La pesca in acque dolci

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La pesca in acque dolci BEST5.IT 2016-12-11 09:52:57
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Esistono vari tipi di pesca e luoghi in cui praticarla.

Innanzitutto, quando si parla di pesca ci si concentra sulla cosiddetta "pesca sportiva" e , generalmente, viene intesa come hobby.

Ma esiste anche una forma di pesca che è stata classificata come "disciplina sportiva" nell'ambito del CONI: è la pesca agonistica che si svolge con a capo l'organizzazione di associazioni sportive di pesca, quasi sempre tutelata dalla FIPS (Federazione Italiana Pesca Sportiva).

E' un'attività ricreativa che si svolge in massa lungo le sponde di un lago, di un torrente o lungo tratti appositamente delimitati.

Però bisogna dire che la pesca agonistica non è più un hobby, che dà quel piacere di immergersi nella natura, la gioia di sentire l'improvvisa abboccata, bensì diventa competizione, cioè, così come in tutte le gare, vince il desiderio di primeggiare sugli altri.

Il fine della gara di un pescatore sportivo è quello di ottenere maggiori risultati, ma per raggiungerli deve possedere particolari doti: essere calmo e nello stesso tempo aggressivo e combattivo, avere le qualità nervose di un centometrista.

Chi è emotivo, distratto e intollerante, non riuscirà mai a diventare un buon garista e forse neanche un vero pescatore sportivo. Esistono gare di pesca a fondo, a lancio con artificiale, alla mosca.

Ma vediamo quali sono i diversi tipi di pesca in acque dolci ( compresi i pesci più comuni che ivi possiamo trovare).

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1. Pesca al lancio

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Questo tipo di pesca si esercita con una canna corta, resistente e flessibile, avente occhielli molto larghi, un mulinello speciale con bobina fissa, sulla quale vengono raccolti cento o più metri di lenza di eguale diametro, e un'esca artificiale, un cucchiaino rotante oppure ondulante, o un pesciolino finto.

La tecnica della pesca al lancio è molto semplice poiché il peso del cucchiaino, sia esso leggero, medio o pesante, facilita molto lo svolgersi della lenza dal mulinello, permettendo così lanci superiori alla decina di metri.

L'abilità consiste soprattutto nel far cadere il cucchiaino nel punto voluto, ed evitare quegli ostacoli, ad esempio un albero o un masso, che costringono il pescatore a lanci indiretti, quasi verticali.

Quando il cucchiaino sarà caduto in acqua, dopo qualche istante deve avvenire l'azione di recupero, che dovrà essere effettuata a una velocità particolare, a seconda del pesce che si intende catturare.

Per il lancio medio e leggero con esca artificiale dobbiamo usare una lenza di 20 mm e lunga 100 o 150 m. Si può usare anche il terminale in acciaio se si tratta di lucci. Il mulinello deve essere a recupero lento, in modo tale da consentire all'esca di scendere più a fondo.

Gli artificiali da usare sono:

  • Rotanti 5-10 gr e piccoli ondulanti fino a 15 gr per le trote.
  • Rotanti semplici da 10 a 15 gr, rotanti tondem minnow (pesci finti), ondulanti per i lucci.
  • Rotanti semplici e a tondem sino a 12 gr, minnow di 7-10 cm, plughi in acque basse per il persico trota.
  • Piccoli rotanti sino a 8 gr con paletta brillante, piccoli ondulanti o devous per i persici.
  • Per i cadevani usare pesci finti da 5-7 cm e rotanti tandem fino a 7 gr.  
  • Per le scardole bastano piccoli rotanti semplici con la paletta argentata fino a 7 gr.

 

Se si vuole praticare la pesca a fondo o a lancio con esca naturale si deve avere molta pazienza: bisogna calibrare il finale di lenza a seconda del fondale. Non è molto facile, infatti può capitare che passino delle ore prima che il pesce abbocchi.

