Pablo Escobar: il criminale senza scrupoli che si spacciava per Robin Hood

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Pablo Escobar: il criminale senza scrupoli che si spacciava per Robin Hood BEST5.IT 2019-09-21 17:55:57
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Un uomo in grado di gestire, all’apice della sua criminale carriera, l’80 per cento di tutta la cocaina consumata nel mondo.

Un patrimonio di oltre 30 milioni di dollari, che gli permise di comparire per ben sette anni nella classifica degli uomini più ricchi del mondo: il colombiano Pablo Escobar è l’emblema della narcocriminalità.

Spietato, deciso e senza scrupoli, non si fermò davanti a nulla pur di raggiungere il suo scopo criminale: diventare il dominatore incontrastato della cocaina. Una scalata al successo tanto rapida quanto, inevitabilmente, fatale.

Nel 1982, regalando soldi in cambio di voti e facendosi passare per il difensore dei poveri, fu addirittura eletto deputato nel Parlamento colombiano. Incarcerato ed evaso, morì a soli 44 anni in uno scontro a fuoco con la Polizia.

Ma chi era veramente Pablo Escobar, il criminale senza scrupoli che si spacciava per Robin Hood? Scopriamolo insieme.

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1. Ladruncolo da strada

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Pablo Emilio Escobar Gaviria nacque il primo dicembre 1949 a Rionegro, in Colombia, terzo dei sette figli della coppia Abel de Jesús Escobar Echeverri, agricoltore, e Hermilda Gaviria, maestra delle elementari.

La sua formazione criminale avvenne sulle strade di Medellín, dove ancora ragazzo apprese i rudimenti dell’illegalità rubando e portando a segno una lunga serie di truffe e piccoli furti.

La svolta avvenne però nel 1974, quando fu arrestato per un furto d’auto. In carcere, infatti, conobbe Antonio Prieto, uno dei più noti contrabbandieri della Colombia, esperto nell’import-export illegale di sigarette, automobili e piccoli elettrodomestici.

Così, una volta tornato libero, Pablo non esitò a mettersi al suo servizio, apprendendo da lui tutti i trucchi del mestiere e intuendo che c’era un nuovo ed emergente mercato destinato a trasformarsi in una vera e propria miniera d’oro: il mercato della cocaina, che proprio in quegli anni stava conquistando sempre più adepti nel mondo.

Rimaneva un unico problema da risolvere: durante la prima metà degli anni Settanta il mercato della droga di Medellín era in mano allo spacciatore e narcotrafficante Fabio Restrepo ed Escobar non poteva tollerare un concorrente sulla stessa piazza.

Nel 1975 Restrepo venne assassinato: benché non sia mai stato provato, sono in molti a ritenere che fu proprio la mano di Escobar a premere il grilletto. Da quel momento non doveva temere più nessuno.

La tattica adottata dal futuro re dei narcos era molto semplice e si riduceva a un’unica alternativa: plata o plombo, cioè soldi o piombo.

Dai poliziotti agli ufficiali governativi passando per giudici e politici, chiunque non accettava di farsi corrompere con il denaro, chiudendo gli occhi sul traffico, andava incontro alla morte.

Per maggiore sicurezza, Escobar si creò anche un piccolo esercito privato, composto da ragazzi provenienti dai quartieri più poveri, che vedevano in lui una possibilità di riscatto e di facile ricchezza.

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2. Il Cartello di Medellín

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Sospettoso e molto cauto, Pablo Escobar uccise personalmente o fece assassinare dai suoi uomini tutti coloro che osavano contrapporsi alla sua scalata economica e quelli che potevano rivelarsi pericolosi informatori della polizia o infiltrati.

Con astuzia e lungimiranza avvicinò altri pericolosi criminali della zona, come i fratelli Fabio, Jorge e Juan David Ochoa e José Gonzalo Rodríguez Gacha, soprannominato El Mexicano, per dare vita a una vera e propria industria della droga, il famigerato e temuto Cartello di Medellín.

