Non c’è più il futuro di una volta

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Non c’è più il futuro di una volta BEST5.IT 2018-10-20 09:00:05
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“Se potessi avere, mille euro al mese….”.

Settant’anni dopo, e con un doveroso updating monetario, l’allegra canzoncina delle nonne torna quanto mai attuale.

Il posto di lavoro, fisso o barcollante che sia, è solo un desiderio per oltre un terzo dei giovani italiani.

Che quindi, obtorto collo, vivono ancora con mamma e papà (sono il 42%, dati Istat), presumibilmente faranno (pochi) figli tardi, altrettanto presumibilmente avranno pensioni omeopatiche.

Insomma, il futuro di un ventenne di oggi è molto diverso dal futuro a cui legittimamente pensavano i genitori degli anni 70 o ’80.

Complice la crisi, che ha dato il colpo di grazia a tutte le certezze con cui sono diventati adulti i cosiddetti boomers (le persone nate negli anni ’60).

Anche la prospettiva che lavorando sodo si possa migliorare la propria posizione sociale non è affatto scontata. Per tutto il ventesimo secolo la mobilità sociale in Italia è stata elevata e ha accompagnato il periodo della crescita economica.

Guadagnare oggi più dei genitori, il posto fisso, la famiglia. Nulla oggi è scontato, eppure i limiti possono trasformarsi in opportunità.

 

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LEGGI  5 verdetti che hanno causato tumulti

1. Fuga di massa

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Oggi, le persone tra i 25 e i 40 anni rappresentano la prima delle generazioni nate nel corso del Novecento che, almeno in molti casi, non possono migliorare il proprio status rispetto a quello dei genitori.

Parlano i dati Istat: quasi un terzo dei nati nel periodo 1970-1984 si sono trovati, al primo impiego, in una classe sociale più bassa di quella del loro padre e meno di un sesto di essi è riuscito a migliorare la propria posizione rispetto a quella d'origine.

Anche gli stipendi ne risentono. I nati negli anni ’90, anche se laureati, hanno salari d’ingresso più bassi rispetto al passato. Il punto è che poi non salgono: dopo 5-7 anni di lavoro non viene comunque colmato il gap con le generazioni precedenti.

E, in generale, gli adulti in Italia guadagnano mediamente 2,8 volte di più di quel che guadagnano i giovani. Che però non stanno a guardare. Consapevoli che il futuro se non è qua sarà da un'altra parte, prendono letteralmente il volo.

Verso le università e i laboratori di ricerca degli States, della Gran Bretagna, della Germania, del Canada, in quella che viene definita “fuga di cervelli" ma che sempre più si sta trasformando in un flusso migratorio.

In Germania, per esempio, stanno arrivando anche italiani non laureati, alla ricerca di un lavoro, poco importa se qualificato o no. Perché l'Italia si sta lasciando sfuggire i suoi ragazzi?

Succede per il rallentamento dello sviluppo economico. Se dagli anni '50 fino a metà degli anni '90 si sono ampliati i lavori a medio-alta qualificazione, dal '95 in poi si è invertita la rotta.

I lavori da “colletto bianco" in su che avevano assorbito i giovani istruiti sono venuti meno, perché l'Italia non si è più sviluppata. Con un'aggravante: i posti esistenti sono occupati dai genitori.

In futuro dovrebbe andare meglio, perché la riduzione della popolazione giovanile potrebbe rivelarsi positiva per l'occupazione. Entro il 2020, infatti, 8 milioni di anziani usciranno dal mercato del lavoro e potrebbero non esserci abbastanza ragazzi per sostituirli.

2. Tengo famiglia

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In Italia la famiglia ha ancora un peso determinante. Da un lato è una risorsa, perché è l'unica fonte di welfare su cui contare.

Un'indagine della Commissione europea sui giovani di 15-30 anni riporta che la fonte principale delle loro disponibilità economiche sono i genitori.

Il dato è valido per il 50% degli italiani: la media per gli altri europei è inferiore, il 30%. Dall'altro lato, il modello familiare più tradizionale pesa come un macigno su una parte delle nuove leve.

In Italia, e in genere nei Paesi di area mediterranea, la diffusione di modelli familiari tradizionali ha fatto danni.

I ragazzi provenienti da famiglie di stampo mediterraneo (molto protettive, con legami forti e scarsa propensione a favorire l'autonomia dei figli) si trovano a dover affrontare un mondo molto competitivo senza averne gli strumenti, perché non hanno sviluppato competenze autonome.