In base ai tipi di pesci che vogliamo catturare il galleggiante si può adoperare o meno; infatti è sconsigliato, ad esempio, per la cattura di trote e lucci. In pratica la pesca a fondo nel lago è simile a quella praticata sul fiume. Le esche da usare sono quelle tradizionali.

Per quanto riguarda la pesca a mosca, va esercitata nelle piccole insenature, dove si intravedono le ballate dei pesci in caccia.

2. Pesca sul lago

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I tipi di pesci che possiamo trovare nei laghi sono: le trote (nella foto), i salmerini, i temoli, i lucci, i cavedani, i persici trota, gli argani, ed altri.

Questi pesci hanno quasi tutti una taglia notevole, poiché hanno una buona possibilità di nutrimento e tutto lo spazio libero che l'ittiofauna ha a disposizione. Al pescatore, quindi, non resta che scegliere la zona da cui cominciare, dall'emissario o dall'immissario.

Per facilitare il compito della pescata ecco alcuni suggerimenti utili sul comportamento di alcuni pesci più caratteristici: 

  • LE TROTE: di trovano quasi sempre alla foce degli affluenti, dove l'acqua è più ossigenata. Non si avvicinano mai a riva, e il fondale del loro habitat è sempre costituito da ghiaia e mai da erbe o altra vegetazione. Quando devono cacciare la loro preda, essi compiono giri circolari, quasi sempre trovandosi al centro del lago. Per poterle catturare, bisogna sorprenderle al passaggio.
  • I LUCCI: a differenza delle trote vivono nelle zone più ricche di erbe e vegetazione del lago, oppure lungo la fascia costiera ampia. Il luccio ama stare rifugiato tra le erbe in attesa di lanciarsi sulle prede. Per poterlo catturare è inutile provare a cercarlo nei tratti profondi o puliti sotto riva. Il periodo più propizio alla cattura è l'autunno-inverno.
  • I CAVEDANI: si trovano nelle zone con fondale roccioso o ghiaioso, non dove vi sono canne o erbe. Esso ha la caratteristica di pesce predatore ma, molto spesso, ignora l'esca. La stagione più propizia alla sua pesca è l'estate, perché in inverno si affossa, tanto da scomparire.
  • I PERSICI: non è molto facile trovare i persici di grossa taglia, ma se proprio si vuole tentare basta scoprire, con l'esperienza, il posto giusto, che sarebbe quello in cui non si trovano persici piccoli. E' molto probabile trovarli su fondali a picco o nelle zone dove esistono tane o rifugi. Il periodo migliore per la loro pesca va dalla metà della primavera fino alla fine dell'autunno.
  • I PERSICI TROTA: Il loro habitat naturale è tra i canneti e le erbe affioranti, sul basso e alto lago. E' consigliabile la loro pesca nel periodo compreso dalla metà primavera fino alla fine dell'autunno.

3. La pesca dalla barca

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Se si pensa di andare a pescare in barca, si ha la possibilità di catturare un buon numero di prede sia al lancio, sia col fondo, basta recarsi nelle zone i acqua più alta e in quelle più battute dai pesci, per far sì che tutto diventi più facile.

I pesci, però, raramente salgono in superficie per cui anche in questo caso, il lancio con la mosca non consente molte speranze.

Per poter pescare al meglio con la barca basta osservare alcune regole:

  • sulla barca bisogna stare con scarpe leggere o addirittura a piedi nudi, poiché i rumori fatti a bordo vengono amplificati dallo scafo, che reagisce come una cassa armonica e quindi fanno allontanare tutti i pesci della zona vicina;
  • i remi devono essere usati con molta circospezione, la barca va tenuta in lento, ma costante movimento lungo la sponda.

