Prendiamo troppi antibiotici… creando batteri più resistenti!

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Prendiamo troppi antibiotici… creando batteri più resistenti! BEST5.IT 2020-10-30 14:09:27
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Dobbiamo imparare a usarli solo quando servono e in dosaggi corretti: perché i batteri, che fino a ieri venivano stroncati dagli antibiotici, oggi hanno sviluppato un’inaspettata resistenza che rende l’azione di questi farmaci assai meno efficace.

Alcuni principi attivi degli antibiotici sono di origine naturale (è il caso della penicillina), mentre altri vengono sintetizzati esclusivamente in laboratorio (chemioterapici antimicrobici).

Con il termine antibiotico si definiscono sostanze prodotte da batteri o funghi in grado di inibire la crescita di altri microrganismi.

Fino alla prima metà del secolo scorso, contrarre una polmonite o un’infezione conseguente a un intervento chirurgico voleva dire rischiare seriamente la vita perché non esistevano gli antibiotici.

Le cose cambiarono con l’introduzione di questi farmaci e nel 1978 l’Organizzazione mondiale della sanità dichiarò che nei Paesi ad alto sviluppo socioeconomico le malattie infettive non rappresentavano più un problema, grazie proprio agli antibiotici.

Ma il 21 settembre scorso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha indetto una riunione per affrontare quella che è stata riconosciuta come la terza emergenza sanitaria, dopo i virus di Aids ed Ebola: l’antibiotico resistenza, cioè il fenomeno per cui molti antibiotici sono diventati inefficaci contro le infezioni.

La ragione sta nel fatto che i batteri hanno sviluppato strategie per difendersi dall’attacco dei farmaci e sono diventati “superbatteri”. Abbiamo cantato vittoria troppo presto? Scopriamolo insieme.

 

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LEGGI  Prurito che non va via: cause e rimedi

1. Allarme in corsia - Usi e abusi

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Sono 4 milioni le infezioni sostenute da microrganismi antibiotico resistenti registrate ogni anno in Europa negli ospedali e che causano, secondo le stime del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, circa 37 mila decessi.

Negli Stati Uniti si arriva a 60mila morti all’anno per infezioni ospedaliere incurabili.

In Italia le infezioni in ospedale colpiscono ogni anno circa 284mila pazienti (dal 7 al 10 per cento dei ricoverati) causando 4.500 - 7.000 decessi. Le più comuni sono la polmonite (24 per cento) e quelle del tratto urinario (21).

Molti batteri hanno acquisito la resistenza anche ai carbapenemi, antibiotici usati proprio per trattare le infezioni da batteri multiresistenti. Le cause principali dell’antibiotico resistenza, dicono gli esperti, sono l’abuso e il cattivo uso che si fa di antibiotici da alcuni decenni.

L’Italia è al quinto posto in Europa per consumo di questi farmaci e tra i Paesi a più elevato tasso di microrganismi resistenti.

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«Li usiamo anche quando non servono, per esempio nella cura delle infezioni virali, oppure ne abusiamo a scopo preventivo, soprattutto negli ospedali, o li assumiamo senza rispettare le prescrizioni mediche, per esempio a dosaggi ridotti o interrompendo anzitempo la cura quando scompaiono i sintomi e favorendo così la moltiplicazione dei batteri sopravvissuti al farmaco», spiega Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità.

Le vittime favorite dei “superbatteri” sono quelle ricoverate in ospedale in condizioni di basse difese immunitarie: in terapia intensiva, nei reparti oncologici, sottoposti a trapianto ecc. Ma anche fuori dagli ospedali nessuno, in teoria, è immune da rischi.

L’antibiotico-resistenza rappresenta una delle principali problematiche di salute pubblica a livello globale. In ogni regione del mondo si stanno sperimentando nella pratica clinica gli effetti della resistenza, ovvero l’incapacità di un antibiotico, somministrato alle dosi terapeutiche, di inibire la crescita o la replicazione di un microrganismo.

La perdita di efficacia degli antibiotici attualmente disponibili rischia di mettere in crisi i sistemi sanitari, causando sial’aumento della mortalità per infezioni che maggiori costi sanitari e sociali.

