Il melograno: 5 cose su questa straordinaria pianta

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Il melograno: 5 cose su questa straordinaria pianta BEST5.IT 2016-12-07 22:54:16
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Il melograno (Punica granatum) è originario delle regioni del Sud- Ovest asiatico ed è conosciuto da secoli in tutta l’area del Mediterraneo.

Il nome "melograno" deriva dal latino malum ("mela") e granatum ("con semi").

E' una pianta fruticosa o arbustiva  della famiglia delle punicacee, diffusa nella regione mediterranea e coltivata in genere nei climi temperato-caldi.

Da sempre è simbolo di fertilità, fecondità e abbondanza (in Grecia, ancora oggi, quando si acquista una nuova casa, si usa mettere quale primo dono un frutto di melograno come simbolo di abbondanza, fertilità e buona fortuna. 

Anche in diverse religioni orientali, fiori e frutti del melograno vengono largamente utilizzati durante i riti nuziali con significato beneaugurante per il futuro della coppia.

Nella Bibbia, ad esempio, si parla esplicitamente di "mosto di melagrana", il che porta a pensare che gli Ebrei in qualche modo utilizzassero il succo dei granelli facendoli fermentare.

Anche Marco Gavio Apicio, il buongustaio del I° secolo, autore del trattato "de re coquinaria", consigliava, per la conservazione, di immergerla per pochi attimi nell’acqua bollente e poi di appenderla. 

Questa bella e caratteristica specie fruttifica in tutta Italia, anche se predilige il clima più mite del Centro-Sud. Si tratta in ogni caso di una pianta rustica che richiede poche cure di coltivazione. 

La vistosa fioritura e i frutti, che maturano da metà settembre a novembre, la rendono pianta ornamentale, tanto che se ne sono ricavate alcune varietà per il giardino.

Ma scopriamo meglio questa bella e caratteristica specie fruttifica dai mille significati simbolici e dalle molteplici proprietà benefiche.

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1. La pianta

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La pianta ha portamento arbustivo cespuglioso (può variare da eretto a pendulo), ma può essere allevata anche ad alberello. Può raggiungere i 6 metri di altezza e vivere anche oltre 100 anni.

Il fusto è liscio, regolare, ma a volte anche leggermente nodoso. La specie è molto pollonifera, specialmente nei primi anni di vita. Nei rametti giovani spesso la gemma in punta diventa una spina.

Le foglie sono caduche, di forma oblunga, a margine intero, opposte, con picciolo corto. Le foglie giovani, appena fuoriuscite dalle gemme, sono di colore rossiccio; da adulte invece sono di colore verde brillante, con la pagina inferiore più scura.

I fiori sono singoli o riuniti in grappoli fino a un massimo di 6-7, di colore rosso, molto belli e attraenti, a forma di campana; nelle varietà ornamentali sono più grandi e doppi. La fioritura è molto scalare e dura da maggio a fine luglio.

Le varietà ornamentali sono caratterizzate da una fioritura continua, che nelle aree più calde si prolunga fino a ottobre inoltrato (a fine estate la presenza contemporanea sulla pianta di fiori e frutti è molto scenografica).

I frutti migliori per il consumo derivano dalla fioritura intermedia; quelli della fioritura tardiva generalmente non arrivano a maturazione.

La pianta porta contemporaneamente fiori fertili ermafroditi (o longistili) e fiori sterili staminiferi (o brevistili); i longistili sono di dimensioni più grandi, compaiono prima e danno origine ai frutti; i brevistili, di dimensioni più piccole, cadono a fine fioritura e quindi non originano frutti.

La percentuale di fiori fertili rispetto a quelli sterili è legata alle caratteristiche varietali, alle tecniche colturali e alle condizioni ambientali. Le varietà più diffuse sono tutte autofertili, quindi anche una sola pianta fruttifica regolarmente.

Il frutto, botanicamente definito «balausta», è una bacca modificata che contiene all’interno numerosi grani detti «arilli» (semi ricoperti di un tessuto carnoso e succoso, di colore rosso, rosa o incolori), posti in cavità divise da una membrana. 

Il frutto, verde durante l’accrescimento, quando è prossimo alla maturazione assume una colorazione prima giallastra e poi parzialmente o interamente rossa, uno dei caratteri distintivi della varietà.

Il frutto può contenere da 200 a oltre 500 grani e può pesare da 200 a oltre 500 grammi. L’accrescimento dei frutti inizia dopo la fecondazione del fiore (maggio-giugno) e dura fino a settembre-ottobre: dalla fecondazione alla maturazione occorrono quindi 130-160 giorni.