 

Il pescatore che lancia la lenza deve stare a prua in piedi, mentre il rematore deve stare al centro ed evitare ogni sciacquio, non sollevando i remi fuori dall'acqua. Quando si sta vicino ad un canneto, i lanci devono essere fatti dal largo verso la riva, perché i pesci si trovano quasi sempre vicini alle canne.

La barca deve essere tenuta il più lontano  possibile, l'esca va tenuta sommersa affinché i pesci che la inseguono non vedano la barca; i lanci devono essere fatti diagonalmente da prua verso riva, con un'angolazione di circa 45 gradi.

La canna deve preferibilmente essere lunga, così una volta che il pesce abbocca e oppone resistenza, il pescatore può governarla meglio. Il cimino si deve tenere al livello della superficie, talvolta anche immerso per mantenere la preda in profondità fino a stancarla. 

4. La pesca a traino

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Ecco alcune indicazioni per il sistema di pesca con la canna, da bordo di natanti mossi da mezzi meccanici:

  • la canna: deve essere robusta e di una lunghezza massima di 2,50 m, tanto rigida al punto da consentire il ferraggio automatico dei pesci che abboccano;
  • il mulinello deve essere pesante, con freno automatico dei pesci che abboccano;
  • la lenza deve avere una lunghezza di 150-200 m, così può pescare anche ad una profondità di 50 m. Il nailon deve essere tanto resistente da sopportare un carico di almeno 5 kg. Al terminale si applica una girella con moschettone;
  • per quanto riguarda le esche, in base alla specie insidiata, possiamo usare cucchiaini piccoli e grossi rotanti e ondulanti; pesci finti o morti;
  • ed infine passiamo ad occuparci della montatura. Se si usano artificiali molto leggeri, pescheranno a gala, quindi bisognerà applicare una zavorra che li spinga verso il fondo.

Nella pesca a traino si deve usare un solo piombo che abbia queste caratteristiche:

  • non deve essere d'intralcio al lavoro dell'esca;
  • deve essere intercambiabile, per poterlo regolare in base alla profondità che si vuole raggiungere;
  • non dovrebbe impigliarsi sul fondo;
  • la forma deve essere conica con base ovoidale;
  • il peso può variare tra i 50 e i 250 g.

Il monofilo che tiene il piombo, deve avere una lunghezza di almeno un metro e deve essere legato con girella a 3 attacchi a 3 metri di distanza dall'esca artificiale; a sua volta, il piombo va legato al monofilo con un moschettone.

Quando la barca si muove, la zavorra rimane tesa verso il fondo, leggermente spostata indietro, mentre l'esca si disporrà in linea parallela al fondale.

Le esche più adatte da usare per vari tipi di pesci sono:

  • Lucci: grossi cucchiaini rotanti e ondulanti con attaccati pesci finti e morti.
  • Persici: cucchiaini rotanti piccoli con attaccati pesci morti di piccoli dimensioni.
  • Cavedani: solo dei cucchiaini rotanti piccoli.
  • Persici trota: grossi cucchiaini ondulanti, con attaccati plugs e pesci finti.
  • Persici e lucci: oltre alle particolari esche citate, è consigliabile legare all'ancoretta un fiocco di lana o una "placchetta" di plastica entrambi di colore rosso, poiché questi pesci sono attratti da questa tinta di colore.

 

Un piccolo consiglio per ottenere  un ottimo risultato quando si svolge la pesca dalla barca  è quello di mettere il motore al minimo una volta raggiunto il luogo dove si intende pescare e fare svolgere la lenza. La velocità ottima è di 2-2,5 km all'ora, cui corrisponde questa misura.

La lenza esposta per portare l'esca sul fondale deve essere il doppio della presunta profondità della zona battuta, ad esempio: se il lago ha una profondità di 10 m, la lenza in azione dovrà essere lunga 20 m. L'inclinazione del monofilo rispetto alla superficie dell'acqua sarà di 30 gradi. Se si vuole aumentare la velocità della barca, basterà aumentare il peso della zavorra per mantenere tale questa inclinazione ottimale.