 

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2. L’importanza dell’igiene e gli antibiotici per gli animali

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La trasmissione ospedaliera può avvenire per via aerea da persona a persona, tramite le mani del personale o con l’uso di cateteri venosi o apparecchi per la ventilazione assistita.

«La prima arma di cui disponiamo per arginare il fenomeno è l’igiene: è importante che medici e infermieri si lavino sempre le mani dopo avere assistito un paziente e prima di visitare il successivo», avverte l’esperto.

I “superbatteri” sono stati trovati anche negli animali da allevamento e in quelli da compagnia (cani, gatti ecc.), ai quali si somministrano antibiotici delle medesime classi di quelli usati nella medicina umana, con il rischio di trasmissione all’uomo attraverso la catena alimentare o la convivenza.

«In Europa, a differenza degli Stati Uniti dove il fenomeno è più diffuso, sono stati segnalati per ora solo un paio di casi di trasmissione», sottolinea Giovanni Re, docente di farmacologia veterinaria e direttore del Dipartimento di scienze veterinarie all’Università di Torino.

«Tuttavia, per precauzione, già da qualche tempo nei nostri allevamenti gli antibiotici si possono usare solo per curare le infezioni e non per prevenirle (se non nel caso di interventi chirurgici), e dal 2006 è proibito utilizzarli come additivi nei mangimi per accelerare la crescita degli animali».

 

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3. Dritti al bersaglio e cinque campioni di resistenza agli antibiotici

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«La resistenza agli antibiotici è un normale processo evolutivo dei batteri, basato su meccanismi preesistenti l’introduzione degli antibiotici, ma che aumentano di frequenza con l’uso di questi farmaci», osserva Stefania Stefani, docente di microbiologia all’Università di Catania.

Negli ultimi anni sono stati somministrati sempre più antibiotici ad ampio spettro, capaci di agire contemporaneamente su diverse specie batteriche: «Con il risultato che esistono pochi antibiotici in grado di debellare i ceppi multi-resistenti», conclude l’esperta. Ora servono farmaci più selettivi per mettere a punto terapie mirate.

L’antibiotico-resistenza (AR) è divenuta nel corso degli ultimi due decenni, una minaccia globale per i sistemi sanitari e per la sanità pubblica in tutto il mondo.

La scoperta dei primi antibiotici ha fornito consistenti e indubbi benefici alla salute umana e animale e ha contribuito al progressomedico,ma l’uso improprio e l’abuso degli antimicrobici in Medicina veterinaria e umana hanno accelerato il fenomeno crescente dell’AR in tutto il mondo.

Ecco i 5 campioni di resistenza agli antibiotici:
- Klebsiella pneumoniae: batterio che causa infezioni delle vie urinarie, polmoniti e setticemie.
Klebsiella pneumoniae
- Escherichia coli: batterio che causa infezioni delle vie urinarie, del sangue, delle ferite chirurgiche e polmoniti.
Escherichia coli
- Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA): batterio che causa infezioni della pelle, delle ferite e di cuore, polmoni e ossa.
Staphylococcus aureus
- Acinetobacter baumannii: batterio che causa infezioni urinarie, della pelle e polmoniti.
Acinetobacter baumannii
- Pseudomonas aeruginosa: batterio che causa polmoniti, infezioni urinarie e del sangue.

Pseudomonas aeruginosa

4. Come i batteri diventano resistenti

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In una popolazione di batteri sensibili a un determinato antibiotico, ne possono coesistere alcuni resistenti. Ecco perché:
- producono enzimi in grado di disattivare l’antibiotico;
- modificano il proprio patrimonio genetico attraverso mutazioni spontanee o scambiando geni con altri ceppi o specie di batteri;
- impermeabilizzano le loro pareti nei confronti dell’antibiotico che non riesce più a penetrare nel batterio;
- eliminano rapidamente l’antibiotico.

Sotto la pressione selettiva degli antibiotici, i batteri sensibili tendono a scomparire, lasciando lo spazio a quelli insensibili, che si moltiplica- no e possono trasmettere la capacità di resistere anche ad altri batteri.

