Rapaci: i predatori dei cieli

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Rapaci: i predatori dei cieli BEST5.IT 2019-09-17 08:52:55
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I rapaci sono predatori alati particolarmente evoluti e si distinguono dagli altri uccelli per l’estrema efficienza di alcuni loro organi, come la vista e l’udito.

Sono abilissimi volatori e hanno sviluppato efficaci tecniche di caccia con cui sfruttano risorse alimentari molto diverse in quasi tutti gli ambienti; sono infatti al vertice di ogni piramide alimentare.

I rapaci sono progettati per la caccia: cosa li rende così efficienti? Vista, udito, forma del becco, delle zampe e… Scopriamoli insieme.

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1. OCCHIO DI FALCO E NON SOLO

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Tutti i rapaci sono dotati di una vista acuta che permette loro di individuare le prede da notevole distanza.

Se la capacità visiva dell’uomo è di 10/10, quella dei rapaci arriva a 30/10.

Questa abilità è data dalle dimensione degli occhi, sempre molto grandi, e dall’alta concentrazione di coni (le cellule responsabili della visione diurna che colgono con precisione dettagli e colori) nella retina.

Ma non solo: contrariamente agli altri volatili che hanno gli occhi sui due lati del capo, infatti, i rapaci hanno una visione frontale, che permette loro di avere un campo visivo di circa 340 gradi.

E la loro capacità di captare i raggi ultravioletti permette loro di individuare le prede anche nella semi-oscurità. La vista, oltre a essere il senso più importante, è anche il più delicato.

Alcune specie, come l’astore (Accipiter gentilis) e l’aquila reale (Aquila chrysaetos) hanno l’occhio protetto da una protuberanza ossea che lo tutela dai colpi che possono arrivare dai movimenti convulsi delle prede, in genere robusti mammiferi.

Altri, come il falco pellegrino (Falco peregrinus) e il falco lanario (Falco biarmicus) sono dotati di una palpebra traslucida interna, la membrana nittitante, che protegge l’occhio durante la picchiata.

Oltre alla vista, alcune specie come l’albanella minore (Circus pygargus) e il falco di palude (Circus aeruginosus), utilizzano anche l’udito quando cacciano le prede che si muovono nascoste nell’erba alta e che scovano volando a pochi metri dal suolo.

Alcuni avvoltoi del Sudamerica si fanno invece guidare da un sensibile olfatto per trovare le carcasse degli animali morti tra la vegetazione.

 

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2. MEGLIO NON METTER BECCO

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Caratteristico nei rapaci è il becco adunco, robusto e tagliente.

La sua forma varia a seconda delle abitudini alimentari e delle prede: grande e robusto per lacerare la pelle dei mammiferi in avvoltoi e aquile, piccolo e affilato per chi caccia uccelli, rettili e roditori.

I falchi hanno nel becco una sporgenza a forma di dente utilizzato per spezzare le ossa e le vertebre delle prede.

Il nibbio delle Everglades (Rostrhamus sociabilis) ha un becco molto specializzato: è adunco e particolarmente allungato, utile per estrarre i molluschi di palude dal loro guscio.

Tutti i rapaci catturano le prede con i micidiali artigli delle zampe che, quando stringono, ne perforano gli organi interni.

L’artiglio posteriore è generalmente il più lungo e affilato e, utilizzato insieme ai tre anteriori, fa del piede dei rapaci una tenaglia mortale.

L’aquila reale, grazie alle sue dimensioni e alle robuste zampe, riesce a catturare animali della mole di un capriolo o di un camoscio; il falco pellegrino sfrutta, invece, l’energia che accumula con la sua veloce picchiata per uccidere uccelli più grandi e pesanti di lui.

I rapaci detti “pascolatori” cercano le prede camminando: il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), specializzato nella caccia di vespe (delle larve in particolare), con le sue zampe corte e con le unghie robuste scava nel terreno per cercare il nido.

 

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3. ALI PER PLANARE, PENNE PER PICCHIARE

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Il tipo di volo dei rapaci varia a seconda delle abitudini predatorie.

Specie che hanno grandi ali come avvoltoi, condor e aquile sfruttano il vento e utilizzano le correnti ascensionali planando lentamente per ore senza mai un battito.

I falchi hanno invece un volo battuto e ali a “falce”, con cui compiono picchiate e acrobazie davvero ardite.

Il falco pellegrino è la specie che raggiunge la maggiore velocità in picchiata, circa 300 km/h, e con una sola stoccata dei suoi artigli abbatte prede delle dimensioni di un piccione e talvolta anche anatre e oche.

Le albanelle hanno coda lunga e ali larghe che tengono a V quando planano sui campi; sorvolano il suolo a bassa quota per poi picchiare rapidamente sulla preda nascosta nell’erba.

Astore e sparviere (Accipiter nisus) sono specializzati nella caccia tra le zone alberate grazie ad ali corte e potenti che permettono loro di muoversi agevolmente e senza impaccio tra la fitta vegetazione.

La lunga coda è utilizzata come un timone per compiere strette virate durante gli inseguimenti tra gli alberi.

Il gheppio (Falco tinnunculus), ma anche rapaci più grandi come la poiana (Buteo buteo) e il biancone (Circaetus gallicus), una piccola aquila specializzata nella cattura di serpenti, quando perlustrano il territorio a caccia di prede si fermano spesso a mezz’aria battendo le ali e con la coda aperta a ventaglio: questa tecnica di volo è detta dello “spirito santo”.