La canna deve essere tenuta inclinata di 45 gradi rispetto al bordo della barca e bisogna sistemarla su un lato, in un supporto abbastanza robusto costruito in modo da consentire la sua impugnatura  rapidamente, quando si avverte l'abboccata.

Un ottimo modo da poter eseguire facilmente, è quello di mettere la canna attraverso la barca, appoggiandola tra lo scalmo di un remo e il sedile, così si terrà lontano dalle vibrazioni del sedile. Si potranno anche usare 2 canne, una per ciascun lato della barca.

Se si vogliono catturare i lucci, la velocità ottimale da tenere è di 2 km/h; la si deve invece diminuire leggermente se si devono insidiare i cavedani, i persici e i persici trota; bisogna aumentarla leggermente per fare abboccare la trota. La velocità deve quindi essere compresa tra 1,5 e 3 km/h.

Quando il pesce abbocca, bisogna fermare il motore e cercare di far dirigere le preda verso la prua dello scafo, per evitare che la lenza si ingarbugli nella parte immersa del fuoribordo.

Se in barca con voi si trova anche un "pilota", voi potete tenere in mano la canna durante l'azione di pesca; ordinare la fermata quando ne riteniate più opportuno e cominciare subito il recupero dopo la ferrata.

Catturata la preda, bisogna tirarla a bordo con il guadino o l'uncino. Se vi trovare a pescare nei laghi di montagna, dove esistono soltanto le trote, dovete pescare verso la riva durante le prime e le ultime ore del giorno, mentre dovete spostarvi verso il lago, col sorgere del sole.

5. La tirlindana

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Un altro tipo di pesca a traina dalla barca è la tirlindana (un attrezzo molto semplice).

Per questo tipo di pesca si usa un motore di 3 cavalli, però la pesca è più proficua quando si usano solo i remi. L'unico inconveniente in questi casi è che a pescare occorre essere in due, poiché uno è atto a remare e l'altro a manovrare le insidie.

A differenza della pesca a traino, qui la zavorra è costituita dal filo di rame, oppure è collocata lungo l'insieme della lenza. Se si vogliono catturare i lucci, il filo di rame deve avere un diametro di 8 o 10 decimi di millimetro; per i persici, invece, basta un diametro di 5 o 5.

La tirlindana può essere anche in nailon e di solito è di 50/100 (0,50) di diametro con piombatura distribuita sulla sua lunghezza (circa 50 m) di 125-180 gr. E' fatta con spirali di piombo applicate circa ogni metro.

La sua presenza varia a seconda della profondità che si vuole raggiungere (ogni 10 m sul filo troverete un segnale colorato che serve a indicare i metri d'acqua).

La lunghezza del filo varia dai 50 agli 80 m; al terminale si applica una girella e un primo finale di nailon, che è più sottile della tirlindana vera e propria di 2 metri, quindi un'altra girella e altri 2 metri di finale in nailon, come il precedente e terminate con una girella a moschettone al quale si applicherà un finalino di acciaio, se si pesca il luccio è l'esca che può essere un artificiale o un pesce vivo.

Quando si raggiunge la località di pesca predestinata, si lascia girare la lenza fino alla profondità che desideriamo: facendo camminare la barca ad una velocità lenta, 50 m di filo fanno agire l'esca a 20 m di profondità. La lenza deve essere tenuta sempre in mano, in modo tale da dargli dei piccoli tocchi per far procedere l'esca con movimenti irregolari, in modo da sembrare quasi naturali.

Una volta ferrato il pesce, lo si deve tirare a bordo, senza arrotolare la tirlindana, ma lasciando le spirali sfuse  sulla barca. Se si tratta di una grossa preda, ci si deve comportare come se si disponesse di un mulinello con frizione, cioè: bisogna stancare la preda, fino a condurla sotto bordo, dove viene recuperata con il guadino o un graffio.



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