Scopriamo le origini delle più famose preghiere cristiane

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Scopriamo le origini delle più famose preghiere cristiane BEST5.IT 2016-12-03 21:57:25
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Padre Nostro, Ave Maria, la preghiera di San Francesco: le sappiamo a memoria e magari le recitiamo tutti i giorni, ma ci siamo mai chiesti quando hanno avuto origine, da chi sono state composte e come sono arrivate fino a noi?

Fin dagli inizi della storia dell’umanità la preghiera rappresenta il modo più diretto per instaurare un contatto con la divinità nonché uno dei tratti che accomunano quasi tutte le religioni del mondo.

Pregano, infatti, ebrei, cristiani, musulmani, induisti, shintoisti, sikh e molti altri (solo i buddisti prediligono la meditazione alla preghiera), seppure con svariate differenze: vi sono preghiere recitate con tutta la comunità e preghiere private, invocazioni spontanee e testi scritti, codificati e immutabili.

Le tre grandi religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), inoltre, condividono anche la presenza di rituali ben definiti associati ai tempi (gli ebrei osservanti pregano tre volte al giorno, i musulmani praticanti cinque e molti cristiani seguono la Liturgia delle Ore) e ai modi della preghiera (abluzioni o gesti rituali prima di iniziare a pregare, posizione inginocchiata o prostrata in segno di rispetto).

Oggi i cristiani hanno a disposizione centinaia di preghiere scritte tra le quali scegliere, ma pochi sanno come siano nati questi testi e come si siano affermati nel corso dei secoli.

Ecco, quindi, una breve storia delle più famose preghiere cristiane e delle loro origini.

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1. Padre Nostro

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Il Padre Nostro è la più importante preghiera cristiana poiché è l’unica che è stata insegnata direttamente da Gesù.

Si trova nel Nuovo Testamento; i due evangelisti che l’hanno riportata sono Matteo e Luca, ma i due racconti differiscono in alcuni aspetti.

Matteo inserisce il Padre Nostro all’interno del cosiddetto Discorso della Montagna (Mt 6,9-13): agli inizi della predicazione Gesù, circondato da una grande folla, espone alcuni degli insegnamenti principali per i suoi seguaci; tra questi vi sono le Beatitudini e, per l’appunto, il Padre Nostro.

Luca, invece, riferisce che Gesù insegnò il Padre Nostro ai suoi discepoli poiché uno di loro, dopo averlo visto ritirarsi in preghiera, gli aveva chiesto spiegazioni su come pregare il Padre.

La versione di Matteo è esattamente quella conosciuta da tutti e tramandata fino ai giorni nostri, mentre quella di Luca è più breve.

Luca, infatti, scrive solo “Padre” (e non “Padre Nostro”) e mancano due invocazioni (“sia fatta la tua volontà” e “liberaci dal Male”).

Inoltre, Luca parla di “peccati” e non di “debiti”, termine forse più comprensibile per i suoi lettori di lingua greca.

Le differenze tra le due versioni hanno fatto sorgere varie congetture su quale fosse davvero il testo originale: è stato Matteo ad aggiungere o Luca a togliere?

È anche possibile, però, che Gesù abbia pronunciato più volte il Padre Nostro, in momenti diversi della sua predicazione.

Le difformità, pertanto, sarebbero da spiegarsi nel fatto che per Gesù questa orazione non doveva essere una formula da ripetere in automatico, ma uno spunto per la preghiera personale.

I primi cristiani scelsero il testo di Matteo e lo integrarono nella Liturgia Eucaristica; oggi è conosciuto in tutto il mondo e tradotto in migliaia di lingue.

A Gerusalemme, sul monte degli Ulivi, è stata costruita la Basilica del Pater Noster e all’interno del chiostro vi sono più di cento riproduzioni in maiolica della preghiera in diverse lingue e dialetti.

2. Ave Maria

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Da sempre la devozione popolare attribuisce un’importanza e una riverenza speciali alla preghiera dedicata alla madre di Gesù.

Recitata singolarmente o all’interno del Rosario, l’Ave Maria è senza dubbio la preghiera mariana più famosa al mondo benché nella sua forma completa sia relativamente recente.

Il testo è formato da tre parti distinte:  le prime due si rifanno esplicitamente al Vangelo di Luca, mentre l’ultima, detta “petizione”, è stata aggiunta in seguito.

I primi versi, “Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te”, ripropongono il saluto dell’angelo Gabriele a Maria quando si reca a Nazareth per annunciarle che diventerà la madre di Gesù (Lc 1, 28: Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te»).

I successivi, “Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù”, invece, riproducono in modo quasi identico l’esclamazione di Elisabetta, incinta di Giovanni il Battista nonostante l’età avanzata, nel momento in cui vede entrare in casa Maria, incinta di Gesù (Lc 1, 42: esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!»).

Si pensa che il nome di Gesù sia stato aggiunto alle parole di Elisabetta da papa Urbano II attorno al 1262, ma non ci sono sufficienti prove storiche per esserne certi.

