnare il corpo al resto dell’equipaggio.

Ormai orfani del loro comandante, i sopravvissuti ripresero il mare, ma non prima di aver dato fuoco a una delle navi rimaste, la Concepcion. Il motivo? Non vi erano più uomini per condurla.

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5. Giro completato

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Prese il comando lo spagnolo Juan Sebastian Elcano (qui, nella foto accanto), che guidò la flotta attraverso le acque malesi e indonesiane approdando a novembre nelle Isole delle spezie, vero obiettivo della spedizione.

Che si fossero fatti tanti sforzi “solo" per un po’ di spezie non deve stupire.

Erano infatti ricercatissime sia a tavola sia nel tessile, per produrre coloranti, sia in ambito medico, per preparare farmaci. Il traguardo era stato dunque raggiunto: non restava che tornare a casa.

La Trinidad, danneggiata, rimandò però la partenza (cadrà poi in mano ai portoghesi), mentre la Victoria, condotta da Elcano, attraversò indenne l’oceano Indiano, oltrepassò l’Africa e risalì l’Atlantico, attraccando il 6 settembre 1522 nel porto di partenza.

Tra i pochi a bordo, il navigatore veneto Antonio Pigafetta, che aveva annotato in un manoscritto la cronistoria (l’unica esistente) di quello straordinario viaggio verso l’ignoto.

Queste le suggestive parole appuntate nell’ultima pagina del quaderno: “dal tempo che se partissemo (...] fin al giorno presente avevamo fatto quattordici mila e quattrocento e sessanta leghe e (...) compiuto lo circolo del mondo, dal levante al ponente".

In totale, la circumnavigazione del globo era durata due anni, 11 mesi e 17 giorni. Quanto alle Isole delle spezie, la contesa tra Spagna e Portogallo sarà risolta nel 1529 dal Trattato di Saragozza, favorevole ai portoghesi.

In ogni caso il sogno di Colombo di raggiungere l’Oriente navigando verso Occidente era stato finalmente realizzato.

E la spedizione di Magellano, che dimostrava una volta per tutte la sfericità della Terra, ebbe un impatto così eccezionale, da essere paragonato a quello che avrà nel XX secolo il primo viaggio sulla Luna.

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