2. Varietà, clima e terreno

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I pochi studi sul melograno non hanno mai definito una netta distinzione varietale. Le varietà sono state sempre suddivise, in base al contenuto zuccherino, in dolci, agrodolci e acide.

Le varietà italiane più diffuse e conosciute sono di origine siciliana e diverse appartengono al gruppo Dente di cavallo (tra queste ricordiamo la Dente di cavallo tipica, la Dente di cavallo a coccio duro, la Dente di cavallo a coccio tenero, la Dente di cavallo tardivo).

Sono varietà tutte caratterizzate da: buccia dal verde al bianco crema, con sfumature rosate più o meno intense e diffuse; semi più o meno rossi o rosati alla base e in punta, chiari al centro, di media durezza; sapore zuccherino e leggermente astringente o acidulo; peso dei frutti da 250 grammi (Dente di cavallo a coccio duro) a 500 grammi (Dente di cavallo tipica).

Del melograno si conoscono anche alcune varietà ornamentali da fiore, caratterizzate da fiori doppi e molto attraenti. Queste varietà difficilmente producono frutti e, qualora lo facciano, essi sono piccoli e immangiabili.

Una varietà ornamentale particolarmente diffusa è il Melograno nano (nella foto), molto adatto anche alla coltivazione in vaso. Questo difficilmente raggiunge i 2 metri di altezza e presenta una fioritura continuata e abbondante fino all’autunno inoltrato (la presenza contemporanea di fiori e piccoli frutti molto colorati lo rende particolarmente attraente).

Tra le varietà estere, una delle più diffuse e conosciute è la Wonderful, di origine californiana, coltivata in Israele, Spagna e Turchia, Paesi dai quali provengono quasi sempre i frutti presenti sui mercati italiani.

Clima: il melograno è una pianta tipica degli ambienti temperato-caldi. In Italia, pur vegetando e arrivando a produrre in tutta la Penisola, trova il suo ambiente ideale nelle aree del Centro- Sud e nelle Isole. Resiste alle temperature invernali fredde, ma subisce danni a –10 °C e muore a –20 °C.

Terreno: si adatta a diversi tipi di suolo, anche se preferisce quelli sciolti e profondi. Sopporta poco i ristagni d’acqua e tollera la siccità per brevi periodi; regolari irrigazioni ogni 8-10 giorni durante l’estate influenzano positivamente l’entrata in produzione, la produttività e la qualità dei frutti.

3. Le cure di coltivazione

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Il melograno può essere messo a dimora in autunno o a fine inverno, ma nelle aree settentrionali conviene effettuare l’operazione in primavera, dopo i freddi invernali.

Acquistando in vivaio piante in vaso con il pane di terra, è sufficiente aprire una buca un po’ più grande della zolla di terra, avendo l’accortezza che il colletto della pianta (punto di inserzione tra fusto e radici) mantenga la stessa altezza che aveva nel vaso.

Nel caso di messa a dimora di più piante, la distanza d’impianto varia in funzione della fertilità del suolo: da un minimo di 3×3 metri in terreni poveri e asciutti, a un massimo di 6×6 metri in quelli fertili e irrigui.

La forma di allevamento più diffusa è quella a cespuglio con 3-4 branche (spesso il melograno viene così coltivato per costituire bordure o siepi), che vengono rinnovate negli anni a mezzo dei nuovi polloni che si sviluppano alla base del cespuglio.

Può essere allevato anche come pianta singola, impalcando le branche all’altezza desiderata (in media a 80-100 cm da terra).

Per quanto riguarda la propagazione, il melograno si moltiplica facilmente per polloni radicali da prelevare e mettere a dimora durante il riposo vegetativo (dicembre-marzo), accostando terra in primavera per facilitare la radicazione.

Può essere moltiplicato anche per talea legnosa: dopo la caduta delle foglie si prelevano porzioni dai rami di 1 o 2 anni, lunghe circa 20- 30 cm; in terreni freschi e sciolti la radicazione è rapida.

Difficilmente si ricorre alla riproduzione da seme, sia per i tempi lunghi di crescita delle piantine, sia perché in questo caso occorre provvedere al successivo innesto delle piante ottenute, in quanto i semenzali difficilmente conservano i caratteri della pianta madre.