Nel giro di pochi anni questa organizzazione criminale riuscì a creare un autentico impero economico in grado di controllare tutta la filiera della cocaina, dalla coltivazione alla trasformazione fino allo smercio finale, concentrato in particolar modo negli Stati Uniti, dove la nuova droga era molto richiesta.

All’apice della sua espansione il Cartello di Medellín arrivò a esportare ogni giorno oltre 15 tonnellate di coca, che fruttavano un guadagno settimanale di 420 milioni di dollari.

Ogni chilo di cocaina, infatti, costava a Escobar e soci circa 1.000 dollari per essere prodotta (dalla raccolta alla trasformazione), cui andavano aggiunti 4.000 dollari per il trasporto (compresa l’ingente spesa che comportava la corruzione di funzionari della dogana e poliziotti).

Giunta a destinazione, la merce veniva rivenduta a cifre esorbitanti, dai 50.000 ai 70.000 dollari. La quantità di denaro contante che entrava nelle tasche di Escobar era tale che, non riuscendo a riciclare tutto, fu costretto a seppellirlo o a nasconderlo nelle sue 800 proprietà.

Secondo alcune stime, sembra che ogni anno El Patron perdesse 2 miliardi di dollari a causa delle piogge, dei ratti o semplicemente perché il denaro veniva perso.

Nella foto sotto, Paolo Escobar (a sinistra) e Jorga Luis Ochoa (in alto destra con la coppola) spettatori di una corrida a Medellín nel 1984.

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3. Fu eletto in Parlamento e dichiarò guerra allo Stato

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Escobar seppe conquistare il consenso popolare soprattutto tra la gente più povera di Medellín, dove era dipinto come un moderno Robin Hood che combatteva i poteri forti a favore degli ultimi.

In questa veste, nel 1982 il re dei narcos si candidò alle elezioni politiche nazionali nelle fila del partito Alternativa Liberal.

Promise di costruire nuove case per i poveri e regalò soldi a chi s’impegnava a votarlo. Furono in molti a farlo visto che il 14 marzo 1982 il narcotrafficante più famoso del mondo divenne ufficialmente un membro della Camera dei Rappresentanti colombiana.

La sua carriera politica durò solo pochi mesi. Nell’agosto dello stesso anno, infatti, il quotidiano El Espectador pubblicò la notizia che nel 1976 Escobar era stato arrestato per traffico di stupefacenti: era “il segreto di Pulcinella”, ma ebbe effetti devastanti sull’opinione pubblica.

Escobar fu costretto alle dimissioni da parlamentare. Era il 20 gennaio 1984, l’alba di una nuova stagione di terrore per la Colombia. Sentendosi umiliato e desideroso di vendicarsi, Escobar decise di dare il via a una guerra contro lo Stato, uccidendo chi aveva osato estrometterlo dalla politica.

Il primo a cadere fu il ministro della Giustizia, Rodrigo Lara Bonilla, assassinato il 30 aprile 1984, seguito, due anni più tardi, dal direttore de El Espectador, Guillermo Cano Isaza. Non bastò: la scia di sangue che Escobar lasciò di sé fu infatti molto più lunga.

Dopo essersi rifugiato prima a Panama e poi in Nicaragua, fece ritorno in Colombia con un nuovo criminale obiettivo: far cancellare il trattato che permetteva l’estradizione verso gli Stati Uniti in caso di arresto.

Il suo primo colpo messo a segno fu l’assalto al Palazzo di Giustizia, sede della Corte Suprema colombiana, dove erano custoditi tutti i documenti delle indagini su di lui.

El Patron, come veniva chiamato dai suoi uomini, strinse un’alleanza con il gruppo rivoluzionario M-19, che portò a termine il sanguinoso attacco durante il quale vennero uccisi dodici magistrati e incendiato l’archivio con le carte dei processi a suo carico.

Non pago, proseguì la sua strategia del terrore, ammazzando ufficiali governativi, magistrati, avvocati, giornalisti fino a quando, nel 1986, la Corte Suprema annullò il trattato per l’estradizione.

