Pentole, padelle e utensili da cucina: se non ci fossero bisognerebbe inventarli

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Pentole, padelle e utensili da cucina: se non ci fossero bisognerebbe inventarli BEST5.IT 2016-12-04 16:17:47
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Vi sembrerà strano, ma le invenzioni più importanti per la storia dell’uomo si trovano in cucina.

Migliorando l’alimentazione, hanno fatto sì che il cervello funzionasse meglio!

L’invenzione più importante nella storia dell’umanità è il fuoco? Probabilmente sì, ma anche pentole, forni a microonde e caffettiere non scherzano.

È quanto sostiene Richard Wrangham, professore di Antropologia biologica alla Harvard University (Usa) in “L’intelligenza del fuoco. L’invenzione della cottura e l’evoluzione dell’uomo”.

Secondo lo studioso, l’introduzione delle tecniche di cottura ha aperto il cammino dell’umanità: «Lo sviluppo della cucina ha spinto l’uomo a molti altri cambiamenti», scrive.

Cuocere il cibo ci ha infatti permesso di nutrirci più facilmente e rapidamente e di assumere alimenti più calorici, con grandi vantaggi per il cervello che, da solo, consuma un quarto dell’energia impiegata dall’intero organismo.

Così come l’invenzione della scrittura fu permessa da strumenti adatti a tracciare segni indelebili, l’evoluzione dell’alimentazione deve molto agli utensili da cucina.

Strumenti come coltelli e casseruole sono così importanti per la civiltà che non sono mutati molto, se non sotto il profilo estetico: rappresentano infatti funzioni primarie strettamente legate alla nutrizione e quindi alla sopravvivenza.

Oggi queste tecnologie basilari sono consolidate e i progettisti possono concentrarsi sull’estetica, che spesso è un tratto distintivo dei prodotti che acquistiamo.

Nonostante questo, anche in cucina la tecnologia ha portato qualche piccola e grande innovazione, che in alcuni casi ha contribuito a trasformare le nostre abitudini, riducendo i tempi per la preparazione dei cibi e migliorando la qualità di ciò che mangiamo.

Ma vediamo alcuni utensili da cucina che ci hanno cambiato la vita!

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1. Il frigorifero, il freezer e la pentola a pressione

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  • Il frigorifero e il freezer
    In cucina la rivoluzione tecnologica del Novecento è il freddo: frigoriferi, congelatori e surgelatori.
    «La refrigerazione non è solo uno strumento per raffreddare qualcosa, ma anche un metodo di conservazione», scrive Bee Wilson nel saggio "In punta di forchetta. Storie di invenzione in cucina".
    Essa svincolò il consumo dei cibi dalla stagionalità e con gli anni 50 divenne simbolo di ricchezza: più il frigo era grande, più si era benestanti.
    Stesso discorso per le riserve surgelate, che però richiedevano (e richiedono) grandi attenzioni. Il congelamento infatti non uccide tutti i batteri presenti negli alimenti: alcuni con il freddo abbassano le loro funzioni vitali, ma con la decongelazione ricominciano a moltiplicarsi.
    Per questo il cibo scongelato va consumato subito.
  • La pentola a pressione
    Le pentole devono le loro performance a materiale e spessore delle pareti. Ad esempio, il rame consente cotture uniformi, mentre l’acciaio inox garantisce inossidabilità.
    Per questo oggi le migliori pentole hanno strati in rame e in inox.
    La pentola più tecnologica è però quella a pressione, inventata nel 1680 dal fisico francese Denis Papin. Inizialmente usata in ambito industriale per cuocere ossa e ottenere decotti (fu chiamata “digestore”), fece successo anche in Italia, dove è ancora molto diffusa.
    Cuoce velocemente: a pressioni elevate, infatti, l’acqua bolle in tempi più rapidi.

2. Il cavatappi e le lattine per bevande e conserve

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  • Il cavatappi
    La maggior parte dei piccoli utensili da cucina furono inventati o perfezionati nell’Ottocento.
    L’invenzione con maggior seguito fu quella del cavatappi. Il primo modello, opera del reverendo inglese Samuel Henshall, risale al 1795 ed era formato da una vite, un manico e un disco posto tra le due parti che serviva a evitare di spingere il tappo troppo a fondo.
    Quasi un secolo dopo, un altro inglese, William Burton Becker, inventò il cavatappi a due leve che conosciamo attualmente.
    Sono diverse e tecnologiche le tipologie oggi in commercio: a strappo, a doppia vite e a bracci, la più diffusa, disponibile anche in versione professionale per ristoranti e sommelier.
  • Le lattine per bevande e conserve
    Usata per bevande e conserve, la lattina ha permesso la diffusione degli alimenti a lunga conservazione. Nel 1935 l’americana Gottfried Krueger Brewery mise in commercio le prime birre in lattina.
    Tuttavia, il Can Manufacturers Institute, associazione che raggruppa i produttori americani di lattine, racconta che già Napoleone indisse un concorso per realizzare un sistema in grado di preservare cibi e bevande per l’esercito francese e che lo vinse Nicolas Appert (1809), il quale creò la prima rudimentale lattina della storia.
    Ma come si aprivano le prime lattine? Manualmente, con strumenti di fortuna. Da allora sono migliorati i materiali: l’alluminio, leggero e poco pericoloso a contatto con gli alimenti, si è imposto e i sistemi di apertura si sono fatti più semplici con l’introduzione a metà degli anni Cinquanta delle linguette da strappare, sostituite a partire dalla metà degli anni Settanta (in Italia con gli anni Novanta) dalle linguette pieghevoli, che riducono il rischio di farsi male.
    Dal 2006 sono state introdotte aperture a strappo facilitate per le confezioni di cibi pronti.