4. Potatura, irrigazione e concimazione

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Potatura 
Per quanto riguarda questa operazione, nei primi 3 anni la pianta necessita solo di piccoli tagli per la formazione delle impalcature (sia nel caso del cespuglio che di una pianta allevata ad alberello). In seguito:

  • nell’allevamento a cespuglio la pianta appena messa a dimora viene spuntata a 15-20 cm da terra; successivamente si mantengono solo le branche che formeranno i rami principali del cespuglio, eliminando tutte le altre, compresi i polloni, con tagli di sfoltimento;
  • nell’allevamento ad alberello occorre eliminare durante l’inverno i polloni che crescono al piede della pianta e i rami che crescono sul tronco (succhioni) al di sotto dell’impalcatura di rami impostata. Dal 3°-4° anno in poi si deve solo mantenere la forma di allevamento scelta.

 

In ogni caso occorre sempre evitare eccessivi tagli di raccorciamento dei rami, in quanto la produzione dei fiori e quindi dei frutti avviene nella loro parte terminale. Ricordiamo che i fiori fertili sono portati dai rami di 2 anni e quelli sterili si formano invece sui rami di 1 anno; qualche rara eccezione si può verificare negli uni e negli altri.

Irrigazione
Nelle zone più asciutte e soprattutto durante l’estate, per ottenere una buona fruttificazione, la disponibilità di acqua riveste particolare importanza. Nei mesi estivi si deve irrigare ogni 8-10 giorni. La sufficiente disponibilità di acqua favorisce un normale e costante accrescimento dei frutti, ridu- cendo di molto le spaccature della buccia (queste ultime si verificano quasi sempre dopo un lungo periodo siccitoso seguito dalle prime piogge autunnali).

Concimazione
La pianta beneficia di adeguate concimazioni, in particolare di quelle azotate. Come concimi complessi è pertanto preferibile usa- re quelli ad alto titolo di azoto (NPK tipo 16-8-12 o similari), alla dose di 100 grammi/pianta in quelle giovani, 200-300 grammi/pianta in quelle adulte, prima della ripresa vegetativa.
Ricordiamo che eccessive concimazioni azotate favoriscono l’emissione di polloni, succhioni e rami a legno, ritardando l’entrata in produzione. L’apporto al terreno di sostanza organica (letame alla dose 4-5 kg per metro quadro, pollina 200-400 grammi per metro quadro, ecc.), da effettuarsi in primavera, migliora la quantità e la qualità dei frutti.
È buona pratica interrare i concimi, in particolare quelli organici.

Avversità
Il melograno è una specie rustica che difficilmente soffre per l’attacco di parassiti e malattie, tanto che, nel caso si abbia una pianta singola, si possono evitare i trattamenti antiparassitari.

5. La raccolta e il consumo dei frutti

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La maturazione e la raccolta variano in funzione della varietà, della latitudine, dell’ambiente climatico nel quale l’albero viene coltivato.

Nelle varietà precoci la maturazione inizia già alla metà di settembre; i frutti sono maturi quando il colore della buccia vira da verde a giallo più o meno intenso e compaiono delle aree rossastre sulla superficie; in alcune varietà, a maturazione completa, la buccia diventa interamente rosso intenso (Wonderful).

I frutti si possono conservare in luoghi freschi e asciutti anche per 1-2 mesi; in frigorifero anche 2-3 mesi.

Per il consumo immediato, la raccolta può essere effettuata in modo continuo per tutto il periodo di maturazione. Le varietà tardive (Dente di cavallo tardivo) possono essere raccolte fino a novembre inoltrato.

Oltre al consumo immediato, gradito per la caratteristica proprietà rinfrescante della melagrana, vi sono diversi altri utilizzi di questo frutto: per esempio, col succo dei grani spremuti e l’aggiunta di zucchero si prepara il noto sciroppo granatina, utilizzato anche come base per altri surrogati di sciroppo; dai grani si ottengono anche ottime confetture e gelatine.

In cosmesi, il succo dei grani e la buccia del frutto vengono impiegati per l’estrazione di coloranti.

Le proprietà medicinali di fiori, semi, foglie, radici e corteccia dei rami sono ampiamente riconosciute dalle vecchie scuole mediche per le proprietà astringenti, diuretiche, balsamiche, toniche, ecc. e prodotti a base di melograno si trovano facilmente presso le migliori erboristerie.

Studi medici hanno dimostrato che il consumo abituale del melograno:
• Riduce il rischio di cancro al seno
• Previene il cancro ai polmoni
• Rallenta il cancro alla prostata 
• Protegge il cervello neonatale
• Previene l’artrosi
• Protegge le arterie
• Abbassa i livelli di colesterolo 
• Previene la malattia di alzheimer
(riesce ad erigere una barriera protettiva contro l’Alzheimer, attaccando le proteine nocive)



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