Nella foto sotto, la stanza di Escobar nel carcere di lusso La Catedral, dove scontò un anno di reclusione.

4. L’ora della fine

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Nonostante avesse raggiunto l’obiettivo, Escobar e i suoi soci del Cartello di Medellín non si fermarono, proseguendo con l’ondata di terrore.

Erano decisi a condizionare la vita sociale e politica del Paese e a diventare, di fatto, i veri governanti della Colombia.

Le elezioni presidenziali del 1990 videro cadere sotto i loro colpi tre candidati, ma nulla poterono contro César Gaviria che, scampato all’attentato all’aereo Avianca 203 (dove si contarono 110 vittime), vinse con il 47 per cento dei voti e promise la reintroduzione dell’estradizione.

Per evitare di essere arrestato dagli Stati Uniti, Escobar decise di consegnarsi alle autorità colombiane, ma alle sue condizioni: assieme ai suoi uomini avrebbe scontato la pena nella Catedral, un carcere di lusso da lui stesso costruito.

Quando dopo un anno il governo decise di trasferirlo in un carcere vero, riuscì a fuggire. I suoi giorni, però, erano contatti. A dargli la caccia erano in tanti, dai reparti speciali statunitensi al Bloque de Búsqueda (Blocco di Ricerca), unità militare colombiana creata appositamente per catturarlo.

Il 2 dicembre 1993 furono proprio alcuni membri di questo corpo a scovarlo a Medellín assieme a una sua guardia del corpo. Escobar cercò di fuggire, ma venne raggiunto dai colpi dei militari e morì. Aveva compiuto 44 anni il giorno prima.

Nella foto sotto, il cadavere crivellato di colpi di Escobar, ucciso in uno scontro a fuoco con la Polizia il 2 dicembre 1993 mentre tentava di fuggire dopo l’evasione dal carcere. Aveva compiuto 44 anni il giorno prima.

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5. Un “parco delle meraviglie” davanti a casa e la sua storia in tv e al cinema

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- Un “parco delle meraviglie” davanti a casa

Grazie alla ricchezza accumulata, nel 1978 Pablo Escobar acquistò la Hacienda Nápoles, villa più parco faraonici che divennero la sua principale residenza.
Affetto da manie di grandezza e desideroso di mostrare il suo riscatto, fece trasformare la tenuta di 3.000 ettari in un immenso parco naturalistico con rinoceronti, elefanti, cammelli, ippopotami, zebre, giraffe, gru, impala, cervi, tapiri, canguri, fenicotteri, struzzi e una coppia di pappagalli neri unici al mondo.
C’erano anche piscine, uno stadio per la corrida, 12 laghi, un ospedale e piste di atterraggio per gli elicotteri.
Dopo la sua morte la tenuta venne requisita dallo Stato che la trasformò in un parco-zoo aperto al pubblico.
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- La sua storia in tv e al cinema

La carriera criminale di Pablo Escobar è stata soggetto della serie televisiva Narcos, prodotta da Netflix e distribuita sulla piattaforma digitale nel 2015.
Oltre al trafficante, impersonato dall’attore brasiliano Wagner Moura, nelle tre stagioni della serie appaiono Steve Murphy e Javier Peña, due agenti della DEA (Drug Enforcement Administration), l’agenzia federale antidroga statunitense.
Sempre nel 2014 è uscito nella sale cinematografiche Escobar (titolo originale Escobar: Paradise Lost), diretto da Andrea Di Stefano e Benicio Del Toro nel ruolo del protagonista.
Risale invece al 2018 l’ultimo film Escobar - Il fascino del male (in originale Loving Pablo), diretto da Fernando León de Aranoa, con Javier Bardem e Penélope Cruz.
Nella foto sotto, l’attore Andres Parra è Pablo Escobar nella serie tv Escobar, il padrone del male. Il criminale esportava 15 tonnellate di cocaina al giorno con guadagni incalcolabili.
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