Senza famiglia non sanno cavarsela da soli, non sono capaci di diventare imprenditori di se stessi, cioè di rischiare.

Chi invece ha la fortuna di assorbire fin da piccolo modelli culturali diversi, ha tutte le carte in regola per vincere la sfida perché, come scrive l'economista Nicola Cacace nel suo libro "Equità e sviluppo, il futuro dei giovani, previsioni al 2020".

«Nella società globale l'esperienza internazionale e la mobilità territoriale e professionale servono a migliorare le competenze personali specialistiche e generali e ad allargare gli orizzonti culturali. Talvolta, a ragazze e ragazzi italiani può tornare utile ammalarsi del “ virus" dell'internazionalità, anche se ostacolati da genitori un po' “mammoni"».

C'è un altro fattore che gioca a favore dei giovani: sono abituati fin dalla nascita a vivere tra cose che cambiano, sono attrezzati molto meglio degli adulti ad adeguarsi alle nuove tecnologie.

Il numero di cambiamenti che prima si avevano in un secolo oggi possono avvenire in un anno: per un adulto è spiazzante, per un “nativo digitale" è la normalità.

3. Onore al merito

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Per cogliere al meglio le opportunità che offre il futuro, si deve lavorare fin da ora. Non ci sono ricette definite, ma alcune indicazioni sì.

Una di queste riguarda l'investimento personale: studiare, sviluppare competenze, rischiare, fare esperienze internazionali ed essere disposti ad allontanarsi da casa e dall'Italia per lavorare.

Il tutto stringendo i tempi per ché, come spiega Massimo Livi Bacci nel suo libro "Avanti giovani, alla riscossa":
«Un lungo e diluito processo di formazione, non giustificato da percorsi paralleli di esperienze lavorative, rischia di creare un capitale di conoscenze obsoleto, che comunque viene messo a frutto in ritardo ed è, di conseguenza, meno apprezzato dal mercato del lavoro».

L'altra indicazione è di natura politica. Solo l'introduzione del principio di merito nei rapporti di lavoro può portare a una svolta: «Ci vogliono modelli professionali che tengano conto della capacità individuale: e basta con le carriere legate all'anzianità.
Andrebbe poi cambiato il sistema del welfare, magari guardando ai modelli svedese o danese che sicuramente funzionano. Protezione sociale per tutti, anche ai meno capaci, ai quali viene dato però il minimo indispensabile.
Chi ha capacità e competenze invece può emergere e fare carriera. In Svezia gli insegnanti vengono assunti dai dirigenti di istituto, che poi devono rispondere delle loro scelte. Da noi invece i dirigenti non hanno alcun potere decisionale sul personale.
Sempre per restare alla scuola: gli insegnanti vengono pagati in base a principi di mercato. Ci sono pochi professori di matematica? Si pagano di più. Un insegnante è particolarmente bravo? Avrà promozione e aumento di stipendio».

Insomma, il lavoro per i giovani mancherà pure. Ma per la politica ce né fin troppo.

4. È un Paese per vecchi

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Il lavoro manca,eppure i potenziali lavoratori sono sempre meno. L'Italia è un Paese "vecchio” che continua a invecchiare.

Nel 1980 hanno compiuto 15 anni quasi un milione di ragazzi e ragazze, nel 2009 soltanto 560 mila.

La popolazione tra i 15 e i 30 anni oggi è di 9,5 milioni di individui, nel 2020 saranno 8,2 milioni e nel 2030 7,7.

La scarsa natalità, certamente non favorita dallo stallo economico, ha invertito in 60 anni il rapporto genitori- figli. Nel 1950 in Italia c’erano 63 genitori ogni 100 figli. Nel 2010 erano già 146 su 100.

Ma che lavoro farai da grande? Tra vent'anni, pochi bambini risponderanno: “ Il pompiere!". Alcuni vorranno diventare creatori di parti del corpo. Altri sogneranno di fare la guida spaziale. O la carriera di nano-medico...

Nel 2030 ci saranno almeno un centinaio di nuove professioni.

A pronosticarlo è Fast Future, un'agenzia di ricerca britannica che ha realizzato un'accurata analisi dei trend futuri per conto del ministero per lo Sviluppo e rinnovazione.

Tenendo conto degli avanzamenti scientifici e delle sfide che il pianeta dovrà affrontare, gli esperti hanno delineato i lavori che ci vedranno impegnati. Nel nostro punto 5 che segue, ne troverai alcuni molto interessanti.