3. Il tostapane e la caffettiera moka

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  • Il tostapane
    Il primo prototipo fu inventato in Scozia a fine Ottocento.
    «Fu necessario trovare un filamento di metallo durevole, abbastanza forte per resistere al calore senza fondersi», spiega Wilson.
    «Accadde nel 1905, quando Albert Marsh scoprì il nichrome, una lega di nichel e cromo a bassa conduttività». Pochi anni dopo fu realizzata la prima versione commerciale, che abbrustoliva il pane solo da un lato.
    Nel 1919 Charles Strite, un meccanico del Minnesota, progettò e lanciò il primo tostapane moderno con un timer che spegneva la resistenza per evitare di bruciare il pane, facendo saltare fuori le fette.
  • La caffettiera moka
    La moka fu inventata nel 1933 da Alfonso Bialetti, imprenditore piemontese che ebbe l’intuizione osservando la moglie mentre faceva il bucato con la lisciveuse, antesignana della lavatrice.
    Bialetti pensò di adottare per il caffè lo stesso principio che nella macchina permetteva il lavaggio: risalendo dal serbatoio, l’acqua in ebollizione impregnava i panni dopo aver attraversato un filtro contenente detersivo.
    Così nacque la caffettiera italiana, già allora di forma ottagonale, che presto sostituì la più complessa “napoletana” in quasi tutte le case.
    Allora come oggi la moka è in alluminio, materiale ideale perché grazie alla porosità trattiene ed esalta l’aroma del caffè.

4. La padella antiaderente, l'alluminio e carta stagnola

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  • La padella antiaderente
    È impossibile cuocere un petto di pollo in una padella non antiaderente senza che rimanga attaccato: colpa delle proteine che sopra gli 80° C reagiscono con gli ioni metallici. La padella antiaderente crea invece una barriera, evitando il fenomeno.
    Inventata a metà degli anni Cinquanta dall’ingegnere francese Marc Grégoire, fa affidamento al politetrafluoroetilene o Teflon.
    Poco dopo Grégoire dà il via alla produzione industriale fondando la Tefal (contrazione di “Teflon” e “alluminio”).
    «Con l’andare del tempo però», spiega Bee Wilson «per quanto la pentola sia trattata con cura, la superficie si consuma, esponendo il metallo sottostante».
    Il Teflon è una sostanza atossica, ma riscaldato emana fluorocarburi nocivi: i ricercatori dell’università di Exeter (Regno Unito) hanno dimostrato che livelli elevati nel sangue sono collegati a un maggior pericolo di sviluppare malattie alla tiroide.
    Per questo oggi pentole e padelle di qualità sono in materiali come la ghisa, pesanti e capaci di distribuire il calore riducendo l’aderenza.
  • Alluminio e carta stagnola
    In cucina l’alluminio è ovunque. Questo materiale compare sotto forma di fogli verso la fine degli anni Venti.
    Già nel 1932, negli Stati Uniti, il 50 per cento dell’alluminio lavorato era utilizzato a questo scopo. Risalgono invece al secondo Dopoguerra le prime vaschette. Oggi, assieme alle pellicole in polietilene, sono indispensabili.
    Ma sono sicuri? Uno studio del 2008 di un team di studiosi dell’Istituto superiore di sanità faceva alcune raccomandazioni: l’alluminio è sicuro a patto che il materiale resti a contatto con il cibo per meno di 24 ore.
    Se il contatto supera il giorno, il cibo andrà conservato in freezer.
    Possono essere conservati in frigo o a temperatura ambiente per più di 24 ore soltanto alcuni cibi: caffè, spezie, zucchero, cereali, paste alimentari non fresche, prodotti di panetteria, legumi, frutta secca e ortaggi essiccati, cioè gli alimenti che non possono assorbire l’alluminio venendone a contatto.

5. Il forno a microonde

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Funziona facendo “vibrare” le molecole d’acqua presenti nei cibi, producendo calore dal loro interno.

A inventarlo fu l’ingegnere americano Percy Spencer nel secondo Dopoguerra, mentre stava lavorando sui sistemi radar navali.

«Oggi le vendite globali di microonde ammontano a circa 50 milioni di pezzi l’anno», spiega Wilson, «ma continua a essere un apparecchio controverso».

Da un lato infatti non assicura una cottura uniforme perché non uniforme è la disposizione delle molecole d’acqua nei cibi.

«È quella disomogeneità di cottura», spiega il fisico dell’Università di Bristol Peter Barham in "La scienza in cucina", «che ci costringe a introdurre un tempo d’attesa a fine cottura per far sì che la temperatura si uguagli ovunque nel cibo».

Inoltre i cibi cotti nel microonde sono poco saporiti: solo a temperature più alte, infatti, tra gli aminoacidi delle proteine e gli zuccheri avviene la reazione di Maillard, capace di imbrunire i cibi rendendoli gustosi. Infine è durata a lungo l’erronea convinzione che il microonde fosse nocivo per la salute.



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