 

4. PIÙ SILENZIOSI DELLA NOTTE

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I rapaci notturni possono catturare le prede anche al buio, grazie ai loro grandi occhi frontali che riescono a sfruttare la poca luce della notte e, inoltre, alla testa dotata di un incredibile angolo di rotazione che può descrivere un arco di 280 gradi.

In questo modo possono controllare, restando immobili, i dintorni senza compiere movimenti che potrebbero rivelare la loro presenza.

Il loro perfetto adattamento alle condizioni di vita notturna è stato possibile grazie alla particolare evoluzione subita dagli organi di senso.

La notevole capacità visiva sia diurna che notturna di questo gruppo animale è determinata dai seguenti accorgimenti anatomici:
􏰀 presenza di occhi grandi, con cornea e cristallino molto sviluppati e in grado quindi di raccogliere e concentrare quanta più luce possibile, proiettando una immagine molto luminosa sulla retina;
􏰀 iride con notevole capacità di accomodamento, completamente dilatata durante la notte e contratta di giorno, in modo da regolare al meglio la quantità di luce che arriva alla retina e consentire una visione ottimale sia di notte che di giorno;
􏰀 retina con più bastoncelli che coni; i coni sono fotorecettori sensibili ai colori ed eccitati solo da elevate intensità luminose, mentre i bastoncelli, vengono stimolati anche da basse intensità, pur presentando lo svantaggio di una scarsa capacità di discernere i colori ed i particolari delle immagini;
􏰀 cavità orbitali poste nella parte anteriore del cranio e non di lato, come si verifica di regola negli uccelli, in modo tale da dare una visione binoculare su gran parte del campo visivo e di poter quindi valutare più precisamente le distanze durante la caccia.

Notevolmente sviluppato è anche il senso dell’udito, caratterizzato da:
-􏰀 elevato diametro delle aperture auricolari e presenza di grandi dischi facciali con presumibile funzione di canalizzazione dei suoni;
-􏰀 notevole sviluppo dell’orecchio interno e presenza di un grande numero di neuroni nell’area del cervello deputata alla ricezione dei suoni, con conseguente elevata sensibilità per i suoni ad alta frequenza, come ad esempio gli squittii emmessi dai micromammiferi;

Grazie all’udito, riescono a individuare la posizione delle prede dal rumore che producono quando si spostano: hanno aperture auricolari asimmetriche e, con spostamenti laterali del capo, ottengono una percezione tridimensionale del suono e il punto esatto della sua origine.

A differenza dei cugini diurni, hanno il corpo rivestito da un fitto piumaggio e le penne sono dotate di frange morbide che attutiscono il rumore prodotto dall’aria sulle ali durante il volo, in modo che la preda non ha modo di accorgersi dell’arrivo del rapace.

Il piumaggio è anche mimetico, così questi uccelli sono poco visibili durante il giorno dai predatori diurni.

 

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5. PER TERRA E PER MARE

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Come già detto, si sono adattati a vivere in ambienti molto differenti tra loro.

Nella savana africana, per esempio, abita il falco serpentario (Sagittarius serpentarius) specializzato nella cattura di rettili che rincorre e blocca con le sue lunghe zampe, simili a quelle di una cicogna.

Quando affronta un serpente usa le robuste penne delle ali per farsi scudo dai morsi e, una volta bloccato con gli artigli, lo uccide con un rapido colpo di becco sulla testa. Durante la ricerca delle prede può percorrere camminando sulle zampe fino a 25 km al giorno.

Il falco pescatore (Pandion haliaetus), invece, è specializzato nella cattura dei pesci: sorvola l’acqua e, con brevi soste a mezz’aria nella posizione dello “spirito santo”, li individua.

Dopo una breve picchiata, protende in avanti le zampe e li cattura tuffandosi e afferrandoli con la parte interna dei suoi artigli ricoperta da squame spinose che favoriscono la presa del pesce.

Anche le aquile di mare sono specializzate nella pesca in acqua, ma cacciano pure piccoli mammiferi e uccelli. A differenza del falco pescatore non si tuffano, ma afferrano in planata i pesci che si trovano a pelo d’acqua, specialmente quelli morti o moribondi.

In questo gruppo, composto da una decina di specie, l’aquila di mare di Steller (Haliaeetus pelagicus), dell’estremo est della Russia, è la più grande con un peso di 9 kg.

MA QUAL'E' LA SPECIE PIÙ MINACCIATA? L’aquila delle scimmie (Pithecophaga jefferyi) è uno dei rapaci più grandi del mondo (ha un’apertura alare di 210 cm) e anche uno dei più minacciati di estinzione, a causa del bracconaggio e della deforestazione.

Vive in poche isole dell’arcipelago delle Filippine con non più di 200 coppie: caccia con lunghi appostamenti e rapidi agguati serpenti, lucertole, scimmie, scoiattoli e civette, ma talvolta anche animali domestici come galline, maiali e capre, cosa che crea contrasti con gli allevatori.

Costruisce i nidi sugli alberi più alti e li usa per diverse generazioni; le coppie, monogame, hanno bisogno di un territorio di 100 km2 per sopravvivere e allevano un solo pulcino ogni 2 anni. Il governo filippino nel 1995 ha dichiarato questo rapace patrimonio nazionale. Nella foto sotto, l’aquila delle scimmie (Pithecophaga jefferyi).

 

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