5. I mestieri di domani

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Eccone alcuni:

  • - SPECIALISTA IN MEMORIA EXTRA DEL CERVELLO.
    Una nuova categoria di chirurghi il cui compito sarà quello di ampliare la capacità di memoria del cervello. Aiuteranno chi si sente sovraccarico d'informazioni, ma anche chi desidera sgombrare la mente da ricordi traumatici e invalidanti.

 

  • - TOUR OPERATOR SPAZIALE.
    I viaggi in orbita diventeranno sempre più popolari, ci sarà perciò bisogno di piloti di navicelle, guide turistiche laureate in astronomia e architetti specializzati in costruzioni extraterrestri dove accogliere gli escursionisti “volanti".
    Sono già in corso diversi progetti di questo tipo. Entro il 2050 potremo soggiornare sulla Luna in stanze pressurizzate dotate di ogni confort, e da lì ammirare la Terra, magari sorseggiando un cocktail spedito con un ascensore spaziale, realizzato in nanotubi di carbonio.

 

  • - PERSONAL WEBBER.
    Tra blog, email, social network, operazioni online, database, password e codici, urge qualcuno che metta ordine nella nostra vita virtuale e, al tempo stesso, curi la nostra immagine sociale via web.

 

  • - NANO-MEDICO.
    Sonde microscopiche in grado di effettuare diagnosi scendendo all'interno del corpo umano.
    Vettori in miniatura capaci di trasportare i farmaci direttamente dove devono fare effetto. Microchip wireless per le applicazioni di telemedicina.
    La medicina scenderà nell'infinitamente piccolo, dove solo il nano-dottore saprà operare.

 

  • - BROKER DEL TEMPO
    Il tempo diventerà un bene più prezioso del denaro. Servizi delegati a terzi, come lavare la macchina o portare a spasso il cane, saranno quotati in Borsa e molti si affideranno a un agente in grado di occuparsi delle transazioni finanziarie per guadagnare più ore e ingrossare il conto corrente nella Banca del tempo.

 

  • - MANIPOLATORE DEL CLIMA
    La minaccia del cambiamento climatico darà lavoro ai ricercatori nelle energie rinnovabili e agli esperti in protezione e ricostruzione degli ecosistemi danneggiati (come le foreste tropicali o le barriere coralline).
    Ci saranno geoingegneri capaci di realizzare interventi di manipolazione climatica, come specchi nello spazio, sbiancamento delle nuvole, distese di alghe negli oceani, cattura e sotterramento dell'anidride carbonica.

 

  • - MEDIATORE AVATAR-ALLIEVO
    Addio insegnanti. Nella scuola del futuro i professori saranno avatar virtuali che impartiranno le lezioni attraverso lo schermo di un computer.
    Tuttavia, la presenza umana non scomparirà del tutto dalle classi: servirà un mediatore per garantire l'efficace interazione tra l'avatar e gli studenti.

 

  • - TECNO-AGRICOLTORE DI OGM.
    I nuovi contadini indosseranno camice bianco e mascherina, avranno una laurea in Chimica e tecnologie farmaceutiche e un dottorato in ingegneria genetica, svilupperanno sementi con proprietà terapeutiche, per esempio pomodori antivirali o lattuga antitumorale.

 

  • - CREATORE DI PARTI DEL CORPO.
    Fegato, rene, cuore... Nel futuro, quando un organo del nostro corpo sarà danneggiato non sarà più necessario ricorrere a un donatore.
    Basterà richiedere il "pezzo di ricambio" all’ingegnere dei tessuti. Questi, grazie a complesse tecniche di modellazione cellulare, sarà in grado di costruire organi su misura, a partire dalle staminali del paziente.

 

  • - AVVOCATO VIRTUALE.
    Più la nostra vita si sposta online, più avremo bisogno di legali specializzati in dispute e azioni criminali virtuali.
    Per esempio, il reato di un hacker che si collega via web su un volo aereo internazionale, sotto quale giurisdizione dovrebbe essere perseguito?

 

  • - RAIN MAN.
    Provocare la pioggia artificialmente è già realtà in alcune nazioni del mondo, ma se in futuro questa pratica dovesse diffondersi, sarebbe possibile alterare il sistema meteorologico anche a centinaia di migliaia di chilometri di distanza.
    E non solo per fini leciti, come l'emergenza siccità.
    Da qui, la necessità di ufficiali che controllino chi ha l'autorizzazione di lanciare razzi contenenti ioduro d'argento, la sostanza per "inseminare" le nuvole e scatenare la pioggia.




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