È stata, invece, sicuramente aggiunta dopo il XIV secolo l’intercessione conclusiva, “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte”.

Infine, forse scritto da San Bernardino da Siena o inserito nel breviario dell’Ordine dei Mercedari, il finale dell’Ave Maria è stato introdotto ufficialmente da papa Pio V nel 1568.

3. Preghiera semplice

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Alcune preghiere raggiungono un successo tale che diventa difficile distinguere gli aspetti storicamente veri da quelli inventati.

E' il caso della cosiddetta Preghiera semplice di San Francesco: 
“Oh, Signore, fa’ di me lo strumento della Tua Pace.
Là, dove è l’odio che io porti l’amore. Là, dove è l’offesa che io porti il Perdono.
Là, dove è la discordia che io porti l’unione. Là, dove è il dubbio che io porti la Fede.
Là, dove è l’errore che io porti la Verità. Là, dove è la disperazione che io porti la speranza.
Là, dove è la tristezza, che io porti la Gioia. Là, dove sono le tenebre che io porti la Luce.
Oh, Maestro, fa’ ch’io non cerchi tanto d’essere consolato, ma di consolare.
Di essere compreso, ma di comprendere. Di essere amato, ma di amare.
Poiché è donando che si riceve, è perdonando che si ottiene il Perdono, ed è morendo, che si risuscita alla Vita eterna”.

La preghiera, molto nota, è stata utilizzata da vari politici nei loro discorsi (Margaret Thatcher, Bill Clinton), musicata, citata in diversi film (tra cui Rambo), suonata al funerale della principessa Diana Spencer e recitata al matrimonio del principe Alberto di Monaco.

Buona parte della sua fama è dovuta proprio all’attribuzione del testo a San Francesco, anche se il testo risale a quasi settecento anni dopo la sua morte.

Pubblicata in forma anonima nel 1912 su una semisconosciuta rivista francese, La Clochette, e probabilmente scritta dal redattore, il sacerdote Esther Auguste Bouquerel, nel 1915 fu fatta conoscere al Segretario di Stato vaticano che l’apprezzò e, nel gennaio del 1916, la fece pubblicare sull’Osservatore Romano.

La guerra in corso rendeva il testo particolarmente appropriato e la preghiera si diffuse in tutta Europa.

L’equivoco dell’attribuzione a San Francesco nacque proprio durante la Prima guerra mondiale, quando la preghiera venne stampata sul retro di un’immaginetta del santo di Assisi e distribuita in migliaia di copie a soldati e civili: Francesco, simbolo della pace tanto auspicata, divenne così l’improbabile autore del testo.

Tra i due conflitti mondiali, la preghiera si diffuse anche nel mondo anglicano e protestante e nella Seconda guerra mondiale divenne notissima negli Stati Uniti d’America.

4. La Coroncina alla Divina Misericordia

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L’elenco delle preghiere cristiane è in continua evoluzione e nuovi testi si aggiungono a quelli tradizionali nella devozione popolare.

Tra questi vi è la Coroncina alla Divina Misericordia di suor Maria Faustina Kowalska (1905-1938).

Suor Faustina (foto), proclamata santa da papa Wojtyla nel 2000, apprese il testo della preghiera durante una visione mistica nel 1935.

Gesù stesso, apparso a Faustina mentre pregava nella sua cella, le avrebbe spiegato come recitarla usando i grani del Rosario (al posto del Padre Nostro e dell’Ave Maria, infatti, si recitano rispettivamente questi versi: “Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore Nostro, Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo” e “Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero”).

Tra i devoti alla Coroncina della Misericordia vi era anche papa Giovanni Paolo II (1920-2005) che, fin da giovane, usava recitarla.

Oltre a canonizzare la mistica polacca, il pontefice ha istituito anche la festa della Divina Misericordia (ogni anno la prima domenica dopo Pasqua).

5. C’è anche quella “blasfema”

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Le preghiere cristiane, sembra scontato ricordarlo, sono dedicate a Dio, a Gesù, allo Spirito Santo, a Maria e ai Santi.

Non la pensava così, però, la regina Margherita di Savoia che, all’indomani dell’assassinio del marito Umberto I (ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci a Monza il 29 luglio 1900), scrisse una preghiera dedicata al defunto re.

Margherita chiese ufficialmente che la preghiera per Umberto (“O Signore, Egli fece del bene in questo mondo, non ebbe rancore verso alcuno, perdonò sempre a chi Gli fece del male, sacrificò la vita al dovere e al bene della Patria fino all’ultimo respiro, si studiò di adempiere la sua missione. Per quel sangue vermiglio che sgorgava da tre ferite per le opere di bontà e giustizia che compì in vita, Signore pietoso e giusto, ricevetelo nelle Vostre braccia e dategli il premio eterno") fosse fatta rientrare tra le pratiche devozionali della Chiesa, ma il Vaticano oppose un netto rifiuto.

Il testo, tuttavia, fu fatto stampare su diverse cartoline-ricordo dell’epoca e, benché condannato dalla Chiesa, ebbe una certa notorietà negli ambienti monarchici.



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