Alcuni antibiotici uccidono i batteri, altri ne bloccano la riproduzione. Oggi esistono più di 15 classi di antibiotici, il cui spettro di azione, cioè la capacità di agire su un numero più o meno ampio di specie batteriche, varia da un prodotto all’altro.

Tra i più comuni vi sono gli antibiotici batteriostatici, che bloccano la riproduzione del batterio senza ucciderlo (per esempio, sulfamidici, tetracicline, macrolidi, cloramfenicolo) e gli antibiotici battericidi, che uccidono direttamente il microrganismo (per esempio: betalattamici – penicillina –, fluorochinoloni, rifampicina).

La situazione italiana dell’antibiotico resistenza (AR) è critica sia per quanto riguarda la diffusione dell’antibioticoresistenza sia per il consumo degli antibiotici; infatti, nonostante il trend in riduzione, il consumo continua a essere superiore alla media europea, con una grande variabilità tra le regioni.

Nelle mappe europee relative alla distribuzione dei batteri resistenti in Europa, l’Italia detiene insieme alla Grecia il primato per diffusione di germi resistenti. Una delle ragioni per cui si sta assistendo in Italia e nel mondo a questo aumento di resistenze batteriche è l’uso non sempre appropriato degli antibiotici.

Utilizzare gli antibiotici con attenzione deve essere un impegno e un dovere per tutti, dai professionisti sanitari alla popolazione generale.

 

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5. Ecco i cinque nuovi obiettivi della ricerca

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1. TROVARE NUOVI ANTIBIOTICI
La ricerca farmaceutica sui nuovi antibiotici è costosa e lunga e anche per questo negli ultimi trent’anni è molto rallentata.
Ora sono allo studio diverse molecole più efficaci, come per esempio la teixobactina, individuata alla Northeastern University di Boston (Usa), che sembra uccidere i batteri senza causare antibiotico resistenza.
TROVARE NUOVI ANTIBIOTICI

 

2. RIUTILIZZARE ANTIBIOTICI “DIMENTICATI”
Quando un antibiotico non viene usato per molti anni, il meccanismo di resistenza dei batteri si fa meno frequente e ricominciare ad adoperarlo può essere una buona strategia. È il caso della fosfomicina.
RIUTILIZZARE ANTIBIOTICI DIMENTICATI

 

3. CURARSI CON I PROBIOTICI
La nostra flora batterica intestinale contiene anche “batteri buoni”, che competono con quelli patogeni, controbilanciandoli e mantenendo un giusto equilibrio.
Nei pazienti ammalati e con forti squilibri della flora intestinale, si possono reintegrare i “batteri buoni” sotto forma di probiotici, somministrandoli esattamente come fossero farmaci.
CURARSI CON I PROBIOTICI

 

4. LA TERAPIA CON I FAGI
È recentemente tornata alla ribalta la terapia che usa i “batteriofagi” e cioè virus che infettano e distruggono batteri senza influenzare le cellule dell’organismo.
Le sperimentazioni cliniche sull’uomo, portate avanti per decenni in Russia, Georgia e Polonia ai tempi della Cortina di Ferro (tanto che oggi nei Paesi dell’Est sono in vendita anche i farmaci a base di fagi in sostituzione dei classici antibiotici), hanno trovato una certa resistenza in Occidente a causa di problemi etici, brevettazione e controllo della sicurezza di questi preparati.
Ora la Food and Drug Administration (FDA) negli Usa ha dato il via libera al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston per queste ricerche, condotte anche da alcuni centri europei, vista l’emergenza delle antibiotico resistenze.
LA TERAPIA CON I FAGI

 

5. BLOCCARE LA COMUNICAZIONE TRA BATTERI
I batteri “si parlano” inviandosi segnali chimici che regolano la loro vita, incluse le informazioni riguardanti la capacità di infettare il maggior numero di cellule.
Ma la comunicazione funziona se i batteri “si accorgono”, sempre attraverso segnali chimici, di essere in numero sufficiente e cioè di avere raggiunto un quorum. Il meccanismo si chiama “quorum-sensing” e gli scienziati stanno cercando delle molecole capaci di bloccare questi segnali.

BLOCCARE LA COMUNICAZIONE TRA BATTERI








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